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Il valore economico di un'azienda generato dalla gestione ambientale

Post n°61 pubblicato il 11 Febbraio 2009 da cescocav
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Ho letto questo articolo con molto interesse e desidero riportarvelo per intero. Sotto seguirà in rosso il mio punto di Vista. Cosa ne Pensate? Dite la Vostra!!!! 


Il valore economico di un'azienda generato dalla gestione ambientale: il VEP come modello per la sua analisi e stima (prima parte)
di Riccardo Giovannini, Amministratore delegato RGA

[25-11-2007] L'analisi dei costi e dei benefici connessi alla realizzazione di una qualsiasi azione e decisione è un principio fondamentale che il manager o l'imprenditore devono tenere costantemente presente nello svolgimento della loro attività all'interno di un'azienda. Pertanto anche l'ambiente, ossia la scelta di considerare, o meno, le implicazioni ambientali di ogni decisione da intraprendere - sia essa strategica o strettamente operativa - non può sottrarsi da tale logica, per quanto questa possa essere eticamente e moralmente apprezzabile sia all'interno che all'esterno dell'azienda.

Da questa considerazione di principio consegue l'esigenza di supportare in modo quantitativo la validità, o meno, di scelte aziendali che comportano la considerazione di una variabile che da sempre in Italia è stata non solo trascurata ma, assai più spesso, costantemente esclusa dalla possibile lista delle variabili di riferimento per l'assunzione di una qualsiasi decisione aziendale: la variabile ambientale.

Il modello concettuale e quantitativo che sarà presentato successivamente costituisce, pertanto, un supporto alle decisioni dell'imprenditore, o meglio un DSS (Decision Support System) per valutare la convenienza, o meno, di adottare una gestione ambientale all'interno della propria azienda.

La fruibilità pratica di tale modello denominato VEP (Value vs Environmental Perfomances) può essere - evidentemente - molto varia; tuttavia ai tempi attuali, in cui a volte i ragionamenti che esortano le aziende a prestare maggiore attenzione ai loro impatti ambientali sono spesso giudicati noiosi oppure, al contrario in altri casi, oggetto di strumentalizzazione politica, questo modello può essere efficacemente utilizzato come elemento di sensibilizzazione per avvicinare un'azienda allo sviluppo di un sistema di gestione ambientale.

Nella sostanza, infatti, tale modello consente di stimare se, e in quale misura, lo sviluppo di un sistema di gestione ambientale contribuisce, o può contribuire, alla creazione di valore in un'azienda.

Il fatto che questo modello concettuale può essere utilizzato come strumento per sensibilizzare le aziende verso l'adozione di pratiche e comportamenti più rispettosi nei confronti dell'ambiente è una delle ragioni principali per cui è stato pensato ed elaborato. L'esperienza professionale degli ultimi anni ha consentito, infatti, di rilevare:



  • un interesse ancora carente delle aziende nei confronti delle tematiche ambientali, seppure in via di lenta e continua crescita

  • un limitato successo delle misure di incentivazione introdotte sia a livello nazionale che regionale


E' proprio quest'ultimo l'aspetto che induce maggiori riflessioni. La definizione di forme di agevolazione finanziarie - in forma di contributo a fondo perduto nella misura anche del 50% - si è rivelata nella maggior parte delle situazioni una misura del tutto inefficace a stimolare un reale avvicinamento delle aziende alle tematiche ambientali.

La spiegazione di questo strano fenomeno è presto fatta: l'ambiente nelle aziende è sempre stato considerato un costo, una specie di tassa che rimane tale anche se sulla stessa sono applicati delle sorte di sconti. Un costo o una tassa - se si può - si cerca di evitarla, ossia di non pagarla e non, invece, di ottenerne uno sconto. E' un po' come l'aneddoto dello sportivo che pratica tutti gli sport ma non lo sci. Cosa pensate che vi risponda se gli offrite a 100 €uro un completo da sci che ne vale 250 ? Vi risponderà che la tuta potete tenerla con voi, insieme allo sconto di 150 €uro che in sostanza gli avete proposto. Non c'è niente di più oneroso di pagare una cosa (o un servizio) che non serve!

Tuttavia il mercato si sta evolvendo e comportamenti maggiormente attenti all'ambiente vengono richiesti non solo dallo Stato ma anche dalle aziende, dai clienti, dalla collettività in genere, per cui - sempre di più - lo sviluppo di sistemi di gestione ambientale sta diventando un passaggio che le aziende - volenti o nolenti - sono costrette ad effettuare.

E' quindi evidente che una maggiore educazione ambientale è una direttiva che bisogna assolutamente auspicarsi non solo per noi ma soprattutto per le generazioni future, per cui l'unica strada percorribile è quella di uno sviluppo sostenibile. Di conseguenza tutti quelli che sono consapevoli di tale situazione, e possono al tempo stesso fornire un contributo sostanziale verso una positiva evoluzione del sistema, devono orientare il loro impegno su:



  • cultura - lo scenario appena descritto ha evidenziato che una maggiore attenzione sul tema ambiente è - nella sua essenza - un problema culturale. Pertanto è importante in tutte le sedi - siano esse professionali, accademiche, sociali - contribuire alla diffusione dei temi ambientali e promuovere lo svolgimento delle attività aziendali in modo compatibile con l'ambiente

  • strumenti innovativi - individuare, elaborare e diffondere continuamente strumenti innovativi che - a seconda dei casi - siano in grado di sensibilizzare ora gli imprenditori, ora la pubblica amministrazione, ora la collettività stessa verso una maggiore attenzione nei confronti dell'ambiente.


L'analisi del valore proposta dal modello VEP si colloca proprio in questo ultimo ambito e intende porsi come strumento innovativo e pragmatico per:



  • sensibilizzare manager e imprenditori verso l'adozione di comportamenti e sistemi di gestione ambientale;

  • consentire l'analisi dei costi e dei benefici connessi all'implementazione di sistemi di gestione ambientale.


L'articolo è molto interessante anche se ho un piccolo appunto da fare. Io sono un laureato in Economia Ambientale e sin dallle prime lezioni accademiche ho potuto riscontrare ben poco di concreto. Mi spiego. L'argomento VPE è senza ombra di dubbio interessante e che andrebbe assolutamente gestito da ogni imprenditore, sia che si tratti di Grandi Aziende che di PMI e Micro Aziende. Tuttavia l'errore che molto spesso si fa è quello di presentare questi argomenti agli imprenditori come se fosse una lezione universitaria. Gli imprenditori, della lezione universitaria, se ne fanno ben poco. Mi è capitato più volte di interfacciarmi con qualche imprenditore e la risposta classica è sempre la stessa: dove sono i risultati tangibili di quello che stiamo raccontando?
La verità è che sono pochi gli imprenditori che credono nei sistemi di gestione ambientale e tanti sono quelli che aderiscono a programmi specifici come le certificazini ambientali(esempio iso 14001) solo per vedersi riconosciuta la possibilità di accedere a qualche finanziamento o a qualche gara. Messo in altri termini, l'imprenditore medio non è, secondo me, classificabile come "ProAttivo" nè "Attivo". L'imprenditore medio attende di sfruttare al meglio le opportunità che si presentano. E lo stesso vale per l'aspetto tutela ambientale.
Il sistema imprenditoriale italiano purtroppo, è "malato".  La malattia specifica è la MIOPIA, ovvero, è attento a generare profitti, in modo insostenibile, sfruttando al massimo qualsiasi tipologia di risorsa, senza valutare le conseguenze di questo suo modo di agire.
Una maggiore educazione ambientale è senza dubbio una direttiva che bisogna assolutamente perseguire, ma a mio avviso bisognerebbe fare meno chiacchiere e presentare all'imprenditoria intaliana esempi concreti di successo. Accompagnarli, Affiancarli nelle loro attività è far comprendere loro, facendogli toccare con mano, i vantaggi che ne derivano.
Lo strumento delle misure di incentivazione introdotte sia a livello nazionale che regionale è quindi un metodo sbagliato.
Pittosto che offrire soldi alle imprese (dei quali molto spesso si perdono le tracce e non si sa se realmente vengono investiti in attività cosidette verdi), se fossi un governatore o un amministratore, cercherei di studiare un modo efficace per affiancare, alle imprese che aderiscono a progetti simili, specialisti del settore i quali hanno poi li compito di accompagnare l'imprenditore e l'impresa fino al raggiungimento dell'obietivo finale, ovvero l'ecosostenibilità delle proprie attività.
Io penso che in questo modo lo Stato risparmierebbe qualche soldo e in più constaterebbe che le imprese diventeranno Imprese Responsabili ed Ecosostenibili.

 
 
 

Ecoreati nel codice penale

Post n°28 pubblicato il 27 Aprile 2007 da cescocav

immagineTempi duri per chi fino ad oggi pensava di potersi liberare facilmente dei rifiuti prodotti dalle loro attività.

“Gli Ecoreati nel Codice Penale” - Così titola una rivista di settore che ho consultato qualche giorno fa su internet. Approda, infatti, in sede del Consiglio dei Ministri, il disegno di legge (ddl) proposto dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero della Giustizia che vede inasprire le pene per tutti coloro che illegittimamente abbandonano rifiuti o sostanze pericolose potenzialmente dannose per l’ambiente e per la salute dell’uomo.

In tutto sono cinque articoli contenuti nel titolo VI bis libro secondo del Codice Penale dal titolo “DELITTI CONTRO L’AMBIENTE”  che prevedono multe salatissime fino ad un massimo di 250 mila euro e 10 anni di reclusione per chiunque immette nell’ambiente sostanze particolarmente dannose per i vitali processi naturali degli ecosistemi e dell’ambiente in generale.

In più risono le aggravanti. Ed in questo caso la pena è ancor più pesante. Essa, infatti, si inasprisce ulteriormente con un aumento di un terzo delle sanzioni previste. Un caso classico è la compromissione dell’ambiente in aree naturali protette o soggette a vincoli paesaggistici, storico artistici, architettonici ed archeologici.

Il mio punto di vista: “Che possa questo essere un efficace strumento per combattere l’abbandono irresponsabile ed indiscriminato su tutto il territorio di sostanze pericolose”? Che possa essere uno strumento per frenare l’aggravarsi dei problemi legati all’abbandono dei rifiuti soprattutto nelle aree protette in Campania?

Io penso di si. Ma voglio fare una precisazione che per carità può anche essere sbagliata: io penso che il problema, fino ad oggi, non è stata l’assenza di strumenti e norme che disciplinassero questo aspetto molto importante per il territorio italiano. Il problema non è a monte ma a valle. Il problema, infatti, rimane il controllo. Nonostante vi siano organismi preposti al monitoraggio del territorio (come le ARPA), vi è l’assenza o quasi totale assenza di personale qualificato (ma soprattutto esso stesso) con una alta vocazione ambientalista che vigilasse e monitorasse con costanza il territorio di appartenenza – soprattutto in Campania dove prevale ancora il lassismo e le corsie preferenziali per ovviare a delle procedure importanti per la tutela ambientale.

Dove voglio arrivare? Vi sono leggi come la 10/91 che prevede in alcuni casi specifici che gli Enti predisponessero al loro interno, un’unità operativa diretta da un Energy Manager che perseguisse l’obiettivo del risparmio energetico, della Conservazione e dell’Uso Razionale delle Risorse Energetiche ponendo particolare attenzione alle fonti rinnovabili e pulite. È una cosa importante questa che deve anch’essa migliorarsi, credo.

E  mi chiedo: perché non dotare ogni comune di VERE unità preposte al monitoraggio del territorio che studiassero anche i metodi di intervento per ridurre e combattere questo tipo di problemi? Perché non dotare ogni comune di VERE unità che svolgessero attività di intermediazione con gli enti a difesa dell’ambiente? Perché non dotare il comune di VERE unità preposte alla valorizzazione e alla difesa dell’ambiente, in piena autonomia.

E bada bene, per VERE intendo Unità Operative composte da Personale Sensibile, Responsabile, Efficiente ed Efficace.

Basta con i funzionari poco motivati e che non rispecchiano le caratteristiche che ho tanto evidenziato. MI ASPETTO DI PIU’….

 
 
 

Da Trentinara.com

Post n°27 pubblicato il 14 Aprile 2007 da cescocav

immagineTrentinara sta cambiando, lentamente, ma sta cambiando. Nuove opere vengono realizzate, gli antichi splendori vengono recuperati, nuove attività  partorite da idee lungimiranti sorgono. Bene.

Per portare a termine questo processo di cambiamento, di rinascita occorre però la svolta più importante, quella decisiva: la crescita culturale.

Badate bene non parlo di quella cultura etichettata dai titoli accademici, lauree, master e così via, o quella che ha torto viene considerata cultura come il nozionismo dilagante favorito dai quiz televisivi, ma della cultura del saper vivere. Un grande scrittore ha detto: la cultura è quello che ti rimane dentro quando hai dimenticato tutto; lui si riferiva alla capacità dei libri di modificare il nostro pensiero ma noi possiamo benissimo traslare questa asserzione sul campo della vita. È costituita dall’insieme delle esperienze che caratterizzano il cammino di ciascuno di noi. Per motivi di lavoro mi trovo a vivere in una realtà territoriale completamente diversa dalla nostra e per passione spesso vengo a contatto con altre realtà culturali. È inevitabile il paragone, il confronto e purtroppo spesso devo constatare la nostra arretratezza culturale che si riflette negativamente su tutti gli altri aspetti della vita sociale. Da noi manca completamente il senso di appartenenza e rispetto verso gli spazi comuni, l’ambiente e più in generale verso tutto il territorio. Ci arroghiamo il diritto di disporne a nostro piacimento, ferendo, scempiando, lacerando e straziando una terra che meriterebbe ben altra sorte. Ogni ponte, ogni  slargo viene individuato da “degne persone” quale ricettacolo dei più svariati rifiuti, materiale di risulta, cucine, frigoriferi e lavatrici, al posto della roverella, del lentisco, dell’alloro e del mirto.  Gli operatori commerciali non sempre sono all’altezza di ricevere i turisti,  anche la popolazione con il suo atteggiamento di incuria verso gli spazi comuni manifesta scarsa attenzione verso il proprio paese e i suoi potenziali visitatori. È un fatto strano: quando si tratta di ospitare parenti o amici siamo insuperabili, ma quando si tratta di avere a che fare con “clienti” non riusciamo a esprimere il meglio. Non mi riferisco in particolare a Trentinara, basta pensare a quello che succede a Paestum che dovrebbe essere il motore propulsore di tutta l’area e invece è un barcone in balia dell’ondivaga corrente. Nel Nord Italia e ancor di più nel Nord Europa gli spazi comuni vengono curati e tutelati dalla collettività, a prescindere dai controlli degli organi preposti. Ogni area verde viene valorizzata al meglio, ogni nuova opera realizzata dal comune o dalla provincia viene considerata come un regalo alla cittadinanza e di conseguenza trattata. La gentilezza verso i turisti è a tratti disarmante e soprattutto esiste una completa informazione dei servizi e delle attrattive. Non sono obiettivi irraggiungibili, basta diventare consapevoli e fieri di quello che abbiamo, della nostra storia, del nostro paesaggio “vivente”, delle nostre tradizioni, dei nostri prodotti: del nostro territorio. Solo così potremo innescare un trend diverso che sia capace di evitare la fuga verso mete lontane dei giovani e meno giovani e dare una speranza per un futuro migliore.

IN RISPOSTA A QUESTO ARTICOLO                                  

Questione di cultura!!! 
Trentinara è come un Diamante.....dalle mille sfaccettature...bisogna imparare ad amarle, tutte... 
Purtroppo caro Antonio trentinara bisogna viverla ma soprattuto bisogna convivere con i trentinaresi...i quali, è vero, hanno delle mancanze dovute, forse, alla scarsa mobilità e viaggi verso nuove mete che non permettono di accrescere il loro bagaglio culturale....Ma se animati e trascinati Verso un' apertura totale alla comprensione, devo dire e possono assicurartelo, non deludono... 
QUELLO CHE MANCA NON è LA CULTURA perchè quella si acquisisce con il tempo (e magari tra qualche decennio sarà un problema superato), quello che manca sono GLI ANIMATORI, coloro che si impegnano a diffondere idee e cultura, coloro che operino sul territoio, e nel terriorio, coloro che trasferiscano ottimismo e voglia di fare... 
 
SONO STUFO DI SENTIRE E LEGGERE SEMPRE DELLE STESSE COSE... 
 
..per me quello che dici è solo aria fritta, cose sentire e ridette... 
IO MI ASPETTO BEN ALTRO CHE ARTICOLI (A CUI LASCIO IL TEMPO CHE TROVANO)....

Vorrei sentir parlare di impegno sociale, da parte tua e di tanti altri ragazzi nella tua stessa "sistuazione culturale"...

 
 
 

Rinnovabili

Post n°26 pubblicato il 15 Marzo 2007 da cescocav

Il 2007 è davvero l’Anno delle rinnovabili e dell’ambiente?

Riassunto in poche parole, sembrerebbe che il 2007 sia l’anno dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e della tutela ambientale. È quanto si evince dall’editoriale della rivista IL SOLE A TRECENTOSESSANTAGRADI di ISES sezione ITALIA della Società Internazionale dell’Energia Solare.

A dieci anni dal Protocollo di Kyoto, le novità sulle politiche energetiche sono tante e importanti. Soprattutto sul fronte delle iniziative delle maggiori multinazionali del mondo e delle politiche di governo dei grandi della terra, relativamente alle emissioni dei gas serra in atmosfera – causa principale dell’effetto serra e dello stravolgimento del clima che quest’anno ha bruscamente cambiato le abitudini di tutti con temperature in media alte di due gradi centigradi sul tutto il globo terrestre.

Negli USA, per esempio, prima gli industriali ed il nuovo Congresso a stelle e strisce, a maggioranza democratica, poi un certo sig. bush presidente degli USA con crisi di identità e di coscienza (novità delle novità, ma senza suscitare stupore), hanno parlato di biocombustibile e di riduzione delle emissioni e dei consumi di risorse primarie.

“Così il decimo compleanno del Protocollo di Kyoto potrebbe portare nuovi auspici in virtù della seconda fase del Protocollo denominata Kyoto Plus. Questo è quanto è stato scritto sul mensile della ISES.

Ma tutto questo non basta per invertire la rotta. Non è infatti sufficiente dotarsi di politiche energetiche orientate all’uso delle fonti rinnovabili e alla riduzione delle emissioni in atmosfera dei gas climalteranti se poi concretamente non viene fatto nulla per adempiere agli impegni presi – se di impegni vogliamo parlare considerando che pochi sono i paesi che hanno raggiunto gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto.

E intanto la Terra continua ad ammalarsi e noi con essa: “La terra ha la febbre alta”, (ISES, 02/2007).

La “Grande Politica”  ha l’obbligo di prendere sul serio le preoccupazioni espresse dai maggiori esponenti e scienziati che hanno quantificato in termini economici il riscaldamento del globo terrestre. Adesso è una questione di sopravvivenza e presto lo scopriremo con la siccità e il caldo che ci porterà inevitabilmente verso una crisi idrica senza precedenti rendendo il problema ancora più concreto se non si decide sposare e attuare quanto sottoscritto e dichiarato in questi dieci anni.

 
 
 

W gli ASINI.

Post n°22 pubblicato il 15 Gennaio 2007 da cescocav

Desidero riportarvi, per intero un articolo, pubblicato su un noto sito internet che tratta tematiche ambientali e che ho letto giorni fa. Si tratta di una idea bizzarra di un Sindaco di un piccolo centro della Sicilia che ha "assunto" in qualità di operatori ecologici dei veri e propri ciuchi...
Quando l'ho letto ho subito pensato che si trattasse di una decisione che solo delle menti turbate potevano adottare....ma poi ho pensato al mio paese e in particolare a tutta la Regione Campania....

immagineFantasia siciliana - Il Comune assume gli asini per trasportare i rifiuti differenziati

Tra tutti i somari che vengono assunti nelle Amministrazioni pubbliche, almeno questi saranno asini senza velleità culturali, asini dichiarati e orgogliosi di esserlo: il servizio di raccolta sarà svolto da ciuchi assunti dal Comune con la qualifica di “operatori ecologici”. Il sindaco Mario Cicero (Ds) afferma che un mezzo meccanico comporta una spesa di 30mila euro per l’acquisto e di ottomila euro l’anno per manutenzione, gasolio, bollo e assicurazione. Un asino non supera la cifra di 1.500 euro, più duemila per la custodia, l’alimentazione a base di fieno e carote e la cura.

Palermo, 8 gennaio – Né spazzini, né autocompattatori. A Castelbuono, paese di 10mila abitanti delle Madonie, la raccolta differenziata dei rifiuti sarà affidata a un “nuovo” sistema di smaltimento: il servizio sarà svolto da asini assunti dal Comune con la qualifica di “operatori ecologici”. Più ecologici di loro il sindaco Mario Cicero (Ds) giura di non averne trovati. L’idea dei netturbini a quattro zampe è proprio sua. E la spiega così: “Non abbiamo il dovere di difendere l’ambiente? Bene, allora eliminiamo dalle strade del centro storico del nostro paese i camion e i furgoni che sono inquinanti e rumorosi”.
Al loro posto gireranno gli asini che porteranno sul dorso due grandi contenitori: uno per i rifiuti biologici, l’altro per quelli solidi. E lo sterco che depositeranno sulle strade sarà recuperato per essere usato come concime. Così il ciclo ecologico sarà completo.
Il sindaco Cicero sottolinea anche l’enorme risparmio che il Comune potrà realizzare con questo ritorno ai metodi di una volta. Basta un raffronto dei costi. Un mezzo meccanico comporta una spesa di 30mila euro per l’acquisto e di otto mila euro l’anno per la manutenzione, il consumo di gasolio, il bollo e l’assicurazione. Per l’acquisto di un asino non si supera la cifra di 1.500 euro. Altri duemila euro vanno spesi ogni anno per la custodia, l’alimentazione a base di fieno e carote e la cura.
“A conti fatti - conclude il sindaco - ho fatto risparmiare un sacco di soldi alle finanze comunali. E di questi tempi non è cosa da poco”.

 
 
 
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