Voi costruttori avete scartato la pietra angolare_Domenica_8.10.2017

Mattias_Stom,_Christ_before_Caiaphas

Commento al Vangelo Domenica XXVII

Il Vangelo di questa domenica bene si ricollega alla prima lettura dove al versetto di Isaia cap. 5, 7 il Signore Dio si dice rattristato per il suo popolo verso il quale ha dato tutto, ogni bene, ogni frutto non perché ne facesse un bene solo per sé. Mentre, su ogni cosa che Dio ha concesso ai suoi figli, questi hanno vantato ogni diritto verso i propri fratelli e per far questo hanno esercitato verso di loro la violenza, hanno calpestato la giustizia di chi gridava loro per ottenere giustizia. Ed ecco che Dio Padre manda pure il suo figlio l’Unigenito per raccogliere i frutti della fede e delle buone opere dai suoi figli, ma pure Lui il Cristo viene maltrattato, perseguitato e alla fine ucciso. Per questo il Regno di Dio verrà consegnato a un altro popolo che lo farà crescere e vivrà secondo gli insegnamenti di Dio. Siamo noi i cristiani, i discepoli di Gesù questo nuovo popolo, ma come i farisei e i dottori della legge di allora, che non misero in pratica le leggi di Dio, i dieci Comandamenti, così noi ora non dovremo “scartare” Gesù Cristo dalla nostra vita con un altro Vangelo, con una Parola di Dio che sia contro Dio e il suo Vangelo. Perché come allora Gesù Cristo, che è stato scartato dai farisei e dai dottori della legge, come  pietra angolare su cui si regge il Regno di Dio e ogni sua opera, così ora noi non vogliamo essere come loro, quei costruttori del Regno di Dio, che scartano Gesù Cristo e la sua divina Parola, tralasciando parti del suo annuncio o camuffandone il contenuto. Perciò in un altro passo del Vangelo di Matteo cap. 23 vv. 37-38, Gesù ebbe a dire: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta»!

 

Vangelo Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
By Giosuè

www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica/

 

L’immagine è stata presa da questo link:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mattias_Stom,_Christ_before_Caiaphas.jpg

 

 

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

I pubblicani e le prostitute – convertiti – Vangelo XXVI settimana

trasferimento

Commento

In parte il Vangelo di questa settimana si ricollega a quello della precedente Si parla della chiamata di noi uomini da Dio come figli a lavorare nella vigna del Signore, per dare attuazione al Regno di Dio. Rammentiamoci che nel Vangelo della scorsa settimana Dio chiama noi figli anche servi, non nel senso di schiavi o di persone obbligate a lavorare per il Regno di Dio, perché Dio non forza nessuno, ma servi, perché il servo si dispone al servizio di una determinata missione o iniziativa, ben sapendo che è opera di Dio. Non è come quel servo ingrato che una volta chiamato non va a fare ciò per il quale è stato scelto. E perché questo? Perchè gli anziani del popolo assieme ai farisei, che dovevano svolgere per primi la missione di servitori di Dio in mezzo al popolo, anziché fare ciò per il quale si sentivano chiamati, non fanno nulla. La risposta a questo comportamento assurdo di questi che dovevano essere i primi servitori di Dio, è che non si sono convertiti prima alla predicazione di Giovanni il Battista e ora a quella di Cristo. Questo è avvenuto per la loro durezza di cuore e per la loro superbia nel ritenersi giusti davanti a Dio. Mentre alla predicazione di Giovanni il Battista, precursore di Cristo, perfino i pubblicani e le prostitute si erano convertiti. Ora, per convertirsi occorre pentirsi del male fatto e della propria condotta, perché se non c’è vero pentimento non c’è la disposizione necessaria a cambiare vita.

 

Vangelo di Matteo 21, 28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

By Giosuè

www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica/

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

Perdona, come Dio ha perdonato a te – Domenica 15 Settembre XXIV

il_perdono_del_padre

 

Commento

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù ci propone il tema del perdono. Come Dio perdona a noi attraverso il Sacramento della riconciliazione (confessione), altrettanto noi dobbiamo esercitare la facoltà di perdonare verso i nostri fratelli. Se guardiamo al risvolto sociale del perdono, sappiamo che è una delle espressioni più alte di civiltà, e di convivenza civile. Ebbene, questa è anche una delle caratteristiche principali dell’amore. Non si può amare se si è feriti dentro e non si sana questa ferita accordando il perdono a coloro che ci hanno offeso, perché questa ferita interiore invece di rimarginarsi potrebbe rischiare di allargarsi e non tenerci nella pace interiore. E’ duro e difficile perdonare, ma se consegniamo a Gesù il nostro spirito perché sia Lui a guidarci in questa intenzione, che poi si concretizza in gesti esterni, ci riusciremo senz’altro. Quando nella preghiera del “Padre nostro” chiediamo a Dio di rimettere a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo a i nostri debitori, da una parte chiediamo a Dio di perdonare e cancellare i nostri peccati, e dall’altra noi ci impegniamo a fare lo stesso con i nostri fratelli. Se riportiamo questa parabola alla vita eterna, quella futura, è chiaro che se non avremo perdonato in vita, dopo la nostra vita dovremo scontare tutti i nostri peccati e siccome il perdono è una delle forme più alte ed espressive dell’amore, se noi non avremo perdonato, pregiudicheremo anche la nostra salvezza, in quanto avremo poco amato. Gesù ce lo conferma in questo passo: «per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco» (Lc 7, 47).

 

Vangelo secondo Matteo (18, 21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.  Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

By Giosuè

www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica/

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

Riprendere il nostro fratello che sbaglia con carità, ma con verità.

Commento
Il Vangelo di questa domenica ci fa riflettere sulle situazioni nelle quali viene commessa un’ingiustizia nei nostri confronti. Qui non ci si dice di subire passivamente, ma di cercare la giustizia, per amore della verità e a far conoscere il problema alla persona che lo ha cagionato a noi. Se questa poi non ascolta la nostra difesa, perché non ci crede, occorrerà metterla di fronte al male commesso e sarà opportuno far intervenire successivamente dei testimoni per far un discernimento del male causato. Se non ascolterà neanche costoro, riferiamolo alla comunità ecclesiale. Se tale persona non ascolterà neppure la comunità ecclesiale e chi la presiede, sia questa persona considerata come una fuori della comunità cristiana, proprio perché avendoci cagionato del male, non ascolta neanche la Chiesa, la quale, lo si è visto nel mandato di Gesù dato a Pietro, ha il potere di risolvere qualsiasi controversia sulla terra, al punto da essere tale controversia considerata risolta anche nella patria celeste. Inoltre, se più persone riunite in preghiera si mettono d’accordo per chiedere qualcosa a Dio, Egli concederà a loro ciò che chiedono.

VANGELO (Mt 18, 15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

By Giosuè
www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica/

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

“Non pensi secondo Dio”  – Commento al Vangelo XXII Domenica

Peace in the hearts

Commento al Vangelo

Nel Vangelo di questa domenica Gesù riprende molto duramente l’apostolo Pietro, perché l’argomento è trattato da Gesù è molto importante, riguarda la salvezza della propria anima. Nonostante che Gesù più volte avesse affermato ai suoi apostoli, che Egli doveva morire, venire ucciso dai Sommi Sacerdoti e risorgere, Pietro si oppone a questo progetto. Eppure lo stesso Pietro, pervaso dallo Spirito Santo aveva riconosciuto in Gesù  il Messia, l’inviato da Dio, ma non  vuole sottostare alla sua autorità, gli si pone addirittura contro, al punto che Gesù lo ammonisce: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Il rischio ancor oggi è importante ed è quello di contare sulle proprie facoltà intellettive e umane per comprendere i progetti di Dio, senza inserirsi nel pensiero di Dio, per fare la propria volontà e non quella di Dio Padre. E’ un atto di presunzione per tutti noi, quello di non accettare soprattutto la propria croce nella nostra vita come fece Gesù per la salvezza delle anime,  completando come afferma S. Paolo  ciò che manca alla passione di Cristo [1]. Inoltre, è una tentazione presente in tutti noi quella di fare delle buone iniziative, di testa nostra, senza cercare di scoprire il progetto di Dio per noi, sapendo sfruttare i nostri talenti. Ecco che si fa sempre attuale la frase di Gesù che chi non è unito a Lui non può fare nulla e chi non raccoglie con Lui disperde[2], vale a dire le sue opere non s’inseriscono nel progetto di Dio per la costruzione del Regno di Dio su questa terra. Per fare un esempio le tante opere di solidarietà che istituti ecclesiali mettono in piedi alle volte non danno i risultati sperati, ma addirittura contrari a quello che il Vangelo e la morale cristiana richiamano.

 

By Giosuè

(www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica)

 

 

Vangelo (Mt 16, 21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
[1] Colossesi 1, 24

[2]  Matteo 12, 30

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

Voi, chi dite che io sia? – Domenica 27 agosto, XXI tempo ordinario

Tumba_Vacia_Resurreccion_de_Jesus-4

Commento al Vangelo

Gesù in questa domenica ci interroga sul comprendere che cosa pensa il mondo di Gesù, perché quello che pensano gli uomini di Gesù dovrebbe interrogarci sull’immagine che loro hanno del Messia, l’inviato di Dio e come noi come cristiani dovremmo rendergli testimonianza, anche per correggere le storpiature formatesi dalle persone sulla persona e divinità di Gesù. Subito dopo Gesù interroga anche noi. Ma in fondo noi che affermiamo di essere i suoi discepoli, proprio noi che crediamo in Lui, che cosa riteniamo che Egli sia? Noi riprendendo la risposta di Pietro diremmo che è il «Cristo, il Figlio del Dio vivente», ma sappiamo che Pietro nel fornire questa risposta è stato ispirato da Dio, lo dice Gesù stesso che la risposta che Egli diede non venne dalla sua persona. Perciò questo c’insegna che per vivere il Vangelo e dare testimonianza a Gesù occorre essere ispirati dallo Spirito Santo. Dopo che Pietro diede la risposta su Gesù, Gesù lo pone a capo della sua Chiesa, dandogli il mandato di essere il suo Vicario sulla terra, oltre a un compito importante: quello di legare, di unire l’uomo e la donna in matrimonio, la cui celebrazione o scioglimento sono in potere solo alla Santa Chiesa e non agli uomini, in quanto il matrimonio è un’istituzione di natura divina. E così pure dicasi per altre realtà di vita, il cui fondamento ha anche una natura spirituale. Ecco perciò un potere grande dato alla Chiesa, i cui uomini che hanno chiesto di servirla, devono operare con dedizione per il bene delle anime loro affidate, perché essendo servi devono rendere un servizio efficace da buoni amministratori e non da padroni, seguendo i principi evangelici lasciati da Gesù e dall’insegnamento della Chiesa di duemila anni.

 

Vangelo (Mt 16, 13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

 

Giosuè

By: www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica/

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

Quanto è grande la nostra fede in Dio? – Vangelo della XX Domenica

cananea

Il brano di questa  domenica ci fa notare una supplica rivolta a Gesù da parte di una Cananea, una straniera non appartenente alla Casa di Davide. Gesù vedendo che la richiesta affinchè sua figlia fosse liberata da un demonio, era insistente, non mette solo alla prova la sua fede in Lui, ma anche ci rivela che Lui non è venuto solo a portare la salvezza per il popolo eletto, ma a partire dal popolo d’Israele a tutti gli uomini della terra. Non si trattava di fare il miracolo a tutti gli uomini del mondo, in qualunque stato di necessità di salute fisica si trovassero, ma di un annuncio portato a tutti, la cui messa in pratica avrebbe costituito la salvezza spirituale di tutti. Perché lo sappiamo vero? Se Gesù non avesse offerto in sacrificio la sua vita a Dio Padre non esisterebbe la Ss. Eucaristia, e neppure la S. Confessione, ma anche il Battesimo, mediante il quale abbiamo ricevuto l’adozione a figli di Dio. Ritornando al brano del Vangelo, notiamo come Gesù abbia lodato la fede di quella donna. Quest’aspetto noi cristiani dovremmo considerarlo come un monito a non abituarci alle grazie che Dio ci fa continuamente nella nostra vita di credenti, quando preghiamo, quando accediamo ai sacramenti e via di seguito. A questo punto dovremmo chiederci, quanto è grande la nostra fede? Ma poi dovremmo anche chiederci ma la nostra, è vera fede, o una forma di appartenenza a qualcosa per sentirci in pace? Dio miei cari desidera essere ricambiato nel suo amore, anche perché solo così Egli può donarci le grazie che ci servono  per vivere nella fedeltà a Lui. Perché è solo se amiamo Dio veramente, che dimostriamo di aver fede in Lui. Se non amiamo Dio attraverso l’osservanza dei suoi Comandamenti, se non ricerchiamo la sua volontà ogni giorno, come potremmo definirci veri discepoli e quindi cristiani? L’amore dato a Dio non va dato con il “contagocce”, ma con grande slancio, perché solo così dimostreremo la sua fede in Lui. La sua fede in Lui attira grazie spirituali, che sono sempre dei piccoli o grandi miracoli di cui dovremmo accorgerci almeno nella nostra vita, per poter ringraziare Dio.

 

 

Vangelo (Mt 15, 21-28)

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».  Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
By Giosuè

www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica/

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato

sacro_cuore2

“Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”

Vangelo XV Domenica del tempo ordinario (Anno A)

 

COMMENTO

Nel Vangelo di questa domenica Gesù offre un’interpretazione della Parabola del seminatore dove la persona che non mette in pratica la Parola di Dio è incostante nel metterla in pratica, a causa del fatto che vi da poca importanza, oppure perchè il suo cuore è attaccato al mondo, alle sue tentazioni, alle sue ricchezze. Così che viene il maligno (satana), il quale porta via ciò che la persona ha compreso della Parola Dio, così che non resta più nulla di tale comprensione nella mente e nel cuore della persona. Invece sorte diversa ha colui che comprende la Parola di Dio. Egli è ben disposto interiormente ad accoglierla, perché desideroso di conoscere quanto Dio gli mostra nella sua sapienza, così che la comprensione che egli ha della Parola di Dio non viene intaccata né dalle tentazioni, né da desideri di ricchezza e di grandezza, perché egli ama Dio al di sopra di ogni cosa. Ecco che egli può mettere in pratica la Parola. Il “maligno” (il diavolo) non può più strapparla dalla sua mente, né tanto più dal suo cuore, perché l’ha interiorizzata. Gesù lo spiega bene al centro di questo Vangelo, il perché. Il perché sta nella citazione di Gesù della profezia di Isaìa, che ora si adempie verso coloro che invece hanno storpiato la sua Parola, secondo le convenienze personali, di un gruppo, di una setta. Gesù afferma che il cuore di questo popolo è diventato insensibile, si è chiuso in se stesso, per questo non può comprendere i misteri del Regno di Dio, che sono racchiusi nella Parola di Dio. A causa di questa durezza che sta nello scendere nei compromessi della ricchezza, del potere, delle glorie umane, qui sta quella durezza, quella chiusura alla Parola di Dio. Perciò coloro che non sono i veri cristiani, i veri discepoli, anche se si definiscono tali, non possono così comprendere la Parola di Dio soprattutto con il cuore, mediante il quale potrebbero penetrarla nella sua ricchezza e così venir guariti da Gesù, che nella sua Divina Parola Egli opera. Sulla scorta di quest’ultima considerazione di Gesù, posso affermare che è povera di significato l’interpretazione della Parola di Dio che passi solo dalla mente, mentre deve passare soprattutto dal “cuore”, che è il centro di tutte le dimensioni  della persona, compreso il suo spirito, attraverso il quale Dio comunica, pur in modo misterioso il suo amore, la sua grazia, la sua sapienza.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo  13,1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.  Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

 

by Giosuè

tratto da: pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

Vangelo della XII Domenica del tempo ordinario – Commento

jesus_salva

Il Vangelo di questa domenica è un invito di Gesù a essere figli della luce, ad essere testimoni della Verità, del Vangelo applicato alla vita propria e dei fratelli. Gesù ci esorta a testimoniare il suo Vangelo che è Verità, ma anche Vita. Non è una lettera morta, ma viva, perché Dio è Dio dei vivi e non dei morti[1] e se è venuto nel mondo nella persona di Gesù, è venuto a portare un annuncio che rinnova la nostra vita. Ecco perché Egli dice «chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»[2]. Chi è cristiano battezzato, deve annunciare il vangelo di verità, che dissipa le tenebre dell’ingiustizia, dell’odio, là dove gli uomini malvagi ci vorrebbero coinvolti in opere, che non sono secondo Dio. Ecco perché occorre dire un “no” fermo dove si notano situazioni dove abitiamo, lavoriamo, o viviamo in comunità, che non sono secondo le Leggi di Dio e il Vangelo di Gesù Cristo. Se così non facciamo non diamo testimonianza a Gesù e non difendiamo il suo Vangelo, che è Lui stesso, di fronte agli uomini. Tale mancanza non resterà impunita, perché nel momento del nostro giudizio davanti a Dio Padre, Gesù non prenderà le nostre difese. Invece, se avremo applicato il Vangelo nella nostra vita e avremo avuto cura di riprendere se pur con dolcezza i nostri fratelli, che sbagliano[3], saremo lieti di essere difesi da Gesù Cristo in quelle imperfezioni, per le quali non avremo ancora raggiunto quel livello di santità, attraverso l’amore, l’“agape”, che Dio desidera per ognuno di noi. Questo perché siamo suoi. Egli ci ha destinati per farci partecipi della sua gloria futura, solo se vogliamo essere servi fedeli alla sua parola, fruttando i nostri talenti al servizio della missione che Dio ci ha affidato, che non è la nostra vocazione. La missione che Dio ci ha affidato, dobbiamo ricercarla durante la vita. Si realizza attraverso la nostra vocazione di padri, di madri, di sacerdoti, di celibi per quel progetto, che Dio ha per ciascuno di noi, al fine di raggiungere la meta della nostra fede: la salvezza delle anime[4]. Infine Gesù ci esorta a non temere qualunque avversità, anche quando gli diamo testimonianza. Tutto è in potere a Dio, perfino i nostri capelli sono contati e noi valiamo molto più delle cose create attorno a noi. Dio è padrone delle cose in cielo e perfino negli inferi. Egli scruta ogni cosa, perfino i nostri pensieri[5], ma non può salvare coloro che commettono il male, anche se la porta è sempre aperta per il loro ritorno e lancia continuamente richiami, affinché possano ravvedersi, ma se loro non ascoltano i suoi richiami e di coloro che cercano di aiutarli, che cosa può fare ancora Dio? Egli non forza la volontà di nessuno, non abbandona nessuno, ma aspetta tutti, anche se la vita ha un limite, oltre al quale verremo giudicati[6]. Temiamo perciò colui che ha il potere di condurci a peccare, satana, il quale ha il potere di portarci in quel regno al quale Dio non ci aveva destinati, regno di morte di odio, di tenebra, di orrore senza fine. Pensiamo a essere sempre pronti, con «i fianchi cinti della verità, rivestiti con la corazza della giustizia»[7], con le «lucerne accese»[8] dell’olio della nostra fede e amore per Dio e delle nostre buone opere e testimonianze verso i fratelli.

 

 

Vangelo Mt 10,26-33 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». Parola del Signore.

By Giosuè

www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica

 

[1] Atti 10, 42

[2] Mt 10, 32-33

[3] Galati 6,1

[4] 1Pietro 1,9

[5] Apocalisse 2,  23

[6] Apocalisse 20, 12 / 2Tessalonicesi 2, 12 / Romani 2, 12 /Matteo 7, 2 / Matteo 25, 32-33

[7] Efesini 6, 14

[8] Luca 12, 35

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr

Vangelo di Domenica 18 Giugno 2017 – Santissimo corpo e sangue di Gesù Cristo

Last_supper-Philippe_de_Champaigne-MBA_Lyon_A40-IMG_0397

 

Commento al Vangelo di Giovanni 6,51-58

Nel Vangelo di questa domenica del  Corpo e sangue del Signore, Gesù fa un discorso chiarificatore sul dono di se stesso agli uomini del suo tempo e a noi oggi. Egli afferma che solo chi si nutre del suo corpo e del suo sangue avrà in sé la vita. Gesù è la vera vita, il vero nutrimento per la nostra anima. I Padri nel deserto cercavano un nutrimento fisico per sfamarsi, ma non cercavano un nutrimento che fosse “vita” per lo spirito e sono morti nel deserto. Solo Giosuè e Caleb poterono vedere la terra promessa. Gli altri non la videro a causa dei loro tentennamenti nella fede in Dio o dello loro infedeltà. Gesù nell’Eucaristia vuole essere un tutt’uno con noi, al punto che potremo dire come S. Paolo: «non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me»[1].  Una cosa si ricorda, chi ha una certa età, conosce sicuramente il fatto, che accedere alla Santissima Eucaristia, occorre farlo senza aver sulla coscienza peccati mortali. Ecco che “lavandoci” misticamente nel “sangue” di Cristo attraverso il sacramento della Santa Confessione possiamo accedere degnamente alla Santissima Eucaristia dove Gesù è realmente presente in corpo, sangue e divinità come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. Perché chi riceve indegnamente il corpo e il sangue di Cristo  come scrive S. Paolo «mangia e beve la propria condanna»[2]. Inoltre, più si è puri davanti a Dio, attraverso confessioni frequenti, più riconosciamo in noi la presenza di Gesù. Chi fa tutto ciò che insegna Gesù nel S. Vangelo, nell’insegnamento della Chiesa e attinge alle grazie spirituali, per essere migliore, più sente in sé l’efficacia dei sacramenti, perché permette che la grazia di Dio operi in lui. Purtroppo, anche una vita stessa alle volte non ci basta per comprendere che Gesù è la vera vita per noi, che ci fa liberi[3], cioè ci rende staccati dalle cose del mondo, ci fa essere superiori ad esse e pronti ad affrontare le tentazioni che vengono dal demonio. Chi non vuole percorrere una via di santità non sa neanche cosa vuol dire tentazioni, le prove, ma cade in esse e resta attanagliato dal male personificato (satana). Più si ritiene sapiente, più cade nella sua rete diabolica. Invece è proprio l’umiltà la virtù spirituale che più teme il demonio. Di Maria Ss.ma il demonio teme la sua umiltà, la detesta. Infatti, attraverso l’umiltà noi “corriamo” da Maria e Gesù e chiediamo subito la loro protezione nella preghiera ed ogni tentazione, ansia, preoccupazione scompaiono. Don Dolindo Ruotolo in quella bella preghiera-meditazione ebbe quella bella ispirazione: “Gesù mi abbandono a te, pensaci Tu!”. Non c’è nulla di più bello che affidarsi a Dio, come un bambino che tende la mano alla sua mamma e al suo papà. Così ci conduce Dio: teneramente. Le parole di Gesù nel Vangelo di questa domenica sono perciò un monito forte per farci capire che chi non si nutre di Lui non può avere in sé la vita, che è Gesù «via, verità e vita»[4]. E’ dalla piena comunione con Lui, anche e soprattutto nella Ss. Eucaristia, che possiamo vivere in comunione con i fratelli.  Egli è la vera forza dalla quale scaturisce l’amore, con il quale possiamo vivere il comandamento nuovo «amatevi, come Io vi ho amato»[5] . Ma ciò è possibile se ci uniamo a Lui in tutti i modi possibili, primo tra tutti i sacramenti, in particolare la S. Eucaristia. Restiamo uniti a Gesù, Egli è la nostra libertà. Lo disse quando affermò che «chi non è con Me è contro di Me, e chi non raccoglie con Me, disperde»[6]. Chi non è unito a Gesù è in balia del tentatore (satana), che non da pace e chi intende operare secondo i suoi progetti e non ricerca e prega, affinché la volontà di Dio si compia nella sua vita, vedrà resa vana ogni sua opera.

 

Giosuè

By www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica/

 

  

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
[1] Galati 2,20

[2] 1Corinzi 11,29

[3] Gv 8,31-32

[4] Gv 14,6

[5] Gv 13, 34

[6] Mt 12,30

Share via emailSubmit to redditShare on Tumblr