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Post n°340 pubblicato il 14 Febbraio 2026 da paolaassisi
Suor Paola era distratta. Non riusciva a seguire la funzione come avrebbe dovuto. Non riusciva a non pensare a Morgana. Era stato bello conoscerla insieme al Commissario! E come erano diversi la nipote e lo zio! Il Commissario sempre attento e deciso. Lo conosceva da tempo. Correva di continuo, non cessava di parlare e di fare domande. Guardava dappertutto e non stava mai fermo. La ragazzina era il suo esatto contrario. I capelli neri, l'impermeabile nero, i pantaloni neri, e poi, e poi opplà! le scarpe rosse che non c'entravano per nulla con i vestiti! Suor Paola se l'era immaginata con stivaletti neri, invece NO! Stivaletti rossi di un rosso accecante, lucidi! Suor Paolaricorda di non avere visto subito le scarpe della ragazzina, seduta dietro un tavolino. E neppure aveva potuto guardare le scarpe, poichè certo Morgana era troppo concentrata sul suo libro per alzarsi e salutare. Non ci aveva proprio pensato la ragazzina alla buona educazione: aveva il libro al quale pensare. Però poi suor Paola parlando con il Commissario passeggiava per la stanza. Ed aveva visto Morgana tutta nera e le scarpe: rosse! La funzione volgeva al termine. Le consorelle di Suor Paola erano in ginocchio a capo chino. Suor Paola no. Era restata seduta per tutta la funzione, distratta .Era tornata al giorno prima quando ascoltava le parole del Commissario che descrivevano la scena del furto. La casa, una grande villa a due piani, le finestre chiuse, sbarrate, la porta chiusa a chiave a due mandate.... e la ragazzina che leggeva il suo libro con l'impermeabile nero.... e gli stivaletti rossi. Si, pensava suor Paola. Non è possibile che mentre il Commissario parla di un delitto, la ragazzina non tolga gli occhi dal libro e suor Paola non tolga gli occhi dagli stivaletti rossi. Ed è assurda la situazione pensava Suor Paola. La situazione così assurda non componeva il quadro del furto. Eppure si sa. E' dalle piccole cose che nascono le cose, le cose importanti. E la funzione terminò. Le suore in silenzio uscirono ordinatamente dalla cappella: la superiora per prima, poi le consorelle ancora concentrate, infine le novizie. Ma le novizie erano diverse; si lanciavano l'un l'altra timide occhiate sorridenti e, come felici di lisciare la veste, si dirigevano sorridenti all'acquasantiera. Suor Paola no. Non riusciva a togliersi dalla mente la ragazzina dall'impermeabile nero e stivaletti rossi. E in silenzio tornò alla sua cella, ai suoi compiti, e la mattina passò curando i fiori nella grande chiesa e pensando a cosa per i poveri si dovesse fare quel giorno. Poi fu sera, e fu sonno. Nel sonno suor Paola sognò. Sognò la ragazzina vestita di nero con gli stivaletti rossi. Ma nel sogno suor Paola vide una Morgana diversa. Non aveva solo i capelli neri, il rossetto viola, gli stivaletti rossi. No. Morgana nel sogno aveva un qualche cosa che suor Paola non aveva visto. Aveva un ciondolo. Era un ciondolo bianco, color avorio, a forma di pesce, subito sotto il colletto della camicetta nera. Nel sogno suor Paola guardò attenta quel ciondolo. Il ciondolo non aveva una spilla ma era fissato ad un invisibile filo che, come collana, avvolgeva il colletto. Ed il prezioso ciondolo pendeva come invisibile collana. Poi si svegliò e fatti tutti i preparativi, dopo avere fatto visita alla cappella accendendo un piccolo lume, tornò all’orto dove era solita coltivare le piccole cose del convento e a loro soltanto pensando mentre le novizie si recavano alla funzione delle dieci. “SioraPaola! Siora Paola! Anca durante le funsión riva el sior Comissario! Anca! ElComissario el te zerca e el te vol subito, de urgenza!” Suor Paola si stupì dell’improvviso richiamo della superiora, sentendosi in colpa per essere stata così spesso convocata dal Commissario e umilmente corse, veloce aggiustando la veste, dalla Superiora che stava già come affrontando l’indisciplinato Commissario. “Am’déva scusèr, Sòura Superióra! A m’déva scusèr! A n’sò mia csa ch’al vöja alSgnór Comissèri, ma a m’agióst al sirgól e a cór!” E giunse in presenza dei due mentre il Commissario, un po' irritato, con quel verso di puro napoletano diceva: “Sòra Superiora… perdonateme si songo costretto a interrompere ’sta sacra funzione…ma ’e cchiù àute e solenni dovere d’a Giustizzia chiammano ognuno ’e nuje a dà’o proprio contributo. Io, pe’ ’o supremo interesse d’a Giustizzia, aggio urgente bisogno ’e conferì cu Sòra Paola!” E La superiora tacque rassegnata per la presenza di quella consorella che sembrava spesso più una sbirra che una suora. A capo chino, ubbidendo al silenzio permesso della superiora, i due uscirono e si recarono al luogo del delitto. Le finestre della casa erano ancora chiuse, serrate, mentre due poliziotti recingevano la scala d’ingresso con nastri bianchi e rossi. Il Commissario entrò seguito da suor Paola che osservava attenta. Era tutto in perfetto ordine e ben si vedeva che quella doveva essere la casa di un gioielliere. La libreria era piena di tomi d’arte e sul tavolo erano aperte due riviste. L’una mostrava gioielli d’oro bianco e giallo. E anelli incastonati con pietre colorate e bracciali e catenine sottilissime ma con piccoli pendagli in pietre preziose nere e rosse e di tutti i colori .Una meraviglia da vedere quei piccoli gioielli dove l’oro e l’argento erano il nulla che ammantava gemme. Poi, accanto, vi era una rivista di poche pagine, ma pagine grandi, pesanti, nere. E ogni pagina portava al centro una pietra. Un diamante era al centro di ogni pagina nera e rifulgeva di facce che sembravano sprigionare luce. Suor Paola rimase come abbagliata dalla pagina nera e volle sfiorarla. Come timorosa di danneggiare quella pagina che rifulgeva di luce, con dito incauto la sfiorò. Il tatto rivelò che quella pagina non era ovunque splendente di luce e come fuggitiva dal tatto del dito. Sulla pagina vi erano sottili fili trasparenti identici a quelli della collanina di Morgana e, vicino alla pagina, alcune bustine pronte per il sigillo del loro contenuto e foglietti bianchi con indicati quattro puntini sospensivi (….) e una parola: Carati…..
Post n°339 pubblicato il 01 Febbraio 2026 da la.luna.piena1
Suor Paola, seduta sulla sedia , di fronte al Commissario Locascio, si mise a guardarlo e a vedere le espressioni involontarie del suo viso. Si vedeva che era preoccupato, forse del come risolvere questo emblematico furto o forse preoccupato delle eventuali conseguenze se il derubato avesse reclamato facendosi sentire da alcune persone situate in alto loco. Va bene che in questo paese si ha la cattiva abitudine di far prevalere le conoscenze per ottenere agevolazioni in molti settori, ma un furto quasi impossibile rimane sempre un furto tale e anche se protesti con Tizio o con Caio li vorrei vedere al posto di questo commissario che onestamente, Suor Paola, lo riteneva uno dei pochi dediti al suo lavoro. Tutto questo passava nella mente della nostra Suora mentre riascoltava i fatti dal commissario. Il commissario, dopo un po' fece il suo solito gesto per dire che tutto ciò che poteva dire era stato detto, e alzandosi congedò Suor Paola. La stava accompagnando alla porta del suo ufficio quando sentirono bussare e comparve uno dei poliziotti della centrale. Questi teneva in mano alcuni fogli che componevano il rapporto della Scientifica inerente all'ispezione dove era avvenuto il furto. Inconsciamente il commissario non fermò, pur vedendo ciò che stava facendo la sua "amica" e finì di dare disposizioni per iniziare le indagini in modo profondo. Poteva sembrare strano vedere una suora in piedi in un ufficio della polizia a leggere e a cercare di capire un rapporto della polizia, ma i vari poliziotti oramai erano abituati a questa suora che a forza di essere li per pagare le varie ammende era diventata un'amica e poi ammettiamolo: una che può rivolgersi al Padre eterno ,per un aiuto ,fa sempre comodo. Pure il Commissario stimava la suora, non solo per l'aiuto che poteva dare, ma nel complesso la considerava una valida consulente esterna. Aveva già pensato, nei mesi precedenti, a fare domanda per assumerla come consulente, ma era stato sconsigliato a causa della condizione clericale di Suor Paola. Si era ridotto a farsi aiutare quasi in modo segreto e le passava una cifra facendola passare per un rimborso spese. Dopotutto se si lavora si ha diritto di essere pagate. Dopo aver chiuso la porta le chiese che cosa ne pensava di ciò che aveva letto e secondo lei dovevano cercare tra i fantasmi, il colpevole? Suor Paola, alzò gli occhi dai fogli e rivolse uno sguardo perplesso a Locascio.< Sorella, mi dice quale essere umano può uscire da una casa lasciando tutto in ordine e con la porta di accesso chiusa a doppia mandata? Va bene si potrebbe pensare che sia stata fatta una coppia della serratura, ma non vi è nessuna traccia che ciò sia successo veramente. Sono pronto a scommettere la mia paga di un anno che ho ragione.> Suor Paola, oramai era concentrata su questo misterioso furto e voleva arrivara a capo di tutto, ma come fare a collaborare con la polizia e continuare a fare ciò che una suora deve fare e per questo ha preso i voti? La soluzione migliore era quella di chiedere il permesso, l'ennesimo permesso alla Madre Superiora.Sapeva che la Madre Superiora aveva tantissima pazienza con lei, ma non poteva rischiare di rompere la corda e di trovarsi a dover abbandonare tutto. Prima però era meglio, se possibile, vedere attentamente il luogo dove era avvenuto il furto e quindi poter entrare nell'appartamento accompagnata dal Commissario. Locascio la guardò e sul suo viso comparve un sorrisino: Non ci pensi nemmeno di fare un sopralluogo da sola nell'appartamento perchè nelle vicinanze ci saranno ancora dei giornalisti e si immagina come andrebbe a nozze la stampa vedendola la? La polizia chiede un aiuto divino, me lo vedo già come titolo di un articolo e con una sua foto. Caso mai ci possiamo avvicinare e provare ad entrare dal retro con la speranza che non ci siano giornalisti appostati pure li. Uscirono e presero una macchina civetta della polizia. Meglio usare questa che non da molto nell'occhio. Appena salita in auto, Suor paola si rese conto che molto probabilmente era una delle auto che si usava per le sorveglianze. L'interno non era immacolato come pulizia, vi erano un paio di scatole di una pizza del quartiere e un paio di lattine vuote, nel porta lattine. Meno male che l'odore nel complessivo non era nauseabondo. Erano a metà strada quando Locascio fu chiamato sul suo cellulare ed era la sorella che aveva bisogno di lui. Locascio non era figlio unico e aveva una sorella gemella. Costei era terrorizzata nel sapere suo fratello un poliziotto e per di più un commissario. Come tale era impensabile pensarlo seduto alla scrivania a evadere le scartoffie e ogni volta che sentiva una notizia di un ferimento di un poliziotto diventava campionessa mondiale a fare la telefonata. Sua sorella non conosceva Suor Paola e tanto meno il rapporto di collaborazione che esisteva fra lei e suo fratello. Quando, aprendo la porta, se la vide davanti le chiese se era venuta a benedire la casa per le prossime feste pasquali e imparò che le suore non possono ne benedire e tantomeno confessare chi chiede la confessione. Rimase a bocca aperta quando suo fratello la presentò come una sua collaboratrice nelle indagini e le chiese se potevano entrare o se parlavano sul corridoio. La sorella, imbarazzata, si spostò e li fece entrare chiedendo a loro se volevano un caffè. Mentre bevevano il caffè,la sorella gli disse che c'erano un paio di problemi con sua figlia adolescente. Una ragazzina molto brava a scuola, sempre con bei voti, tutti i professori contenti di lei, ma come comunicabilità con i suoi compagni di classe era un disastro. Anche in questo periodo si era rifiutata di far firmare il modulo di responsabilità per una gita. Non ci voleva andare, non voleva stare con loro e si accontentava di un libro. La ragazzina, Morgana, per la precisione era una ragazzina come tante altre. L'unico suo difetto era che amava vestirsi di nero. Vedendo la faccia sorpresa della Suora, il Commissario le raccontò una cosa successa all'inizio del nuovo anno scolastico. Mentre un nuovo professore spiegava la sua lezione di fisica, Morgana leggeva tranquillamente il suo libro, non di nascosto come si poteva immaginare, ma tenendolo in bella vista. Il professore si fermò di fianco a questo banco e si trovò a guardare una specie di vampiro. Una cosa a forma di adolescente tutta nera e lucida e chiusa in se stessa. La ragazza si sente osservata, alza la testa rivelandosi una ragazzina mora, con rossetto viola e con un impermeabile di pelle nera come se fosse una della gestapo. Il professore le chiede se sa rispondere alla domanda appena fatta alla classe. Questa con fare un po' annoiato gli risponde correttamente e si rimette a leggere. Il professore le chiede come mai non ha risposto subito e lei alzando appena appena gli occhi gli disse che doveva finire di leggere la paginba. Ecco questa è mia nipote, Sorella.
Post n°338 pubblicato il 18 Gennaio 2026 da la.luna.piena1
La Madre Superiora, insieme a Suor Chiara, portò la nostra suora nella sua cella e le disse di spogliarsi della gonna per vedere se il sangue era dovuto ad una ferita ( non sarebbe stato decoroso se cadendo si fosse tagliata una natica) oppure se il sangue era della sarda che Suor Paola aveva raccolto per i mici del convento. Dopo un'attenta e accurata ispezione tutte e tre le suore tirarono un sospiro di sollievo: il sangue non era di Suor Paola e quindi poterono ritornare alle loro mansioni. Passarono un paio di giorni, Suor Paola che nemmeno si ricordava più del fatto sanguigno, fu mandata a comperare delle medicine per la consorella che si era presa una bella influenza. Si deve sapere che la nostra Suora era un tipo un po' particolare: attirava i guai come una buona calamita attira tutto il ferro possibile nei suoi dintorni e anche questa volta non ci fu eccezione. Era uscita dalla farmacia con le medicine che aveva ordinato il dottore e stava ritornando in convento, quando il suo sguardo cadde sulla locandina di un quotidiano. Come titolo principale, il giornalista aveva scritto che ancora non vi era nessun indagato e la polizia brancolava nel buio. Nel leggere questo titolo, Suor Paola, si chiese di quale crimine si parlava e continuando ad essere immersa nei suoi pensieri ripreser il cammino. Forse fu a causa dell'essere distratta o forse fu la curiosità, ma si trovò davanti al commissariato di polizia che lei conosceva bene. Infatti appena la vide, il poliziotto addetto alla guardiola, le sorrise e le chiese per quale infrazione era lì. suor Paola si fermò per rispondere all'agente, quando vide in lontananza l'arrivo della persona che inconsciamente stava cercando: il commissario Locascio. Per il commissario, la suora, poteva entrare a pieno diritto nell'elenco delle 10 piaghe d'Egitto, anche se a volte ne sentiva la mancanza di poter confrontare i propri pensieri a quelli della Suora. Oramai si rese conto che non poteva più fare dietrofront per evitarla e quindi, facendo buon viso a cattivo gioco, si avvicino'. La salutò e le chiese se aveva bisogno di qualcosa e si incamminarono lungo il corridoio che portava all'ufficio del commissario. Mentre si dirigevano verso l'ufficio incrociarono alcuni poliziotti, che conoscendola bene, la salutarono cordialmente. Arrivata nell'ufficio e accomodandosi incominciò a rivolgere delle domandi banali a Locascio, che conoscendola molto bene, alla 4 domanda la fermò con un gesto della mano e le chiese che cosa voleva veramente. Suor Paola si rese conto del rossore che le imporporava il viso e preso un respiro profondo, gli chiese di quale crimine si stava occupando , sapendolo dai quotidiani. Locascio la guardò e ironicamente le chiese se le suore, oltre al breviario, leggevano pure la cronaca nera dei quotidiani. Suor Paola, sapeva che era il solito modo del commissario di sfidarla a non essere così così......suora. Prese un bel respiro e guardandolo negli occhi gli rispose che le suore non solo leggevano la cronaca nera, ma navigavano pure e a volte portavano la "luce" a quei commissari che brancolano nel buio e non sanno che pesci pigliare. Se una persona estranea li vedesse mentre battibeccavano tra loro avrebbe pensato che prima o poi uno dei due avrebbe passato dei brutti momenti a causa dell'altro, ma era tutto completamente diverso. Il commissario, che era quasi coetaneo di Suor Paola, la rispettava profondamente, come era rispettato lui dalla suora e a volte Locascio si domandava come mai era diventata suora. Va bene la devozione, va bene la chiamata di Cristo ecc ecc, ma era altresì convinto che sarebbe stata una moglie e una madre eccezionale. Il commissario alzò le mani in segno di resa( cosa che gli scocciava perchè ammetteva di aver perso) e poi le congiunse quasi come se volesse pregare. Sulla sua scrivania che è quasi sempre in ordine vi è una tazzina sporca del 3 caffè che il povero commissario aveva bevuto dal suo arrivo in commissariato. Da un lato vi sono un paio di faldoni semi aperti con i casi della settimana che sono stati sospesi a causa dell'importanza di questo appena accaduto. Come si fa a pensare alle denunce per truffa, alle risse notturne in certe vie, all'applicazione delle nuove normative per la guida in stato d'ebbrezza, all'ennesimo piccolo spacciatore che ha combinato qualche piccolo guaio quando vi è stato commesso un reato talmente assurdo, talmente strano che causerà il trasferimento del nostro commissario in un paesino fuori fal mondo e magari in Sardegna o in Valle D'Aosta? Beh se era per il commissario lui senza ombra dfi dubbio e di indecisione avrebbe etto e firmato il trasferimento in Sardegna, magari vicino al mare per potersi abbronzare, ma con la fortuna che teneva , di sicuro sarebbe stato trasferito il alta montagna dove la temperatura massima sarebbe stata vicino allo 0. Era talmente assorto in questi tragici pensieri che non si era reso conto che la sua amica lo aveva già chiamato un paio di volte er scusandosi inizio' a chiuederle alcune cose. Suor Paola, lei che è credente, che ha un stretto rapporto con quello lassù, essendo suo suocero perchè anche lei ha sposato il figlio, cosa le verrebbe pensare se entrando in un appartamento con la porta chiusa a chiave a doppia mandata, completamente in ordine con oggetti di alto valore al loro posto, le pareti tappezzate di quadri e stampe di un certo valore, ma con i proprietari che asseriscono che mancano due dipinti e lo possono dimostrare dato che hanno le foto dei dipinti appesi alla parete? Suor Paola gli chiese se queste due tele avevano un certo valore economico e alla risposta che non erano di grosso valore, ma anzi erano quelli che valevano meno rispetto agli altri rimase stupita. Il commissario le disse che il furto era stato scoperto due giorni prima quando i proprietari erano ritornati da un viaggio d'affari e appena entrati si erano resi conto che qualcosa non andava. La parete non mostrava nessun buco di assenza di un quadro e la casa era tutto in ordine. Era stato lo scoprire del furto che aveva causato un malore importante al marito e quindi l'arrivo dell'ambulanza che Suor Paola aveva visto prima di sbattere il sedere per terra....
Post n°337 pubblicato il 05 Gennaio 2026 da paolaassisi
Quella mattina nel piccolo convento vi era grande agitazione e sembrava che per Suor Paola la giornata fosse iniziata davvero male! Si agitava per la sua cella con le mani nei capelli! "Il mio velo il mio velo! Dove è finito il velo!" Bhe certo non poteva uscire dalla cella senza velo, No? Eh no, no, non poteva e lo cercava dappertutto. Sotto la scranna, sopra la scanna nell’armadietto sotto il cuscino! Alla fine rivoltò il materasso. Il veloooo! Bhe, opera diabolica, certo. Mica può finire da solo il mio velo sotto il materasso, No? Alla fine fu pronta. Si guardò nel piccolo specchio. Perfetto. Tutto perfetto: il velo, la veste, le scarpe nere! Perfettissimo ed uscì ed andò dalla Madre Superiora per ricevere le incombenze della giornata: “ Ghe xe sempre el sogolo tuto scombinà, suor Paola, e anca el velo tuto in desorden!!” Suor Paola restò gelata. Persino oggi che aveva vinto l’intervento diabolico e ritrovato il velo, per la Madre Superiora qualche cosa non andava! Allora… behe … mica poteva sempre tacere, no? E disse “ Sémpra rampruverêda da la màdra superiora, a mé. Ma csa j n’impòrta ai pôver dal mè vèl e dal mèsórgol! E a ò anca sentî dal frèd in capèla! Cme s’la stuvèta la füssa mía stêta dnadä! Me mesèra! Mo a ò fât al vòtt d’ubidién” La Madre Superiora che ben sapeva che dietro quel disordine apparente vi era una dedizione totale e sottile intelligenza lasciò stare ogni commento e sorridendole diede l’incarico di recarsi al mercato per fare acquisti, porgendole l’elenco. E mentre Suor Paola si dirigeva veloce verso il mercato il chiacchiericcio nel convento non era cessato e la novizia Agnese brontolava con le altre novizie. Intanto Suor Paola tutta soddisfatta trascinava il carrello verso il mercato passando sotto gli archi di Via Indipendenza quando all’improvviso si accorse che dal lato opposto si accalcava un gruppo silenzioso di persone che fra loro sussurravano guardando una autoambulanza che senza sirena ripartiva, osservata con occhi affranti dalla piccola folla. Ma qui fu il disastro! Suor Paola guardando l’ambulanza non si accorse di avere posato il piede sul pavimento lucido di via indipendenza e su di una cosa viscida sotto la scarpa e pataplunf.! La veste prese il volo mentre le gambe coperte dalle mutandone volavano al vento di Via indipendenza ed il fondo schiena scivolava sul selciato con due signore che spaventate correvano a rialzarla. Allora Suor Paola tutta compita si rialzò, grazie grazie diceva non è successo nulla! Solo una piccola scivolatina! E si rassettava la veste tirandola verso le caviglie nude. Ma fu questo il fatto: fu nel chinarsi che si accorse. Era scivolata su un pesce. Un pesce? guardava un pesce? Si, una sardella grassoccia. Una sarda grassoccia ammaccata. Ma sempre sarda era. Mica posso lasciare una sarda in terra, no? No!. Allora con due dita la raccolse e la pose in un sacchettino pronta per i mici del convento. Non sapendo che fare, continuò il suo viaggio verso il mercato sperando che nulla di grave fosse accaduto. Intanto nel convento l’agitazione era grande, specialmente nel gruppetto di novizie che cercavano di parlottare fra loro a stento comprendendosi mentre la più giovane diceva “ ¡Pobres de nosotras, las novicias! En esteconvento parece que estamos en Babilonia, ¡no se entiende nada! Todas hablanidiomas diferentes. Madre superiora, ¿cómo podemos nosotras, las novicias,aprender y llegar a ser verdaderas monjas?” E mentre il confabulare delle novizie continuava, Suor Paola tutta fiera dei suoi acquisti avendo anche rassettato veste, sorgolo e velo, rientrava nel convento tutta fiera salutando la Madre Superiora. E qui di nuovo fu disastro! "Suor Paola, cosa è successo!!?" "Superiora! Non è successo nulla! Behe si, in via Indipendenza c’era una ambulanza e sono scivolata su una sarda. Ora abbiamo una sarda per il gatto anche!" Ma la Superiora guardava la veste: "Suor Paola, ma sei sporca dietro"! "Dietro?" " Eh si… Suor Paola.. sei sporca. Aspetta…." La Madre superiora sfiorò con un dito la veste. Vi era una macchia raggrumata… ritrasse il dito… sangue….
Post n°336 pubblicato il 21 Dicembre 2025 da la.luna.piena1
La città si stava svegliando con un nuovo giorno. Le strade ancora semivuote dal solito traffico, vi si vedevano i pendolari che con vari mezzi di locazione iniziavano a dirigersi verso i vari posti di lavoro e il tutto era ancora semi silenzioso. Spostandoci verso la periferia vi troviamo vari edifici e a noi interessa solamente uno. Questo è un piccolo convento con circa 10 suore dedite alla vita clericale che si stanno dirigendo verso la piccola cappella per iniziare la giornata cantando le lodi. Loro sanno che una loro consorella è sempre in ritardo perchè ogni santa mattina deve combattere contro il sonno e quasi sempre vince quest'ultimo. Le ha provate tutte Suor Paola, così si chiama la protagonista, ma è sempre uscita sconfitta e oramai le consorelle l'aspettano con santa rassegnazione, alle lodi. Eccola, la vedono arrivare di corsa, mentre corre si sistema il velo e sembra che questa mattina non si sia dimenticata nulla. Chiedendo umilmente scusa dell'ennesimo ritardo, entrano tutte insieme e svolgono il primo servizio della loro particolare giornata che una di queste volte diremo con particolare precisione. Guardiamo queste sorelle che ad un certo punto della loro vita hanno deciso di lasciare una vita anche materiale, per dedicarsi al bene degli altri e ad una vita completamente diversa. Sono di varie età, la nostra eroina, non è la più giovane e tanto meno la più vecchia. Nella vita precedente voleva diventare una poliziotta, combattere contro il crimine, far arrestare i colpevoli e adesso anche con varie soddisfazioni aiuta le persone in difficoltà. Ovviamente non riesce a stare lontana dai crimini e apriti cielo se questi la vedono presente è ancora peggio. Come suora è molto affabile, ha sempre una buona parola e un consiglio per tutte le persone e sempre pronta ad aiutare. L'unica che riesce a starle dietro e a capirla fino in fondo è una ex novizia diventata suora da poco che ha preso il nome di Suor Chiara. Suor Chiara fin da ragazza sentiva di avere la vocazione, sentiva che per essere felice doveva prendere i voti e andare in convento. I suoi genitori, all'inizio cercarono di boicottare questa sua vocazione convinti di farcela, poi si dovettero arrendere e avere la loro unica figlia sposa di Cristo.Suor Chiara aveva un carattere all'opposto di Suor Paola e loro due si completevano. Come la seconda era una perenne ritardataria alla mattina, una che raramente andava con calma nel camminare e fino a quando non vedeva risolto il crimine era in agitazione, la prima era considerata una perfettina come può essere perfettino un essere umano. Gli opposti si attraggono e alla fine queste due erano diventate quasi inseparabili e quasi sempre dove vi era una vi era l'altra. Le suore tra loro si chiamano consorelle e Suor Paola e Suor Chiara erano quasi due sorelle di sangue talmente la pensavano tra loro. Suor Paola, da brava persona mortale, non era diversa dalle altre e commetteva i suoi piccoli errori. Li commetteva a volte per la troppa fretta e a volte per distrazione quando la sua mente era impegnata a pensare al crimine. Di solito si spostava a piedi per le vie della città, ma purtroppo a volte si doveva spostare usando la macchina del convento. Questa macchina era una Panda che la suora precedente non le faceva fare più dei 40 km all' ora, mentre con Suor Paola raramente scendeva sotto i 60 km/h. Anche se correva un po' le sue uniche multe erano per divieto di sosta oppure per attraversamento zona Z.T.L. La polizia locale e l'altra polizia oramai conoscevano l'auto e quindi avevano smesso di chiamare il carro attrezzi e le multe erano di cifre ridotte. In quella zona vi era un commissariato di polizia con un commissario che aveva rinunciato a tenere lontana la nostra eroina dalle varie scene del crimine e, pur non ammettendolo perfino a se stesso, era contento del suo aiuto perchè sapeva che sotto quel velo vi era una mente che sapeva pensare e a trarre ottime conclusioni. Con i suoi sottoposti faceva in modo tale che credessero che non riusciva a sopportarla, ma se non la sentiva , dopo un giorno o due al massimo, le faceva arrivare alle orecchie il crimine commesso.Quella mattina dopo le lodi, le varie consorelle iniziarono a fare i servizi della giornata e la Madre Superiora, disse a Suor Paola di raggiungerla nel suo ufficio che le doveva dare alcune commissioni da fare in giornata. Quando la raggiunse in ufficio, la Madre, le mostrò delle multe da pagare e iniziò a fare la solita predica che entrambe sapevano che non serviva a nulla, ma un po' di facciata ci voleva. Le disse che per prima cosa era meglio se queste venivano pagate in giornata e poi doveva andare a ritirare alcune cose dal loro solito negozio di articoli clericali. Si raccomandò, prima di congedarla, di non prendere la macchina e caso mai di farsi accompagnare da Suor Chiara e di stare lontana dal commissariato di polizia. Suor Paola, che aveva appena pensato di fare una visitina al suo amico commissario, fece finta di non aver minimamente pensato a fare la famosa visita e salutandola come si deve uscì e andò alla ricerca della consorella. La trovò che stava portando la roba della lavanderia a sstendere e quella asciutta a stirare a chi aveva il compito quella giornata e Suor Chiara le propose di aiutarla per far si che finissero in breve tempo e che poi sarebbero libere di uscire. Così fecero senza sapere che se fossero uscite prima non si sarebbero trovate in mezzo ad una situazione molto spinosa.....
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