Creato da: la.luna.piena1 il 15/03/2014
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VITA E SPERANZA capitolo 10

Post n°345 pubblicato il 03 Maggio 2026 da la.luna.piena1

Mentre Suor Paola, rimaneva sconcertata con le nozioni avute dal gioielliere, il commissario Locascio, chiuso nel suo ufficio, rimuginava il nuovo modo di indagare. Oramai  aveva perso qualsiasi speranza di risalire o almeno di avvicinarsi il più possibile ai proprietari degli scarponi o dei vari mozziconi di sigarette e quindi doveva trovare al più presto una nuova via d'indagini da seguire. Infatti la stampa aveva reso di dominio pubblico questo furto e dai vari artticoli la polizia, anzi il commissariato prediposto all'indagine ne usciva veramente con le ossa rotte. Quello che dava più fastidio al nostro commissario non erano le parole che leggeva nei vari articoli, ma bensì che nessun giornalista suggeriva qualche idea sul come procedere. E' facile criticare, fare il solito bla bla vuoto e inutile contro la polizia, dimenticarsi che si fanno in 4 per la sicurezza dei cittadini che a volte( una minima parte di idioti, naturalmente) si divertiva a prenderli come bersaglio per i vari oggetti che lanciavano e poi lamentarsi se a giusta ragione si prendevano una manganellata sui denti, e non proporre nulla di concreto. D'accordo , vi è stato un furto di due quadri che sicuramente nascondevano nella cornice 5 pietre preziose che venivano dall'Olanda, ma come cavolo sono entrati senza lasciare un minimo segno di efrazione? A chi diceva, caso mai, che era stato fatto un doppione di chiavi, il commissario avrebbe detto che aveva fatto analizzare la serratura per vedere se vi erano eventuali residui di materiale usati per fare un duplicato e non vi erano tracce  di nessun residuo di materiale. Il povero commissario si teneva la testa fra le mani, con i gomiti appoggiati alla sua scrivania e a forza di rimuginare sentiva che gli stava crescendo una forte emicrania.
Il commissario riprese, per l'ennesima volta, in mano i rapporti dei suoi sottoposti e li rilesse ancora. Ad un certo punto si fermò nella lettura, chiamò il brigadiere e al suo arrivo gli chiese di trovare tutto ciò che era possibile sul modo  di viaggiare e del tragitto fatto dai famosi quadri. Voleva sapere tutto , km per km, fatto dal corriere per la consegna. 
Mentre aspettava, il commissario, decise di prendersi un caffè al bar e di far si che la sua emicrania non raggiungesse l'apice. Disse  al brigadiere dove lo poteva trovare appena aveva eseguito il suoi compito, prese la giacca e uscì. Fu felicemente sorpreso del tepore della giornata, nell'aria si iniziava a sentire il profumo dei vari fiori che oramai erano tutti in via di sbocciare e con passo fermo e deciso si diresse verso il bar che era vicino al commissariato. Entrò, salutò il barista e dopo aver fatto la sua ordinazione, si sedette ad un tavolino e nell'attesa si mise a leggere un quotidiano sportivo. Anch se non andava quasi mai allo stadio, era tifoso della squadra nerazzurra milanese e lesse con molta attenzione le ultime notizie. L'Inter,la squadra del commissario, oramai era in procinto di vincere il suo scudetto e si sperava che facesse il bis vincendo pure la Coppa Italia, essendo lei arrivata in finale. Locascio pensò che mai e poi mai avrebbe scommesso che il nuovo allenatore, con poche panchine di serie A, fosse stato capace di risollevare il morale della squadra e di portarla al successo in campionato. Era immerso nei suoi pensieri e non si accorse dell'arrivo del brigadiere. Essendo il brigadiere napoletano d'origine e tifoso della squadra napoletana, il commissario seera possibile si divertiva a prenderlo in giro e anche questa volta se ne approfittò. Mentre  aspettavano il ritorno del barista con un altro caffè, Locascio si lasciò scappare la frase che si meravigliava che a Napoli facesse più freddo rispetto a Milano e che addirittura fossero sotto lo 0. Il brigadiere gli passò tutto ciò che aveva trovato e aspettò, bevendo il suo caffè e in cuor suo mandò a quel paese l'interista del commissario. Mentre il commissario brancolava nel buio e seguiva  le tracce del corriere , Suor Paola ,uscendo dal gioielliere, sempre più confusa, si ricordò di un compito avuto dalla madre superiora e si diresse in una direzione. Arrivò al palazzo dove era attesa, suonò il campanello e poi entrò in casa da una gentilissima donna anziana. Questa dolce vecchietta era molto credente e aiutava, in vari modi, appena poteva il convento. Essendo la vecchietta, stata una brava pasticciera e avvicinandosi una celebrazione religiosa, aveva chiesto alla superiora se le poteva mandare una suora per ritirare i vari dolci preparati da lei. siccome  si sapeva che Suor Paola peccava solamente con il peccato di gola, la vecchietta disse che non c'era fretta e che oltre al caffè ci stava benissimno una fetta di torta ancora calda essendo stata appena sfornata. Suor Paola,alzò gli occhi al cielo e chiedendo venia a Dio si preparò ad assaggiare questa bontà divina. Passò un bel lasso di tempo e Suor Paola si accorse che era arrivata l'ora di dirigersi verso il convento. La vecchietta iniziò a darle una mano e iniziarono il trasbordo da casa ad auto, ma successe un piccolo guaio. Una folata improvvisa di vento e aiutata dalla circolazione dell'aria, aveva fatto chiudere la porta lasciando fuori dall'uscio sia la dolce vecchietta e Suor Paola. La vecchietta non si demoralizzò come poteva capitare benissimo se questa non sapeva come fare, ma suonando ad un campanello  fece risolvere la situazione in poco tempo. Infatti furono raggiunte da un ragazzo che sorridendo alla vecchietta le disse che un attimo che prendeva la scala e poi avrebbe fatto come sempre. Vedendo Suor Paola stupita e allibita , la vecchietta le raccontò la trafila che oramai era diventata un'abitudine: il ragazzo, figlio della sua vicina sarebbe entrato in casa, rompendo un vetro, che sarebbe stato sostituito all'istante dato che in cantina ne aveva  alcuni. Disse inoltre che la sua vicina si era sempre rifiutata di tenere una copia delle chiavi e che il vetro che faceva cambiare al figlio doveva esser pagato con una delle sue fantastiche torte. Mentre si avviava verso il convento, dopo aver salutato e ringraziata la vecchina, Suor Paola, telefonò al commissario e gli disse che aveva un'idea su come fossero entrati i ladri. Si misero d' accordo per il giorno dopo di trovarsi nell'appartamento e di portare con se almeno due agenti, se donne era meglio. La mattina dopo si trovarono Suor Paola e una pattuglia di polizia davanrti al portone. Con le chiavi entrarono e il commissario le chiese che cosa dovevano cercare. Suor Paola disse che si doveva stare ben attente a cercare dei pezzetti di vetro e che non sarebbe stato un lavoro facile. Per la prima mezz'ora non ci furono risultati, non si trovava niente di niente. nessun pezzo di vetro che magari brillasse essendo colpito da un raggio solare, poi si sentì un piccolo :Ahia!
Era stata una poliziotta a lanciare questo piccolo grido di dolore. Nel piegarsi a terra aveva appoggiato la mano e si era piantata un piccolo frammento su un dito. Suor Paola, non ci credeva ancora; adesso sapevano come erano entrati e come erano usciti. 
Erano entrati nel più classico dei modi "ladreschi"; rompendo il vetro, poi mentre uno cambiava il vetro, l'altro era andato in fretta e furia a farsi fare un duplicato della chiave di casa( infatti un mazzo di chiavi di riserva, erano appese  ad un porta chiavi del muro) e alla fine erano usciti portandosi con loro i due quadri, ma soprattutto i 5 diamanti di contrabbando, nascosti nella cornice. Locascio le disse che poteva essere come diceva lei, ma dovevano aver avuto fortuna nelle misure del vetro. Suor Paola gli rispose ricordandogli che in alcune cassette dei vari condomini c'era ancora il buono  da usufruire per il lavaggio dei vetri fatti da una nuova ditta che si proponeva in questo modo. Questa ditta che  senza ombra di dubbio non esisteva, ma era necessaria per non far insospettire i condomini nel farsi vedere mentre lavavano e prendevano le misure  del loro vero e unico obiettivo. Adesso che si sapeva come erano entrati bisognava solamente risalire ai nomi dei colpevoli e con la speranza che la ditta esistesse veramente.

 
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VITA E SPERANZA capitolo 9

Post n°344 pubblicato il 19 Aprile 2026 da la.luna.piena1

Durante il tragitto fino al commissariato ognuno dei due era immerso nei propri pensieri: chi si preoccupava delle commissioni da fare per la sua superiora, dopotutto era soprattutto una suora anche se amante dei gialli e polizieschi e chi rimuginava una cosa che sapeva di aver letto da qualche parte, ma senza ricordarsi dove. Al loro arrivo, si buttarono letteralmente dentro all'ufficio del commissario per poter pensare in santa pace. Si sedettero una di fronte all'altra e iniziarono a fare il nuovo punto della questione che sembrava sempre di più indirizzata verso una nuova direzione. Locascio chiamò un suo sottoposto e di fece portare il dossier aperto inerente al furto e a chi lo aveva denunciato. Il dossier diceva cose che già si sapevano: furto  di due quadri di medio valore, nessun segno di scasso alla porta per entrare, nessun segno sospetto  sulle finestre anche perchè l'appartamento era all'ultimo piano e dopo di questo c'erano solo i vari tetti. Sul derubato si conoscevano le seguenti cose: gioielliere da anni in attività che l'aveva presa in consegna dal padre prima che esso morisse. La gioielleria guadagnava discretamente bene  e permetteva una vita senza tanti patemi al proprietario. D'accordo che con la crisi le vendite erano calate ca del 20%, ma la clientela era legata a quel negozio e appena c'era l'occasione  si comperava esclusivamente  lì. Raramente il gioielliere trattava la vendita di diamanti, il suo pezzo forte erano i gioielli con altre pietre preziose tipo ametiste, rubini e qualche piccolo smeraldo. A chi faceva notare questa cosa ,costui ,rispondeva che oramai i diamanti erano un acquisto nella norma e credeva, senza essere smentito, che il diamante creava pochissime emozioni rispetto alle novità delle altre pietre. Il commissario, andando avanti nella lettura delle dichiarazioni della vittima, si accorse che il gioielliere almeno una volta al mese faceva  un viaggio ad Amsterdam, dove era noto a tutti lavoravano i migliori tagliatori di diamanti. Mentre il commissario leggeva e rileggeva i rapporti  con la speraqnza di trovare l'illuminazione, la sua " collaboratrice" Suor Paola camminava avanti e indietro nella stanza, tenendo in mano il suo affezionato rosario. Passò ca una mezz'ora nel più assoluto silenzio. Si sentivano solo i rumori delle pagine che venivano lette e i passi della suora. Ad un certo punto il commissario, sbattendo unaq mano sulla scrivania, disse che non eraq possibile che non ci fosse qualcosa fuori posto. vedendo che la suora era sobbalzata al rumore della sua mano sulla scrivania, prontamente le chiese scusa e vedendola con il rosario disse che qualsiasi aiuto anche divino era ben accetto. Suor Paola si fermò e sedendosi  chiese al commissario se aveva  trovato qualcosa di sospetto. Le passò il dossier, anzi per la precisione quasi lo gettò nelle mani e sostituì la suora nel camminare avanti e indietro. Si d'accordo che c'era un certificato di autentificazione sul taglio di un diamante. il gioielliere non trattava questa merce, ma poteva aver fatto un' eccezione per qualche sua cliente di vecchia data. I viaggi ad Amsterdam che cosa potevano significare? Ci andava per comperare , che cosa? In alcune occassioni c'erano state delle aste di dipindi di alcuni pittori delle Fiandre e quindi poteva essere andato per comperarne alcuni caso mai. Ecco,oltre alla storia delle pietre preziose adesso si deve guardare anche ai quadri! Esclamò , quasi gridando, il commissario. In effetti, la polizia è stata chiamata per un furto neanche molto consistente di due quadri del 1700. Non essendo di Rubens, ma di un suo allievo, il valore consisteva in poche migliaia di euro. Ma perchè rubare due quadri e trovare un certificato di autencità nel punto di appostamento dei ladri, sicuramente? Il commissario si diede unaq sberla in fronte e spalancando la porta urlò al suo sottoposto di correre in ufficio immediatamente. Quando costui , trafelato, entrò il commissario gli disse che non vedeva ancora i risultati degli accertamenti sul materiale trovato e che cosa aspettavano quelli della scientifica a lavorare?
Il povero brigadiere stava per dare una risposta, ma fu anticipato dal commissario, che prendendo in mano il telefono stava ordinando a uno della scientifica di preparare i risultati che a breve  sarebbe arrivato un brigadiere a ritirarli e si evitava, perciò, di perderli per strada. Sbattendo il telefono sulla forcella intimo' al brigadiere di tornare max 10 minuti se non si voleva trovare a fare ronda sulle strade per 3 mesi.  I rilevamenti della scientifica non erano di grande aiuto, anzi di nessun aiuto: i mozziconi delle sigarette erano di due marche di larghissimo uso, quindi vicolo cieco. Le orme trovate sul pavimento ricoperto di polvere, erano di due tipi diversi di scarpe. Entrambe con suola di gomma, entrambe di piedi aventi la stessa misura e infine  pochissime impronte e quelle che c'erano non potevano di essere di grande aiuto. La loro unica speranza era che ci fossero state tracce di saliva sui mozziconi e che si potesse risalire al DNA di qualche pregiudicato, se no erano completamente fermi. Suor Paola capendo che non si poteva fare altro e ricordandosi delle commissioni che doveva fare per la Madre Superiora, si alzò, salutò il commissario e i vari poliziotti che incrociò uscendo e si diresse alla fermata di un bus dato che era a piedi per colpa del commissario. Anche se doveva fare queste commissioni non riusciva ad allontanare la mente da questo mistero e proprio non si raccapezzava del tutto. Passò il resto della mattina a fare ciò che le era stato chiesto e alla fine si avviò verso il convento con la speranza di rompere quel velo di buio nellaq sua mente. Si trovò , senza accorgesene, in una via  dove vi erano alcuni negozi e tra questi vi erano due gioiellerie. Suor Paola ebbe un'ispirazione e suonando per farsi aprire entrò nel negozio. Il proprietario rimase stupito nel vedere una suora che forse voleva comperare, ma era anche sospettoso che costei non fosse una vera suora, ma una criminale. Suor Paola disse che voleva un'informazione su un certo certificato etirò fuori da una tasca un foglietto dove aveva scritto i numeri del foglietto che ora era diventato un reperto della polizia. Il gioielliere lo prese tra le mani, gli diede una lettura e alla fine, sorridendo, le chiese come faceva ad avere una partita di 5 pietre preziose, anzi di diamanti di ottima fattura? Suor Paola, rimase allibita,chiese se il foglietto non riguardava solo un diamante come ritenevano tutti. Il proprietario del negozio disse che non essendo, lei, un'addetta ai lavori non poteva sapere per filo e per segno i vari significati dei numeri. La fece avvicinare e le disse che on numero indicava la quantità, un altro indicava le faccie tagliate della pietra e infine  vi era pure il valore del peso di ogni pietra. Le disse che se era interessata alla  vendita e se non se la sentiva di uscire dal convento con le pietre preziose si sarebbe recato lui stesso a vederle e a trattare eventuale prezzo. Suor Paola disse tra se e se: Dio Mio e adesso come si fa?

 
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VITA e SPERANZA capitolo 8

Post n°343 pubblicato il 07 Aprile 2026 da paolaassisi


Sera. E' sempre la sera il momento. Anche quella sera il momento fu  il vespro. Le consorelle erano uscite dalla cappella del convento, le poche candele spente. Tranne una che riluceva di fianco al piccolo altare gettando un bagliore di luce sul pavimento lucente di cera. Suor Paola pensò di accostarsi all'altare per chiudere il vangelo e riporlo. Alzatasi dal banco ad esso si recò, lo guardò, lo chiuse.  Fu nel riportlo che si accorse di un foglietto che come volando cadde per terra. Allora si chinò e lo raccolse. Che strano. Nel Vangelo vi era un santino. Un santino con l'immagine di una goccia come di sangue e sotto.... l'immagine di un brillante. Suor Paola rimase stupita perchè certo il Vangelo non necessita di un segnalibro, e si chiese chi mai avesse posto quel santino nel libro. E senza darvi più importanza lo ripose, si inchinò segnandosi e uscì. La sera continuò come di consueto con le consorelle e le allieve e dopo l'ultima preghiera verso le 22 si ritrasse nella sua stanza. 

Fu strana quella notte. Quella notte sognò il santino. Dove mai poteva avere già visto quel santino. Suor Paola si rigirava nel letto pensando al santino. Era certa averlo già visito, ma dove? Ma quando? poi il sonno prevalse e la notte allontanò i sogni. E fu l'alba! 

All'alba Suor Paola si svegliò all'improvviso. Ecco dove aveva visto il santino! Lo aveva visto, credette, sul pavimento sporco della casa in mezzo alle cicche di sigaretta! Lo aveva visto mentre  parlava con il Commissario di come fosse stato possibile entrare ed uscire  dalla casa di fronte senza lasciare tracce! E fu frenesia. Suor Paola ebbe la certezza di ricordare sul pavimento un santino appallottolato o, se non era un santino, un foglietto di carta con l'immagine di un  brillante.

Era agitatissima ma certo non poteva dire alla Madre Superiora di dovere correre in una casa abbandonata per cercare un santino appallottolato! Eppure doveva. E mentre pensava al da farsi e di come trovare una scusa credibile che non fosse bugia,  si occupò dele cose consuete.  Poi si recò nell'atrio e innaffiò alcune piccole piante. Seguì il buongiorno delle consorelle, la preghiera della mattina e l'incontro con la Madre Superiora per stabilire le incombenze del giorno. E la Madre Superiora di incombenze da distribuire non era mai stanca e certo ci sarebbero volute quarantotto ore per esaudirle tutte. E intanto Suor Paola aveva un pensiero fisso. Come fare in mezzo a tante cose a dire che doveva occuparsi dell'indagine di un furto? Era mai possibile che una suora avesse come principale pensiero un problema di polizia?

Ma mentre si arrovellava sul da farsi vide la Madre Superiora venire verso lei agitando le mani: Sora Paola, Sora Paola al telefono! L'è ancora el commissario che'l zerka la so sora agente de poliziaaa!

A sentir Sora Paola la s'è sintida rinassar. L'era ciamada dal  Cummisseri Locascio e la gh'aveva piò bzogn ed domandar alla Medra Superiora come far!

E precipitatasi al telefono subito interruppe il Commissario e gli disse  di avere avuto come una nuova visione. Stabilirono di incontrarsi dopo poco davanti al portone della casa sfitta.

Il Commissario era restato infatti molto colpito dalla precedente ispezione ma vi erano particolari che voleva mettere a fuoco. E subito chiese a Suor Paola quale nuovo dubbio avesse. Lei non rispose e attese che il commissario infilasse la chiave nella serratura ed entrasse. L'appartamento si trovava nelle condizioni del giorno precedente, con persiane semichiuse, i vetri che davano sulla strada aperti. 

Suor Paola non guardava la casa, ma le cicche di sigaretta in terra. Fra esse, vide un piccolo foglio di carta appallottolato.... Lo raccolse e meglio lo dispiegò. Che strano. Era un foglio di carta satinata, delle dimensioni di un santino. E su esso l'immagine di un brillante.... e sotto numeri, e lettere con in rilievo la lettera D.... poi sigle, numeri ... una breve frase: profile to actual proportions .... poi.... gia report 6252714841 e tre colonne.... gia color scale gia clarity scale gia cut scale.... e numeri. In fondo, un microscopico timbro e una firma.

Il commissario guardando il piccolo foglio nelle mani di Suor Paola, inforcò gli occhiali e delicatamente prese il piccolo foglio dalle mani di Suor Paola e meglio lo spiegò. Suor Paola guardava il Commisario tacendo. Questi attentamente cercava di leggere il piccolo foglio talora illeggibile e disse:  

questo cambia tutto! Tutto!

Suor Paola da un lato era meravigliata dall'aspetto  di  quel piccolo foglio dall'altro non riusciva a comprendere come quella piccola palla di carta avesse così tanto suscitato l'interesse del Commissario e cosa fosse.

Commissario! Cos'è!

Suor Paola! Questo è il foglio di autenticità di un diamante! Di un diamante, capisce?

Suor Paola era sbalordita ma non si capacitava di cosa stesse accadendo. E chiese? Di un diamante? Ma il furto è stato di quadri! Non sono mai stati denunciati diamanti ed il gioielliere ha detto che gli sono stati rubati solo due quadri! 

Il Commissario non rispose ma disse a Suor Paola che era per lui necessario tornare immediatamente in commissariato per riesanimare tutto ciò che era stato registrato nelle precedenti ispezioni dei due appartamenti e come strattonando Suor Paola uscirono, chiudendosi la porta alle spalle a tripla mandata.

Suor Paola, Suor Paola... quel foglietto... Come ha fatto a pensare stanotte ad una pallina di carta?


 
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VITA E SPERANZA capitolo 7

Post n°342 pubblicato il 22 Marzo 2026 da la.luna.piena1

Venne mattino e caso più unico che raro le prime luci del nuovo giorno trovarono Suor Paola già in piedi e pronta a scendere per cantare le lodi insieme alle altre sorelle. Quando scese in tutta calma, alcune sorelle tra cui la Madre Superiora rimasero quasi a bocca aperta. Ma cosa era successo di così "miracoloso" da far arrivare in orario colei che tutte le sante mattine era l'ultima ad arrivare e sempre ansante per la corsa che faceva dalla sua camera fino alla piccola chiesetta del convento? Forse le vie del Signore sono veramente infinite come dice la Sacra Scrittura. Finiti i primi doveri mattutini, la nostra Suora, chiese il permesso di poter uscire dal convento e promise che sarebbe ritornata prima delle 12. Anche stavolta, come tante altre volte, la Superiora acconsentì dicendole che oramai stava pensando di avere un'agente di polizia piuttosto che una consorella. Suor Paola le disse che stavolta era in errore perchè se si ricordava, aveva promesso a Morgana, la nipote del commissario, di passare  da casa sua perchè la madre le voleva parlare. Uscì dal convento, prese la macchina e si diresse verso la periferia dove sapeva che era li che doveva andare. A differenza di altre molte periferie italiane, questa non era erosa dal degrado, le strade erano pulite, il piccolo parco era tenuto discretamente e la maggior parte delle famiglie era composta da lavoratori che tutte le mattine si alzavano per andare a lavorare e che non si potevano permettere di pagare affitti esorbitanti. Parcheggiò la macchina, ne approfittò del fatto di trovare una mamma con sua figlia che stavano uscendo per entrare, e si fermò quasi davanti alla porta. Stava guardando quale campanello doveva suonare quando all'improvviso fu quasi investita da una ragazzina tutta vestita di nero che diceva:Sono in ritardo, sono in ritardo. Quasi si trovarono abbracciate  a causa della foga della ragazzina, che riconoscendola subito la salutò con un classico ciao e le disse che sua madre era in casa. Suor Paola non fece in tempo ne a salutarla ne a chiedere altro perchè Morgana letteralmente cercava di volare per recuperare un po' di ritardo e le uniche cose che si vedevano erano le parti del suo soprabito che facevano pensare a due ali di pippistrello. Anche se c'era la porta aperta, educatamente suonò il campanello e attese che la madre si facesse viva. La madre sbucò dal corridoio credendo che fosse sua figlia e la stava rimproverando per il libro che sicuramente si era dimenticata di portare con se. Appena la vide, disse di entrare e non era possibile che  Morgana continuasse ad essere così sbadata. Si portarono in salotto e la madre iniziò a parlare di Morgana. Disse che sua figlia era un caso quasi impossibile da risolvere; amava leggere e leggeva di tutto senza rendersi conto dell'orario e capitava quasi sempre per non dire sempre che alla mattina rra un pericolo pubblico e meno male  che aveva la scuola a qualche decina di metri dove abitavano.Le fece vedere la stanza della figlia per farle vedere che in fondo la sua era solamente apparenza. Entrarono nella stanza quasi piena di libri di vario genere e di autori classici come Gogol, Levi ecc ecc. La cosa che fece più sorridere a Suor Paola erano le 3 sveglie posizionate in punti strategici e in mezzo ai vari peluches. Si voltò verso la madre e le disse che lei ne aveva 5 per svegliarsi, ma erano quasi sempre inutili e si doveva avere pazienza. Ritornarono in salotto e la sorella del commissario iniziò a spiegarle il motivo della sua richiesta di vederla. Le disse che suo fratello era ossessionato dal suo lavoro; ossessionato in modo buono. Quando c'era un caso aperto , irrisolto, suo fratello non faceva altro che pensare a questa cosa. Si dimenticava di dormire regolarmente, mangiare molto poco e andava avanti solo con i caffè che abitualmente beveva. Per non parlare della vita sociale che era quasi inesistente. Tranne la loro casa non frequentava altre persone e meno male che mesi fa si era lasciato convincere a prendere una colf a ore.Suor Paola, la guardava senza dire una parola e onestamente sentiva la sua curiosità crescere.  Alla fine, la sorella del commissario, le chiedeva di "obbligarlo" a mangiare un po' di più e limitare i caffè. Meno male che non fumava se no apriti cielo. Si scusò di questa richiesta, ma oramai lui era l'unico della famiglia rimastole e poi Morgana era affezionata a suo zio che se poteva , perdeva ore e ore a parlare di letteratura con lei.  Erano intente a bersi un caffè quando il cellulare della suora iniziò a squillare. Scusandosi rispose e dall'altra parte del filo era il commissario che le chiedeva dove era dato che in convento era assente e voleva sapere della sua illuminazione. Suor Paola stava iniziando la spiegazione, quando il commissario la interruppe chiedendole in quale zona della città e di aspettare che sarebbe passato lui a prenderla. Il commissario rimase un attimo senza parole quando seppe che via doveva andare e chiese che cosa faceva da sua sorella. Stava per iniziare a parlare quando Suor Paola si rese conto che era caduta la linea e sospirando si risedette per continuare la conversazione. Quella mattina era destino di non riuscire a finire una conversazione perchè ad un certo punto, in lontananza, si sentì una sirena che si.avvicinava. Dalla finestra videro scendere in fretta e furia il commissario e quasi subito lo sentirono suonare alla porta. Andò sua sorella ad aprire e come saluto gli chiese se era impazzito ad arrivare a sirene spiegate. Il commissario , senza battere un ciglio, le rispose che la sirena la si doveva usare in casi di pura emergenza e se non era emergenza questa... La sorella lo guardò e gli chiese se era veramente suo fratello e voltandosi verso Suor Paola, le chiese come faceva a sopportarlo e se per caso volendosi guadagnare il paradiso , di sicuro era nei primi posti della classifica. Scesero le scale insieme e trovarono l'agentePiovani che salutandola le aprì lo sportello dell'auto. Non erano quasi del tutto partiti quando il commissario si voltò e senza tanti giri di parole  le chiese: Mi dica della sua illuminazione Sorella. Suor Paola lo guardò negli occhi e con un sorriso gli rispose che quasi al 100% sapeva come era avvenuto il furto. Disse che essendo lei una creatura umana era soggetta agli errori, ma senza peccare di presunzione sapeva sia come erano entrati e sia come erano usciti. Vedendo lo stupore del commissario disse che questo furto era stato compiuto da almeno due persone. Due persone di aspetto normale e di buone maniere. Il commisario le rispose che non era per diffidenza, ma sapeva anche dirgli i nomi o il diretto superiore di Suor Paola non voleva fare la spia? Arrivarono  davanti al palazzo e dopo aver parcheggiato il commissario richiamò Suor Paola avvisandola che stava andando dalla parte sbagliata. Lei fece segno ad entrambi di seguirla e si trovarono dentro ad uno spiazzo dove vi era la portineria. Il portiere uscì immediatamente dalla guardiola e vedendo i distintivi rispose a un paio di domande: il secondo piano era formato da 3 appartamenti di cui uno solo era sfitto ed era quello che dava di fronte al palazzo del furto. Chiesero le chiavi e si fecero accompagnare davanti alla porta. Per scrupolo suonarono il campanello e non udendo nessuna voce e nessun passo dissero al portiere di aprire la porta. Entrarono in un appartamento completamente vuoto, la polvere ricopriva i pavimenti e non si vedeva segno di vita umana da tempo. Guardando per terra conobbero impronte di passi e dalla dimensione delle scarpe erano di due persone diverse. Andarono verso la stanza che dava sulla via e qui videro cose che confermavano l'illuminazione di Suor Paola; videro dei mozziconi di sigarette per terra e i segni di qualcosa usato per sedersi. Il commissario la guardò e le disse: Adesso, cara Sorella, mi deve spiegare come ha fatto a capire tutto questo e se per caso è stata aiutata dal suo superiore sono pronto ad assumervi entrambi come consulenti di polizia.

 
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VITA E SPERANZA Capitolo 6

Post n°341 pubblicato il 01 Marzo 2026 da la.luna.piena1

Suor Paola, dopo un po' smise di guardare le riviste e si disse che doveva essere una coincidenza aver sognato Morgana che indossava quella catenina con quel ciondolo così luminoso. Si diss tra se e se che era meglio ispezionare e ragionare sull'appartamento e sul modulo di furto. Anche se non fosse stata una del clero mai e poi mai avrebbe pensato a un fatto soprannaturale. Purtroppo si nasce, si cresce, si vive, ma alla fine si muore....POLVERE ERI E POLVERE TORNERAI! Così si diceva, così si scriveva e così si faceva. Mentre il commissario Locascio andava su e giù per l'appartamento,riflettendo sulle varie possibilità la nostra suora iniziò a guardare fuori dalla finestra e fu colpita da una cosa strana: l'appartamento di fronte aveva le persiane chiuse a differenza di tutte le altre che erano aperte e che facevano entrare la luce solare. Suor Paola era ancora intenta a rimuginare il motivo di questa anomalia quando all'improvviso le suona il cellulare. All'inizio il suo primo pensiero fu querllo di lasciarlo suonare, ma poi vedendo chi la stava cercando, a malincuore prese la telefonata. Era la madre superiora che voleva che lei ritornasse seduta stante al convento perchè c'era urgente bisogno di lei. Suor Paola dopo aver salutato il commissario e pregato di farle sapere le eventuali novità ritornò al convento. Qui con suo immenso stupore  trovò Morgana ad attenderla. Era seduta di fronte alla Madre superiora e stavano parlando di argomenti che mai e poi mai si sarebbero detti interessanti per un'adolescente come era  la ragazzina.
Naturalmente era vestita sempre allo stesso modo, un look lugubre, ma stavolta perfino gli anfibi erano completamente neri. Suor Paola in quello stesso preciso momento capì che il look della ragazzina era di pura facciata. Voleva farsi vedere una tosta, una dura che non si piegava a nulla, ma per Suor Paola era una ragazzina che versava fiumi di lacrime davanti alla tv mentre questa trasmetteva il film della disney:Bambi. Appena Morgana, la vede, si alza e con un sorriso le corre incontro per salutarla con un abbraccio e le chiede come va. Suor Paola rimane a bocca aperta per lo stupore e chiede sia alla superiora e a Morgana se era cercata da lei. Avendo avuto un cenno affermativo, si siede e chiede spiegazioni. Morgana le dice subito che l'idea non è sua, ma di sua madre, ma vergognandosi un po' ha chiesto alla figlia di fare l'ambasciatore per conto terzi. La madre avrebbe desiderio di parlare il più presto possibile con Suor Paola, ma per evitare inutili discussioni le chiede se gentilmente potrebbe passare da casa loro quando il commissario è assente. Tutto questo fece esplodere la curiosità della suora che promise che sarebbe passata  quando era più comodo alla sorella del commissario. Morgana fu contenta della risposta e rimettendosi in spalla, lo zaino, salutò la suora dicendole che forse era meglio se la superiora dava un ripasso alla vita del filosofo e prendendo per mano Paola si indirizzarono verso il portone d'uscita. Morgana , che non era molto alta rispetto alla suora, trotterellava al suo fianco facendo il possibile per starle alla pari anche perchè portava uno zaino che minimo pesava una decina di chili. Mentre camminano Suor Paola viene a sapere che Morgana è una adolescente di 15 anni. Ama leggere di tutto, diciamo che lei li divora i libri  e ha una sola amica di nome Stefania. Con Stefania divide pure la passione per la musica e si veste in quella maniera per evitare di essere disturbata dai ragazzi foruncolosi che vorrebbero uscire con lei. Sia suo Zio che sua madre hanno tentato più volte di farla essere una normalissima adolescente, ma dopo vari tentativi si erano resi conto che era una battaglia persa. Leri amava i suoi libri, amava la musica e per adesso tutto questo le bastava e avanzava. Suor Paola, mentre Morgana parlava, si immaginava come sarebbe stata quando si sarebbe presa la prima cotta adolescenziale. Si immaginava un ragazzo che sarebbe sempre stato presente in qualsiasi posto dove ci fosse la ragazzina. Magari l'avrebbe accompagnata a casa o fare la strada insieme per andare a scuola. Si salutano con l'ennesimo abbraccio e Paola sorride quando la vede avviarsi verso la fermata del tram per andare a casa.Chissà cosa è successo al commissario da far intervenire pertfino la sorella. Non vedeva l'ora di sapere tutto e si incamminò verso le stanze del convento. Per tutto il pomeriggio non ebbe un momento di calma per poter pensare; finiva di aiutare in stireria per poi correre nel giardino a sistemare le nuove piantine. Venne così sera e dopo aver cantato le lodi, ogni suora si ritirò nella propria stanza per prepararsi per la notte.Per Paola il sonno non voleva venire e si ritrovò a pensare all'indagine che non voleva partire e tutto era ancora incomprensibile. Perchè è così e lo sapeva molto bene Paola.Si piantano nella corteccia celebrale e se ne restano a fermentare fino a quando non ti viene un'idea o dichiari , gettando una pseudo spugna, il tuo totale fallimento. In tutti i casi, la strada verso l'uno o lìaltro risultato è piena di pensieri caotici e confusi, intuizioni talmente volatili peggio di di un saracco che viene portato dal vento. Non sai come fare, che strade percorrere, ma sai che la soluzione è li a portata di mano, basta solamente allungare la mano per prenderla. Ad un certo punto Suor Paola ha come una intuizione, chiude gli occhi e se la vede proprio davanti l'anomalia. Dio mio come ho fatto a non pensarci prima? Era davanti ai nostri occhi e non ce ne siamo accorti! D'istinto  prende il telefono , inizia a comporre il numero, ma poi si pente, vedendo l'ora e sta per mettere giù, quando dall'altra parte si sente la voce un po' assonnata del commissario che risponde dicendo : Pronto. Suor Paola, tutto in un fiato gli dice: Commissario sono stata colpita dall'illuminazione. La lascio dormire e ne parliamo domani mattina.....Buonanotte

 
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