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Ascari: I Leoni d' Eritrea. Coraggio, Fedeltà, Onore. Tributo al Valore degli Ascari Eritrei.

 

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L'Ascaro del cimitero d'Asmara.

Sessant’anni fa gli avevano dato una divisa kaki, il moschetto ‘91, un tarbush rosso fiammante calcato in testa, tanto poco marziale da sembrare uscito dal magazzino di un trovarobe.
Ha giurato in nome di un’Italia che non esiste più, per un re che è ormai da un pezzo sui libri di storia. Ma non importa: perché la fedeltà è un nodo strano, contorto, indecifrabile. Adesso il vecchio Ghelssechidam è curvato dalla mano del tempo......

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« Amedeo Guillet «Io, Coma...E gli Ascari sfilarono a Roma »

Questa la mia storia.

Post n°33 pubblicato il 06 Agosto 2008 da wrnzla

Questa è la mia storia....

(Parlerò di voi [1] e di noi [2] e poi ancora di noi assieme come forse solo per pochi istanti fummo ma come per sempre potremmo tornare ad essere....)

La storia scritta per mano dei vincitori è fatta di pagine strappate, verità taciute e menzogna, non cronaca ma romanzo, dove gli eroi hanno solo i loro colori ed i loro nomi. Racconta di noi che fummo malvagi, di voi che foste stolti servi al soldo del nostro "colonialismo straccione". Un ritornello da rimandare a memoria che deve bastare, un postulato di cui non dubitare, una campanella al cui suono sbavare [3] perchè così per convenienza di parte preferiranno tramandare.

Sessant'anni di ignoranza insegnata sin dalla più tenera età sui banchi di scuola da menti ebeti condizionate da ideologie fallimentari [4] hanno dato il loro frutto partorendo generazioni di idioti appagati delle ipocrite versioni ufficiali e del loro finto sapere.

Mentiranno definendovi mercenari quando l'onore fu l'unico compenso da voi reclamato.

Vi sminuiranno chiamandovi manipolo quando foste moltitudine di fiere legioni.

Altri ancora a voi più vicini [5] bestemmieranno il vostro nome perchè "traditori del vostro stesso sangue", voi che col sangue e con l'estremo sacrificio onoraste il giuramento fatto e la parola data.

La loro storia è una palata di fango in faccia, un solco scavato con l'inchiostro nelle pagine della memoria per perpetuare rancori e incomprensioni dove il passato viene estrapolato dal suo contesto storico, manipolato e strumentalizzato da chi ci vorrebbe perennemente divisi. Diversi tra noi e diversi da loro, un'ottusa linea sulla lavagna che non ammette dubbi ne ripensamenti.

La mia storia è invece più bella e più vera.

La mia storia racconta di un popolo mite e fiero, stirpe di guerrieri indomiti, che ci fece dono della sua amicizia senza nulla pretendere. La mia storia racconta di eroi dai nomi esotici ed il volto più scuro del mio, gli Ascari i Leoni d' Eritrea, delle loro gesta che ancora riecheggiano nelle terre d'abissinia tramandandosi con sussurri di generazione in generazione in un passaparola fatto di accenti arcani che storpiano i nomi italiani sino a renderli incomprensibili...quasi un cifrario di un valore intimo e segreto che solo uomini d'onore meritano di conoscere e comprendere.

I miei eroi sono oggi un pugno di vecchi reduci stanchi e malandati con lo sguardo annacquato dallo scorrere del tempo ma che pare riaccendersi nella fierezza del leone al ricordo di un Italia che non esiste più e la cui dignità resiste oggi solo nella nobiltà della loro memoria.

Questa Italia nostra madre, vostra matrigna forse... e oggi puttana che pare concedersi a tutti dimentica dei suoi figli eritrei o italiani che siano. Questa Italia nata della seconda unificazione, quella venuta da sud ad opera di opportunisti e voltagabbana spacciatisi per liberatori e che vi ha abbandonati, voi che ancora oggi, se valori quali coraggio, fedeltà ed onore avessero ancora un significato, ne sareste stati i suoi cittadini piu' degni.

A voi eritrei giunti in Italia dico "in alto lo sguardo", siate orgogliosi di voi stessi, ricordate che nelle vostre vene scorre il sangue dei leoni, rammentate chi furono i vostri padri. Chi può vantare più nobile discendenza? Siatene degni e fieri... per quanto può valere io di voi lo sono.

A voi italiani dico: accogliamo ogni eritreo come un caro e vecchio amico finalmente ritrovato, accogliamo ogni eritreo come un fratello. Non per quel buonismo idiota di cui pare essere permeata la nostra società, non per quella carità elitaria che toglie dignità a chi riceve rimarcando le disparità, ma per qualcosa di più alto e nobile chiamato giustizia, per restituire almeno in parte quanto il popolo eritreo ci ha così generosamente donato.

Ricordate voi tutti che i nostri avi furono spalla a spalla fronte al campo di battaglia sotto una stessa bandiera per un'Italia che, a torto o a ragione, sentivano come intimamente loro, che meritava l'onore di essere definita patria.

Molte cose furono sbagliate, la nostra storia coloniale fu un insieme di luci ed ombre ma non solo ombre, se il nostro "colonialismo straccione" è riuscito a generare dei Ghelssechidam dei Beraki, se ancora oggi anche un solo briciolo dell'antico affetto reciproco è rimasto...non tutto fu sbagliato.

Se come a come a Jeddah al circolo degli italiani, o in giro per il mondo, accade che, voi e noi assieme, si sia portati quasi inconsapevolmente a cercarsi, come se il ritrovarsi uniti potesse finalmente lenire la tanta nostalgia del focolare lontano, come se un antico ed arcano legame si andasse rinsaldando vicini e confortati nel ricordo di una patria che ci fu comune...non tutto fu sbagliato.

C'è purtroppo invece da entrambe le parti chi questo passato lo vorrebbe rinnegare, chi preferisce ingigantire le colpe di ieri per nascondersi dietro al dito dell'enormità di quelle dell'oggi. Al colonialismo vecchia maniera si è sostituito quello dal "volto pulito" di un quotidiano fatto della più assoluta indifferenza per un' Africa continente a perdere, preda dell'ingordigia delle multinazionali e degli speculatori finanziari, terreno di conquista delle "organizzazioni umanitarie" che come avvoltoi rincorrono l'appeal delle disgrazie, dei "volontari" stipendiati a svariate migliaia di euro al mese che elargiscono manciate di ridicoli microcrediti a rendere.

Ipocritamente fingiamo di non vedere i tanti che avendo fatto poco o nulla dormono sonni tranquilli confortati dall' illusione di aver fatto molto e ancora peggio fingiamo di non vedere i pochi che pur avendo fatto tanto passano notti insonni tormentati dal dubbio che quel tanto non sia ancora abbastanza.

La loro storia questo ci ha portati ad essere. Al colonialismo delle terre si è sostituito quello delle menti. Ci hanno detto che era sbagliato sentirci orgogliosi di essere italiani, ci hanno voluti europei e poi ancora mondializzati e ancora sembra non bastare. Hanno fatto delle nazioni dei contenitori nei quali stipare tutti e tutto in un melting pot coatto che mortifica la dignità delle persone nel tentativo riuscito di trasformarci in una massa informe di lobotomizzati inconsapevoli alla quale potranno dare un nome e governare questo nuovo mondo "Metropolis" [6] senza più ostacoli.

In questa terra dagli orizzonti sempre piu lontani l'egoismo indotto da questa sub-cultura ha ridotto i confini del nostro mondo a non oltre lo zerbino di casa e questo abbiamo l'arroganza di chiamarlo "progresso". Sempre piu globalizzati ma sempre piu soli, senza nessuno spirito di appartenenza, fede e valori, senza nulla per cui valga la pena di vivere e morire, senza il conforto di un qualcosa di piu' grande che possa sopravvivere a noi stessi. Questo purtroppo siamo diventati e ancora sembra non bastare.

Cari eritrei non ripercorrete il nostro cammino, non replicate i nostri insulsi errori perchè ci sarà un giorno in cui la storia, quella vera, ne reclamerà il pegno. La storia quella vera tende a ripetersi...così è dagli albori dell'uomo e verra momento in cui noi pagheremo per tutti gli errori commessi senza sconto alcuno e sarà una apocalisse quale mai vi è stata.

Non abboccate alle lusinghe di questa nostra degenerazione democratica divenuta alibi e pretesto dell'incompetenza e della latitanza della ragione e che noi avremmo la pretesa di esportare con le bombe. Non abboccate alla loro storia che ci vorrebbe perennemente divisi tra colonialisti e colonizzati e un' Africa "ammaestrata" a chiedere popolata da "bambini ebeti" incapaci di distinguere tra il bene e il male, sempre pronta con una mano con l'indice puntato per accusare e con l'altra con il palmo aperto per elemosinare, sempre pronta a recriminare anche tra mille anni sul passato coloniale. I liberatori di ieri sono i carnefici di oggi ma il mondo pare non curarsene se con la pelle dello stesso colore.

Non credete ai conflitti di civiltà [7] perchè in vero nessun conflitto ci può essere tra tra una visione sbagliata di ciò che potrebbe essere sicuramente giusto ed il nulla assoluto. In vero così come una candela al suo finire fa più luce così il mondo mussulmano emette il suo ultimo bagliore prima di divenire il buio al quale noi siamo divenuti.

Voi per fortuna vostra ancora non siete come noi ne come loro. Quanta gloria fu in voi e ancora rimane. Stringete il pugno e la potrete sentire cosi chi è giovane può afferrare tra le sue dita la forza della vita. Voi che avete continuato a combattere quando tutti si erano già arresi riuscendo ad emanciparvi dopo che i "liberatori" vi strapparono al colonialismo italiano per donarvi a quello etiope.

La vostra seconda guerra mondiale è terminata sessant'anni dopo. Voi che come l'ultimo dei giapponesi avete ostinatamente resistito sull'isola Eritrea circondata da mari di menzogna,ipocrisia e indifferenza.

Guardo a voi con invidia scorgendo come in uno specchio deformato dal tempo quello che un tempo anche noi fummo e mai torneremo ad essere...un popolo con la consapevolezza di essere tale. Sappiate custodire questo bene come il tesoro più prezioso e anche se sparsi nella diaspora non sarete mai soli, non perderete mai voi stessi.

Dense e cupe nubi si addensano sui cieli d' Eritrea oggi più di ieri il traguardo così tanto anelato pare essere quanto mai lontano. Ma non disperate, verra giorno in cui i vostri meriti saranno da tutti riconosciuti e i vostri sacrifici ricompensati. La storia, quella vera vi renderà giustizia e il mondo guarderà a voi con invidia e ammirazione.

Ricorderete forse, ma non importa, di uno strano "Ascaro Italiano" orgoglioso della vostra bandiera e della "sua storia" che narrava......... "di eroi dai nomi esotici ed il volto più scuro del del suo, gli Ascari i Leoni d' Eritrea, delle loro gesta che ancora riecheggiano nelle terre d' Italia tramandandosi con sussurri di generazione in generazione in un passaparola fatto di accenti arcani che storpiano i nomi eritrei sino a renderli incomprensibili.....

Racconterà di un tempo.... forse per pochi anni, forse per pochi mesi o pochi giorni, fosse stato anche per pochi istanti in cui noi , italiani ed eritrei, fummo fratelli. ..perchè CORAGGIO, FEDELTA' e ONORE più dei legami di sangue affratellano. (Rendono Fratelli)

Questa è la storia che amerà raccontare. Questa è l'unica storia da cui trarre un valido giovamento, narra di stima, amicizia e fratellanza tra i nostri popoli.

Questa è la storia vera che i gloriosi Ascari d'Eritrea col loro sangue hanno scritto e mi hanno insegnato.

Questa è la mia storia....

Ma può essere anche la vostra....

Scritto da Wrnzla. 06-08-2008

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   Agli Ascari d'Eritrea 

- Perchè viva il ricordo degli Ascari d'Eritrea caduti per l'Italia in terra d'Africa.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare alla bandiera al corpo Truppe Indigene d'Eritrea.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare al gagliardetto dei IV Battaglione Eritreo Toselli.

 

 

Mohammed Ibrahim Farag

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

Unatù Endisciau 

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

 

QUESTA LA MIA STORIA

.... Racconterà di un tempo.... forse per pochi anni, forse per pochi mesi o pochi giorni, fosse stato anche per pochi istanti in cui noi, italiani ed eritrei, fummo fratelli. .....perchè CORAGGIO, FEDELTA' e ONORE più dei legami di sangue affratellano.....
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A DETTA DEGLI ASCARI....

...Dunque tu vuoi essere ascari, o figlio, ed io ti dico che tutto, per l'ascari, è lo Zabet, l'ufficiale.
Lo zabet inglese sa il coraggio e la giustizia, non disturba le donne e ti tratta come un cavallo.
Lo zabet turco sa il coraggio, non sa la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un somaro.
Lo zabet egiziano non sa il coraggio e neppure la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un capretto da macello.
Lo zabet italiano sa il coraggio e la giustizia, qualche volta disturba le donne e ti tratta come un uomo...."

(da Ascari K7 - Paolo Caccia Dominioni)

 
 
 
 

 
 
 
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