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Creato da tanganica0 il 25/12/2008

Il mio mondo

di tutto un po'

 

Libia - Sabrata

Post n°19 pubblicato il 19 Novembre 2009 da tanganica0

 

 
 
 

Ricordo di Berlino Est

Post n°18 pubblicato il 10 Novembre 2009 da tanganica0

 

Era quasi Natale, il 22 dicembre 1982 ed il lavoro volle che mi trovassi nella sfavillante ricchezza di Berlino Ovest.

Non mi aspettavo quella profusione di luci, quell'opulenza ostentata in ogni vetrina, quell'ammucchiarsi di festoni colorati, eppure il consumismo natalizio era ormai diventato una regola, quasi una legge.

Nel mio immaginario Berlino era un'altra cosa, non era quello schiaffo alla povertà, quel disprezzo per il denaro, la mia mente macinava un'altra Berlino ed un'altra Berlino c'era e mi aspettava mentre stavo seduto in un triste vagone della sotterranea.

Eravamo pochi in quel vagone diretto ad Est ed io l'unico straniero che volgeva lo sguardo verso quelle poche anime dimesse, la testa abbassata sul pavimento sporco.

Al Check Point ci fecero scendere.

Controllarono i documenti, mi perquisirono con cura obbligandomi a cambiare dei marchi, imponendomi di spenderli "di là".

Non ero preoccupato, ero semplicemente triste.

Davanti a me, una donna anziana vestita d'un vecchio e liso cappottino nero. Una sciarpa di lana le fasciava i capelli. Teneva in mano una borsaccia di plastica trasparente e si vedevano patate e rape di un colore scuro che noi avremmo sicuramente disdegnato.

Le guardie perquisirono quella borsaccia come fosse la refurtiva di un deliquente da strada e faceva male guardare mentre vi frugavano dentro.

Ma la cosa più triste fu lo sguardo di quella donna vestita di nero. Quegli occhi che temevano la sparizione di quel "Ben di Dio" mentre si avvicinava il Natale.

La lasciarono andare in compagnia della borsaccia di plastica.

Mi avviai dietro a lei e salii le scale umide. Ero a Berlino Est.

Non era tardi ma era già buio. Buio il cielo, e buia la città. Uno schiaffo pensando a quanto mi ero lasciato alle spalle "dall'altra parte".

Poche vetrine , dove lampadine polverose illuminavano a stento il nulla.

L'umidità della strada era rischiarata a stento dai lampioni. Un cerchio di luce giallastra ogni tre lampade.

Non sapevo dove andare nè cosa fare.

Ero praticamente solo coi miei passi mentre i rari passanti sembravano ombre.

Avevo in tasca le monete scambiate e non sapevo come e dove spenderle. Povere monete, finirono in una tabaccheria in cambio di tre pacchetti di sigarette senza filtro, infumabili. Tre pacchetti dall'aria triste e afflitta come quella del commesso con gli occhiali che li raccattò sullo scaffale. Non c'era altro.

Mi metteva angoscia quella città, metteva ansia e soprattutto dolore quando incontrai lo sguardo di quell'unico bambino che incrociai per via. Teneva la mano a suo padre, un cappottino striminzito ed un berretto troppo largo per quella testolina.

Alzò per un attimo lo sguardo verso di me e non era lo sguardo di un bimbo che aspetta il Natale. Quegli occhi non aspettavano nulla.

Mi affrettai verso la metropolitana. Dovevo tornare.

Mi fermarono i poliziotti per controllare come avevo speso quelle povere monete. Lasciai loro le sigarette ma non mi riuscì di augurare Buon Natale, mi tornava in mente la vecchia signora di nero vestita con la sua borsaccia di rape e patate.

Risalii verso le luci sfarzose e fu come rivivere. Ma fu solo un attimo.

Provai fastidio e quasi rabbia nel vedere la gente col naso incollato alle vetrine dove decine di luci colorate illuminavano il tutto.

 

 

 
 
 

Gatto argentino

Post n°17 pubblicato il 03 Novembre 2009 da tanganica0

 
 
 

I volti dell'Egitto

Post n°16 pubblicato il 15 Ottobre 2009 da tanganica0

 
 
 

Kenya

Post n°15 pubblicato il 02 Ottobre 2009 da tanganica0

 
 
 

Kenya - Pescatore

Post n°14 pubblicato il 18 Settembre 2009 da tanganica0

 
 
 

ancora in Kenya

Post n°13 pubblicato il 06 Settembre 2009 da tanganica0

 
 
 

Kenya

Post n°12 pubblicato il 31 Agosto 2009 da tanganica0

 
 
 

L'airone di Asdu

Post n°11 pubblicato il 28 Luglio 2009 da tanganica0

 
 
 

Matrimonio a Delhi

Post n°10 pubblicato il 06 Luglio 2009 da tanganica0

la splendida sposa

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Omaggio al mare

Post n°9 pubblicato il 18 Giugno 2009 da tanganica0

 

 

 
 
 

Sud Africa - La bellezza degli animali

Post n°8 pubblicato il 10 Aprile 2009 da tanganica0

 

 

 
 
 

E' buia la notte in India

Post n°7 pubblicato il 05 Febbraio 2009 da tanganica0


Dal ventesimo piano dell'Oberoi Tower appare come un semicerchio quasi perfetto con un milione di luci tremolanti a far da contorno.
Non sembra un luogo reale, ha più l'aspetto di una cartolina. Di quelle che si guardano sempre e non si comprano mai.
E' buio sul lungomare di Bombay.
Continuerò a chiamarla così, mi indispettisce che le abbiano riaffibiato il vecchio nome di Mumbay, mi sembra quasi si vogliano cancellare le escrizioni di Kipling e costruire una modernità al contrario.
E' buio sul lungomare e il caldo appiccicoso, soffocante.
I lampioni sono distanti fra loro e la poca luce deforma cose e persone.
L'asfalto del marciapiede lo senti ancora bruciare sotto le scarpe e dal mare un'aria quasi cattiva non ti abbandona mai. Non so perchè ho lasciato la mia camera confortevole e fresca e neanche voglio trovarne il motivo.
Sono sceso in strada e basta.
E' tardi, pochi turisti si guardano intorno con aria desolata e impaurita.
Forse han timore di questa umanità che incontri camminando e per la quale il lungomare e il marciapiede caldo e sbrecciato è casa, tempio. vita.
Non riesco a fare molti metri senza che qualcuno mi offra o mi chieda qualcosa. Uomini, donne, bambini in qualche modo devono vivere.
Continuo lentamente a camminare guardando questa umanità che vive o che dorme sdraiata in terra con un cencio come cuscino e, come sempre, mi afferra una sorta di vergogna.
Mi sforzo di non pensare a quello che ho, a dove vivo e soprattutto a come vivo.
Quanti sentimenti e sensazioni contrastanti si provano percorrendo quel marciapiede buio.
Quante cose si imparano se le sai e le vuoi vedere.
Qualche rupia per te con quel sari rosso, qualcun'altra a te vestito di stracci e a te che corri scalzo su quell'asfalto che ancora scotta.
E da ognuno di loro un grazie a mani giunte, una benedizione e un sorriso come se la loro vita fosse la migliore che un essere umano possa desiderare.
Vivo questo momento come vivo sempre l'India, non con la ragione, non razionalmente ma con l'istinto e col cuore.
La ragione non mi farebbe comprendere il mondo che vedo, l'istinto, il cuore me lo fa accettare per quello che è.
"Avrebbe potuto anche essere peggio ma il Dio che prego ogni mattina è stato benevolo con me", me lo disse un mendicante cui avevano amputato le braccia per poter far più breccia nel cuore dei passanti. Viveva da sempre in quell'angolo di marciapiede, era il suo mondo e non c'è mai stata una mattina che vedendomi non mi abbia sorriso nè mai mi ha fatto pesare la mia fortuna.
E' buio e caldo sul lungomare di Bombay è tardi ma sento ancora bambini giocare e ridere mentre quel vecchio in terra non ha ancora cambiato posizione e....non la cambierà più.
Si vive e si muore così in questa città che non si ferma mai e che continua a ribollire in ogni ora del giorno e della notte.
E' buio sul lungomare di Bombay, alzo lo sguardo e in fondo si scorgono fasci di luce, sono le luci della ricchezza.......ma questa è un'altra India

 
 
 

Egitto on the road

Post n°6 pubblicato il 05 Gennaio 2009 da tanganica0



Milioni di luci sotto di noi, il Cairo ci accoglie in una notte di primavera.
Un silenzio assordante per le strade, è il rumore che solo un'umanità di 17 milioni di anime sa regalarti.
Strade buie, a volte illuminate, deserte, a volte affollate, ci
accompagnano verso Alessandria. Il rumore dell'asfalto, la stanchezza,
brevi soste tra preghiere e braci di sigarette che brillano al buio e
di nuovo in viaggio.
Alessandria ora ci circonda in un'alba di nuvole grigie già soffocata
da un traffico che sembra non avere né un inizio né una fine.
Il ricco museo, le catacombe incredibilmente conservate non bastano a
rinverdire i fasti di una città imperiale che desideriamo lasciarci
alle spalle perché è quel che verrà che desideriamo vedere e vivere.
Ancora sulla strada verso la storia recente, storia di eroismi e di
morte....è El Alamein che ci accoglie. E' d'istinto che ti inchini
davanti alla semplice maestosità del Sacrario e la commozione ti prende
davanti a tutti quei nomi stemperati sul bianco di quadrati di marmo e
sepolti per noi sotto quelle sabbie. Ti senti un nulla davanti a loro e
lo lasci alle spalle senza dimenticare.
La strada corre diritta, inesorabili passano i chilometri in mezzo a un
nulla di sabbia e ciotoli. Chiuso nei tuoi pensieri con gli occhi fissi
verso un orizzonte che sembra allontanarsi, ti senti perso e il deserto
ti prende, ti circonda con un fascino cui non puoi e non vuoi sottrarti.
Forme, colori, disegni di sabbia corrono sotto le ruote e ti rimangono
dentro e non sai dove guardare perché è un qualcosa più grande di te
che già sai non dimenticherai più e vorresti che non finisse mai quello
spettacolo della natura che attraverso il riverbero di un piccolo fuoco
fumoso vedi dolcemente sciogliersi verso una notte di stelle.
Siwa ti viene incontro, piccola, grande oasi persa tra le dune del gran
mare di sabbia. La vita scorre lenta, ritmata dall'andatura tranquilla
di magri asinelli che docili percorrono strade strette e polverose,
intatte da secoli. Uomini dalle barbe ispide, donne velate che sembrano
desiderare l'invisibilità, sapore di tè alla menta, un altro mondo o
forse un altro secolo.
Non siamo abituati al ritmo di una vita scandita dal sole ma quasi con
sollievo ci lasciamo trascinare da questo lento volgere del tempo.
La sabbia copre e nasconde tesori inestimabili, necropoli e tombe
egizie che sembrano aver visto appena uscire da quelle strette porte,
artisti, scriba e sacerdoti.
La sabbia cela i segreti di una civiltà forse troppo grande ed evoluta per essere interamente svelata e compresa da noi.
Notte di deserto, piccole tende appese alla sabbia, un'emozione
incontenibile guardando il fuoco che allunga le ombre, il silenzio
della notte fredda e milioni di stelle che ti guardano mentre aspetti
che un nuovo giorno ti sorprenda.
Si leva un'alba grigia di vento. Da lontano sembra nebbia che avvolge
le dune cambiandone l'aspetto, si avvicina fischiando tra le piccole
valli formate dalla sabbia e ci sorprende, ci avvolge. Spilli sulla
pelle, piccole stilettate che feriscono gli occhi, ora è lui che domina
il deserto e tu cerchi un riparo come i viandanti di un tempo ormai
perduto.
Una stanza spoglia in una piccola casa di un povero e polveroso paese,
il nostro rifugio. L'ospitalità della gente, il sorriso di una giovane
che porta del cibo, il riso grande e sincero di una bimba, la sua mano
che si agita quando ripartiamo nel vento che sembra aver esaurito la
sua forza.
Una strada che sembra senza fine, rotaie in mezzo al nulla, una
montagna di cristallo che nasce dalla terra e poi l'inimmaginabile.
Bianche di calcare, strane forme si innalzano dal deserto per
sorprenderti, sono ovunque, minuscole, piccole, grandi, gigantesche
formazioni che sembrano stare a guardia di questo fiabesco deserto
bianco.
La sera disegna forme strane sulla sabbia, cala veloce la notte nel
deserto, il fuoco raccoglie le nostre voci, è fredda la notte nel
deserto ma non per il nostro cuore che si riempie di queste bellezze.
Si alza il sole e lentamente scalda l'amicizia che si è creata fra noi
in questi luoghi fantastici, così lontani dal nostro vivere normale,
così diversi da restare indimenticabili.
Il nastro d'asfalto si perde verso la città dove un'orrenda periferia
ha circondato in modo sacrilego le piramidi di Giza, come sono lontane
Siwa e Baharia, le nostre oasi del silenzio, com'è lontano quel mare di
sabbia che ci ha avvolto nel suo fascino dolce e violento, com'è
lontana quella vita scandita dal sole e dalla natura ma come è forte e
vicino il desiderio di tornare e la certezza che ancora potremo sentire
soffiare il vento del deserto e vedere le nostre ombre appoggiarsi
dolcemente su quelle magiche dune di sabbia.

 
 
 

Il mio Canada

Post n°4 pubblicato il 05 Gennaio 2009 da tanganica0



Pensavo che quel mondo esistesse solo nella mia immaginazione, nei miei sogni…

Era così chiara la visione nella mia mente che le avevo dato vita, pur sapendo che non poteva esistere.
Facevo vivere un sogno … che un sogno non era e continuava a sembrarmi
tale anche quando, lentamente e con stupore, mi sono reso conto che
stavo vivendo la realtà …
Dominava il verde, scuro ma non tenebroso e il colore andava dolcemente sfumando verso il cielo del mattino.
Era l’alta ed era freddo ma ero lì, immobile a guardare il sole che
iniziava a filtrare tra gli abeti, si incanalava tra i rami,
delineandone i contorni e illuminando un paesaggio che sembrava irreale
se non si fosse riflesso nei miei occhi.
L’acqua del lago era quasi immobile, un colore grigio chiaro chiazzato
d’oro dove il sole iniziava a riflettersi e l’ombra degli alberi si
dissolveva ..
Un filo di fumo si perdeva nel cielo, una traccia scura, dondolante nell’azzurro crescente ..
Il silenzio .. un silenzio che faceva quasi rumore e poi tanti piccoli
rumori quasi timorosi … i boschi si stavano svegliando nel freddo di
quel mattino d’autunno.
Una piccola increspatura dell’acqua, un movimento leggero, quasi
impercettibile .. una barca ferma nel cerchio di luce disegnato dal
sole … un pescatore curvo sulla lenza, immobile nei suoi contorni scuri
..
Foglie d’acero rosse e luminose di rugiada si affacciavano nel verde
degli abeti e poi altre macchie gialle e arancione si lasciavano
intravedere, timorose di rovinare l’uniformità di quel verde intenso,
quasi non volessero ferirlo.
Un volo di uccelli leggera ma .. quasi un tuono in quel silenzio magico.
Il sogno era diventato realtà ed era pace e serenità e soprattutto la
certezza che quel ricordo non mi avrebbe mai lasciato come l’amore di
chi ti vuole bene.



Quello era il mio Canada!!

 
 
 

Il mio primo blog

Post n°1 pubblicato il 25 Dicembre 2008 da tanganica0

Non sono un esperto, anzi .....

Ci provo e per prima cosa mando un saluto a tutti quanti.

 
 
 

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davvero un bellissimo racconto..che fà venire i brividi a...
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