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Ascari: I Leoni d' Eritrea. Coraggio, Fedeltà, Onore. Tributo al Valore degli Ascari Eritrei.

 

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L'Ascaro del cimitero d'Asmara.

Sessant’anni fa gli avevano dato una divisa kaki, il moschetto ‘91, un tarbush rosso fiammante calcato in testa, tanto poco marziale da sembrare uscito dal magazzino di un trovarobe.
Ha giurato in nome di un’Italia che non esiste più, per un re che è ormai da un pezzo sui libri di storia. Ma non importa: perché la fedeltà è un nodo strano, contorto, indecifrabile. Adesso il vecchio Ghelssechidam è curvato dalla mano del tempo......

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« Storia. Anno1926Testi e Audio canzoni coloniali. »

Storia. Anno1936 LE CANZONI DEL FASCISMO e DELL'IMPERO (Vedi nota1)

Post n°119 pubblicato il 08 Settembre 2008 da wrnzla

Fonte Testi: Cronologia.Leonardo.it

Storia. Anno1936
 
LE CANZONI DEL FASCISMO e DELL'IMPERO (Vedi nota1)

La guerra coloniale 1935-36 fece larghissimo uso delle canzoni composte appositamente. Canzone italiane e perfino napoletane, come quelle di Libero Bovio e di A. E. Mario e di tanti altri. Del primo ricordiamo "All'erta, Italia" ("All'erta, all'erta, Italia - o' Duce accus' vo' - e tutta quanta Italia - risponne: all'erta sto!"); il secondo a Napoli Piedigrotta, nel 1935, presentò "Serenata a Sellassiè" ("Tu ch'hè ditto, Sellassiè? - Ca pe' fforza vuò fa' 'o Rre? - Ma ch'hè 'a fa' ! - Passa llà ! - Lloco non può sta'"), oltre che autore di "Inno d'Africa" ("Non vana conquista - di terre e di genti - per dare un Impero ai gaudenti: - l'Italia brama infranger le catene, - non brama scudisciar le adunche menti"). (Ricordiamo qui, che A.E. Mario era già l'autore della canzone patriottica "La(Leggenda del Piave").

IL PERIODO - Falliti tutti i tentativi per un accomodamento pacifico della vertenza italo-etiopica, Mussolini nel '35, passa all'azione, radunando il 2 ottobre 1935 a squilli di tromba gli italiani nelle piazze di tutta Italia per ascoltare alla radio il suo discorso che annuncia l'inizio delle ostilità in Etiopia. "Venti milioni di italiani sono in questo momento raccolti nelle piazze di tutta Italia. E' la più gigantesca dimostrazione che la storia del genere umano ricordi".
Il giorno 3 le truppe italiane in Eritrea iniziavano l'invasione dell'Etiopia.

Con tempestività il maestro Ruccione si fa interprete dell'euforico clima, lo travasa nelle strofe di una canzonetta, e così la grande avventura africana ha un inizio pure corale con "Faccetta Nera", che conobbe subito una vastissima popolarità.

FACCETTA NERA (Testo e Audio)

Molte canzoni prendevano l'avvio dai bastimenti in partenza per l'Africa, con i volontari che si contavano a decine di migliaia. Partivano i mutilati, partivano gli italiani all'estero, partivano i gerarchi, partiva "armato di una sola obbedienza e di una sola volontà" Guglielmo Marconi, e... (scappando di casa) "partivano" anche i ragazzi balilla. Questi presero festosamente sul serio la guerra d'Etiopia. Nelle aule delle scuole, ma anche a casa, ognuno ebbe alla parete la sua carta geografica e le bandierine delle truppe che avanzavano verso il "Paese delle banane", cantando rivolti ai soldati "Portateci le banane - mogadisciane". Scuole e ragazzi (ma anche i "Figli della Lupa") fecero poi accanite gare (durante le sanzioni) per la raccolta del ferro da offrire alla Patria; raccolte del tutto disinteressate, oppure intese a ottenere con un chilo di rottami, il premio che consisteva l'ingresso in un cinema.

IL CANTO DEI VOLONTARI (Testo e Audio)

TI SALUTO VADO IN ABISSINIA (Testo e Audio)

LA SAGRA DI GIARABUB (Testo e Audio)

LA MARCIA DELLE LEGIONI

Se il compositore Ruccione fu tempestivo con "Faccetta nera", il compositore Olivieri stupì. La sua Adua venne cantata il giorno stesso della liberazione della città avvenuta alle ore 10 del 6 ottobre 1935. Cioè 4 giorni dopo l'inizio dell'invasione dell'Eritrea. Il giorno 7 in Italia fu il vero giorno della commozione plebiscitaria. Il fatto si riallacciava ad antiche ma non dimenticate emozioni. A quel primo marzo del 1896, e a quel vallone dell'Amba Alagi dove si erano immolati 4.000 italiani e il generale Barattieri, combattendo contro le armate di Menelik. E morti allora erano stati i primi sogni crispiani di grandezza dell'Italietta di fine secolo. Quasi quarant'anni dopo Adua "era vendicata", come si scriveva, o meglio "Adua liberata" come diceva la canzone di Olivieri.

La guerra pigliò agli occhi del popolo i colori d'una guerra di riparazione, faceva propri i motivi cari già all'Italia prefascista, perché Adua era un nome di immediato effetto sui cuori, come il Piave o il Monte Grappa. Molti storici affermano che quel giorno, molto di più del successivo 9 maggio 1936 ( proclamazione dell'Impero) quella data segnò l'apogeo della dittatura mussoliniana, ma anche del consenso al fascismo mussoliniano; cioè vide farsi unanime il sentimento degli italiani. Fu il giorno in cui anche i dubbiosi, i diffidenti, coloro i quali mai si erano immischiati di politica, i pavidi e gli ignavi entrarono spontaneamente (se volete per quel giorno soltanto) a far parte della folla acclamante nelle piazze. Perfino gli antifascisti non di primissima schiera (l'antifascismo militante, fieramente irriducibile in ogni circostanza, è escluso da questo discorso) lasciarono da parte risentimenti e ripicche per abbandonarsi alla commozione comune.
Perfino i cronisti impazzirono quel giorno. Il Corriere della Sera, nel dare il resoconto scriveva:
"Le campane suonano a gloria. E le sirene accendono ululati nel cielo".

ADUA (Testo e Audio) 

FISCHIA IL SASSO (Testo, vedi nota2)

VINCERE! (Testo, vedi nota2)

Ritrovato dopo "quindici secoli" l'Impero, oltre che fare le grandi parate, l'Italia canora celebrò anche questo evento con una canzone

INNO A ROMA (Testo, vedi nota2)

INNO DEI GIOVANI FASCISTI (Testo, vedi nota2)

BATTAGLIONE "M" (Testo, vedi nota2)

CARO PAPA' (Testo, vedi nota2)

FIAMME NERE (Testo, vedi nota2)

CIAO BIONDINA (Testo, vedi nota2)

Celebrata la proclamazione dell'Impero, l'Italia si dispose a festeggiare i reduci, non solo organizzando accoglienze trionfali, ma anche celebrandoli con una canzone di F. Pellegrino: "Ritorna il legionario".

IL RITORNO DEL LEGIONARIO (Testo, vedi nota2)

GIOVINEZZA (Testo, vedi nota2)

Quest'altra canzone (ch'ebbe una certa notorietà) mise invece in grande imbarazzo due volte gli italiani: quando l'alleato Hitler nel '39 si alleò con i Russi (Mussolini rimase impietrito "ma come, è una vita che mi batto controi bolscevici, e quello lì va' ad allearsi con quelli"). E quando poi Hitler invase la Russia. Dentro l'esercito italiano (del Csir, poi dell'Armir) che marciò con i tedeschi verso la Russia, non erano certo assenti soldati di idee comuniste, ma che però, poi, dai "compagni" russi, furono sconfitti e attaccati ripetutamente nella tragica ritirata. Se sviliti erano gli uomini del regime partiti con tanto entusiasmo e con due canzoni "Abbiam cambiato un giorno in bombe il manganello perciò faremo a pezzi la falce e il martello", oppure l'altra ancora più ottimistica con il ritornello che diceva: "Aspetta mia biondina, vado, vinco e torno", ancora più sviliti erano i sostenitori della sinistra, che non volevano la guerra, ma che consumarono la loro tragedia proprio in territorio bolscevico. Anzi da Mosca a incitare i russi contro non solo i tedeschi ma anche contro gli italiani, chiamati tutti nazi-fascisti, troviamo un italiano: Palmiro Togliatti.

Quando gli scampati raggiunsero l'Italia, gli uni come gli altri (dopo il 25 luglio seguito dall'8 settembre) non avevano neppure più amici in Patria; prendevano le distanze perfino i più stretti parenti, quegli stessi che quando erano partiti avevano fatto loro grandi feste o impartite benedizioni. Molti si ritrovarono che non avevano più né casa, né famiglia, né una patria. Il Re, Messe, Badoglio, Cadorna e tanti altri, improvvisamente erano passati dall'altra parte della barricata; ed inoltre avevano le idee piuttosto confuse, oltre a non aver nessuna autorità e potere. Eppure volevano dagli italiani un altro giuramento, proprio loro accusati di spergiuro, di disonore, ricoperti di vergogna.

Dunque, dove andare, con chi, contro chi, e a far che cosa?

"Non credo di compiere un arbitrio stabilendo un parallelo di sentimenti e motivazioni etiche fra quelle unità che formarono il primo nucleo dell'esercito repubblicano, e quelle formazioni partigiane che sorsero dalla dissoluzione di quei reparti militari che non si arresero ai tedeschi e furono denominate "autonome", perché non riconducibili a un partito politico o a una precisa ideologia.....Scattò in alcuni un istintivo soprassalto di ribellione contro lo sfacelo, un sentimento di non accettazione della miseria morale in cui era sprofondato il paese, il bisogno di dissociarsi dalle viltà, le fughe, l'abbandono; che si manifestarono nel cercarsi fra coetanei, nell'impulso a unirsi, a fare gruppo" (C. Mazzantini, "I ballilla andarono a Salò", Marsilio, 1975)

Così, sia i primi che i secondi, ossia gli ex amici, gli ex commilitoni, gli ex compagni di tante sofferenze, tornati dai campi di battaglia (alcuni, quelli verdi del loro paese non li videro più, gli altri invece erano colpevoli di essere sopravvissuti) reciprocamente (ricevuto l'"ordine" del "mandriano" di turno) iniziarono a darsi la caccia in Italia. Gli uni diventarono il bersaglio preferito dagli altri, come se fossero solo loro i responsabili del " disastro". Così la guerra invece di infuriare in Russia, iniziò a infuriare in Italia. Alcuni - come fece uno dei tanti, vedi qui la testimonianza di SANTE MUCCHIETTO, fecero "l'uccel di bosco, così da vivere da bestia tra le bestie".

Questa era la famosa canzone nell'andata .....

ALL'ARMI (Testo, vedi nota2)

NOTE:
1) Il presente blog non ha intenti di proselitismo politico. Scopo unico dell'autore (wrnzla, dichiaratamente di destra) è quello della divulgazione storica di quella che può essere giustamente definita l' EPOPEA DEGLI ASCARI D'ERITREA evidenziando quanto, in termini di riconoscenza, noi italiani dobbiamo al popolo eritreo. Affichè la conoscenza, il ricordo del loro valore e del loro scarifico sia di monito ed esempio per noi tutti. Affichè si possa scorgere in ogni eritreo un nostro fratello che ha pagato con sangue il diritto di essere considerato tale.
2) Per l'articolo completo riferirsi al sito: cronologia.leonardo.it/storia/a1936f.htm

 
 
 
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Un blog di: wrnzla
Data di creazione: 27/05/2005
 

 
   Agli Ascari d'Eritrea 

- Perchè viva il ricordo degli Ascari d'Eritrea caduti per l'Italia in terra d'Africa.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare alla bandiera al corpo Truppe Indigene d'Eritrea.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare al gagliardetto dei IV Battaglione Eritreo Toselli.

 

 

Mohammed Ibrahim Farag

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

Unatù Endisciau 

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

 

QUESTA LA MIA STORIA

.... Racconterà di un tempo.... forse per pochi anni, forse per pochi mesi o pochi giorni, fosse stato anche per pochi istanti in cui noi, italiani ed eritrei, fummo fratelli. .....perchè CORAGGIO, FEDELTA' e ONORE più dei legami di sangue affratellano.....
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A DETTA DEGLI ASCARI....

...Dunque tu vuoi essere ascari, o figlio, ed io ti dico che tutto, per l'ascari, è lo Zabet, l'ufficiale.
Lo zabet inglese sa il coraggio e la giustizia, non disturba le donne e ti tratta come un cavallo.
Lo zabet turco sa il coraggio, non sa la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un somaro.
Lo zabet egiziano non sa il coraggio e neppure la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un capretto da macello.
Lo zabet italiano sa il coraggio e la giustizia, qualche volta disturba le donne e ti tratta come un uomo...."

(da Ascari K7 - Paolo Caccia Dominioni)

 
 
 
 

 
 
 
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