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Saluti

Post n°40 pubblicato il 20 Dicembre 2010 da oderc_c

Blog chiuso per inventario.

Improbabile riapertura a breve

Grazie per essere passati di qui

 
 
 

Cose che capitano

Post n°38 pubblicato il 10 Novembre 2010 da oderc_c
 

Ha un che di cinico il modo in cui guardiamo il passato, con quel certo distacco che ci fa sembrare tutto logico, sensato, ovvio, inevitabile.

Come se quando ci siamo stati dentro non avessimo combattuto tutte le nostre energie per fare andare le cose esattamente come avremmo voluto.

 

Semplicemente non eravamo fatti per stare insieme, ci diciamo.

Oppure: è andata così, capita, si cambia, le strade si dividono.

 

E dove è finito tutto il dolore che accompagnava quei momenti?

Quanto sono lontane le lacrime, le notti in bianco, gli attacchi di panico.

Dove sono?

 

Mi piacerebbe averla adesso, questa lucidità. Vorrei mi investisse più a lungo di quei miei 5, 6 minuti scarsi di razionalità che poi vengono inevitabilmente mangiati dall’ansia.

 

Ma ansia di che? Di un altro fallimento? Forse.

 

Oggi mi è venuto in mente che se vivessimo tutti senza paura di ammettere i nostri errori saremmo magari più felici.

 

Si, non ho capito un cazzo nemmeno stavolta. e allora?

Ok, mi sono sbagliata un’altra volta, credevo e invece no. e allora?

 

Avere il coraggio di guardarsi in faccia, anche se lo sguardo è pieno di tutto l’amore del mondo, mettere da parte tutte le paure e la solitudine urlante che ci attanaglia dentro e dirselo. semplicemente, ammetterlo.

Che non funziona

 
 
 

Qualcuno mi presta 150.000 Euro?

Post n°37 pubblicato il 30 Ottobre 2010 da oderc_c
 

Alla fine non ce l’ho fatta.

Quando ho rivisto il monolocale 40mq che sembrano 25, quando nell’accorgermi che nel bagno io e l’agente immobiliare, insieme, non ci entravamo,quando ho visto quanto farneticava, il poveretto, per convincermi di che buon affare fosse,
ho mollato.

E a niente è valsa la splendida via, il verde e il silenzio e il supermercato sotto casa.
E quel cretino di agente che non faceva che dirmi quanto sarebbe stata solo una sistemazione di passaggio perché poi, vedrai, trovi un fidanzato e vai a vivere con lui e tutto cambia.
Come se fosse l’unica soluzione fattibile, unirsi per cumulo di beni.
E io non ce l’ho neanche fatta a rispondergli che in realtà io un fidanzato ce l’ho e che non mi è parso mai uno dei traguardi indispensabili per avere un tetto sopra la testa,
che cercavo semplicemente una cosa solo mia, un briciolo di indipendenza, una mia dolce tana.

Sono uscita a passo svelto dal palazzo e quasi mi è dispiaciuto per il sole alto, perché desideravo solo camminare veloce nel freddo e coprirmi il viso con la sciarpa.
Quando è squillato il telefonino ho sentito la mia voce dire a ripetizione “sono venuta a Milano per far la morta di fame, per far la morta di fame”
e sono scoppiata in un pianto liberatorio davanti allo sguardo allibito dei passanti.

Per un attimo mi è venuto davvero, di prendermela con lui.
Di prendermela con lui perché non è ricco, di prendermela con lui per il suo passato, per le scelte sbagliate, per il trauma che per sempre si porterà dietro e che mi ha un po’ trasmesso.
Ho inghiottito l’insensato risentimento insieme alle lacrime,
la faccia nella sciarpa l’ho affondata lo stesso.

Sono un’adulta.

Sono
Una
Persona
Adulta

Eppure non riesco a trovare una straccio di spazio in questa vita.

 
 
 

L'insostenibile pesantezza del lavoro

Post n°36 pubblicato il 27 Ottobre 2010 da oderc_c
 

Chi l’avrebbe mai detto.
Io! Cazziata perché lavoro troppo.
Perché non delego.
Ma delegare a chi?
Ai tuoi colleghi.
I miei colleghi? Quelli a par livello? devo dare io il mio lavoro a loro? Non dovrebbe essere il capo a smistarlo?
Dettagli.

 

La mia vita si perde nei dettagli da sempre.
Siccome non avrò mai il coraggio di dare direttive (perlopiù a un pari livello)
siccome chiunque, potrebbe rispondermi “ma tu chi sei??”
e siccome so che la mia risposta sarebbe, placida,  “nessuno”, mi tengo il lavoro da fare.
E resto in ufficio anche stasera.

Ci sono delle cose che qualche anno fa per me erano impensabili, adesso sono la routine, impregnata dal ritmo frenetico di questa città che spaccia per lavativo chi rallenta e si ferma un attimo.

Mi chiedo sempre più spesso se è questa, la vita che voglio vivere, almeno fino alla pensione.
Se mai i trentenni di oggi alla pensione ci arriveranno.

Scusate il tono polemico, ma mi sono messa a riflettere perché dopo 10 anni di lavoro e sacrifici finalmente dovrei essere arrivata al traguardo da molti agognato:

UNA CASA MIA.

Monolocale

40mq

L’unica cosa che posso permettermi, dopo 10 anni di non deleghe e cazziate.
Ah, ma la colpa è mia perché non ho mai messo niente da parte.
Perché ho cercato di godermi tutti i soldi che avevo con piccoli vizi.
Vergogna! stacci, nei tuoi 40 mq e fatti le tue sane 12 ore giornaliere a poco più di mille euro al mese.

Casa mia. Sapete che non so se ne ho voglia?
Non ho voglia di possedere niente.
Quando mi parlano di rogiti e atti notarili e commissioni mi distraggo, la mente è lì che vaga, vede un’isola deserta, una capanna nel nulla. Cose così.

ma non vorrai mica andare in affitto?
dice la gente.
Non avrai mai un capitale! Così butti i soldi dalla finestra!
Legati per sempre a una banca, piuttosto.

Soldi, soldi, sempre maledetti soldi.
Mi scuso, stasera mi girano.

 
 
 

Cose che non passano

Post n°35 pubblicato il 25 Settembre 2010 da oderc_c
 

V. si è sposata sabato scorso.
Era splendida sul suo abito bianco e i suoi riccioli morbidi.
Non ha smesso un attimo di sorridere, in chiesa, al pranzo, alla sera.
Sorrideva, V. luminosa e chiara.
Mi sono ricordata delle nostre conversazioni degli ultimi mesi, io che facevo la parte della laica, della emancipata, della superdonna, e non riuscivo a capire la sua scelta di castità e donazione a Dio.
Mi ascoltava, dolce, poi parlava e tutto sembrava avere un senso.

M. invece è fidanzata da 8 anni.
Sono 8 anni che aspetta un gesto, una conferma di questo amore.
Una convivenza, un matrimonio, un figlio.
Lui ama troppo la sua carriera, e sono 8 anni che gira il mondo e le chiede di aspettare.
Lei da 8 anni aspetta.
Mi ha detto che il peso dei compromessi alle volte sembra schiacciarla, pensa di soccombere. Poi lo guarda. E non ce la fa. Perché lo ama da matti, come per il primo giorno, se non di più.
Non può stare senza di lui e non si vergogna ad ammetterlo.
Lo voglio e basta. Mi dice, secca.
Con quell’espressione lì che ti fa capire che non ammetterà contraddizioni.

E. si è laureata a marzo dell’anno scorso. Lettere moderne. 100 e lode.
Una breve parentesi al servizio civile informa giovani di Cagliari.
Ora è disoccupata da più di 7 mesi.
Per racimolare qualcosa si è messa a fare delle sculture con il gesso.
Le espone ogni domenica mattina al mercato del bastione.
Il giorno prima che ci incontrassimo mi ha detto che aveva fatto un colloquio di lavoro per un negozio di ottica. La mansione non le è stata specificata.
C’erano altre 50 persone insieme a lei, quasi tutti laureati.
Chi le ha fatto il colloquio le ha detto che cercavano persone motivate e grintose.
Le hanno chiesto perché mai avesse scelto lettere come facoltà, si è messa a ridere e ha risposto:
“perché ho sempre desiderato lavorare in un negozio di ottica!”
Mi sono congratulata con lei, abbiamo riso, ci siamo bevute una birra e le ho dato più volte il mio appoggio per farla venire a Milano.
Ma il tono della mia voce era flebile, poco convinto, stanco.
Deve averlo capito, che infondo vie di fuga non ce ne sono.
C’è stato un silenzio di qualche secondo, mentre sorseggiavamo la birra.
“che merda” ha detto piano. Non ho potuto far altro che annuire.

 

Amo le mie amiche, sono bellissime. Coraggiose. Caparbie.
Qualsiasi cosa potrò fare per loro, non sarà mai abbastanza.
Mi mancano, in questa Milano dalle giornate piene ma vuote,
dalla solitudine palpabile.

 
 
 
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Un blog di: oderc_c
Data di creazione: 18/11/2009
 

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