Creato da diciamolatutta00 il 08/10/2006
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Perché riesumare questo vecchio scritto?

Post n°2 pubblicato il 08 Ottobre 2006 da diciamolatutta00
 

Perché la nuova finanziaria và nella stessa direzione, altro che discontinuità e cambiamento di rotta.
Mi rendo conto però, che dire questo a chi nel quotidiano vive realtà diverse da quella dell'università, significa dire nulla o al massimo lagnarsi.
Per questo ho intenzione (con l'aiuto di chi vorrà partecipare alla discussione) di descrivere meglio che posso la situazione in cui viviamo e lavoriamo ogni giorno, e poi che ognuno si formi la sua opinione, è il bello della democrezia.
Quindi se tra i lettori c'é qualcuno che a qualsiasi titolo (docente, studente, dipendente, etc) ritiene di poter fornire informazioni che aiutino a capire la realtà dell'università, benvenuto.
Chiedo solo di evitare insulti ed aggressioni verbali e di non cadere nel pettegolezzo, l'università ha già abbastanza problemi reali.

 
 
 

Il ladro di cavalli non era lui, ma fu impiccato per comodità. forum "Corriere della sera" 12/03/2004 tristemente attuale

Post n°1 pubblicato il 08 Ottobre 2006 da diciamolatutta00
 

Molto è già stato detto e scritto sulla imminente riforma del sistema universitario, anche se in realtà le opinioni in campo non hanno certo avuto pari opportunità di essere divulgate.
Peccato, perché sarebbe interessante stimolare alcune riflessioni e porre alcune domande, OLTRE
naturalmente a quelle contenute nelle svariate, e quasi sempre condivisibili, mozioni dei vari organi, ufficiali e no, degli atenei italiani.
-sarebbe interessante sapere CHI ha scritto la proposta in questione, probabilmente non i collaboratori ufficiali del ministro, i quali hanno spesso dimostrato di avere una conoscenza superficiale della disciplina e della situazione italiana e internazionale, ma invece la lobby dei soliti noti.
Non affidare ai lupi la custodia del gregge (proverbio)
- sarebbe interessante sapere COME si possa sostenere che il primo problema dell’università italiana siano i ricercatori, i quali sono in termini di personale il migliore investimento che gli atenei fanno. Non sono, infatti, molte le aziende che possono permettersi di assumere (con tre anni di prova e con un contratto appositamente fumoso) persone che mediamente hanno diversi anni di formazione post-lauream, e pagarle come operai non specializzati.
Quando i veri nemici sono troppo forti, bisogna pur scegliere dei nemici più deboli (U. Eco)
- sarebbe interessante sapere DOVE sono stati nascosti sino a ora quel 5% (dipinto come 50%) di professori che oggi si schierano a gran voce a favore di una necessaria moralizzazione del sistema. Non erano per caso nelle commissioni che decidevano assunzioni e promozioni e in tutti gli altri centri di potere? Come si può credere che siano seri quando invocano la fine di un sistema profondamente ingiusto, ma che li ha visti e li vede ancora protagonisti indiscussi.
I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche (J. Joubert)
- sarebbe interessante sapere QUANDO si troverà il coraggio di affrontare il problema del reclutamento e delle valutazioni in genere, introducendo vincoli di responsabilità e di competenza a carico di chi prende le decisioni, insomma “chi controlla i controllori?”
Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente (B. Brecht)
- sarebbe interessante sapere PERCHE’ si è sempre voluto tenere fuori i ricercatori da tutte le decisioni che potessero influire sul sistema, arrivando persino a negare lo storico principio “una testa un voto” e ora si cerca di coinvolgerli, anzi di usarli come paravento davanti al fallimento di un sistema.
Quando gli elefanti combattono è sempre l'erba a rimanere schiacciata (proverbio africano)
- ma soprattutto sarebbe interessante sapere PER CHI dovrebbe essere migliore il nuovo sistema delineato da questa riforma. Certo non per i ricercatori che vengono puniti delle loro colpe tramite la riserva indiana del ruolo ad esaurimento. Certo non per l’università che viene privata della categoria più motivata e produttiva (i famosi cervelli in fuga non sono quasi mai quelli dei professori ordinari). Certo non per la ricerca, relegata in pochi centri privati e confessionali che con i soldi dello Stato collezioneranno le menti più produttive, ma non certo le menti più aperte e libere, le uniche da cui può venire un vero progresso. Certo non i nuovi laureati, che nella migliore delle ipotesi avranno a disposizione un prolungamento della scuola superiore, a meno di non essere ricchi, nel qual caso naturalmente potranno accedere ad apposite università private, sempre più foraggiate con denaro pubblico.

Sicuramente queste sono solo alcune domande che chi conosce un poco la realtà dell’università italiana potrebbe formulare. Purtroppo non c’è da aspettarsi alcuna risposta, perché la prima cosa che manca è un interlocutore che sia super partes e competente.