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Post n°19 pubblicato il 19 Novembre 2009 da tanganica0
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Post n°18 pubblicato il 10 Novembre 2009 da tanganica0
Era quasi Natale, il 22 dicembre 1982 ed il lavoro volle che mi trovassi nella sfavillante ricchezza di Berlino Ovest. Non mi aspettavo quella profusione di luci, quell'opulenza ostentata in ogni vetrina, quell'ammucchiarsi di festoni colorati, eppure il consumismo natalizio era ormai diventato una regola, quasi una legge. Nel mio immaginario Berlino era un'altra cosa, non era quello schiaffo alla povertà, quel disprezzo per il denaro, la mia mente macinava un'altra Berlino ed un'altra Berlino c'era e mi aspettava mentre stavo seduto in un triste vagone della sotterranea. Eravamo pochi in quel vagone diretto ad Est ed io l'unico straniero che volgeva lo sguardo verso quelle poche anime dimesse, la testa abbassata sul pavimento sporco. Al Check Point ci fecero scendere. Controllarono i documenti, mi perquisirono con cura obbligandomi a cambiare dei marchi, imponendomi di spenderli "di là". Non ero preoccupato, ero semplicemente triste. Davanti a me, una donna anziana vestita d'un vecchio e liso cappottino nero. Una sciarpa di lana le fasciava i capelli. Teneva in mano una borsaccia di plastica trasparente e si vedevano patate e rape di un colore scuro che noi avremmo sicuramente disdegnato. Le guardie perquisirono quella borsaccia come fosse la refurtiva di un deliquente da strada e faceva male guardare mentre vi frugavano dentro. Ma la cosa più triste fu lo sguardo di quella donna vestita di nero. Quegli occhi che temevano la sparizione di quel "Ben di Dio" mentre si avvicinava il Natale. La lasciarono andare in compagnia della borsaccia di plastica. Mi avviai dietro a lei e salii le scale umide. Ero a Berlino Est. Non era tardi ma era già buio. Buio il cielo, e buia la città. Uno schiaffo pensando a quanto mi ero lasciato alle spalle "dall'altra parte". Poche vetrine , dove lampadine polverose illuminavano a stento il nulla. L'umidità della strada era rischiarata a stento dai lampioni. Un cerchio di luce giallastra ogni tre lampade. Non sapevo dove andare nè cosa fare. Ero praticamente solo coi miei passi mentre i rari passanti sembravano ombre. Avevo in tasca le monete scambiate e non sapevo come e dove spenderle. Povere monete, finirono in una tabaccheria in cambio di tre pacchetti di sigarette senza filtro, infumabili. Tre pacchetti dall'aria triste e afflitta come quella del commesso con gli occhiali che li raccattò sullo scaffale. Non c'era altro. Mi metteva angoscia quella città, metteva ansia e soprattutto dolore quando incontrai lo sguardo di quell'unico bambino che incrociai per via. Teneva la mano a suo padre, un cappottino striminzito ed un berretto troppo largo per quella testolina. Alzò per un attimo lo sguardo verso di me e non era lo sguardo di un bimbo che aspetta il Natale. Quegli occhi non aspettavano nulla. Mi affrettai verso la metropolitana. Dovevo tornare. Mi fermarono i poliziotti per controllare come avevo speso quelle povere monete. Lasciai loro le sigarette ma non mi riuscì di augurare Buon Natale, mi tornava in mente la vecchia signora di nero vestita con la sua borsaccia di rape e patate. Risalii verso le luci sfarzose e fu come rivivere. Ma fu solo un attimo. Provai fastidio e quasi rabbia nel vedere la gente col naso incollato alle vetrine dove decine di luci colorate illuminavano il tutto.
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Post n°17 pubblicato il 03 Novembre 2009 da tanganica0
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Post n°16 pubblicato il 15 Ottobre 2009 da tanganica0
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Post n°15 pubblicato il 02 Ottobre 2009 da tanganica0
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Post n°14 pubblicato il 18 Settembre 2009 da tanganica0
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Post n°13 pubblicato il 06 Settembre 2009 da tanganica0
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Post n°12 pubblicato il 31 Agosto 2009 da tanganica0
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Post n°11 pubblicato il 28 Luglio 2009 da tanganica0
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Post n°10 pubblicato il 06 Luglio 2009 da tanganica0
la splendida sposa .
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Post n°9 pubblicato il 18 Giugno 2009 da tanganica0
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Post n°8 pubblicato il 10 Aprile 2009 da tanganica0
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Post n°7 pubblicato il 05 Febbraio 2009 da tanganica0
Dal ventesimo piano dell'Oberoi Tower appare come un semicerchio quasi perfetto con un milione di luci tremolanti a far da contorno. |
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Post n°6 pubblicato il 05 Gennaio 2009 da tanganica0
Milioni di luci sotto di noi, il Cairo ci accoglie in una notte di primavera. Un silenzio assordante per le strade, è il rumore che solo un'umanità di 17 milioni di anime sa regalarti. Strade buie, a volte illuminate, deserte, a volte affollate, ci accompagnano verso Alessandria. Il rumore dell'asfalto, la stanchezza, brevi soste tra preghiere e braci di sigarette che brillano al buio e di nuovo in viaggio. Alessandria ora ci circonda in un'alba di nuvole grigie già soffocata da un traffico che sembra non avere né un inizio né una fine. Il ricco museo, le catacombe incredibilmente conservate non bastano a rinverdire i fasti di una città imperiale che desideriamo lasciarci alle spalle perché è quel che verrà che desideriamo vedere e vivere. Ancora sulla strada verso la storia recente, storia di eroismi e di morte....è El Alamein che ci accoglie. E' d'istinto che ti inchini davanti alla semplice maestosità del Sacrario e la commozione ti prende davanti a tutti quei nomi stemperati sul bianco di quadrati di marmo e sepolti per noi sotto quelle sabbie. Ti senti un nulla davanti a loro e lo lasci alle spalle senza dimenticare. La strada corre diritta, inesorabili passano i chilometri in mezzo a un nulla di sabbia e ciotoli. Chiuso nei tuoi pensieri con gli occhi fissi verso un orizzonte che sembra allontanarsi, ti senti perso e il deserto ti prende, ti circonda con un fascino cui non puoi e non vuoi sottrarti. Forme, colori, disegni di sabbia corrono sotto le ruote e ti rimangono dentro e non sai dove guardare perché è un qualcosa più grande di te che già sai non dimenticherai più e vorresti che non finisse mai quello spettacolo della natura che attraverso il riverbero di un piccolo fuoco fumoso vedi dolcemente sciogliersi verso una notte di stelle. Siwa ti viene incontro, piccola, grande oasi persa tra le dune del gran mare di sabbia. La vita scorre lenta, ritmata dall'andatura tranquilla di magri asinelli che docili percorrono strade strette e polverose, intatte da secoli. Uomini dalle barbe ispide, donne velate che sembrano desiderare l'invisibilità, sapore di tè alla menta, un altro mondo o forse un altro secolo. Non siamo abituati al ritmo di una vita scandita dal sole ma quasi con sollievo ci lasciamo trascinare da questo lento volgere del tempo. La sabbia copre e nasconde tesori inestimabili, necropoli e tombe egizie che sembrano aver visto appena uscire da quelle strette porte, artisti, scriba e sacerdoti. La sabbia cela i segreti di una civiltà forse troppo grande ed evoluta per essere interamente svelata e compresa da noi. Notte di deserto, piccole tende appese alla sabbia, un'emozione incontenibile guardando il fuoco che allunga le ombre, il silenzio della notte fredda e milioni di stelle che ti guardano mentre aspetti che un nuovo giorno ti sorprenda. Si leva un'alba grigia di vento. Da lontano sembra nebbia che avvolge le dune cambiandone l'aspetto, si avvicina fischiando tra le piccole valli formate dalla sabbia e ci sorprende, ci avvolge. Spilli sulla pelle, piccole stilettate che feriscono gli occhi, ora è lui che domina il deserto e tu cerchi un riparo come i viandanti di un tempo ormai perduto. Una stanza spoglia in una piccola casa di un povero e polveroso paese, il nostro rifugio. L'ospitalità della gente, il sorriso di una giovane che porta del cibo, il riso grande e sincero di una bimba, la sua mano che si agita quando ripartiamo nel vento che sembra aver esaurito la sua forza. Una strada che sembra senza fine, rotaie in mezzo al nulla, una montagna di cristallo che nasce dalla terra e poi l'inimmaginabile. Bianche di calcare, strane forme si innalzano dal deserto per sorprenderti, sono ovunque, minuscole, piccole, grandi, gigantesche formazioni che sembrano stare a guardia di questo fiabesco deserto bianco. La sera disegna forme strane sulla sabbia, cala veloce la notte nel deserto, il fuoco raccoglie le nostre voci, è fredda la notte nel deserto ma non per il nostro cuore che si riempie di queste bellezze. Si alza il sole e lentamente scalda l'amicizia che si è creata fra noi in questi luoghi fantastici, così lontani dal nostro vivere normale, così diversi da restare indimenticabili. Il nastro d'asfalto si perde verso la città dove un'orrenda periferia ha circondato in modo sacrilego le piramidi di Giza, come sono lontane Siwa e Baharia, le nostre oasi del silenzio, com'è lontano quel mare di sabbia che ci ha avvolto nel suo fascino dolce e violento, com'è lontana quella vita scandita dal sole e dalla natura ma come è forte e vicino il desiderio di tornare e la certezza che ancora potremo sentire soffiare il vento del deserto e vedere le nostre ombre appoggiarsi dolcemente su quelle magiche dune di sabbia. |
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Post n°4 pubblicato il 05 Gennaio 2009 da tanganica0
Pensavo che quel mondo esistesse solo nella mia immaginazione, nei miei sogni… Era così chiara la visione nella mia mente che le avevo dato vita, pur sapendo che non poteva esistere. Facevo vivere un sogno … che un sogno non era e continuava a sembrarmi tale anche quando, lentamente e con stupore, mi sono reso conto che stavo vivendo la realtà … Dominava il verde, scuro ma non tenebroso e il colore andava dolcemente sfumando verso il cielo del mattino. Era l’alta ed era freddo ma ero lì, immobile a guardare il sole che iniziava a filtrare tra gli abeti, si incanalava tra i rami, delineandone i contorni e illuminando un paesaggio che sembrava irreale se non si fosse riflesso nei miei occhi. L’acqua del lago era quasi immobile, un colore grigio chiaro chiazzato d’oro dove il sole iniziava a riflettersi e l’ombra degli alberi si dissolveva .. Un filo di fumo si perdeva nel cielo, una traccia scura, dondolante nell’azzurro crescente .. Il silenzio .. un silenzio che faceva quasi rumore e poi tanti piccoli rumori quasi timorosi … i boschi si stavano svegliando nel freddo di quel mattino d’autunno. Una piccola increspatura dell’acqua, un movimento leggero, quasi impercettibile .. una barca ferma nel cerchio di luce disegnato dal sole … un pescatore curvo sulla lenza, immobile nei suoi contorni scuri .. Foglie d’acero rosse e luminose di rugiada si affacciavano nel verde degli abeti e poi altre macchie gialle e arancione si lasciavano intravedere, timorose di rovinare l’uniformità di quel verde intenso, quasi non volessero ferirlo. Un volo di uccelli leggera ma .. quasi un tuono in quel silenzio magico. Il sogno era diventato realtà ed era pace e serenità e soprattutto la certezza che quel ricordo non mi avrebbe mai lasciato come l’amore di chi ti vuole bene. Quello era il mio Canada!! |
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Post n°1 pubblicato il 25 Dicembre 2008 da tanganica0
Non sono un esperto, anzi ..... Ci provo e per prima cosa mando un saluto a tutti quanti. |
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Inviato da: madrion_2008
il 20/11/2009 alle 09:52
Inviato da: Trappolinax
il 19/11/2009 alle 17:20
Inviato da: tanganica0
il 13/11/2009 alle 10:01
Inviato da: giramondo595
il 12/11/2009 alle 16:19
Inviato da: tanganica0
il 12/11/2009 alle 08:32