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Creato da semplicecanto il 13/03/2010

Una personalità..

sorprendente

 

Giorgio Bocca

Post n°61 pubblicato il 26 Dicembre 2011 da semplicecanto
 

Giorgio Valentino Bocca

(Cuneo, 18 agosto 1920 – Milano, 25 dicembre 2011) è stato uno scrittore, partigiano, giornalista e storico italiano.

Giorgio Bocca inizia a scrivere da adolescente, dalla seconda metà degli anni trenta, su periodici a diffusione locale. Successivamente, dal 1938 al 1943, scrive per la testata cuneese La Provincia Grande, Sentinella d'Italia. Alla fine della lotta partigiana, riprende l'attività giornalistica, scrivendo per il giornale di Giustizia e Libertà. Dopo la guerra lavorò per la Gazzetta del Popolo, quindi per L'Europeo e Il Giorno. Negli anni Sessanta si è affermato come inviato speciale con inchieste sulla realtà italiana.

Dalla pratica del giornalismo è nata la sua attività di scrittore, con i suoi libri a sfondo sociale e di costume. Il suo interesse si è spostato sulla crisi sociale, che - nella sua interpretazione dei fatti - generava il terrorismo, di cui ha scritto la storia e intervistato i protagonisti. Si è frequentemente interessato di aspetti relativi al divario geografico dell'economia e del sociale d'Italia, scrivendo di fatti inerenti alla questione meridionale e all'avvento del fenomeno leghista all'inizio degli anni Novanta.

Bocca ha scritto anche diverse importanti opere storiche, tra cui alcune sulla sua esperienza partigiana.

dal web

dicono di lui:

Giorgio Bocca è stato il più grande giornalista italiano del suo tempo. Ne ero già convinto quando lo conobbi la prima volta nel 1976, avevo consegnato il mio primo articolo..

Col passare degli anni e dei decenni ho continuato a pensarla così: il più grande giornalista dell’Italia del dopoguerra. Odiato da tanti, tantissimi, che ora magari millanteranno forme di affetto “ruvide” e scriveranno finti elogi, facendo passare per faziosità simile alla loro l’impegno civile di Giorgio, la sua passione per le modeste “verità di fatto”. E invece no. Bocca è stato partigiano, prima in montagna e poi sulla macchina da scrivere, come è stato nella Resistenza Albert Camus, editorialista a “Combat”: dalla parte della giustizia e della libertà, come endiadi inseparabile, e dunque anche delle “verità di fatto”, che sono trama e ordito del giornalismo degno di questo nome.

Bocca aveva i suoi difetti, che ammetteva e perfino esagerava (ad esempio la venalità, su cui ironizzava, benché avesse generosità sconosciute a molti altri, meno scrittori di lui, pronti a invocare l’avidità del proprio “agente”). Gli dobbiamo la lucidità nella cronaca, la fulminante precisione delle domande in interviste che hanno fatto epoca, e la capacità di dissenso contro quasi tutti i conformismi che hanno avvelenato il Paese. Nel giornalismo dovrebbe essere la normalità, è stato invece un caso eccezionale.
DAL WEB

(ANSA) - AOSTA, 26 DIC - Si celebreranno in forma strettamente privata i funerali di Giorgio Bocca, previsti per domani, alle 11, nella basilica di San Vittore al Corpo a Milano. Il corpo del giornalista, a quanto si apprende dai familiari, sara' cremato e le ceneri saranno tumulate a La Salle, in Valle d'Aosta, dove il giornalista aveva una casa per le vacanze. Non e' previsto quindi l'intervento delle autorita' durante la cerimonia funebre, alla quale quale pero' potranno partecipare tutti i cittadini.

 
 
 

Anna Politkovskaja

Post n°60 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da semplicecanto
 

Morte di una donna coraggiosa

 

A volte la gente paga con la propria vita per dire ad alta voce ciò che pensa”.

MOSCA — La giornalista russa Anna Politkovskaja, nota per le sue posizioni critiche nei confronti del Cremlino particolarmente per il conflitto in Cecenia, è stata uccisa ieri a Mosca, riferisce l’agenzia Interfax. Il corpo della giornalista è stato trovato in serata nell’ascensore di casa. A un primo esame la morte sembra dovuta a colpi d’arma da fuoco. La polizia ha trovato nell’abitacolo una pistola con quattro colpi esplosi. Dimitri Muratov, direttore del quotidiano «Novaia Gazeta» per il quale la giornalista uccisa lavorava come editorialista, ha dichiarato che l’omicidio «sembra essere una punizione per i suoi articoli». Politkovskaia, 48 anni, aveva fra l’altro lavorato a una rigorosa inchiesta sulla corruzione in seno al ministero della difesa e del contingente russo in Cecenia. Nella sua lunga attività di paladina dei diritti umani nella piccola repubblica caucasica, si era fatta molti nemici, sia fra le forze russe che fra i guerriglieri. Politkovskaia aveva nel 2000 vinto il premio «Penna d’oro», l’equivalente russo dell’americano Pulitzer.

 

Era in possesso di foto e documenti che testimoniavano di rapimenti e torture in Cecenia.

Dal Rapporto sulla Cecenia di Amnesty International:

 

In Cecenia sia le forze federali che cecene hanno continuato a macchiarsi di gravi violazioni dei diritti umani, compresi crimini di guerra. Le forze di sicurezza cecene sotto il comando di Ramzan Kadyrov, il primo vice Primo ministro della Cecenia, e divisioni di forze federali in cui erano arruolati ceceni sono state sempre più coinvolte in episodi di arresti arbitrari, torture, e "sparizioni" in Cecenia. È stato riferito che funzionari di alto rango, come il presidente della Cecenia, Alu Alkhanov, hanno ammesso il coinvolgimento delle forze federali e cecene nelle "sparizioni" in Cecenia. Vi sono state anche detenzioni in centri di detenzione non ufficialmente riconosciuti. I familiari di persone "scomparse" hanno manifestato in Cecenia per chiedere informazioni sulla sorte dei loro cari. Secondo quanto riferito, le donne hanno continuato a essere oggetto di violenza di ogni genere, compresi stupri e di minacce di stupro per motivi etnici da parte di membri delle forze di sicurezza federali e cecene. Stando alle fonti, gruppi di opposizione armata hanno a loro volta commesso crimini di guerra, anche con attacchi diretti nei confronti di civili.

Nelle altre repubbliche del Caucaso del Nord non sono cessati violenze e disordini, sempre più spesso accompagnati da denunce di violazioni dei diritti umani come detenzioni arbitrarie, torture, "sparizioni" e rapimenti.

dal web : http://antonio1959s.wordpress.com/2006/10/08/una-donna-coraggiosa/

 

 
 
 

Don Guanella Luigi

Post n°59 pubblicato il 23 Ottobre 2011 da semplicecanto
 

Don Luigi Guanella (Fraciscio di Campodolcino, 19 dicembre 1842Como, 24 ottobre 1915) è stato un presbitero italiano, fondatore delle congregazioni dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza: nel 1964 è proclamato beato da papa Paolo VI.

Oggi  23 ottobre 2011.. Santo!

Luigi Guanella fu un cristiano esplicito, sacerdote cattolico, ordinato nel 1866 da un presule in esilio, mons. Frascolla, primo vescovo di Foggia, incarcerato prima e agli arresti domiciliari poi a Como, a causa dei contrasti risorgimentali tra Chiesa e Stato. L'incontro con don Bosco e un temporaneo ingresso tra i Salesiani tra il 1875 e il 1878 lo prepareranno a quella missione che fiorirà da un germoglio minimo, un gruppetto di giovani donne che, a partire dal 1886, inizieranno ad assistere orfani e bambini e poi si rivolgeranno a derelitti e bisognosi di ogni genere, sconfinando anche in Svizzera, bonificando persino aree paludose per costituire villaggi o colonie autonome, approdando anche a Roma ove decisiva sarà l'amicizia di papa Pio X. Frattanto si univano a don Guanella anche dieci sacerdoti e così, accanto alle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, sorgerà anche la comunità dei Servi della Carità, che popolarmente saranno denominati come i Guanelliani

Egli non esiterà a raggiungere nel 1912 gli Stati Uniti per dedicarsi anche agli emigrati italiani, ma i suoi viaggi l'avevano già condotto in Terrasanta, a Londra, a Treviri. Alle soglie della morte, nel gennaio 1915, accorrerà in Marsica, devastata dal terremoto, per impegnare i suoi sacerdoti e le sue suore in un'opera di assistenza. Il suo corpo era da tempo debilitato dal diabete mellito, alla fine l'aveva colpito anche una paralisi che l'aveva ferito nella parola. Il 24 ottobre 1915, a 73 anni, si spegneva nella casa di Como dalla quale era partita la sua avventura spirituale e caritativa. Il santo Luigi Guanella si definiva «un atomo perduto nello spazio», ma questo microscopico seme era destinato a generare l'evangelico albero maestoso della carità sul quale si posano gli uccelli del cielo

Gianfranco Ravasi - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/MWe1P

(Gli autori della biografia, Michela Carrozzino, che è un'esperta nell'ambito della disabilità, e Cristina Siccardi, che è ormai una veterana nel genere agiografico, seguono in forma narrativa ma anche con rigore documentario il percorso di questo semplice e appassionato sacerdote)

*

Patrono diGuanelliani, UNITALSI
O Beato Luigi Guanella

apostolo della carità
che nel mondo pervaso dall'odio e dall'egoismo,
hai sparso i tesori del tuo cuore,
soccorrendo i poveri e i miseri a te tanto cari.
Ottienici dalla bontà del Signore,
di conservare e accrescere in noi
l'amore verso Dio e verso il prossimo.
Impetraci in particolare la grazia che ora da te imploriamo

e la perseveranza finale. Amen.
(Preghiera votiva al Beato Luigi Guanella.)

La festa liturgica è il 24 ottobre

*

Personalmente posso testimoniare che nella mia zona ci sono luoghi, ospedali, scuole, aiuti per disabili della sua congregazione.. e se non ci fossero.. non so come avrebbero affrontato la vita quei malati e loro famiglie.

Grazie Santo Don Guanella

File:Guanellanellurna.jpg

Il corpo del Beato Luigi Guanella nel Santuario Sacro Cuore di Como

tutti gli articoli e foto presi dal web

 
 
 

Ildegarda di Bingen

Post n°58 pubblicato il 05 Ottobre 2011 da semplicecanto
 

Kreuznach, castello di Böckenheim (Germania), 1098 - Bingen (Germania), 17 settembre 1179

Nasce a Bermesheim nel 1098, ultima di dieci figli. Il suo nome di battesimo, tradotto letteralmente, significa «colei che è audace in battaglia». Tra il 1147 e il 1150, sul monte di San Ruperto vicino a Bingen, sul Reno, Ildegarda fonda il primo monastero e, nel 1165, il secondo, sulla sponda opposta del fiume. È una persona delicata e soggetta alle malattie, tuttavia, raggiunge l'età di 81 anni affrontando una vita piena di lavoro, lotte e contrasti spirituali, temprata da incarichi divini. Figura, intellettualmente lungimirante e spiritualmente forte, le sue visioni, trascritte in appunti e poi in libri organici, la rendono celebre. È interpellata per consigli e aiuto da personalità del tempo. Sono documentati i suoi contatti con Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo, Eugenio III. Negli anni della maturità intraprende numerosi viaggi per visitare monasteri, che avevano chiesto il suo intervento e per predicare nelle piazze, come a Treviri, Metz e Colonia. Muore il 17 settembre 1179. (Avvenire)

Etimologia: Ildegarda = coraggiosa in battaglia, dal tedesco

Martirologio Romano: Nel monastero di Rupertsberg vicino a Bingen nell’Assia, in Germania, santa Ildegarda, vergine, che, esperta di scienze naturali, medicina e di musica, espose e descrisse piamente in alcuni libri le mistiche contemplazioni, di cui aveva avuto esperienza.


Certi vescovi tedeschi non la sopportano. Ildegarda, decima figlia dei nobili Vermessheim, con la voce e con gli scritti s’immischia in problemi come la riforma della Chiesa e la moralità del clero. E poi ne discute pure con maestri di teologia. Ma sono cose da monaca? La sua risposta è sì. Sono cose da donna e da monaca. Nel monastero di Disinbodenberg i suoi l’hanno portata all’età di 8 anni, come scolara. Poi è rimasta lì, prendendo i voti con la guida della grande badessa Jutta di Spanheim; e nel 1136 l’hanno chiamata a succederle. Dal suo primo monastero ha poi diretto la fondazione di altri due nell’Assia-Palatinato; quello di Bingen (dove lei si trasferisce nel 1147) e quello vicino di Eibingen, fondato nel 1165.
Questa è l’Ildegarda organizzatrice. Poi viene l’Ildegarda ispirata, la mistica, quella di tutte le sorprese. Ha visioni, riceve messaggi e li diffonde con gli scritti. Dopo le prime esperienze mistiche, ne ha scritto a Bernardo di Chiaravalle, e non poteva trovare miglior consigliere. Bernardo non s’inalbera, come quei vescovi tedeschi, di fronte a una donna che discorre del cielo e della terra. Anzi, la capisce e le fa coraggio, aiutandola pure a non perdere la testa: le vicende soprannaturali non dispensano dal realismo e dall’umiltà.
ldegarda diffonde racconti delle sue visioni; e, in forma di visione, tratta argomenti di teologia, di dogmatica e di morale, aiutata da una piccola “redazione”. Esaltando le “opere di Dio”, include tra esse le piante, i frutti, le erbe: e la sua lode si traduce in un piccolo trattato di botanica.
Ma soprattutto Ildegarda insegna a esprimere l’amore a Dio attraverso il canto. Con ogni probabilità è la prima donna musicista della storia cristiana. Suoi i versi, sua la melodia, prime esecutrici le monache di Bingen; poi quelle di Eibingen, e di tanti altri monasteri benedettini. Ma non stiamo raccontando qui una storia antica: la musica di Ildegarda, dopo novecento anni, si fa nuovamente sentire ai tempi nostri, ripresa e divulgata dall’industria discografica.Ildegarda vive e lavora fino alla sua età più tarda, sognando una Chiesa formata tutta di "corpi brillanti di purezza e anime di fuoco", come le sono apparsi in una visione; e liberata dall’inquinamento di altri cristiani che le sono pure apparsi: "corpi ripugnanti e anime infette".
Tra i grandi artefici di purificazione nel mondo cristiano, bisogna mettere in primo piano anche questa donna appassionata. Dopo la morte si era avviato un processo di canonizzazione, che però è stato interrotto. Ma il culto è continuato. Ancora nel 1921 è nata in Germania la congregazione delle Suore di Santa Ildegarda.


Autore:

Domenico Agasso

fonte Famiglia Cristiana

 
 
 

Maria Consolata Betrone

Post n°57 pubblicato il 21 Giugno 2011 da semplicecanto
 

"La vita dei Santi è per gli altri norma di vita": con queste parole a Torino, nel Santuario di Maria Ausiliatrice, l'8 febbraio 1995, l'Arcivescovo Card. Giovanni Saldarini dà inizio al processo canonico per cinque cause di beatificazione.
Una di queste riguarda la
monaca clarissa cappuccina suor Maria Consolata Betrone.
I cenni biografici della nuova Serva di Dio, nata a Saluzzo (Cuneo) il 6 aprile 1903 e spentasi il 18 luglio 1946 nel Monastero Sacro Cuore di Moriondo Moncalieri (Torino) potrebbero esaurirsi telegraficamente dentro la parabola di una vita durata soltanto 43 anni, di cui 17 in rigorosa clausura.E così sarebbe stato se invece Dio non avesse fatto della sua breve esistenza un'incandescente meteora d'amore ricca di eternità.

La sua vita comune trascorrerà sempre in una quotidianità penitente ed abnegata nell'adempimento dei compiti assegnatele. La straordinarietà della sua avventura, perciò, si svolge tutta nell'intimità del suo spirito. Autentica contemplativa, tra Dio e lei sta il mondo intero e ciascuna creatura bisognosa di misericordia. Per grazia diverrà, più con l'amore che con la sensibilità del dono mistico, la confidente di quel Cuore divino che è pure perfettamente umano, come il Signore stesso le insegna: "Non fatemi Dio di rigore mentre Io non sono che Dio d'amore!".

http://www.consolatabetrone-monasterosacrocuore.it/page/ITA/vitaamore.html

 
 
 
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