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Creato da gipsy.mm il 05/09/2011
sognare è come volare
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Ancor la notte al giorno non s’è arresa
e già il respiro accelera nel letto
ed il cuore romba sollevando il petto
assieme ai primi albori sul tuo corpo nudo,
benché la notte a lui gli sia da scudo.
Dolce illusione fattasi presenza
indugi nel limbo tra fantasia e sostanza,
giochi a rimpiattino e pasci la vecchiezza
con le tue labbra sull’esteriori forme,
esalti giovinezza nei contorni
tra aneliti, baci, sospirati amplessi
e nell’attimo in cui notte si arrende
l’anima mia eleva la speranza
di rimirar nel sol tanta costanza
e stringendo l’amore a me nel letto
con una mano afferro il buio,
con l’altra il tuo diletto.
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Passo su passo, felpato di gatto,
balzo improvviso, di pantera lo scatto;
striscia sinuosa su sabbia bruciata
la serpe immonda, la nostra vita.
Melma di Stige nel flusso venoso
Pompata dal cuore nel corpo corroso,
concime infernale di tutti i vizi
alterna il piacere ai molti supplizi.
Si trastulla con i nostri sogni
Inventando illusioni, negando i bisogni
e quando di fronte all’ultimo confine
riporta al presente gioie e pene
le accompagna con il commiato
di un semplice grazie, per averti vissuto.
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Vibranti dita su tela gessata,
schizzi d’autore disegnan la vita,
rubano i pensieri accecati dal buio,
accarezzano i desideri castigati nel saio.
I tratti sottili sopra la tela
Vibrano al ritmo sul mar, della vela,
con i contorni impazziti e macchie d’inchiostro
graffiate attorno ad un volto scomposto
sul corpo disteso in attesa del fuoco;
farfalla di giorno, falena per poco.
Ed il cuore scalpita, cerca la fuga
da intemperanza d’amore che annega
tra dita impazzite sopra lo smalto
di un quadro d’autore, un quadro stravolto.
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Tra le sabbie scolpite dal vento
sopra ricordi ingialliti dal tempo
sboccia un giglio, tra le rose di maggio,
per ricordare l'estremo coraggio
d'ogni madre, quando al figlio reclina la testa,
nell'ora che vela l'occhi e la faccia fa mesta
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Fuggire il fumo del passato e della vita il presente rinnegato, chiudere l’occhi e senza ragionare ali d’uccello provar d’immaginare; leggiadramente remigando in cielo salir più alto per baciare il sole scordando che d’abbasso c’è la terra gravida madre di storture e guerra, accecato dallo splendido chiarore preda del fuoco come fu l’amore.
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Inviato da: sav.liberati
il 17/05/2012 alle 21:09
Inviato da: gipsy.mm
il 05/05/2012 alle 06:16
Inviato da: alirt
il 04/05/2012 alle 17:00
Inviato da: gipsy.mm
il 04/05/2012 alle 16:13
Inviato da: serena562
il 04/05/2012 alle 10:08