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GRUPPO DI LETTURA FATA MORGANA

Il Gruppo di Lettura Fata Morgana ha iniziato le sue attività nel novembre del 2014, esso si riunisce a cadenza mensile, solitamente di venerdì, presso la Biblioteca Comunale di Civitella d'Agliano ed è aperto a tutti e gratuito.

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Informazioni pratiche sul GdL "Fata Morgana"
Un gruppo di lettura permette a tutti i partecipanti di scambiare le opinioni e le emozioni suscitate dalla lettura del libro letto nell’arco del mese. Il gruppo di lettura è composto da persone che possono leggere, amano leggere, amano parlare di ciò che leggono o, molto più semplicemente, vogliono avvicinarsi alla lettura. Non sono critici, non sono esperti, solo appassionati di libri con il desiderio di mettere in rilievo le sensazioni e i pensieri che un libro suscita.
Il gruppo di lettura offre ai vari lettori la possibilità di avvicinarsi e magari di appassionarsi anche a generi letterari o autori diversi da quelli amati, con il rischio e la sfida alla non lettura di un genere che non ci appassiona. Come regola generale vale quella che chi non ha letto il libro scelto deve partecipare comunque all’incontro, proprio per permettere un confronto sul rifiuto o sulla valutazione negativa.
Il gruppo è sempre aperto, gli ospiti sono ben accetti, i nuovi iscritti anche.
La partecipazione è ASSOLUTAMENTE GRATUITA.

 

IL DECALOGO DEL GdL FATA MORGANA

1. Di norma ci si riunisce una volta al mese.
2. Cercare di arrivare sempre puntuali agli incontri.
3. Non si legge ad alta voce, ognuno legge per sé nel proprio tempo libero. Nel corso degli incontri mensili non vengono disdegnate comunque letture ad alta voce di passi del libro che hanno particolarmente colpito il lettore.
Cercare di leggere sempre il libro scelto anche se non piace, se no pazienza!
4. Tutti i membri del gruppo possono partecipare al dibattito. Nessuno è obbligato ad intervenire alla discussioni, ma è comunque gradito sentire il parere di tutti.
5. Tutti i membri del gruppo possono, di volta in volta, proporre dei libri da leggere. La norma vorrebbe che ogni partecipante al GdL proponga un massimo di tre titoli, la pratica dimostra però che non siamo mai riusciti a dire no ad un libro proposto.
6. Il libro da leggere durante il mese viene estratto a sorte dalla totalità dei titoli proposti nel corso degli incontri.
7. Si privilegia la narrativa, sia essa meno conosciuta o più importante dal punto di vista letterario. Si possono proporre libri che abbiamo già letto e vorremmo rileggere o libri che non abbiamo mai letto.
8. Tutti i membri del gruppo di lettura possono partecipare agli incontri con approfondimenti, appunti e note per analizzare al meglio il libro letto.
9. Si può partecipare agli incontri anche se non si è letto il libro.
10. Non è obbligatorio comprare il libro, si può anche prenderlo in prestito o procurarselo in biblioteca. Nella nostra zona segnaliamo come molto fornite e ben organizzate: la Biblioteca Consorziale di Viterbo, la Biblioteca Luigi Fumi di Orvieto ed il Sistema Bibliotecario del Lago di Bolsena.

 

 

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Intermezzo musicale

Post n°462 pubblicato il 08 Ottobre 2016 da ac_fatamorgana


THE GHOST OF TOM JOAD
, del 1995, è il brano che dà il titolo al quindicesimo album di Bruce Springsteen, il secondo acustico dopo "Nebraska".

È stato anche riproposto in una versione elettrica e quasi rappata dai Rage Against The Machine. Reinterpretata da Springsteen in versione elettrica nell'album "High Hopes" (2014) in duetto con Tom Morello e, sempre in duetto, con Pete Seeger nel disco Sowing the Seeds (2006).

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Tom Joad è il protagonista del romanzo più famoso di John Steinbeck, "The Grapes of Wrath", uscito negli Stati Uniti nel 1939 e conosciuto in Italia come Furore. Dal libro John Ford ha tratto uno storico film (con Henry Fonda nel ruolo di Tom Joad). Woody Guthrie scrisse la sua ballata Tom Joad quasi dieci anni prima che il boss venisse al mondo, ma anche altri folksinger prima di Springsteen si erano ispirati al personaggio.

"La storia di Furore, per chi non l´abbia mai letta o l´abbia dimenticata, è l´epopea della biblica trasmigrazione della famiglia Joad, assieme ad altre centinaia di poveracci, dall´Oklahoma attraverso il Texas Pandhanle, il New Mexico e l´Arizona, lungo le famosa Route 66 che conoscerà altre storie letterarie (Kerouac, fra gli altri), fino alla California, «il paese del latte e del miele», in cerca di un modo di vivere. Ci troveranno solo il modo di sopravvivere: paghe da fame, padroni terribili, lavori da schiavi. Sono gli anni della Grande Depressione, e, se non vogliamo ricorrere a John Ford, possiamo immaginarci i Joad con gli stessi volti dei disperati ritratti da Dorothea Lange e da Walker Evans, cotti dal sole e dal vento della Dust Bowl - come vennero soprannominate una volta per tutte, anche quando tornarono alla quasi normalità, quelle zone, dopo le spaventose siccità di quegli anni, che le aveva rese un deserto di polvere e di tempeste di sabbia - , smagriti da un regime di lavoro che non bastava neanche lontanamente a nutrirli, e non si dica a farli vivere." (Irene Bignardi, da La Repubblica)

Ma non è questa la storia che Springsteen vuole raccontare: Tom Joad è un fantasma ancora presente nell'America di oggi, come se sessant'anni dopo, ben poco fosse cambiato. Dice Springsteen: "La maggior parte delle cose che ho scritto riguarda l'America di oggi, anche se trovano le loro origini nel passato. Anche la canzone di Tom Joad non è storica, ma è sull'America degli anni '90" (intervista di Gino Castaldo, da "Il Venerdì" di Repubblica, 5 aprile 1996)

L'autostrada, luogo simbolo del sogno americano, esaltato dalla generazione beat, è ancora viva, ma è popolata da gente senza speranza, il cui destino è un fuoco acceso sotto un ponte per scaldarsi. I Tom Joad di oggi sono forse messicani, le nuove vittime di un Nuovo Ordine Mondiale ancora affollato di poliziotti che picchiano, bambini che piangono per la fame, gente senza lavoro e senza libertà. Benvenuti.

Sul piano letterario, Springsteen si inserisce nella crescita mitica della figura di Tom Joad da Steinbeck in poi. Nel romanzo di Steinbeck, il personaggio dice che "siamo tutti una grande anima"; il suo discorso alla madre è poi seguito da un lungo, sentimentale finale umanitario.

Nel film di Ford, la storia si ferma qui, nel momento in cui Tom Joad annuncia alla madre la sua scelta. Lo stesso avviene nella ballata di Woody Guthrie, dove Tom Joad dice però che "tutti potremmo essere una grande anima": dagli echi dell'Oversoul originario emersoniano passiamo alla possibilità di una solidarietà, da costruire (non a caso, Woody Guthrie ha chiamato Joad uno dei suoi figli). In Springsteen, infine, Tom Joad è diventato un fantasma ­ una traccia dell'incancellabile presenza e resistenza della memoria, che sta alla Depressione ed ai rapporti di classe in modo non dissimile da come la Beloved di Toni Morrison sta alla schiavitù ed ai rapporti di genere e razza.

Le immagini da anni Trenta ­ da Furore a L'imperatore del Nord ­ di vagabondi e profughi della depressione, si illuminano di colpo della luce livida del presente: la strofa di soli gerundi rinvia all'atemporalità di Whitman; gli elicotteri sopra la collina sembrano quelli di Apocalypse Now e il poliziotto che picchia sovrappone all'immagine del predicatore Casey di Steinbeck quella di Rodney King, simbolo della Los Angeles e della California odierna, dove questo disco è stato composto.

Questa era la terra promessa per i protagonisti del romanzo di Steinbeck, la fine della strada (e qui Springsteen ironizza anche sui suoi miti precedenti della "promised land"). Adesso, è l'orlo dell'abisso. È un paradosso che il confine sia varcato verso il Nord da braccianti e spacciatori messicani in cerca del mito americano, e verso il Sud da esuli, vagabondi, sognatori e criminali nordamericani in cerca di alternative assurde all'assurdo e all'insensatezza della realtà (Highway 29). Ma non è un paradosso che, in un caso e nell'altro, le storie finiscano con la morte.

I profughi, gli esuli, i vagabondi californiani di Bruce Springsteen non sono O. J. Simpson, la cui fuga finisce nell'ambigua gloria dei riflettori.

Alessandro Portelli

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THE GHOST OF TOM JOAD

Men walkin' 'long the railroad tracks
Goin' some place, there's no goin' back
Highway Patrol choppers comin' up over the ridge
Hot soup on a campfire under the bridge
Shelter line stretchin' round the corner
Welcome to the new world order
Families sleepin' in their cars in the southwest
No home, no Job, no peace, no rest

The highway is alive tonight
But nobody's kiddin' nobody about where it goes
I'm sitting down here in the campfire light
Searchin' for the ghost of Tom Joad

He pulls prayer book out of his sleepin' bag
Preacher lights up a butt and takes a drag
Waitin' for when the last shall be first and the first shall be last
In a cardboard box 'neath the underpass
Got a one way ticket to the promised land
You got a hole in your belly and a gun in your hand
sleeping on a pillow of solid rock
Bathing in the city aqueduct

The highway is alive tonight
Where it's headed everybody knows
I'm sittin' down here in the campfire light
Waitin' on the ghost of Tom Joad

Now Tom Said; "Mom, wherever there's a cop beatin' a guy
Wherever a hungry new born baby cries
Where there's a fight 'gainst the blood and hatred in the air
Look for me mom I'll be there
Wherever there's somebody fightin' for a place to stand
Or decent job or a helpin' hand
Wherever somebody's strugglin' to be free
Look in their eyes mom you'll see me."

Well the highway is alive tonight
But nobody's kiddin' nobody about where it goes
I'm sitting down here in the campfire light
Searchin' for the ghost of Tom Joad

 

IL FANTASMA DI TOM JOAD (versione italiana di Alessandro Portelli)

Uomini a piedi lungo i binari
diretti non si sa dove, non c'è ritorno;
elicotteri della stradale che spuntano dalla collina,
minestra a scaldare sul fuoco sotto il ponte,
la fila per il ricovero che fa il giro dell'isolato:
benvenuti al nuovo ordine mondiale.
Famiglie che dormono in macchina nel Sudovest
Né casa né lavoro né sicurezza né pace.

La strada è viva stasera
ma nessuno si illude su dove va a finire
sto qui seduto alla luce del falò
e cerco il fantasma di Tom Joad.

Tira fuori un libro dal sacco a pelo
il predicatore accende un mozzicone e fa una tirata
aspettando il giorno che gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi
in uno scatolone di cartone nel sottopassaggio
ho un biglietto di sola andata per la terra promessa
hai un buco in pancia e una pistola in mano
dormi su un cuscino di sasso
ti lavi nell'acquedotto municipale.

La strada è viva stanotte
ma dove va a finire lo sappiamo tutti;
sto qui seduto alla luce del falò
e aspetto il fantasma di Tom Joad.

Diceva Tom: "Mamma, dovunque un poliziotto picchia una persona
dovunque un bambino nasce gridando per la fame
dovunque c'è una lotta contro il sangue e l'odio nell'aria
cercami e ci sarò.
Dovunque si combatte per uno spazio di dignità
per un lavoro decente, una mano d'aiuto
dovunque qualcuno lotta per essere libero
guardali negli occhi e vedrai me".

La strada è viva stasera
ma nessuno si illude su dove va a finire
sto qui seduto alla luce del falò
assieme al fantasma del vecchio Tom Joad.

 
 
 
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Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.

Peppino Impastato
(cit. dal film "I cento passi")

 

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