Creato da MacRaiser il 19/01/2007
Tutti gli utenti Mac pensano differente, ma alcuni pensano piu' differente degli altri
 

 

PIU' PENE CHE PANE

Post n°2355 pubblicato il 18 Giugno 2016 da MacRaiser







 

Pensa se le vendite erano in calo 

 
 
 

APPLE E' PIU' AVANTI

Post n°2354 pubblicato il 09 Giugno 2016 da MacRaiser



Dannati plagiari coreani: non bastava rubare gli angoli smussati di Steve Jobs, ora vogliono pure appropriarsi della (incompresa) idea originale del primo smartphone pieghevole. La cui paternita' e' ovviamente di Apple


 
 
 

A CHE ORA E' LA FINE DEL PC

Post n°2353 pubblicato il 05 Giugno 2016 da MacRaiser

 

"Piuttosto che comprare iPad le scuole preferiscono acquistare i piu'  economici ChromeBook, equipaggiati del sistema operativo di Google, i quali hanno raggiunto il 51% degli acquisti istituzionali durante l'ultimo quarto fiscale. [...]  In un distretto del Maine che ha equipaggiato gli studenti con l'iPad, l'88,5% degli insegnanti ha dichiarato che avrebbe preferito i portatili. [...] Un insegnante ha dichiarato: -gli iPad non forniscono alcuna funzione educativa, in classe. Gli studenti li usano come giocattoli- " - Business Insider

Come previsto, la bolla tablet si sgonfia e le tecno-allucinazioni lentamente svaniscono. La parabola dell'iPad e' ormai sinistramente somigliante a quella del Data Diary. Cio' che ci fu venduto furbamente dalla buonanima come inevitabile evoluzione tecnologica dell'ormai obsoleto personal computer si sta rivelando per quello che e' sempre stato: un costoso e inutile giocattolo da perdigiorno, scomodo a confronto dello smartphone e inusabile se confrontato al piu' rozzo dei PC. Nel frattempo Apple ha riempito le discariche globali di altra plastica e i suoi forzieri offshore di ancora altri miliardi esentasse  

 

 
 
 

PROVACI ANCORA TIM

Post n°2352 pubblicato il 03 Giugno 2016 da MacRaiser

 

A proposito: chissa' come hanno votato i possessori di iPad Pro


 
 
 

APPLE PIE E' MEGLIO

Post n°2351 pubblicato il 02 Giugno 2016 da MacRaiser

 

Come ho gia' avuto modo di scrivere, non ci si improvvisa orologiai ne' banchieri, cosi' come non ci improvvisa costruttori di automobili. Tantomeno pasticcieri


 

 
 
 

E SONO SODDISFAZIONI

Post n°2350 pubblicato il 30 Maggio 2016 da MacRaiser






I clienti Apple saranno pure i piu' soddisfatti dell'universo secondo la ricerca del pifferomenga; il punto e' che se il customer care riceve abitualmente insulti e minacce di morte io un paio di domandine me le farei

 
 
 

IL PIU' GRANDE EVASORE DI SEMPRE

Post n°2349 pubblicato il 25 Maggio 2016 da MacRaiser

 

L'eufemismo "fuori gli Stati Uniti" serve al fanboy leccamele di turno per sorvolare sul fatto che questi denari sono sottratti all'erario dei vari stati nazionali -e dunque in ultima analisi ai cittadini, ai quali tocca poi di turare le immani falle lasciate dall'evasione fiscale di Apple- blindati nelle capaci casseforti dei paradisi fiscali. Uno sporco affare in perfetto stile Panama Papers, insomma 

 
 
 

BROCCHI AL CENTO PERCENTO

Post n°2348 pubblicato il 18 Maggio 2016 da MacRaiser

 

Pessima settimana questa, per cercare di alimentare il mito di prodotti Apple superiori e praticamente esenti da difetti








 
 
 

LIBERTA' E' FATTURAZIONE

Post n°2347 pubblicato il 17 Maggio 2016 da MacRaiser

 

Sul tema della ipocrita difesa della liberta' dell'utente da parte di Apple -ovvero i vostri diritti si, ma solo a condizione che essi incrementino i nostri profitti- non posso fare altro, parafrasi di Gaber a parte, che quotare il post del 22 aprile scorso: "Tim Cook abbaia e morde da Pitbull col governo USA tanto quanto in Cina uggiola e scodinzola da pechinese. Di etiche, liberta' e diritti degli utenti se ne puo' fare tranquillamente a meno, in certi casi. Quello che conta e' fare tanti, tanti soldi". Del resto, seppure masticando amaro, lo ammettono ormai perfino i fanboys

 

 
 
 

KISS MY APPS TWICE

Post n°2346 pubblicato il 06 Maggio 2016 da MacRaiser


 

Un fottuto genio

 
 
 

YES ICAHN

Post n°2345 pubblicato il 03 Maggio 2016 da MacRaiser



 

Contento lui...

 
 
 

IL VIALE DEL TRAMONTO PT.2

Post n°2344 pubblicato il 02 Maggio 2016 da MacRaiser

 

Come dicevo, in effetti la mela ha un po' rotto il cazzo 

 
 
 

IL VIALE DEL TRAMONTO

Post n°2343 pubblicato il 01 Maggio 2016 da MacRaiser

 

Le principali cause del passare di una certa moda o del perdere smalto di un dato marchio sono la loro inflazione e la conseguente e complementare noia. In termini piu' semplici: la mela ha abbastanza rotto il cazzo 

 
 
 

COOK DE SAC PT.2

Post n°2342 pubblicato il 29 Aprile 2016 da MacRaiser

 

Come ho gia' scritto  piu' volte Apple, nell'ansia di promuovere la propria immagine quale cane da guardia della liberta', della privacy e della democrazia (mediatiche, si capisce), si e' cacciata in un letale vicolo cieco. Obama aveva avvertito, del resto. Uscirne ora non sara' affatto semplice perche' le due mandibole della ganascia tra le quali Tim Cook ha scelto, con atto sostanzialmente suicida, di piazzare le palle sono:
  1. Collaboro e calo le braghe lasciando i miei clienti alla merce' dei malvagi governo e magistratura USA, oppure
  2. Non collaboro e intralcio  la giustizia aiutando di fatto terroristi, pedofili, stupratori, eccetera, a farla franca
E questo non e' che l'inizio

P.S. Particolare menzione merita il commento all'articolo di Macity che vedete qui sotto. Esso rispecchia alla perfezione il piu' totale dei poche idee ma confuse che regna sovrano nel deserto neuronale dell'Apple fanboy qualunquemente tecnogrillino complottista tipo. Una confusione che sfocia ormai nella demenza conclamata

 

 
 
 

VITTIMA DELLE SUE BALLE

Post n°2341 pubblicato il 28 Aprile 2016 da MacRaiser



Domenico Galimberti aka er Puciardo da bravo fanboy d'annata fa il suo mestiere: scrivere fesserie. D'altronde che resta da fare ad un oltranzista leccamele in una circostanza ferale come questa, quando la tua multinazionale multimiliardaria del cuore perde parecchi miliardi, se non negare e mentire piu' che mai? La verita' e' che Apple oggi e' vittima del successo, si: quello degli altri 

  

 
 
 
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ANTONELLA ANEDDA

Vedo dal buio
come dal più radioso
dei balconi.
Il corpo è la scure:
si abbatte sulla luce
scostandola in silenzio
fino al varco più nudo -al nero
di un tempo che compone
nello spazio battuto
dai miei piedi
una terra lentissima
- promessa

---

Perfino adesso vedo
un gesto nuziale
dopo l'immensa distanza
di questa estate lenta
nell'arco dei suoi steli amari
dopo gli anni che in avanti
hanno sbarrato l'amore
perche' non si perdesse
fino a perderlo
attutito contro l'erba.
Oggi e' una notte di pioggia
possiamo traversarla
in due diversi bagliori
senza luce
dire, toccando il gelido bordo
di un bicchiere,
che tanta lontananza
non e' stata un errore
se ha cinto e sciolto segretamente
ogni irreale desiderio.


---

Volevo che
il mio amore non finisse
che resistesse intero
in disaccordo
perfino col ricordo
e ignorasse il corpo
che da me si scostava
che ne ignorasse
distanza e indifferenza
e fosse cosa mia
doppiamente intrecciata
cesta di giunco e aria,
cesta per acqua
forma che la mano conosce
e che la storia medita quando
– così di rado
per questo raramente sacra –
salva un bambino dal suo Nilo.
Così a volte
fanno canestri i pazzi
per il silenzio – credo –
che sale dagli spazi
per quella paglia
che le dita oscurano
per quel nodo terreno
di aria e di materia.


---

Se ho scritto è per pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell'ombra della sera
per la sera che di colpo
crollava sulle nuche.
Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta
a una ringhiera
per l'attesa marina
- senza grido - infinita.
Scrivi, dico a me stessa
e scrivo io per avanzare
più sola nell'enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il silenzio dei passi,
mia la luce deserta
- da brughiera -
sulla terra del viale.
Scrivi perché nulla è difeso
e la parola bosco
trema più fragile del bosco,
senza rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la pazienza
fino a togliere peso
al peso nero del prato.

 
Questa felicità promessa o data
m'è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove
il molteplice nell'unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.

Mario Luzi

---

Venite pensieri
vi penseremo a fondo
ora che e' mattino.
La luce vi fa sembrare tanto forti
da raschiare il buio
come se avessimo un coccio
e la notte fosse cuoio.
C'e' un geco sul granito.
Il suo ventre oscilla
come acqua di fonte.
E' spaventato. E' attento.
Aspetta senza capire.
Come succede a noi
quando un saluto di colpo
si trasforma in addio

---


Che speri,
che ti riprometti, amica,
se torni per così cupo viaggio
fin qua
dove nel sole le burrasche
hanno una voce
altissima abbrunata,
di gelsomino odorano e di frane?
Mi trovo qui
a questa età che sai,
né giovane né vecchio,
attendo, guardo
questa vicissitudine sospesa;
non so più quel che volli
o mi fu imposto,
entri nei miei pensieri
e n'esci illesa.
Tutto l'altro che deve essere
è ancora,
il fiume scorre,
la campagna varia,
grandina, spiove,
qualche cane latra
esce la luna, niente si riscuote,
niente
dal lungo sonno avventuroso.

Mario Luzi

---

il vento
è un'aspra voce che ammonisce
per noi stuolo
che a volte trova pace
e asilo sopra questi rami secchi.
E la schiera
ripiglia il triste volo,
migra nel cuore dei monti,
viola scavato
nel viola inesauribile,
miniera senza fondo
dello spazio.
Il volo è lento, penetra a fatica
nell'azzurro che s'apre
oltre l'azzurro,
nel tempo ch'è di là dal tempo;
alcuni mandano grida acute
che precipitano
e nessuna parete ripercuote.
Che ci somiglia
è il moto delle cime nell'ora
- quasi non si può pensare
né dire -
quando su steli invisibili
tutt'intorno
una primavera strana
fiorisce in nuvole rade
che il vento
pasce in un cielo
o umido o bruciato
e la sorte della giornata è varia,
la grandine, la pioggia,
la schiarita.

Mario Luzi

---

Poco dopo si è qui come sai bene,
file d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo,
chi quasi in catene.
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita,
figge un punto.
Raramente
qualche gabbiano appare.

Mario Luzi
 
E’ pur nostro il disfarsi delle sere.
E per noi è la stria che dal mare
sale al parco e ferisce gli aloè.
Puoi condurmi per mano,
se tu fingi di crederti con me,
se ho la follia di seguirti lontano
e ciò che stringi, ciò che dici,
m’appare in tuo potere.
Fosse tua vita quella
che mi tiene sulle soglie
e potrei prestarti un volto,
vaneggiarti figura. Ma non è,
non è così. Il polipo che insinua
tentacoli d’inchiostro tra gli scogli
può servirsi di te.
Tu gli appartieni e non lo sai.
Sei lui, ti credi te.

Eugenio Montale

---

Sempre di nuovo,
benchè sappiamo
il paesaggio d'amore
e il breve cimitero
con i suoi tristi nomi
e il pauroso abisso silente,
dove per gli altri è la fine:
torniamo a coppie tuttavia
di nuovo tra gli antichi alberi,
ci posiamo sempre, di nuovo,
con i fiori contro il cielo.

Rainer Maria Rilke

---

Felicita’ raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede,
teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi
chi piu’ t’ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari,
il tuo mattino
e’ dolce e turbatore
come i nidi delle cimase.
Ma nulla
paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Eugenio Montale

---

Il suo sguardo,
dopo tanto fissare,
e’ divenuto cosi’ stanco
che non puo’ accettare null’altro.
Per lei
e’ come se le sbarre
fossero migliaia,
e oltre le migliaia di sbarre:
nessun mondo.
Nel suo girare
in quel cerchio ristretto,
senza soste,
la sua potente falcata
diviene una danza rituale
attorno ad un centro,
dove una grande volonta’
si trova come paralizzata.
A volte,
le palpebre si sollevano in silenzio
ed una forma entra,
scivola attraverso
l’angusto silenzio tra le spalle,
raggiunge il cuore,
e muore.

Rainer Maria Rilke – La pantera

---

Gettava pesci vivi
a pellicani famelici.
Sono vita anche i pesci fu rilevato,
ma di gerararchia inferiore.
A quale gerarchia
apparteniamo noi
e in quali fauci…?
Qui tacque il teologo
e si asciugo’ il sudore.

Eugenio Montale
 

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MARIA LUISA SPAZIANI

Quelle labbra
ch'era peccato mordere
tanto infantili e tenere s'aprivano
(neve di sogno
non può il tempo sciogliere)
chiude un sigillo di divina cera.
Ma avete flauti eterni
come il mare,
o labbra più profonde della sera.

 

ANTONELLA ANEDDA

Dell'incedere a scatti di quell'uomo
che nella strada per Venaco
gridava dentro il sole
non s'e' mai detto nulla
nulla della camicia
strappata sulle ascelle
e dei piedi circondati di paglia
ne' della voce bruciata di francese.
Lo aspetto' l'inverno,
lo strinse nel ramo di una scala
lo spinse piano
col volto tra i vasi di gerani

---

Per trovare la ragione di un verbo
perché ancora
davvero non é tempo
e non sappiamo
se accorrere o fuggire.
Fai sera come fosse dicembre
sulle casse innalzate
sul cuneo del trasloco
dai forma al buio
mentre il cibo
s'infiamma alla parete.
Queste sono le notti
di pace occidentale
nei loro raggi vola
l'angustia delle biografie
gli acini scuri dei ritratti,
i cartigli dei nomi.
Ci difende di lato un'altra quiete
come un peso marino nella iuta
piegato a lungo, con disperazione.

---

Non esiste innocenza
in questa lingua
ascolta come si spezzano i discorsi
come anche qui sia guerra
diversa guerra
ma guerra - in un tempo assetato.
Per questo scrivo con riluttanza
con pochi sterpi di frase
stretti a una lingua usuale
quella di cui dispongo
per chiamare
laggiù perfino il buio
che scuote le campane.

 

PEDRO SALINAS

Non voglio che ti allontani,
dolore, ultima forma
di amare. Io mi sento vivere
quando tu mi fai male
non in te, né qui, più oltre:
sulla terra, nell'anno
da dove vieni
nell'amore con lei
e tutto ciò che fu.
In quella realtà
sommersa che nega se stessa
ed ostinatamente afferma
di non essere esistita mai,
d'essere stata nient'altro
che un mio pretesto per vivere.
Se tu non mi restassi,
dolore, irrefutabile,
io potrei anche crederlo;
ma mi rimani tu.
La tua verità mi assicura
che niente fu menzogna.
E fino a quando ti potrò sentire,
sarai per me, dolore,
la prova di un'altra vita
in cui non mi dolevi.
La grande prova, lontano,
che è esistita, che esiste,
che mi ha amato, sì,
che la sto amando ancora.

---

Quello che sei
mi distrae da quello che dici:
Lanci parole veloci,
pavesate di risa,
invitandomi
ad andare dove mi porteranno.
Non ti presto attenzione,
non le seguo: sto guardando
le labbra da cui sono nate.
Intanto guardi lontano.
Fissi lo sguardo laggiù,
non so in cosa, e già si precipita
a cercarlo la tua anima
affilata, come saetta.
Io non guardo dove guardi:
io ti vedo guardare.
E quando desideri qualcosa
non penso a quello che vuoi
nè lo invidio: è il meno.
Ciò che ami oggi, lo desideri;
domani lo dimenticherai
per un nuovo amore.
No. Ti aspetto
oltre qualsiasi fine o termine
in ciò che non deve succedere.
Io resto nel puro atto
del tuo desiderio, amandoti.
E non voglio altro
che vederti amare.

 

REINER MARIA RILKE

Niente è paragonabile.
Esiste forse cosa
che non sia tutta sola
con se stessa e indicibile?
Invano diamo nomi,
solo è dato accettare
e accordarci
che forse qua un lampo,
là uno sguardo ci abbia sfiorato,
come se proprio in questo
consistesse vivere la nostra vita.
Chi si oppone
perde la sua parte di mondo.
E chi troppo comprende
manca l’incontro con l’eterno.
A volte
in notti grandi come questa
siamo quasi fuori pericolo,
in leggere parti uguali
spartiti fra le stelle.
Immensa moltitudine

---

Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore
e cerca di amare le domande,
che sono simili
a stanze chiuse a chiave
e a libri scritti in lingua straniera.
Non cercare ora le risposte
che non ti possone essere date
poichè non saresti capace
di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa.
Vivi le domande ora.
Forse ti sarà dato,
senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano giorno,
in cui avrai la risposta.

 
Che io debba ricevere il castigo
neppure si discute. Resta oscuro
se cio’ accada in futuro oppure ora
o se sia gia’ avvenuto
prima che io fossi.
Non ch’io intenda evocare
l’esecrabile fantasma
del peccato originale.
Il disastro fu prima dell’origine
se un prima e un dopo
hanno ancora un senso.

Eugenio Montale

---

Perfino adesso vedo un gesto nuziale
dopo l'immensa distanza
di questa estate lenta
nell'arco dei suoi steli amari
dopo gli anni che in avanti
hanno sbarrato l'amore
perche' non si perdesse
fino a perderlo attutito contro l'erba.
Oggi e' una notte di pioggia
possiamo traversarla
in due diversi bagliori senza luce
dire, toccando il gelido bordo
di un bicchiere,
che tanta lontananza
non e' stata un errore
se ha cinto e sciolto segretamente
ogni irreale desiderio.

Antonella Anedda


---

Mia vita,
a te non chiedo lineamenti
fissi, volti plausibili o possessi.
Nel tuo giro inquieto
ormai lo stesso sapore
han miele e assenzio.
Il cuore che ogni moto tiene a vile
raro è squassato da trasalimenti.
Così suona talvolta nel silenzio
della campagna un colpo di fucile.

Eugenio Montale

---

Volevo che
il mio amore non finisse
che resistesse intero
in disaccordo
perfino col ricordo
e ignorasse il corpo
che da me si scostava
che ne ignorasse
distanza e indifferenza
e fosse cosa mia
doppiamente intrecciata
cesta di giunco e aria,
cesta per acqua
forma che la mano conosce
e che la storia medita quando
– così di rado
per questo raramente sacra –
salva un bambino dal suo Nilo.
Così a volte
fanno canestri i pazzi
per il silenzio – credo –
che sale dagli spazi
per quella paglia
che le dita oscurano
per quel nodo terreno
di aria e di materia.

Antonella Anedda

---

Se ho scritto è per pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell'ombra della sera
per la sera che di colpo
crollava sulle nuche.
Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta
a una ringhiera
per l'attesa marina
- senza grido - infinita.
Scrivi, dico a me stessa
e scrivo io per avanzare
più sola nell'enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il silenzio dei passi,
mia la luce deserta
- da brughiera -
sulla terra del viale.
Scrivi perché nulla è difeso
e la parola bosco
trema più fragile del bosco,
senza rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la pazienza
fino a togliere peso
al peso nero del prato.

Antonella Anedda
 
Questo tetto che affiora dalla notte
ci protegge piu' di una croce o un santo.
Ora che improvvisamente piove
e' benedetto.
In un'abside di plastica bagnata
splende una pianta di ortensie azzurro-fuoco

Antonella Anedda

---

...
Soffiero' su quel viso
mischiando i suoi gesti
a quelli di amori passati,
prendendo i ricordi migliori
le poche frasi di ognuno
fino a costruire il mio Golem
il mio amore brucera' altissimo e ignoto
lungo la cappa del camino.
...

Antonella Anedda


---

Vergine altera, mia compagna
t'arde un mistero negli occhi.
Non so se odio o amore
e' questa luce eterna
della tua nera faretra.
Con me verrai
finche' proietti un'ombra il corpo
e resti ai miei sandali arena.
La sete o l'acqua sei
sul mio cammino?
Dimmi, vergine altera,
mia compagna.

- Antonio Machado -

---

...
Pensi davvero che basti non avere colpe
per non essere puniti,
ma tu hai colpe.
L'aria e' piena di grida.
Sono attaccate ai muri,
basta sfregare leggermente.
Dai mattoni salgono respiri,
brandelli di parole.
...

Antonella Anedda
 

 

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