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Ascari: I Leoni d' Eritrea. Coraggio, Fedeltà, Onore. Tributo al Valore degli Ascari Eritrei.

 

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L'Ascaro del cimitero d'Asmara.

Sessant’anni fa gli avevano dato una divisa kaki, il moschetto ‘91, un tarbush rosso fiammante calcato in testa, tanto poco marziale da sembrare uscito dal magazzino di un trovarobe.
Ha giurato in nome di un’Italia che non esiste più, per un re che è ormai da un pezzo sui libri di storia. Ma non importa: perché la fedeltà è un nodo strano, contorto, indecifrabile. Adesso il vecchio Ghelssechidam è curvato dalla mano del tempo......

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ZaptiŤ, Ascari, Dubat: tutti soldati italiani.

Post n°166 pubblicato il 06 Novembre 2008 da wrnzla

Fonte testi: www.carabinieri.it

Zaptiè, Ascari, Dubat: tutti soldati italiani.

Ci sono persone che parlano per mantenere in efficienza i muscoli facciali, altre perché amano ascoltarsi e altre ancora perché ritengono che le loro parole discendano direttamente da Dio, il quale, attraverso i novelli e presunti profeti, invierebbe agli uomini i nuovi messaggi e i giudizi assoluti e indiscutibili su determinati personaggi ed episodi umani.
C'è ad esempio chi, in questa logica, fa riferimento agli ascari, così come ai dubat, e quindi agli zaptiè, intendendo con questi termini i "predoni".
Per i giovani e i meno giovani, che, per effetto della cultura egemone, ignorano tutto o quasi della nostra - e della loro - storia, riteniamo di dover dire qualcosa di quei "predoni", ossia di tutti quegli indigeni che in terra d'Africa vennero inquadrati nelle file dell'Arma dei Carabinieri.

Gli ascari (dall'arabo, "soldati") erano gli indigeni nelle varie Armi delle nostre truppe coloniali. Il loro battesimo del fuoco avvenne a Sahati (1887): nel 1892 entrarono a far parte dell'Esercito italiano sino ad assumere il nome di Regio Corpo di Truppe Indigene: gli arruolamenti erano volontari, dai 16 ai 30 anni; la prova di idoneità consisteva in una marcia di 60 chilometri in 10 ore consecutive.
Tra gli ascari e l'ufficiale comandante del battaglione si creavano vincoli particolari, poiché il comandante era il regolatore della vita del reparto e del campo famiglia degli ascari, che ricorrevano a lui anche per le questioni private.

I dubat (da dub, striscia di tessuto avvolto al capo, e at, il colore bianco candido dell'uniforme) vennero reclutati in Somalia fin dal 1924. Erano elementi scelti fra gli uomini più dotati fisicamente e intellettualmente.
Ed ora, qualcosa sui nostri bravi zaptiè (dal turco zaptiye: polizia). Lo zaptiè viene inquadrato, per la prima volta, nel 1888, in Eritrea, nella Compagnia Carabinieri d'Africa. Da allora, fino alla battaglia di Culqualber, zaptiè e carabinieri nazionali affrontarono gli stessi sacrifici per difendere le popolazioni, fare rispettare le leggi, mantenere l'ordine in tempo di pace e, sempre insieme, combattere in guerra, rivelando, in ogni circostanza, fedeltà assoluta all'Italia. La scheda delle medaglie al valore ne è la dimostrazione.

Gli zaptiè venivano rigorosamente selezionati dall'ambiente civile (in Eritrea, in Somalia, in Libia e in Etiopia) e tra i dubat e gli ascari più meritevoli. Inizialmente avevano come loro graduato solamente il buluc-basci (dove buluc indicava un gruppo di militari tra la squadra e il plotone) che, con l'aumentare dell'organico, divenne graduato intermedio tra il muntaz (capo squadra) e lo scium-basci, che era l'unico grado di ufficiale previsto per i reparti indigeni.
La forte ed esemplare individualità militare degli zaptiè derivò dalla rigorosa formazione alla quale furono sottoposti dagli ufficiali e sottufficiali dell'Arma nazionale nonché dai quadri zaptiè (scium-basci, buluc-basci e mundaz).

Per i nostri comandanti fu, quella, una delle esperienze più umane ed esaltanti della loro vita. Comandare ascari, dubat e zaptiè era un onore, poiché la condizione assoluta per ottenerne l'obbedienza era di dimostrare "sul campo" un coraggio ed uno spirito di sacrificio superiore al loro. Oltre, naturalmente, che dimostrare doti di equanimità di giudizio nella soluzione delle controversie più diverse. E, scusate se è poco.
È impossibile, nel ristretto spazio di un articolo, sintetizzare la storia dei nostri zaptiè, che equivarrebbe poi ad illustrare la storia dei carabinieri nazionali, là dove la fratellanza d'Arma, lo spirito di Corpo, lo spirito di sacrificio e lo slancio combattivo erano la comune base della convivenza. Inutile anche riportare il numero dei caduti e dei feriti, che potrebbe apparire retorico. Ricordiamo soltanto alcune località dove zaptiè e carabinieri nazionali combatterono e si distinsero.

In Somalia: Galgial, Baddi Addo, Dai-Dai, Hafun, Ordio, Garad, Sinedogò, Alta Migiurtina, Oltre Giuba, Elagi.
In Libia (fin dal 1912 furono create speciali scuole per zaptiè) l'organizzazione territoriale (74 Stazioni nella sola Tripolitania) venne coinvolta nella guerriglia, nel corso della quale furono innumerevoli gli atti di valore e di oscuro eroismo degli zaptiè libici, oltre che, naturalmente, dei carabinieri nazionali. Uno speciale Squadrone Zaptiè di manovra prese parte alle azioni belliche della riconquista della Tripolitania nel 1921.
Dal 30 giugno 1914 al 30 giugno 1925 carabinieri nazionali e zaptiè della Tripolitania sostennero 56 combattimenti, ottenendo 24 Medaglie d'argento e 92 di bronzo al valor militare, nonché 342 encomi solenni. Alla Divisione Carabinieri (nazionali e zaptiè) venne concessa sul campo la Croce di Guerra al valor militare.

Dal 1° gennaio 1914 sino all'aprile del 1925, i componenti della Divisione dell'Arma della Cirenaica, nazionali e zaptiè, presero parte a ben 98 combattimenti, ottenendo 22 Medaglie d'argento, 48 di bronzo e 20 Croci di Guerra al valor militare, oltre che 377 encomi solenni.
Abbiamo appena sfiorato la storia dell'Arma in terra d'Africa, che dovrebbe continuare con il periodo di pace che vide l'arrivo di 40mila coloni italiani in Libia, migliaia in Eritrea, in Somalia e, infine, in Etiopia, sulla cui sicurezza vigilavano le centinaia di Stazioni dell'Arma rette dai "nostri" ottimi ed esemplari marescialli, brigadieri, appuntati, scium-basci, buluc-basci, mundaz e zaptiè semplici.

E poi, ancora, la guerra: la seconda guerra mondiale. Ma raccontarla sarebbe troppo lungo: una guerra combattuta anche dai carabinieri nazionali, dagli zaptiè e dai dubat con i denti e con le unghie. Furono sì sconfitti, ma con onore. E quando a Culqualber, dopo tre mesi di resistenza, venne ammainato l'ultimo Tricolore, intorno ad esso c'erano i caduti delle due Compagnie di carabinieri nazionali e una Compagnia di zaptiè: ancora, nella rigidità della morte, con le armi in pugno. Ed ancora uniti, sempre insieme, nel comune sentimento del dovere: forse più emblematico per gli zaptiè, che diedero la vita per una Patria che nemmeno sapevano dove fosse.
Grazie per quanto avete fatto per l'Italia nostra, e perdonate quanti - per ignoranza - confondono la parola "Eroe" con "Predone".

 
 
 
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   Agli Ascari d'Eritrea 

- Perchè viva il ricordo degli Ascari d'Eritrea caduti per l'Italia in terra d'Africa.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare alla bandiera al corpo Truppe Indigene d'Eritrea.
- Due Medaglie d'Oro al Valor Militare al gagliardetto dei IV Battaglione Eritreo Toselli.

 

 

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Unatù Endisciau 

Medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.

 

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.... Racconterà di un tempo.... forse per pochi anni, forse per pochi mesi o pochi giorni, fosse stato anche per pochi istanti in cui noi, italiani ed eritrei, fummo fratelli. .....perchè CORAGGIO, FEDELTA' e ONORE più dei legami di sangue affratellano.....
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A DETTA DEGLI ASCARI....

...Dunque tu vuoi essere ascari, o figlio, ed io ti dico che tutto, per l'ascari, è lo Zabet, l'ufficiale.
Lo zabet inglese sa il coraggio e la giustizia, non disturba le donne e ti tratta come un cavallo.
Lo zabet turco sa il coraggio, non sa la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un somaro.
Lo zabet egiziano non sa il coraggio e neppure la giustizia, disturba le donne e ti tratta come un capretto da macello.
Lo zabet italiano sa il coraggio e la giustizia, qualche volta disturba le donne e ti tratta come un uomo...."

(da Ascari K7 - Paolo Caccia Dominioni)

 
 
 
 

 
 
 
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