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Ascari: I Leoni d' Eritrea. Coraggio, Fedeltà, Onore. Tributo al Valore degli Ascari Eritrei.

 

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L'Ascaro del cimitero d'Asmara.

Sessant’anni fa gli avevano dato una divisa kaki, il moschetto ‘91, un tarbush rosso fiammante calcato in testa, tanto poco marziale da sembrare uscito dal magazzino di un trovarobe.
Ha giurato in nome di un’Italia che non esiste più, per un re che è ormai da un pezzo sui libri di storia. Ma non importa: perché la fedeltà è un nodo strano, contorto, indecifrabile. Adesso il vecchio Ghelssechidam è curvato dalla mano del tempo......

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I FEDELISSIMI

Post n°18 pubblicato il 30 Luglio 2008 da wrnzla

I FEDELISSIMI

Tratto da www.assocarabinieri.it

Gli Ascari eritrei

Più volte questa rivista si è interessata alle nostre truppe coloniali ed in particolare a quegli ascari«speciali» che sono stati gli Zaptiè. Ma ciò è avvenuto in modo sporadico e, comunque, sommesso,quasi che non fosse politicamente corretto parlare di colonie e di truppe coloniali. Ciò è avvenuto in tutta la pubblicistica italiana di questi anni; infatti il tema delle truppe coloniali - tranne rarissime eccezioni - è stato trattato pressocché esclusivamente sul piano uniformologico ovvero inserito in saggi storici molto critici sia verso il «ventennio» che verso le mire espansionistiche e coloniali giolittiane.
In questo mese di novembre uscirà nelle librerie un bel volume della Vallecchi che è il catalogo di una interessantissima mostra dedicata agli ASCARI ERITREI, inaugurata nel 2004 all'Asmara e riproposta al Vittoriano a Roma, approdata successivamente a Bologna presso la sede della Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna, con l'obiettivo di trasformarsi, visto l'interesse suscitato, in mostra permanente.
Il pregio dell'iniziativa è stato quello di saper raccogliere materiale, fotografie, cimeli finora dispersi principalmente in collezioni private e in parte, sorprendentemente,messi a disposizione da cittadini eritrei, i quali evidentemente non hanno ritenuto che la militanza sotto la nostra Bandiera dei loro connazionali fosse una pagina nera da dimenticare.
Il catalogo rende bene il fascino della mostra, perché raccoglie in uno, gli interessi dello storico, quelli dell'uniformologo e del collezionista, con la policromia ed il fascino delle uniformi, dei gagliardetti, dei bouruns (mantelli dei Carabinieri e della Cavalleria Coloniale) degli alti fez rossi col fiocco con i colori distintivi del reparto, dei turbanti,in una girandola di tavole della Tribuna Illustrata e di cartoline dei reparti, opera dei più importanti disegnatori italianidell'epoca come BELTRAME, TAFURI, PISANI, FERRARI,etc. etc..
Particolarmente curiose poi - e anche in questo caso appare evidente quale fosse l'affetto degli italiani per questi fedeli soldati di colore - le locandine pubblicitarie o le copertine di periodici di ampia tiratura e i frontespizi dei quaderni di scuola, che hanno come soggetto un coloratissimo ascaro.
Per completezza e per chi non conosce l'argomento deve essere subito chiarito che l'Italia nei settant'anni di avventura coloniale, non ebbe solo volontari eritrei ma anche libici e somali, organizzati nel Regio Corpo Truppe Coloniali che comprendeva tutte le specialità di un moderno esercito(si pensi che in assoluto i primi paracadutisti dell'esercito italiano, furono i libici inquadrati nel «I Battaglione Fanti dell'Aria», costituito nel 1938 presso l'aereoporto di Castel Benito a Tripoli).
Nel 1939, poi, nel tentativo di realizzare una sorta di italianizzazione della Libia con l'invio, in quella regione, di circa20.000 coloni italiani, alla popolazione libica venne concessala cittadinanza italiana e gli ascari libici, muniti di stellette, divennero soldati libici.
Probabilmente se le esigenze politiche e le condizioni geografiche fossero state diverse (ad esempio l'utopia del«MARE NOSTRUM») l'onore delle stellette sarebbe dovuto toccare agli ascari eritrei, i primi e i più fedeli nostri volontari,i più «italiani» dei nostri soldati di colore.
Queste mie poche righe non hanno lo scopo di recensire il volume della VALLECCHI ma hanno la pretesa di rendere un mio omaggio personale a quanti eritrei, libici o somali hanno combattuto e sono morti sotto la nostra Bandiera con la convinzione di non dover essere considerati solo dei mercenari, come qualcuno nel tempo, talvolta,li ha definiti.
Infine vorrei precisare che il titolo «I Fedelissimi» è stato quasi un trucco per attirare l'attenzione di quanti leggendolo avranno pensato a una storia di bravi carabinieri. Ho detto quasi un trucco perché quell'aggettivo, con riferimento ai nostri ascari, è stato usato ben più autorevolmente da Alberto BECHI LUSERNA - ufficiale coloniale comandante di ascari, ufficiale paracadutista ad El Alamein eMOVM alla memoria nella guerra di liberazione - nel suo libro «NOI E LORO» scritto alla vigilia della seconda guerra mondiale.

Credit. www.assocarabinieri.it Sig. Giancarlo Mambor

 
 
 
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Data di creazione: 27/05/2005
 

 
   Agli Ascari d'Eritrea 

- Perchè viva il ricordo degli Ascari d'Eritrea caduti per l'Italia in terra d'Africa.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare alla bandiera al corpo Truppe Indigene d'Eritrea.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare al gagliardetto dei IV Battaglione Eritreo Toselli.

 

 

Mohammed Ibrahim Farag

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

Unatù Endisciau 

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

 

QUESTA LA MIA STORIA

.... Racconterà di un tempo.... forse per pochi anni, forse per pochi mesi o pochi giorni, fosse stato anche per pochi istanti in cui noi, italiani ed eritrei, fummo fratelli. .....perchè CORAGGIO, FEDELTA' e ONORE più dei legami di sangue affratellano.....
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A DETTA DEGLI ASCARI....

...Dunque tu vuoi essere ascari, o figlio, ed io ti dico che tutto, per l'ascari, è lo Zabet, l'ufficiale.
Lo zabet inglese sa il coraggio e la giustizia, non disturba le donne e ti tratta come un cavallo.
Lo zabet turco sa il coraggio, non sa la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un somaro.
Lo zabet egiziano non sa il coraggio e neppure la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un capretto da macello.
Lo zabet italiano sa il coraggio e la giustizia, qualche volta disturba le donne e ti tratta come un uomo...."

(da Ascari K7 - Paolo Caccia Dominioni)

 
 
 
 

 
 
 
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