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Creato da NEREIDI.201 il 31/01/2010

SICILIA TERRA NOSTRA

MESSINA LIBERALE

 

PICCOLA RIFLESSIONE...LIBERALE

Post n°318 pubblicato il 22 Maggio 2012 da NEREIDI.201
 

PICCOLA RIFLESSIONE...LIBERALE


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Più che rinnovare e rifondare il partito A. Alfano deve decidere cosa vuole il partito: meno stato meno tasse come l'anima liberale rivendica o più stato come vorrebbero coloro che provengono da un'esperienza socialista. I risultati delle ultime amministrative non lasciano dubbi: gli elettori del Pdl in grande maggioranza vogliono ritrovare quello spirito liberale del '94. Altrimenti sceglie l'astensione.

 
 
 

NOTA DI ANDREA BENETTON

Post n°317 pubblicato il 26 Aprile 2012 da NEREIDI.201
Foto di NEREIDI.201

Dopo avere sentito i commenti su Ballarò di ieri sera direi che urge una piccola spiegazione, che vi invito a rilanciare, sennò questo paese è veramente destinato al collasso.
Keynes diceva di aumentare la spesa pubblica per aumentare la domanda aggregata. In che situazione raccomandava tale politica ? In funzione anticiclica. Quindi l'idea era lo stato spende di più quando calano i consumi e successivamente si elimina lo stock di debito accumulato quando l'economia va bene, in modo da rendere possibile al successivo calo del domanda ripetere l'operazione. Questa è la funzione anticiclica che Keynes proponeva. Ci sarebbe molto da discutere anche su questo perchè in realtà una spesa pubblica fatta con l'unica giustificazione di farla, è facile che non produca utilità per nessuno e che quindi sia del tutto improduttiva ed inefficiente a differenza di un acquisto fatto da un privato. Inoltre ci sarebbe da capire quale è la causa del ciclo di boom e burst che porta i privati a ridurre improvvisamente i consumi piuttosto che agire con un rimedio sintomatico. Ma sorvoliamo. Riconosciamo a Keynes una certa onestà intellettuale.
Che invece non hanno minimamente i politicanti europei che di economia non capiscono un cazzo. A questa gente non frega nulla di capire, gli interessa fare gli intermediari della spesa pubblica e basta. Sulla quale fanno la cresta. Tanto è vero che Keynes lo hanno volutamente capito solo a metà. Nella fase recessiva hanno espanso la spesa pubblica. E nella fase espansiva PURE. Ecco perchè abbiamo un debito mostruoso che oggi impedisce di attuare la classica espansione keynesiana. Aumentare la spesa oggi vuol dire fare crescere il debito ad un tasso molto superiore a quello di crescita. Consiglio una breve lettura su wikipedia che è alla portata di tutti per capire che questo significa BANCAROTTA dello stato. http://it.wikipedia.org/wiki/Debito_pubblico#Primo_caso
Andare dalla BCE e chiedergli di stampare soldi per comprare il debito (come vorrebbe Hollande, Schifani, Cicchitto e coglionazzi vari) è evidentemente ancora peggio. Attuata sistematicamente questa manovra produce inflazione. Infatti la moneta creata verrebbe sparata dalla spesa pubblica direttamente nell'economia reale. L'inflazione non solo è una tassa fortemente regressiva, ma non è neanche neutrale. Colpisce chi ha saputo creare ricchezza e ha messo da parte un gruzzolo e favorisce chi ha fatto una montagna di debiti - spesso per consumare al di sopra delle sue possibilità.
Se volgiamo dare il colpo di grazia a questo paese bisogna solo inflazionare in un momento di recessione ...
Ergo è giunto il tempo di intervenire sulla spesa e fare quello che TUTTI i politici non sono in grado di fare e cioè individuare gli sprechi -molti dei quali legati all'acquisto del consenso da parte della politica- e tagliargli. Mappare i processi, capire quali creano valore per i cittadini e quali sono sovrastruttura burocratica fine a se stessa. Tagliare la spesa vuol dire sapere fare questo, non i tagli lineari alla Tremonti. Ne peggio l'inattivismo dell'attuale governo.
Una parola va spesa anche per alcuni commentatori televisivi e per tanti economisti che prendono lo stipendio dalla spesa pubblica stessa. Questi sono tutti in un palese conflitto di interessi. Propagandano distorcendolo ciò che è utile a loro stessi, non sono neutrali. Questa è la ragione per cui vogliono continuare con la stessa "medicina" che ci ha portati al disastro e cioè con un aumento della spesa pubblica. Ne sono dipendenti come i drogati. Non c'è alcun ragionamento razionale da poter impostare con chi è in crisi di astinenza.                                                                                                         Firmato: Andrea Benetton

 
 
 

STATO SUICIDA

Post n°316 pubblicato il 16 Aprile 2012 da NEREIDI.201
 

STATO SUICIDA

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Come era facilmente prevedibile ( tranne per i media foraggiati nella quasi totalità da denaro pubblico) la spinta riformatrice del governo Monti si è presto esaurita. Aldilà della riforma delle pensioni ( che ha comunque lasciato strascichi ancora non risolti) è rimasto ben poco: cedendo alla corporazioni ed ai sindacati le liberalizzazioni così tanto pubblicizzate si sono rivelate  ulteriori regolamentazioni, la riforma del lavoro un vero bluff mentre il decreto "salvaitalia" affosserà definitivamente questo sciagurato paese.


Ovviamente le colpe devono essere ricercate in tutti quei governi che si sono succeduti dal dopoguerra fino ai nostri giorni e al conseguimento di quella "pace sociale" a suon di debito pubblico che è durata fino a quando la situazione è divenuta insostenibile. Ci saremmo aspettati dal governo Monti un comportamento di rottura rispetto al passato invece il professorone della Bocconi ha continuato nel solco dei governi  precedenti: agire sul versante delle entrate con una tassazione senza precedenti in tutto l'universo senza aggredire la spesa pubblica. Non ci vuole un genio per capire come andrà a finire...


Eppure nulla sembra smuovere i cittadini ormai rassegnati al peggio e nelle cui coscienze è giornalmente inculcato che la colpa della crisi è della speculazione internazionale e che si pagano tante tasse per via degli evasori fiscali. Finché ci sarà un solo evasore questa classe parassitaria ( sindacati compresi) potrà dormire sonni tranquilli, almeno fino a quando il frutto del lavoro di ognuno di noi sarà in grado di mantenerla.


In questi primi mesi dell'anno i tragici suicidi di coloro che generano ricchezza sembrano segnare un punto di non ritorno; se lo Stato continuerà ad "istigarli" al suicidio alla fine capitolerà anch'esso.


 
 
 

POPOLO SOVRANO?NO POPOLO SERVO

Post n°314 pubblicato il 12 Dicembre 2011 da NEREIDI.201
 

POPOLO SOVRANO?

NO POPOLO SERVO...


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Sarà un Natale difficile quello che si appresta a passare la maggior parte degli italiani in virtù della manovra "salvaitalia" che il governo Monti ha lasciato come regalo... Una manovra che difficilmente salverà l'Italia ( visto che la crisi attuale è più che altro legata alla debolezza del'euro) ma che sicuramente metterà in ginocchio la stragrande maggioranza della popolazione. Rigore, crescita ed equità erano le parole d'ordine che avevano accompagnato i primi passi di questo "governo del Presidente" ( fortemente voluto da Napolitano) ma a parte il rigore ( e comunque solo per la parte più debole della società) di crescita ed equità non se ne vede nemmeno l'ombra.

Lasciando da parte termini come "giustizia sociale" che in sé rappresenta il germe di future dittature, non può che lasciare perplessi il fatto che questa manovra venga scaricata pressoché interamente sulle spalle del ceto produttivo del paese e sui pensionati in particolare. In attesa della riforma del lavoro l'unica nota condivisibile della manovra è quella di aver messo mano all'annosa questione della previdenza; certo per dirla come il ministro Fornero lo si è fatto "con l'accetta"ma questo sconta il fatto che nessun precedente governo abbia avuto il coraggio di fare una riforma seria che per forza di cose doveva risultare impopolare. Le piccole riforme fatte da Dini e Maroni sono state pressoché azzerate dalle sciagurate scelte del governo Prodi. Ora gli stessi appoggiano Monti ed il ministro Fornero...

Ma a parte la riforma delle pensioni ( o meglio la loro cancellazione per le future generazioni...) il resto è tutto tasse; perfino il pagamento delle pensioni minime se è vero che tutti dovranno essere dotati di un conto corrente.... Il Prof Monti sarebbe stato più credibile se il decreto lo  avesse chiamato "salvabanche" piuttosto che "salvaitalia". Per non parlare dell'ICI sulla prima casa, una sorta di patrimoniale sui ceti più deboli,  premessa per un futuro esproprio di Stato.

In tutto questo scenario apocalittico quello che colpisce, almeno stando ai sondaggi, è che la maggioranza degli italiani è disposta a fare sacrifici ( sebbene in maniera più equa) per il bene del paese... Ora, come così tanta gente possa ancora fidarsi dello Stato ( che ricordiamo è quello che incassa più di tutti tra gli Stati dell'unione europea!) è qualcosa che lascia esterrefatti. Pare che nessuno riesca a capire che continuando di questo passo perderemo sempre più la nostra libertà. Si potrebbe sintetizzare che la manovra del governo Monti colpisca più di ogni altra cosa la libertà.

Viene in mente una frase di Gianni Rodari: «è inutile parlare di libertà ad uno schiavo che pensa di essere un uomo libero »

 

 
 
 

IL MERCATO HA SEMPRE RAGIONE

Post n°311 pubblicato il 14 Novembre 2011 da NEREIDI.201
 

IL MERCATO HA SEMPRE RAGIONE


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Alla fine non è stata un'inchiesta giudiziaria, un'alternativa politica dell'opposizione, la solita penosa "piazza" di cui anche ieri sera non se ne sentiva il bisogno, le manifestazioni dei sindacati, degli indignati o dei parassiti di turno né l'azione  del circolo mediatico dei vari Travagli e Santori. A decretare la fine politica di Berlusconi, ironia della sorte, è stato il Mercato. Proprio quel libero mercato considerato dai nemici del Cavaliere il male assoluto, la peste bubbonica, la causa di tutte le sciagure umane.

 

Certamente il mercato non premia necessariamente i migliori ma coloro che riescono a servire gli altri nel miglior modo possibile cercando di soddisfare le loro esigenze. Questo meccanismo non dovrebbe valere nel caso degli Stati ma non è certo per ordine divino che gli stessi Stati si "debbano mettere sul mercato". Se i governi spendessero meno di quello che incassano dalle tasse ( e l'Italia è il paese che ne incassa di più) nessuno imporrebbe loro di chiedere prestiti tramite titoli di stato. Dietro la crisi che sta attraversando il nostro paese non ci sono poteri occulti, manovratori cioè quella "teoria sociale della cospirazione" ( per dirla alla Popper) sempre cara ad una certa sinistra ( e ora pure a destra): è semplicemente un problema tra debitori ( lo Stato) e creditori ( coloro che acquistando i nostri titoli di stato prestano il loro denaro).

 

Chiarito quindi che la crisi ha origini lontane il fallimento di Berlusconi sta tutto nella famosa lettera della Bce dove erano riportati i punti fondamentali del programma di Forza Italia prima e del Pdl poi; cioè quelle riforme liberali promesse fin dal lontano '94 e mai realizzate! Va bene le azioni giudiziarie, il corporativismo difficile da sconfiggere, i sindacati ancora fermi all'ottocento però in 17 anni ( dalla sua "discesa in campo") e in 10 anni di governo Berlusconi non è riuscito a portare a casa nemmeno una liberalizzazione! Né gli ha giovato l'alleanza con la Lega Nord che da forza federalista è diventata una specie di caricatura del comunismo... L'ultimo errore fatale è stato quello di chiedere sacrifici al paese senza minimamente intaccare i privilegi della casta politica o delle altre varie caste presenti in Italia.

 

Vedremo adesso se le riforme che non sono state realizzate in tanti anni verranno realizzate in pochi giorni dal governo del professore Mario Monti. Non sarà facile ma possiamo uscire da questa crisi solo se ci affidiamo più al mercato che allo Stato.

 
 
 

FINE DI UN'IPOCRISIA

Post n°310 pubblicato il 18 Ottobre 2011 da NEREIDI.201
 

FINE DI UN'IPOCRISIA

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Un "regalo" della polizia al G8 di Genova aveva consentito ad una certa parte della sinistra ( non irrilevante) di vivere nell'ambiguità senza sentire il bisogno di fare i conti con il passato e di guardare la pagliuzza nell'occhio altrui piuttosto che la trave nel proprio. Per anni molti di loro hanno incensato questi violenti portandoli perfino in Parlamento nonché dedicando ad uno di loro anche un'aula del Senato! I tragici fatti di Roma hanno smascherato agli occhi dei più questa ipocrisia ma non ancora sconfitto il tentativo di questi benpensanti di distorcere come sempre la realtà dei fatti per assoggettarli al loro credo. C'è già una ridicola riedizione di quel "soccorso rosso" dei mai rimpianti anni di piombo. D'altra parte non è un caso che nei "posti di comando" della società italiana siedono proprio quei "padri spirituali" di questi indignados che negli anni '70 misero a ferro e fuoco l'intero paese.

Per quanto planetario questo degli indignados è un movimento senza senso dove c'è tutto ed il contrario di tutto; a sentirli pare di ascoltare Tremonti...  Ovvio che rappresenta il terreno ideale per dar sfogo alla violenza ( solo in Italia ci si ostina a parlare dei "temi" di questa protesta; i somari che volano ha uno spessore maggiore...). Sicuramente erano "infiltrati" le persone fisiche che hanno distrutto la capitale ma non era infiltrata la violenza. Chiunque abbia sentito parlare alcuni degli organizzatori diversi giorni prima si sarà reso conto della loro ambiguità riguardo la violenza. E persino un folkloristico politico istituzionale rimarcava come la colpa delle violenze fosse stata delle forze dell'ordine in tutte le precedenti manifestazioni violente.

Ora tutti parlano di prevenzione ma vi immaginate in Italia un'azione come quella della polizia americana che ha arrestato 700 persone perché occupavano abusivamente il suolo pubblico??? Chi tra tutti questi benpensanti della sinistra non avrebbe parlato di stato fascista? Perfino in una trasmissione del servizio pubblico e senza alcun contraddittorio si prendevano le difese dei violenti sostenendo che in Val di Susa ( dove pare si addestrassero anche questi delinquenti che hanno devastato Roma) a manifestare fossero soltanto donne e bambini... Adesso si mettono a pontificare su come doveva essere fatto l'ordine pubblico!

Non c'è nulla di peggio di credersi migliore degli altri, di ritenere di essere gli unici che possano salvare il mondo e di "costruire" una società a modo loro. E' già questa l'anticamera della violenza

 

 
 
 

GLOBALIZZAZIONE?SI,MA DEI DIRITTI PRIMA DI TUTTO

Post n°308 pubblicato il 06 Ottobre 2011 da NEREIDI.201
 

Globalizzazione?

Sì, ma dei diritti prima di tutto


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In questo periodo di crisi economica da molte parti, giustamente, si sente dire che c'è bisogno di competere col mercato globalizzato. Riflessione che non farebbe una piega se come globalizzazione si intendesse un fenomeno costituito da un  insieme di persone che si muovesse in uno stesso sistema normativo. In realtà sappiamo bene che non è così ed in un certo senso è stata proprio la globalizzazione dei mercati, insieme alla speculazione finanziaria ( e che comunque vanno di pari passo) a generare il vistoso decremento della crescita in europa ed in america. Come è possibile competere con i cinesi se nel loro paese non esiste democrazia e stato di diritto? Come rivelano gli ultimi casi balzati alla cronaca tutto ciò spinge sempre più al lavoro nero e allo sfruttamento anche nei paesi occidentali, Italia in particolare: si può morire anche per 4 euro all'ora.

 

 La globalizzazione può essere una risorsa se tutti rispettano la legge ed i diritti umani altrimenti diventa un processo disgregatore che ci riporterà indietro di un paio di secoli ed andranno in fumo tutti quei diritti che faticosamente avevamo conquistato. Chiaramente non si possono imporre le leggi nei paesi dove manca qualsiasi elementare diritto però si è legittimati a porre un freno all'importazione di prodotti da questi paesi. Alcuni stati già lo fanno, lo stesso dovrebbe fare l'Italia. Altro che sperare che i cinesi  vengano a salvarci... Ci vorrebbe invece un atto di coraggio, rinunciare a qualcosa adesso per recuperarlo domani, magari con gli interessi. Globalizziamo prima i diritti, sarà un bene per tutti anche per quei paesi che in questo momento stanno crescendo ma che ben presto si troveranno in casa tanti problemi di ordine sociale

 
 
 

1.OTTOBRE 2009,MESSINA,GIAMPILIERI

Post n°307 pubblicato il 01 Ottobre 2011 da NEREIDI.201
 

1 OTTOBRE 2009 MESSINA,GIAMPILIERI

A due anni di distanzadal terribile nubifragio,Giampilieri sta lentamente  cercando di tornare a vivere.Non sarà semplice ,ma bisogna farlo,per ricordare e onorare nel migliore dei modi le nostre Vittime!

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Per non dimenticare...con lo slogan:

 "Se c'è un modo di far meglio, trovalo!"

 
 
 

OMBRE ROSSE SULLA SICILIA

Post n°306 pubblicato il 21 Settembre 2011 da NEREIDI.201
 

OMBRE ROSSE SULLA SICILIA

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Non poteva che finire così: nel mezzo della più grande crisi economica del dopoguerra ecco arrivare i cinesi. Pare con intenzioni serie. Visti come pericolo numero uno da Tremonti non più tardi di un anno fa e chiamati oggi in nostro soccorso dallo stesso titolare dell'Economia, i cinesi hanno deciso di investire in una delle regioni più abbandonate da tutti i governi: la Sicilia. E non soltanto nella realizzazione del Ponte sullo Stretto ma anche di altre infrastrutture e progetti comuni. Naturalmente i cinesi lo fanno per il loro interesse allora c'è da chiedersi se non fosse interesse della restante parte del paese investire in Sicilia! L'isola resta invece un importante e decisivo serbatoio di voti e non viene ritenuta risorsa strategica. Le cose sono due: o i cinesi sono pazzi o i nostri governanti sono miopi. Ritengo più probabile la seconda ipotesi purtroppo.

Aldilà di quelle che saranno le decisioni della Cina la vicenda non può che allarmare. C'è un paese profondamente diviso che non sa sfruttare le proprie risorse ed i cinesi potrebbero avere gioco facile approfittando della crisi in cui siamo piombati. E dipendere economicamente da un altro paese ( per di più non democratico) non è qualcosa che ci deve fare dormire sonni tranquilli. La Sicilia ha bisogno più che mai di legalità per poter sperare in uno sviluppo economicamente sostenibile; l'arrivo dei cinesi potrebbe invece peggiorare le cose. Occorre chiarezza da parte del governo e anche dell'Europa per poter rilanciare l'economia del meridione e della Sicilia in particolare: senza infrastrutture adeguate non si può concorrere in un mercato sempre più vasto. Speriamo che l'interesse dei cinesi sia stato il classico campanello d'allarme per svegliare il governo.

 

 
 
 

DALL' ESPPROPRIO PROLETARIO ALL'ESPROPRIO AI PROLETARI

Post n°305 pubblicato il 17 Settembre 2011 da NEREIDI.201
 

DALL' ESPPROPRIO PROLETARIO ALL'ESPROPRIO AI PROLETARI


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E' l'ultimo approdo dell'odissea senza fine degli orfani del comunismo. E non solo. Sembra che la parola d'ordine negli ambienti dei "poteri forti" ( quelli che da sempre vivono alle spalle dello stato) sia lo sdoganamento del termine "patrimoniale". Da Giuliano Amato ( dall'alto delle sue miserevoli pensioni mensili) ad apparati di Confindustria passando per Montezemolo così ansioso di immolarsi a pagare le tasse per tutti gli italiani (c'entra qualcosa con l'imminente discesa in campo? E' peccato pensar male...) e De Benedetti col suo giornale-partito. La proposta non poteva che trovare terreno fertile nella sinistra italiana, nei sindacati parassiti come la Cgil cioè quelle forze sociali che da sempre pur occupandosi ( a chiacchiere) di lavoro lo disprezzano così come disprezzano tutti quei lavoratori che non siano irrigimentati dalla disciplina di fabbrica ( anche se non più come una volta). Ovviamente le proposte sono le più svariate possibili ma con un unico comun denominatore: a pagare saranno sempre i soliti, possibilmente le "classi" più disagiate. Fatta passare come la panacea che risolverà ogni cosa e che finalmente farà pagare chi non ha mai pagato alla fine si rivelerà l'ennesimo balzello tributario sulle spalle dei già tartassati cittadini italiani.

E non regge il paragone con gli altri Stati che già pagano questa tassa; aldilà del fatto che la cultura della casa costituisce una tipicità italiana  la tassazione generale degli altri stati dove si pagherebbe tale imposta ( ammesso che si possa parlare di patrimoniale) è di gran lunga inferiore alla nostra; nel nostro caso non si tratterebbe di  una sostituzione di una tassa con un'altra ma una tassa aggiuntiva che ci farebbe raggiungere una situazione da socialismo reale! E' veramente paradossale che proprio la sinistra da sempre ostile al consumismo ( ma che propone politiche consumistiche a cominciare dagli "stimoli") voglia ripianare i debiti sulle spalle di chi ha risparmiato ed investito i propri risparmi in una casa o, perché no,  in due case pensando ai propri figli. In Italia le case non sono possedute solo dai nababbi ma anche da semplici lavoratori dipendenti che magari hanno rinunciato alle vacanze estive, alla pay tv, ad andare al teatro. Gli stessi dipendenti delle grandi fabbriche del nord, quei disperati che venivano dal sud in cerca di lavoro con immani sacrifici si sono costruiti la loro casa, il loro futuro. Una volta la sinistra li difendeva ( o credeva di difenderli), adesso li vuole azzannare per perpetrare quegli sprechi che hanno portato l'Italia sull'orlo della bancarotta. E comunque anche si trattasse di persone divenute ricche onestamente col proprio lavoro trovo ingiusto che debbano pagare loro gli sprechi altrui.

Il principio della tassazione progressiva serve solo a metterci gli uni contro gli altri: chiunque pensa di ricevere un'ingiustizia, specialmente se ha sempre pagato le tasse. La strada maestra sarebbe quella della tassazione proporzionale ( bassa per tutti ovviamente!) ma in Italia anche solo discuterne farebbe muovere qualche magistrato... Di sicuro serve una riforma fiscale ma qualunque proposta sarebbe ritenuta ingiusta. Ridurre il perimetro dello Stato? Anche questo è un tabù. Non ci resta altra strada che pagare, pagare sempre più tasse cercando di trovare soluzioni magari più originali della patrimoniale. Non è il caso di fare del moralismo però che le formiche paghino per le cicale vita natural durante no. E' troppo anche in un paese come l'Italia.

 
 
 

LE TASSE VANNO PAGATE MA CON UN CRITERIO DI CHIAREZZA

Post n°304 pubblicato il 30 Agosto 2011 da NEREIDI.201
 

LE TASSE VANNO PAGATE MA CON  UN CRITERIO DI CHIAREZZA


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Se c’è una cosa che lo Stato riesce a far bene è quella di mettere i propri cittadini gli uni contro gli altri. La crisi economica mondiale, il rientro dal debito mediante le relative manovre ( e chissà quante ce ne saranno ancora se non si affrontano strutturalmente i problemi) hanno messo maggiormente in evidenza questa “specialità” leviatana. Basterebbe leggere i diversi gruppi che si sono formati su facebook: a coloro che vorrebbero che la manovra fosse pagata dalla Chiesa si sono aggiunti nelle ultime ore quelli che vorrebbero far pagare l’Ici ai sindacati, a Emergency, di togliere i privilegi fiscali alle  Cooperative Rosse e via di questo passo.

La cosa che subito balza agli occhi è che in questo paese non vige lo stato di diritto ma una serie di privilegi che sono diventati impossibili da colpire e che costituiscono una palla al piede sulla strada di una eventuale crescita: un paese così paralizzato da un equilibrio precario fra vari interessi e dove non esiste stato di diritto non offre alcuna garanzia per qualsiasi tipo di investimento a cominciare da quelli stranieri.Soprattutto colpisce in senso negativo la mancanza di una cultura del diritto: se è vero la sinistra vorrebbe recuperare fondi tassando ulteriormente i capitali scudati dopo che lo Stato aveva garantito ai possessori di chiudere definitivamente la vertenza

 

David Hume parlava dell’adempimento delle promesse come una delle tre leggi di natura, fondamento della Grande Società. Giusto o sbagliate che siano le norme decise dal Parlamento ( benché il rientro molto “scontato”dei capitali dai paradisi fiscali non sia il massimo della correttezza ma ha contribuito ad alleggerire la precedente manovra), le decisione prese devono poi essere rispettate altrimenti il paese perderebbe di ulteriore credibilità. La mancanza di certezza del diritto è il punto centrale della mancanza di investimenti in Italia.

Poi piuttosto che prendersela con l’8 per mille destinate alle religioni sarebbe più utile pretendere questa procedura per pagare le altre tasse. Stabilito un tetto alla tassazione generale, stabilita la quota che si deve destinare allo Stato mi sembrerebbe giusto che i cittadini potessero scegliere dove destinare i propri soldi: per esempio dare una data percentuale alla sanità, alla sicurezza, alla giustizia, all’istruzione( magari con delle aliquote minime garantite) e perfino ai parlamentari. Questo potrebbe essere un tentativo di rendere competitivi i vari servizi che offrirebbe lo Stato ed ogni comparto dovrebbe regolarsi in base alle risorse ricevute. Certo non sarebbe la tassazione volontaria proposta da Ayn Rand ma un passo in avanti verso una maggiore trasparenza.

 
 
 

SENZA UN LIMITE ALLE TASSE I CONTI NON TORNANO

Post n°303 pubblicato il 18 Agosto 2011 da NEREIDI.201
 

SENZA UN LIMITE ALLE TASSE I CONTI NON TORNANO

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Mentre si discute ancora della inutile stangata estiva e si cercano correzioni alla manovra come le classiche toppe peggio del buco ( nella certezza che non verranno prese in considerazione le sensate proposte alternative di un gruppo di parlamentari capeggiati da Antonio Martino) in Parlamento giace già una proposta di legge molto seria e che proprio in questi giorni è stata rivitalizzata nel vertice franco-tedesco: il pareggio di bilancio da inserire nella Costituzione.

Da sempre un chiodo fisso del compianto ex presidente della Repubblica Luigi Einaudi la proposta di legge che è stata depositata da alcuni parlamentari di tutti gli schieramenti politici primo fra tutti Nicola Rossi ( non a caso ex Pd ora nel gruppo misto) con l'appoggio di quasi tutto il mondo liberale ( per quanto infinitesimale qui in Italia...) presenta un clamoroso vuoto: non specifica un tetto alle tasse! Certamente chi  ha avanzato la proposta non può essere accusato di statalismo ma immaginate che pericoloso assist si potrebbe offrire ad un qualunque governo "manovratore"  per cui "le tasse sono bellissime" e magari con i loro elettori indignati nelle piazze per reclamare altre tasse! Il pareggio di bilancio implica che non si può spendere più di quelle che sono le entrate ma si può spendere tanto elevando la tassazione. «Fra una spesa pubblica pari al 30% del pil con un deficit del 5% ed una spesa del 60% del pil con bilancio in pareggio, preferirei di gran lunga la prima» ha giustamente osservato Antonio Martino.

 

Non è un caso che escludendo Antonio Martino e pochi altri liberisti nessuno ha ipotizzato ( nemmeno per sbaglio!) che per contenere il debito pubblico la via maestra è quella dei tagli e delle riforme strutturali. Tutti impegnati a cercare dove trovare i soldi, che siano transazioni finanziarie o patrimoniali, soldi "scudati" o calciatori e con la sinistra che alla fine protesta (giustamente) contro il "contributo di solidarietà" perché a pagarlo sono i benestanti... Le idee sono le più fantasiose ma il risultato non cambia: senza tagliare le spese, col debito che ci portiamo da decenni e con i relativi  interessi da pagare, per raggiungere il pareggio di bilancio occorreranno sempre più tasse! Lo capirebbe pure un bambino di scuola elementare ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...per cui si aspetta sempre l'uomo della provvidenza, l'apprendista stregone di turno.

 

Ogni aumento delle tasse implica una perdita di libertà; se non si mette un freno alla tassazione in Costituzione per rincorrere il pareggio di bilancio nel giro di pochi decenni tutto ciò che guadagniamo dovremo cederlo allo Stato. D'altra parte anche la gente pare approvare questa deriva statalista: canti, balli, feste notturne, Bella Ciao hanno salutato la vittoria dei referendum che porteranno ad un aumento della tassazione generale ( e con una impareggiabile faccia di bronzo Bersani, dopo avere cavalcato la demagogica campagna referendaria,  nella sua controproposta alla manovra propone la liberalizzazione dei servizi pubblici......). Con questa prospettiva l'Unione Sovietica è dietro l'angolo.

 
 
 

LA CRISI,L'EURO E L'ENNESIMA STANGATA

Post n°302 pubblicato il 16 Agosto 2011 da NEREIDI.201
 


LA  CRISI
L'EURO E L'ENNESIMA STANGATA

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Le radici dell’attuale crisi mondiale vanno, a mio parere, cercate nel sistema monetario internazionale. Cominciamo con quella che era (e forse ancora è) la moneta regina degli scambi internazionali: il dollaro americano. Dopo la svalutazione della sterlina di fine 1967 e il successivo scioglimento del Consorzio dell’oro (Gold Pool, l’organismo che avrebbe dovuto mantenere fisso il prezzo dell’oro a $35 l’oncia), il sistema monetario internazionale smise di essere un Gold Exchange Standard (sistema a cambio aureo) e divenne un dollar standard, un sistema basato sul dollaro. La decisione di Nixon del 15 agosto 1971 di abolire la convertibilità del dollaro in oro fu solo un atto notarile, l’attestazione che le riserve auree degli Stati Uniti non erano sufficienti a garantire la convertibilità in oro di tutti i dollari in circolazione. Comunque sia, da quasi mezzo secolo il dollaro è il principale strumento di riserva delle banche centrali e il mezzo di pagamento internazionale più diffuso.
La creazione della moneta unica europea ha gradualmente eroso la supremazia internazionale del biglietto verde. Come già ricordato, il dollaro ha perso il 15% rispetto all’euro negli ultimi 12 mesi e il 10% rispetto a tutte le altre monete. Questo calo del dollaro ha avuto conseguenze benefiche sull’economia americana: anche se le esportazioni degli USA rappresentano solo il 10% del pil americano, la loro crescita ha rappresentato il 50% del tasso di sviluppo di quel paese nello stesso periodo. D’altro canto, il tasso d’inflazione interno americano negli ultimi dieci anni è rimasto inferiore al 3%; si può quindi avere una moneta forte all’interno e debole all’esterno.
Il discorso sull’euro è diametralmente opposto: si è notevolmente apprezzato sull’estero (non solo nei confronti del dollaro), con danno notevole per le esportazioni di quasi tutti i paesi dell’eurozona, e continua ad avere un potere d’acquisto interno molto al di sotto di quello previsto dalle parità di Maastricht. Non credo ci sia una persona in Italia disposta a sostenere che un euro ha lo stesso potere d’acquisto che avevano 2.000 lire; a voler essere di manica larga, un euro “vale” non più di mille lire. Con due milioni di lire al mese si campava anche decorosamente, con mille euro certamente no.
Entrambi i fattori – alto valore esterno, basso valore interno – sono recessivi: il primo penalizza le esportazioni e incoraggia le importazioni, il secondo, deprimendo il potere d’acquisto delle famiglie, riduce i consumi. Aumentare le tasse in questa situazione è semplicemente demenziale perché rende ancora meno probabili le possibilità di crescita e, invece, rende molto più plausibile la possibilità di un ristagno se non addirittura di una recessione.
I tedeschi, che sono i maggiori beneficiari dello spostamento della domanda di riserve dal dollaro all’euro, orgogliosi della solidità dei loro titoli di Stato, si ritengono autorizzati ad imporre una bigotta e stolta politica “di rigore” agli altri membri dell’eurozona, indebolendo la credibilità dell’intera costruzione monetaria europea attraverso l’acquisto di titoli pubblici degli stati membri e la creazione di moneta.
Sono stati organi europei a imporre la vergognosa, inutile e iniqua manovra che il governo ha annunciato e lo hanno fatto per salvare le capre dell’euro e i cavoli dell’assistenzialismo di Stato.
Stando così le cose, non mi vergogno affatto per avere sempre avversato, con considerazioni “tecniche” non “politiche”, l’introduzione dell’euro: salvo la Germania, questa moneta comune sta uccidendo l’economia di quasi tutti gli altri paesi. Il governo italiano si ripromette di difendere l’assistenzialismo di stato fino alla morte dell’ultimo contribuente, quello tedesco vuole salvare l’euro forte anche se ciò dovesse comportare il fallimento della maggior parte dei paesi che lo usano! C’è solo da sperare che entrambi questi sciagurati propositi vengano frustrati dagli eventi.
Antonio Martino

 
 
 

PROGRAMMA, PROCESSIONE DELLA VARA DELL'ASSUNTA ,MESSINA

Post n°301 pubblicato il 12 Agosto 2011 da NEREIDI.201
 

LA VARA DELL'ASSUNTA
MESSINA



A PROCESSIONE DELLA VARA DELL'ASSUNTA DI MESSINA 2011


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Il programma delle celebrazioni legate alla colossale “machina devozionale”, la cui origine risale al 1535, del mezzagosto messinese che celebra l'Assunzione in cielo della Vergine Maria celeste patrona di Messina ed alla passeggiata dei Giganti.

Martedì 9 alle 18.30 presso il salone delle Bandiere di Palazzo Zanca spazio alla cultura con una Conferenza - Dibattito dedicata alla devozione a Maria SS. della Sacra Lettera e la Var...
a. I lavori saranno aperti dal Presidente e Cappellano del Comitato Vara Mons. Vincenzo D'Arrigo e dall'Assessore Prof. Dario Caroniti. Interverranno come relatori, moderati dal Prof. Franz Riccobono, lo storico Alessandro Fumia, il giornalista e storico dell'arte Dott. Marco Grassi, il Dott. Antonio Tavilla del Comitato Cittadino Maria SS. della Lettera di Messina, da Gioia Tauro il Prof. Filippo Marino e il Prof. Nunzio Lacquaniti già Assessore alla Cultura del Comune di Palmi.

Mercoledì 10, alle 18, trasferimento dei Giganti Mata e Grifone, accompagnati dai gruppi folcloristici, dal deposito di via Catania a Camaro, dove sosteranno l'11 ed il 12 agosto, ed alle 21.30 spettacolo di canti e danze siciliani nella piazza di Camaro.

Giovedì 11, alle ore 21, sempre a Camaro superiore, spettacolo musicale ed alle 21.30, a piazza Castronovo, si svolgerà un ciclo di proiezioni sulla processione della Vara.

Venerdì 12, alle 15, gara ciclistica “Trofeo Maria Assunta” lungo il circuito prefettura – viale Giostra; alle 21 spettacolo folklorico a Camaro ed alle 21.30 a piazza Castronovo video proiezioni sulla Vara.

Sabato 13, alle ore 18, la Vara sarà liberata dei teloni di allestimento; alle ore 18.30, passeggiata dei Giganti con partenza da Camaro, accompagnata da un corteo di carretti siciliani e gruppi folkloristici che, attraverso viale Europa, via Cesare Battisti, via Garibaldi, avrà termine a Piazza Unione Europea; alle 21, la Maratona di Ferragosto, lungo il circuito piazza Unione Europea - piazza Cairoli ed alle 21.30 ancora video sulla Vara a piazza Castronovo.

Domenica 14, a piazza Unione Europea dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 18.30 alle 20.30, animazione folklorica attorno a Mata e Grifone; alle 20,30, sarà celebrata dall'arcivescovo Mons. Calogero La Piana, la Santa Messa a piazza Castronovo sotto la Vara; alle 21.30 i Giganti ripartiranno in corteo da piazza Unione Europea, dove ritorneranno intorno alle 23.40, dopo aver attraversato via Garibaldi lato mare, viale Giostra e via Garibaldi lato monte, con il seguito di carretti siciliani, gruppi folkloristici e tamburi della Compagnia della Stella.

Lunedì 15 agosto, alle 7.30, saranno montate le gomene al ceppo della Vara; alle 8, saranno sparati 21 colpi di cannone; alle 11, nella Basilica Cattedrale, sarà celebrato il Solenne Pontificale da S.E. Monsignor La Piana; alle 17.30, trasferimento del Civico Gonfalone, di quello del Comitato Vara e dei ceri votivi dalla Chiesa dei Marinai a piazza Castronovo, accompagnati dai tamburini; alle 19, si avvierà il corteo avanti “Vara”, accompagnato da spari, giochi pirotecnici e lancio di bigliettini da dieci cannoni. La Vara, dopo una sosta in piazza Prefettura, si fermerà per una sosta di preghiera all'incrocio con viale Boccetta, di fronte la Madonnina del Porto, quindi in piazza Unione Europea ancora spari e giochi pirotecnici, e infine arrivo a piazza Duomo; alle 23 ed alle 23.30, sotto la stele della Madonnina del Porto, si svolgerà il tradizionale spettacolo di giochi pirotecnici.

Martedì 16, alle 21, a piazza Duomo, concerto della Banda della Brigata motorizzata “Aosta”.

Mercoledì 17, alle 8.30, i Giganti saranno trasferiti da piazza Unione Europea a piazza Duomo, e venerdì 26, alle 8, inizierà lo smontaggio della Vara ed il trasferimento dei Giganti nel deposito di via Catania.(DOTT. MARCO GRASSO)



 
 
 

LA RIVOLUZIONE LIBERALE TRADITA,CRISI

Post n°300 pubblicato il 06 Agosto 2011 da NEREIDI.201
 
Foto di NEREIDI.201

 LA RIVOLUZIONE LIBERALE TRADITA


 In principio era la Rivoluzione liberale ma alla fine del ciclo sarà soltanto la solita politica socialista che uscita dalla porta della Prima Repubblica è entrata dalla finestra della Seconda. Eppure la discesa in campo di Berlusconi nel 94 aveva davvero fatto sperare in un cambio di passo, in una politica di discontinuità rispetto al passato ma sia per un certo accanimento giudiziario verso il premier che per le difficoltà di mantenere unita una colazione in cui la Lega ha spesso tirato la corda quasi a spezzarla alla fine anche Berlusconi è rimasto impantanato in uno scenario gattopardesco per cui tutto è rimasto come prima.


Qualche colpa il premier ce l’ha a cominciare dalla scelta della sua squadra di governo: se davvero doveva fare quella Rivoluzione liberale di cui il paese aveva ( ed ha) tanto bisogno perché non ha mai nominato per esempio l’onorevole Antonio Martino al ministero dell’economia? Come si può attuare una politica liberale se nei ministeri chiave siedono personalità da sempre socialiste ( e mai pentite come Tremonti e Brunetta)? Se davvero avesse iniziato quella rivoluzione liberale promessa fin dall’inizio certamente non ci troveremmo in questa situazione di crisi che vede la crescita del paese in stagnazione da circa vent’anni. Certamente l’alleanza con la Lega non ha giovato al progetto liberale e bisogna anche ammettere che lo stesso popolo non è pronto se è vero che è andato a votare in massa i referendum sull’acqua “pubblica” che rimetterà questo bene comune nelle mani dei partiti politici con il rischio di aumentare la corruzione però anche la debolezza del Governo ha pesato.

Angelino Alfano sembra la persona giusta per riportare entusiasmo nel partito e per riprendere quel progetto liberale da tempo abbandonato; bisogna saper scegliere le persone giuste e quindi rivalutare il ruolo e le idee di Martino potrebbe essere un primo passo. Certo la situazione non è semplice perché gli ex socialisti hanno ruoli di primo piano nel partito ma senza una svolta reale c’è il serio rischio di consegnare il paese nelle mani della sinistra. Perché questo non accada la Rivoluzione liberale deve iniziare fin da adesso.

 
 
 

SPOSTAMENTE DI MINISTRI AL NORD

Post n°299 pubblicato il 29 Luglio 2011 da NEREIDI.201
 

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Lo spostamento di ministeri al nord o l'apertura di uffici di rappresentanza non porta alcun vantaggio all' Italia anzi aumentano i costi dello Stato che alla fine verranno pagati dai cittadini!

 
 
 

REALIZZARE IL PONTE ANCHE SENZA L'EUROPA

Post n°298 pubblicato il 26 Luglio 2011 da NEREIDI.201
 

REALIZZARE IL PONTE ANCHE SENZA L'EUROPA

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L'Europa, sempre in cerca di una sua identità e alle prese con una gravissima crisi economica che sembrerebbe avere come vittima sacrificale l'euro, simbolo dell'Unione, non riesce ad avere le idee chiare nemmeno per quel che riguarda le grandi infrastrutture. Dopo avere stabilito che il Ponte sullo Stretto era una priorità e che quindi andava finanziata adesso pare abbia cambiato idea.

Come sia possibile modificare di anno in anno la geografia delle grandi infrastrutture che richiedono nella realizzazione tempi decennali è qualcosa difficile da capire anche per le menti più illuminate e testimonia la grande confusione che regna all'interno dell'Unione europea.


C'è da sperare che il governo nazionale faccia tutto ciò che è nelle sue possibilità per non far fallire il progetto per cui si sono spesi in questi anni gli amministratori locali a cominciare dal sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca. La loro dedizione alla realizzazione di quest'opera che cambierebbe il volto dell'intera area creando sviluppo deve essere guardata con attenzione dal governo più di quanto faccia per il distaccamento di alcuni ministeri al nord.

Certo la realizzazione di queste grandi infrastrutture necessiterebbe di una maggiore coesione politica e l'Italia da questo punto di vista ne paga le conseguenze. Anche quella parte della sinistra (maggioritaria) che era favorevole al Ponte sullo Stretto adesso per meri calcoli politici sta cavalcando l'onda del NO ad ogni cosa e senza confrontarsi nel merito.

Le comunità locali, le loro amministrazioni conoscono il proprio territorio meglio di un qualunque burocrate di Bruxelles e quindi dovrebbero maggiormente contare nella scelta e nella realizzazione delle infrastrutture. Il governo italiano dovrebbe farsene carico e far valere in ogni sede le proprie ragioni. Ne va del futuro del Mezzogiorno.

 
 
 

NEL LUNGO PERIODO SEREMO TUTTI MORTI

Post n°297 pubblicato il 11 Luglio 2011 da NEREIDI.201
 

 NEL LUNGO PERIODO SEREMO TUTTI  MORTI

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 «Ma questo lungo periodo è una guida ingannatrice negli affari correnti. Nel lungo periodo saremo tutti morti». Così John Maynard Keynes replicava a chiunque mettesse in dubbio l'efficacia della sua ricetta economica basata sull'intervento dello Stato e atta a stimolare la domanda con maggior spesa pubblica specialmente nei periodi di crisi. Risposta irresponsabile prima ancora che profetica da parte del maggior economista di riferimento a cavallo delle due guerre mondiali. Sarebbe già un grande risultato se oggi, alla luce della grave crisi che sta investendo l'area euro ( e non solo visto che le politiche keynesiane messe in atto dall'amministrazione Obama hanno di fatto sancito il default tecnico degli Stati Uniti) con le economie degli stati maggiormente indebitati sotto la pressione speculativa dei mercati, si ammettesse la fallacia della dottrina keynesiana; invece a sentire il premio Nobel per l'economia Paul Krugman ci vorrebbe un maggiore stimolo, un maggiore indebitamento! «Similia similibus curantur» sosteneva Samuel Hahnemann padre dell'omeopatia. Curare il male con lo stesso male, in attesa di una qualche riprova scientifica in medicina, non sembrerebbe una valida ricetta per l'economia ( l'esperienza quantomeno non aiuta...)


 Forse sarebbe il caso di puntare sulle liberalizzazioni accompagnate da un taglio deciso della spesa pubblica. Certo le condizioni non sono tra le più favorevoli specialmente dopo l'ubriacatura statalista post referendaria sull'acqua "pubblica": ci troviamo di fronte un paese che, formatosi nella scuola di stato, per la maggioranza rifiuta qualsiasi politica liberale. Purtroppo i demagoghi e i populisti di ogni colore avranno sempre vita facile e le ricette keynesiane rappresentano il grimaldello che consente loro di crearsi un certo consenso popolare e clientelistico. Più Stato significa anche più corruzione e la soluzione non sono le sfilate degli indignati in servizio permanente sulle piazze bensì togliere potere decisionale alla politica e consentire quindi di liberare le risorse di cui è ricco il paese; un ricambio generazionale non solo politico ma anche imprenditoriale per far si che il Paese non resti sempre in mano ai soliti noti. Piuttosto che aspettare di morire vediamo di far durare un po' di più questo «lungo periodo» facendo quelle opportune riforme che non saranno a costo zero ma che almeno consentiranno alle future generazioni di continuare a vivere nel benessere.

 
 
 

UN FIORE BIANCO DI POMELIA AL BAVERO

Post n°296 pubblicato il 08 Luglio 2011 da NEREIDI.201

UN FIORE BIANCO DI POMELIA AL BAVERO


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In “girovaghi” (edizioni Einaudi) di Yiyun Li vi è la storia di una “controrivoluzione”, che con gentilezza e sagacia mette in evidenza come si possano affrontare battaglie ideali e si possa vincere e convincere, anche in ambiti difficili, come quelli vissuti sotto i regimi comunisti.Aspirare alla libertà ispirati da un senso di giustizia è “cosa” che appartiene agli “onesti”.Cerchiamo oggi un simbolo per fornire un’identità a chi crede convintamene che si possa, poggiando su questa preliminare condizione, far assumere alla politica il ruolo di attore protagonista ed autorevole.Oltre che il desiderio di un ritorno alla militanza è necessario un ritorno all’identità di valori che siano veri e visibili: con Angelino Alfano si può lanciare un nuovo percorso per contribuire a far tornare la politica “significativa e visionaria” e condurla fuori dal vizioso circolo mediatico, caratterizzato da una forma di “demagogia” fine a se stessa.La stanchezza di quanti assistono a questo vento confusionario ordito da “Repubblica” e dal suo editore De Benedetti ci ha portati a ritenere insopportabili le “parole d’ordine” lanciate in libertà senza rispettare la necessaria “grammatica” delle regole della civiltà che impongono a tutti di discernere tra persone veramente oneste rispetto a quelle che millantano di esserlo !!!Un fiore di pomelia al bavero, simbolo di un “bel gesto” al servizio della gente … la vera bellezza si esprime attraverso la semplicità.

Candeloro Rino Nania

 
 
 

TAV:DOMENICO NANIA, CONDANNA SENZA SE E SENZA MA

Post n°295 pubblicato il 05 Luglio 2011 da NEREIDI.201
 

 TAV:DOMENICO NANIA, CONDANNA SENZA SE E SENZA MA


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 "I continui episodi di violenza messi in atto dai black bloc e da irresponsabili che hanno portato al ferimento di centinaia di uomini delle forze dell'ordine in Val di Susa sona da condannare fermamente senza se e senza ma. Tutti prendano le distanze, perché chi non lo fa fiancheggia i violenti. La libertà di manifestare come diritto sancito nella nostra Carta fondamentale non deve essere svilita da violenti che con atti criminali cercano di creare strappi istituzionali e che nulla hanno a vedere con le ragioni del dissenso. Il mio più vivo sostegno e ringraziamento va al Ministro Maroni e alle Forze dell'Ordine che ancora una volta hanno dimostrato che lo Stato democratico esiste. Rinnovo la mia solidarietà agli uomini delle Forze dell'Ordine che sono rimasti feriti negli scontri, svolgendo un lavoro encomiabile ed evitando il peggio in situazioni ad altissimo rischio". Cosi' il vice Presidente del Senato, Domenico Nania, in merito agli scontri in Val di Susa provocati dai No Tav per impedire che proseguano i lavori per l'alta velocita' della Torino-Lione.



Uno stato democratico deve sottostare alla legge e non al ricatto di un gruppo di delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco la Val di Susa. Quello che spiace di più è vedere gruppi politici nostalgici del passato che non hanno preso le distanze dai violenti. E vorrebbero pure governare il paese!

 
 
 
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......

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Se due Persone
sono d'accordo su Tutto,
può stare sicuro
che soltanto uno
sta pensando.

 

IN MEMORI DI

ENZO FRAGALà

UN UOMO ONEST0!

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SICILY/CANADA




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Lu mè sguardu luntanu si perdi unna 'u suli si spusa cô mari:chi spusalizziu rranni è chistu cca!Culuri tinciutu d'aranciu esapuri di sali...L'aceddi 'ntonanu 'ncantu d'amuri;'nto cielu pulitu 'na vucca russa lu mè cori vasa!Sicilia bbedda,china di sapuri:'u to çiauru trasi 'nto coriSe 'npitturi t'avissi a ddisignari,oru finu avissi a truvari...Nâ fina rrina l'amantifanu amuri,mentri la tunna lunali stapi a taliari...Comu ti pozzu scurdarise tu bbedda m'appari?

 

Trad.

 

Lontano si perde il mio sguardoladdove il sole tramonta:quale stupendo connubio è questo!Colore arancio e sapore di sale...Gli uccelli intonano un canto d'amore;nel cielo terso una rossa bocca bacia il mio cuore!Sicilia bellapiena di sapori:il tuo profumo entra nei cuori;Se un pittore dovesse dipingertidovrebbe cercare pietre preziose...Nella fine rena gli amantifanno l'amore,mentre li sta a guardarela rotonda luna...Come ti si puo' scordarese tu sempre stupenda appari?

 

ANTONIO MARTINO

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Essere liberale oggi significa saper essere conservatore, quando si tratta di difendere libertà già acquisite, e radicale, quando si tratta di conquistare spazi di libertà ancora negati. Reazionario per recuperare libertà che sono andate smarrite, rivoluzionario quando la conquista della libertà non lascia spazio ad altrettante alternative. E progressista sempre, perché senza libertà non c’è progresso.

IL BLOG DI ANTONIO MARTINO
 

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Per quanto egoista si possa ritenere l'uomo vi sono evidentemente alcuni principi nella sua natura che lo inducono ad interessarsi della sorte altrui e gli rendono necessaria l'altrui felicità, sebbene da essa non ottenga altro che il piacere di contemplarla.(Adam Smith)
 

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(MIMMO)


DOMENICO NANIA

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Un mondo migliore è possibile.
Un mondo migliore è possibile.Quale forma potranno assumere i partiti nella Terza Repubblica? L’Autore illustra, con una lettura anche autobiografica, una prospettiva per la destra in vista di una nuova stagione costituente che possa realizzare un equilibrio istituzionale. Guardando con profondo senso dello Stato ai progetti federalisti e presidenzialisti che sono al centro del manifesto di Destra plurale, vengono passati in rassegna con linguaggio appassionato e competente temi quali la legge elettorale, la diffusione del virus dell’egemonia in segmenti importanti della società e delle istituzioni, la questione morale e le tendenze oligarchiche che minacciano la democrazia degli Italiani. In particolare, l’attenzione del lettore viene richiamata su due nodi centrali dello scenario politico: la questione socialista rispetto al Partito democratico e il berlusconismo rispetto al centrodestra.
 

ULTIME VISITE AL BLOG

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Amare senza sognare

è come visitare Venezia

senza condola

...

l'amore fa cambiare le Persone

a volte li fa salire in alto,fino a toccare il cielo,

altre volte invece li fa scendere in basso,fino quando toccano il fondo

...

Il vero amore tra due Esseri è simile a due Gocce d'acqua

che unendosi,ne formano una sola


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Il lavoro mi piace,mi affaccina!
Potrai stare per ore seduta a guardalo...
 

Molti Uomini vivono felici senza saperlo.(VAUVEPARGUES)

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Il mio migliore amico oggi mi ha dato uno schiaffo. continuarono a camminare, finché trovarono un'oasi, dove decisero di fare un bagno. L'amico che era stato schiaffeggiato rischiò di affogare, ma il suo amico lo salvò. Dopo che si fu ripreso, scrisse su una pietra: il mio migliore amico oggi mi ha salvato la vita. L'amico che aveva dato lo schiaffo e aveva salvato il suo migliore amico domandò: "quando ti ho ferito hai scritto nella sabbia, e adesso lo fai su una pietra. perché? " l'altro amico rispose: "quando qualcuno ci ferisce dobbiamo scriverlo nella sabbia, dove i venti del perdono possano cancellarlo. ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo inciderlo nella pietra, dove nessun vento possa cancellarlo."

 

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