Vangelo di Domenica 18 Giugno 2017 – Santissimo corpo e sangue di Gesù Cristo

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Commento al Vangelo di Giovanni 6,51-58

Nel Vangelo di questa domenica del  Corpo e sangue del Signore, Gesù fa un discorso chiarificatore sul dono di se stesso agli uomini del suo tempo e a noi oggi. Egli afferma che solo chi si nutre del suo corpo e del suo sangue avrà in sé la vita. Gesù è la vera vita, il vero nutrimento per la nostra anima. I Padri nel deserto cercavano un nutrimento fisico per sfamarsi, ma non cercavano un nutrimento che fosse “vita” per lo spirito e sono morti nel deserto. Solo Giosuè e Caleb poterono vedere la terra promessa. Gli altri non la videro a causa dei loro tentennamenti nella fede in Dio o dello loro infedeltà. Gesù nell’Eucaristia vuole essere un tutt’uno con noi, al punto che potremo dire come S. Paolo: «non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me»[1].  Una cosa si ricorda, chi ha una certa età, conosce sicuramente il fatto, che accedere alla Santissima Eucaristia, occorre farlo senza aver sulla coscienza peccati mortali. Ecco che “lavandoci” misticamente nel “sangue” di Cristo attraverso il sacramento della Santa Confessione possiamo accedere degnamente alla Santissima Eucaristia dove Gesù è realmente presente in corpo, sangue e divinità come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. Perché chi riceve indegnamente il corpo e il sangue di Cristo  come scrive S. Paolo «mangia e beve la propria condanna»[2]. Inoltre, più si è puri davanti a Dio, attraverso confessioni frequenti, più riconosciamo in noi la presenza di Gesù. Chi fa tutto ciò che insegna Gesù nel S. Vangelo, nell’insegnamento della Chiesa e attinge alle grazie spirituali, per essere migliore, più sente in sé l’efficacia dei sacramenti, perché permette che la grazia di Dio operi in lui. Purtroppo, anche una vita stessa alle volte non ci basta per comprendere che Gesù è la vera vita per noi, che ci fa liberi[3], cioè ci rende staccati dalle cose del mondo, ci fa essere superiori ad esse e pronti ad affrontare le tentazioni che vengono dal demonio. Chi non vuole percorrere una via di santità non sa neanche cosa vuol dire tentazioni, le prove, ma cade in esse e resta attanagliato dal male personificato (satana). Più si ritiene sapiente, più cade nella sua rete diabolica. Invece è proprio l’umiltà la virtù spirituale che più teme il demonio. Di Maria Ss.ma il demonio teme la sua umiltà, la detesta. Infatti, attraverso l’umiltà noi “corriamo” da Maria e Gesù e chiediamo subito la loro protezione nella preghiera ed ogni tentazione, ansia, preoccupazione scompaiono. Don Dolindo Ruotolo in quella bella preghiera-meditazione ebbe quella bella ispirazione: “Gesù mi abbandono a te, pensaci Tu!”. Non c’è nulla di più bello che affidarsi a Dio, come un bambino che tende la mano alla sua mamma e al suo papà. Così ci conduce Dio: teneramente. Le parole di Gesù nel Vangelo di questa domenica sono perciò un monito forte per farci capire che chi non si nutre di Lui non può avere in sé la vita, che è Gesù «via, verità e vita»[4]. E’ dalla piena comunione con Lui, anche e soprattutto nella Ss. Eucaristia, che possiamo vivere in comunione con i fratelli.  Egli è la vera forza dalla quale scaturisce l’amore, con il quale possiamo vivere il comandamento nuovo «amatevi, come Io vi ho amato»[5] . Ma ciò è possibile se ci uniamo a Lui in tutti i modi possibili, primo tra tutti i sacramenti, in particolare la S. Eucaristia. Restiamo uniti a Gesù, Egli è la nostra libertà. Lo disse quando affermò che «chi non è con Me è contro di Me, e chi non raccoglie con Me, disperde»[6]. Chi non è unito a Gesù è in balia del tentatore (satana), che non da pace e chi intende operare secondo i suoi progetti e non ricerca e prega, affinché la volontà di Dio si compia nella sua vita, vedrà resa vana ogni sua opera.

 

Giosuè

By www.pacenelcuore.com/commento-al-vangelo-della-domenica/

 

  

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
 

[1] Galati 2,20

[2] 1Corinzi 11,29

[3] Gv 8,31-32

[4] Gv 14,6

[5] Gv 13, 34

[6] Mt 12,30

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06.06.2017 – La Volontà del Padre

Madonna

 

locuzioni interiori di Benedetta

dal sito www.messaggi-cristiani.it

 

 

Miei cari piccoli, vi amo. Vi accompagno nel vostro cammino spirituale e intercedo incessantemente per ciascuno di voi. Rimanete nell’Amore di Gesù e nel mio Amore per non soccombere nelle tentazioni, nelle sofferenze e nelle prove che incalzano per molti a ritmo serrato. Rasserenatevi però, perché nessuno viene provato oltre le proprie forze. Abbiate fede e cercate sempre la Volontà di Dio.

A proposito: è cosa buona chiedere al Signore, in preghiera, quale sia la sua Volontà a riguardo delle scelte che dovete fare. E’ cosa buona chiedere a Lui di guidarvi e di disporre gli eventi come più gli piace. E’ cosa buona pregare come vi ha insegnato Gesù e cioè “sia fatta la tua Volontà” ed è cosa buona desiderarla a accettarla, anche quando è contraria ai vostri desideri. Questa è la Via della santità perché Dio vi vuole santi.

Nel cammino spirituale voi avanzate passo dopo passo, ma di questi tempi sarebbe cosa molto buona che abbandonaste ogni indugio per cercare con più determinazione e perseveranza la Volontà di Dio, imitando il vostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Egli fece sempre la Volontà del Padre e fu obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Ora Lui è corporalmente in Cielo e vi sta preparando un posto perché anche voi, al termine della vita terrena, possiate raggiungerlo e con Lui rimanere per sempre, nella beatitudine senza fine. Ma, prima che ciò avvenga, dovete completare la vostra missione di cristiani alla sequela di Cristo: ognuno nel proprio stato è chiamato a collaborare con Gesù per la salvezza dei fratelli.

La Volontà del Padre è che, in Cristo Gesù, voi collaboriate per la salvezza del mondo, perché Dio vuole che tutti siano salvati. Dice l’Apostolo: “In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1 Gv 3,16).

Molte volte vi ho esortato a convertirvi e spesso vi ho chiesto di pregare per le mie intenzioni e di pregare per tutti, specialmente per i sacerdoti. Vi ho chiesto di dare buona testimonianza dell’Amore di Dio e di avere fede, speranza e carità. Ringrazio tutti coloro che hanno dato ascolto alle mie esortazioni materne e hanno agito di conseguenza.

Miei cari figli, molto vi è stato dato e molto vi è stato chiesto, ma bisogna ancora progredire nella carità, perché la Volontà di Dio si compia nella salvezza dei vostri fratelli che aspettano di essere liberati dal potere di satana. Voi siete il Corpo Mistico di Cristo Gesù e siete stati scelti per unirvi alla Missione del vostro Capo, come collaboratori della Redenzione che Lui ha operato una volta per tutte nella sua Persona e che continua, di generazione in generazione, per mezzo della sua Chiesa. E’ il vostro momento di dare la vita per la Volontà del Padre, in Cristo Gesù, per la salvezza dei fratelli. Non abbiate paura: fidatevi di Dio e fidatevi di me che vi assisto con materna premura, perché raggiungiate la maturità spirituale che vi consentirà di godere del grado di gloria che Dio ha pensato per voi fin da quando vi ha chiamati alla vita.

Fidatevi di Dio, senza dubbi, e offrite la vostra vita per la sua Gloria e per la salvezza dei vostri fratelli. Io vi assicuro che non ve ne pentirete. Non c’è opera più grande che possiate fare che rispondere con tutto il vostro essere all’Amore che vi chiama e vi trasforma in LUI.

Ve lo ripeto: rimanete nell’Amore di Gesù e nel mio Amore e rispondete con la fede semplice dei piccoli bimbi che sanno di essere amati e provveduti.

Gesù ed io siamo con voi incessantemente, fino alla fine dei vostri giorni.

Abbiate il coraggio di amare con l’amore più grande, abbiate il coraggio di amarvi gli uni gli altri come Gesù vi ha amati.

Lo Spirito Santo faccia diventare ciascuno di voi “Amore di Dio” per il mondo.

Vi benedico

 

Maria, Regina del Cielo e della terra.

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La sofferenza

 

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La sofferenza e la morte sono entrate nel mondo a causa del peccato dei nostri progenitori, Adamo ed Eva . Se stare vicino a Dio vuol dire godere delle sue grazie spirituali, il fatto invece di dare più importanza alle cose e alle creature a cui si lega il cuore, vuol dire esporsi a vizi, a desideri, che ci allontanano da Dio, e tale allontanamento provoca sofferenza alla nostra anima, perché noi siamo stati fatti per la vita spirituale. Non possiamo chiedere l’intervento di Dio quando ci fa comodo o per risolvere i nostri problemi. Dio non è un “distributore di grazie a moneta”, ma un Dio personale, che vuole che cresciamo nelle virtù spirituali, per farci partecipi di una vita veramente “piena”. Eppure quanta sofferenza nel mondo! Sofferenza dovuta al grande peccato generato dalla mancanza d’amore, che genera odio, guerre, divisioni familiari. Ritengo che nel mondo non ci sarebbe tutto questo male, se ci si amasse di più, se ciascuno di noi portasse il carico di preoccupazioni degli altri, mediante la preghiera, l’ascolto, il consiglio, l’aiuto verso di loro. In ogni caso, se qualcuno di voi è afflitto da sofferenza fisica o spirituale, non ha mai pensato che potrebbe essere stato chiamato a riparare ai suoi ed altrui peccati, a salvare anime, attraverso l’offerta della propria croce, unendola ai meriti del Cuore di Gesù, alla sua passione (vedi Atto di offerta giornaliera universale qui )? Sì…, perché molte anime sono bisognose di tali offerte, poiché non hanno conosciuto Gesù o se hanno ricevuto il Battesimo da piccoli, non hanno coltivato la loro  fede, con una vita morale secondo i Dieci Comandamenti e forse non hanno fatto fruttare i talenti che Dio aveva affidato loro. Forse, Dio vuole far ragionare queste persone attraverso la sofferenza, che provoca riflessione, offrendo loro la possibilità di rientrare in quella comprensione delle cose, che diversamente non sarebbe possibile. E’ anche per mezzo della sofferenza che si diventa tolleranti verso gli altri, che soffrono, arrivando a comprenderli e ad amarli. Quante virtù spirituali che si acquisiscono se si accetta, valorizza la sofferenza, come Gesù sul Calvario! Egli la permette al fine di guarire la nostra anima. Non lasciatevi prendere dalla paura per la sofferenza-croce, come fece il buon ladrone, che morì insieme a Gesù e che valorizzò la sofferenza, divenuta per lui preghiera, offerta, per la salvezza della sua anima. Infine, vi chiederete se possiamo guarire dalle nostre infermità. Dio vuole guarirci, se ciò fa parte del suo progetto di salvezza per le nostre e altrui anime e lo fa concedendo la grazia nella preghiera attraverso Maria Ss.ma. Ma la persona sofferente deve accedere prima al sacramento della S. Confessione, confessando tutti i peccati mortali, e possibilmente anche quelli veniali qui, pregando con il cuore, con amore filiale Maria e chiedendo preghiere per sé alle altre persone.

 

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Commento alle Letture di questa domenica 11 giugno 2017 “Santissima Trinità”

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Dopo che Mosè  era andato sul monte l’Oreb per ottenere da Dio per la seconda volta i Dieci Comandamenti, dopo l’infedeltà del popolo, il Signore Dio mostra a Mosè uno dei suoi attributi: la misericordia. Dio però non insegna a calpestarla o rifiutarla, ma chiede l’impegno all’uomo sulla via della perfezione, (vedasi la Seconda lettura). Tuttavia chiede di farlo con gioia, perché le leggi di Dio sono giuste[1] e permettono di vivere tra le persone nei rapporti di giustizia. Se non vi fossero tali norme morali, tutto sarebbe nel caos e gli uomini sarebbero in lotta gli uni con gli altri. Dio non vale più per le nostre attuali moderne società oppure viene messo in campo solo per addossargli parole menzognere che mai ha detto. Questo per un senso di modernità e così regna sempre più l’apostasia. L’uomo è divenuto sempre di più Dio di se stesso e quando le cose vanno male vorrebbe che Dio si piegasse alle sue esigenze, invece d’interrogarsi se non è lui stesso causa del suo male o della sua rovina spirituale. Eppure Dio continua richiamare l’uomo anche attraverso la sofferenza, le calamità, ed è sempre pronto al perdono se lo chiede ed è pentito, ridonandogli la grazia una volta che ha fatto ricorso al sacramento della Santa Confessione. Disse Gesù in altro passo evangelico: «Se rimanete fedeli alla mia Parola sarete davvero miei discepoli; conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi»[2]. Essere fedeli alla sua parola e ai Dieci Comandamenti permetterà di essere veramente cristiani (discepoli). Si potrà essere anche liberi, nel senso che si potrà guardare veramente al senso della nostra esistenza non con gli occhi annebbiati delle passioni e dei nostri vizi, ma si potrà esaminare la nostra vita con gli occhi della fede, di chi sa contemplare la grandezza e l’amore di Dio, attingendo dalla sua fonte, per poter emanare quella luce spirituale per i nostri fratelli che sono nelle tenebre del peccato.

 

 

PRIMA LETTURA

Dal libro dell’Èsodo (Es 34,4-6.8-9)

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

 

SECONDA LETTURA

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2Cor 13,11-13)
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

 

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

 

[1] Deuteronomio 4-8

[2] Gv 8,31-32

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I nostri disagi e le nostre paure, da dove provengono

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Nel nostro tempo è agli occhi di tutti quanto sia grande la mancanza di valori, che dipende sia dal linguaggio, che è sempre meno pudico, rispettoso verso i piccoli e sia dal egoismo degli uomini, che sono divenuti sempre più “dio” per se stessi e criticano Dio, poiché Lo vorrebbero come vogliono loro, piegato alle loro esigenze. Essi ritengono di essere liberi di fare qualunque cosa, pur di soddisfare ciò che essi considerano piacere o soddisfazione personale. La maggior parte delle volte tale piacere coincide per essi nel considerare le cose, ma anche le persone come mezzo per raggiungere un vantaggio per sé. E’ l’egoismo che domina nei rapporti tra le persone. Nessuno fa niente per l’altro se non c’è di mezzo un interesse. Tale egoismo produce lotte tra le persone nei vari ambienti di vita e in modo particolare in quello del lavoro. Perciò, io vi suggerisco di essere astuti nel difendervi dal vostro “io” (egoismo), dagli uomini e dal maligno (diavolo), che spesso insinua in voi certi comportamenti, non certamente per il vostro bene, ma solo per il vostro male, poiché lui conosce le vostre debolezze; assumete nelle vostre decisioni dei criteri di scelta in base a dieci Comandamenti (pag. 14), che Dio ci ha dato; perché in questo modo potrete prevenire situazioni ingarbugliate, che spesso vi espongono a dei pericoli spirituali e morali. Impostate un sistema di vita semplice, perché la vita complicata è “zavorra” per l’uomo. Rifiutate i modelli di vita nei quali viene identificato il sesso con l’amore e l’amore con il sesso! Un esempio concreto sono i giovani, i quali di fronte a una società senza valori, sono sempre più annoiati e sempre più tristi ed il loro cuore invece di volgersi al bene, va a trovare ogni piacere anche perverso, pur di far passare la noia, che poi si traduce nell’immoralità più gretta. A loro nulla è vietato, possono agire come vogliono, l’importante è che sembrino felici. Ma cosa dicono questi giovani se gli si propone Dio come “rimedio” alla loro noia, alla loro tristezza? Diranno: Dio esiste senz’altro, ma quanto male potrebbe evitare! Essi sono dio di loro stessi e criticano Dio, poiché Lo vorrebbero come vogliono loro. Non pensate che siano loro la causa del loro disagio, sono frutto degli insegnamenti del uomo d’oggi. Una volta, si diceva che l’uomo senza Dio non può vivere, non può comportarsi. Oggi invece non ha più senso seguire Dio, cose superate di vecchi tempi. E così il male prolifica ed al male si aggiunge altro male, poiché l’immoralità produce nel cuore del uomo un male sempre maggiore. Occorre pregare e offrire le nostre sofferenze anche per loro perché rinnovino le loro menti e i loro cuori vecchi, frutto delle esperienze che hanno bruciato la loro fanciullezza e la loro gioventù. In famiglia, marito e moglie non si sacrificano più l’uno per l’altra e viceversa. Perciò per loro diviene meglio, molto meglio cercare un altro marito o un’altra moglie che può farli felici, ma non lo saranno mai, perché mai sapranno sacrificarsi e mai riterranno che sacrificarsi è una necessità, poiché nessuno glielo ha mai insegnato. Così, il matrimonio non viene considerato un valore, ma un peso e si preferisce la convivenza. Ma la convivenza non impegna le persone attorno a valori religiosi, con i quali si è preso un impegno serio di fronte a Dio. Perciò tale unione non può considerarsi benedetta da Dio, perché tra i due non c’è di mezzo il sacramento del matrimonio. Di fatto si tratta di una forma di concubinato, perché se ci fosse ferma intenzione di sposarsi non si ricorrerebbe a questa unione. Se si reclama il «diritto alla prova quando c’è intenzione di sposarsi» va detto che «l’amore umano non ammette la prova, esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro»[8].  E allora che cosa fare se nella vita tra coniugi le cose non vanno bene? Lo Spirito Santo, invocato per intercessione di Maria Ss.ma nelle difficoltà fra coppie di coniugi uniti dal vincolo del matrimonio religioso, manderà sugli stessi forza, pazienza, comprensione e i coniugi ricupereranno quasi inspiegabilmente piano piano quei sentimenti, quell’unione che lo Spirito Santo suggella nei loro cuori. Occorrerà che uno dei due coniugi si sacrifichi nelle preghiere, nell’offerta delle proprie sofferenze e dei propri sacrifici per il recupero della pace e della concordia nella vita di coppia. Da parte dei singoli coniugi sarà necessario ricorrere al sacramento della S. Confessione per togliere quel peccato d’impurità, se ci fosse stato, perché il peccato di impurità porta nel cuore grande tristezza. Si cerca di scacciarla, ma questa emerge continuamente e a lungo andare può portare alla depressione ed all’angoscia. Non lasciamoci vincere dal male, ma vinciamo il male con il bene[10]. Non diciamo che siamo particolarmente tristi, diciamo piuttosto che ci lasciamo trascinare dalla nostra fantasia.  C’è anche chi vuole la nostra tristezza, poiché non vuole il nostro bene. Egli si chiama satana. Gesù lo chiama «principe di questo mondo»[11]. Dalla Parola di Dio troviamo la giusta esortazione: «siate temperanti, vigilate, il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede»[12]. Non lasciatevi prendere dalla paura. La paura è segno di insicurezza e quale insicurezza se manca Dio? Ritornate a Dio che vi dice: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la dà il mondo»[13]. «Venite a Me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed Io vi ristorerò»[14]. In virtù della redenzione di tutto il genere umano, operata da Gesù attraverso la sua morte e risurrezione, con la quale Egli ha espiato i nostri peccati, abbiamo ricevuto da Gesù il dono di un nuovo battesimo in Spirito Santo[15]. Perciò, perché temere? La nostra forza è Cristo, dal quale abbiamo ricevuto il suo stesso Spirito, che ci fa dire «Abba» (papà). Perciò, non siamo più servi, ma figli di Dio per mezzo di Gesù[16]. Gesù disse a un’anima santa: «state sereni, abbiate fiducia in Me. Io ho vinto il mondo. Voglio che viviate la gioia dei figli di Dio. Fate tutto per Me, con Me ed in Me. Provate, vedrete quale pace, anche nelle più grandi prove».

 

 IL RISTORO ALLE NOSTRE ANIME

Chiediamo a Gesù attraverso la preghiera che ci faccia il dono dell’umiltà e di un cuore mite, per trovare ristoro nella nostra anima e portare il nostro carico quotidiano di fatica, di sofferenza[17]. Attingiamo ancora sollievo per le difficoltà, i disagi, torti subiti attraverso: la partecipazione alla Santa Messa, ai Santi Sacramenti, all’adorazione Eucaristica. Portiamo avanti la preghiera continua[18] e la carità verso il prossimo[19].

 

[8] Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, 2006, nr. 2391

[10] Rm 12, 21

[11] Gv 12, 31

[12] 1Pt 5, 8-9

[13] Gv 14, 27

[14] Mt 11, 28

[15] Mt 3, 11

[16] Gal 4, 6-7

[17] Mt, 11, 29-30

[18] Lc 18, 1

[19] 1Cor 13, 1-13

 

 

 

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Domenica di Pentecoste

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Commento alle letture di questa Domenica di Pentecoste

Vangelo – Gv 20,19-23

Nel Vangelo notiamo come Gesù inizia il proprio discorso presso i suoi discepoli iniziando con l’affermare di se stesso di essere colui che porta la pace. Dice infatti «Pace a voi! » Come Gesù è colui che è venuto nel mondo a portare la pace, così invia i discepoli nel mondo a portare la pace attraverso il sacramento della S. Confessione. Dice infatti : «a coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Lo Spirito Santo che Gesù fa scendere su di loro è perché possano essere aiutati nel discernimento anche del Sacramento, perché Gesù ammette anche che possano rimandare via coloro che non sono ben disposti a ricevere questo Sacramento. Così faceva anche S. Pio di Pietralcina, il quale nel dono che aveva nel discernere gli spiriti conosceva anche le disposizioni interiori della persona, che si andava a confessare. Ritengo comunque, al di là di tale dono, al quale è concesso da Dio a pochi, durante il sacramento della Confessione, il sacerdote può non dare l’assoluzione a coloro che non siano nelle condizioni stabilite dalla Chiesa per ricevere tale sacramento. Sappiamo che tra le regole della Chiesa occorrono delle condizioni ben precise per accedere a questo sacramento da parte del penitente, altrimenti invalidano il sacramento stesso. Consistono nell’aver fatto un serio esame di coscienza, secondo i dei dieci Comandamenti e il Vangelo. E’ poi necessario provare  dolore dei propri peccati, per il dispiacere di avere offeso Dio, infinitamente buono e degno di essere amato. Nel proprio cuore la persona deve avere il serio proponimento di non peccare più.

 

La Prima LetturaAt 2,1-11

La prima lettura ci propone la discesa dello Spirito Santo, dal quale il primo effetto esterno evidente è quello che le persone parlano in lingue e tutti i presenti che fanno parte di diverse nazioni sentono parlare con la propria lingua d’origine circa le opere di Dio. Il riuscire a farsi comprendere da tutti e avere la sapienza di parlare di Dio e delle sue opere avviene attraverso lo Spirito di Dio. Mentre nei tempi antichi, nel racconto della torre di Babele, gli uomini che volevano fare senza di Dio, costruendo una grandissima torre che toccasse il cielo, si manifesta come l’uomo vuole in tutte le epoche fare senza Dio e magari porsi orgogliosamente al suo posto, senza rispettare la sua Parola e i suoi Comandamenti, che rappresentano invece la sicurezza e il bene dell’uomo. Lo Spirito Santo per chi l’ascolta e per chi lo accoglie determina in lui la vera pace, quale base di partenza per mettere in pratica la legge di Dio, conoscere la sua Parola e soprattutto viverla.

 

La Seconda Lettura – 1Cor 12,3-7.12-13

In questa seconda Lettura, si evidenzia che molteplici sono i doni dello Spirito Santo, ma tutti sono riconducibili allo Spirito Santo, Spirito di Dio, «che opera tutto in tutti». Questa completezza dell’opera di Dio si svolge attraverso tutte le persone, per le quali viene dato a ciascuna un carisma, un dono, poiché Dio non fa preferenze di persona, ma soprattutto perché tutti concorriamo alla costruzione del Regno di Dio. L’esclusione di uomini di buona volontà dal concorrere a tale bene nella costruzione del Regno di Dio richiama la responsabilità di coloro che ne impediscono lo sviluppo per il bene al quale essi sono stati chiamati a operare. E’ vero che Dio scrive dritto dove gli uomini scrivono storto, ma chi ha impedito alle persone di compiere il bene a favore della Chiesa avrà comunque il premio? Non resta a noi giudicare, ma comprendere che Dio si serve dei piccoli e degli umili nella costruzione del Regno. Ciò non vuol dire che Dio si serve di coloro che non hanno cultura, ma di coloro che si istruiscono sulle cose di Dio e hanno un cuore puro, nel voler mettere in pratica la Parola di Dio, non falsandola, con animo ipocrita, come facevano i farisei al tempo di Gesù. Questo disse Gesù: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli» (Mt, 11,25).

 

I TESTI DELLA PAROLA DI DIO

Vangelo – Domenica di Pentecoste – Gv 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Parola del Signore

 

Prima Lettura – Atti degli Apostoli 2,1-11

 Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio». Parola di Dio

 

Seconda Lettura – Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi – 1Cor 12,3-7.12-13

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito. Parola di Dio

 

 

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