« LUCIANASEDICI E VENTISETTE »

Er cantico dei cantici

Post n°97 pubblicato il 20 Febbraio 2012 da Larbo

Mo ve racconto un fatto.... na cosa leggera da legge la sera, na cosa de sesso de fatti de letto, de quello che metto... de quello che levo... de certo nun bevo ner mentre che scrivo.... ma so quer che dico, ascortame bene.. so fatti de "pene" de attimi intensi... so storie che pensi da quanno sei nato... e forse così nun l'hai mai sentito... Tu metti la donna.... che dorce visione... la pelle de luna, er seno procace, la voce che tace e lancia sospiri... la testa che gira e fa mille giri... er ventre accogliente er culo pizzuto... na dea che a ogni mossa produce un caduto.... Eppoi metti l'omo... cor petto villoso, lo sguardo fumoso, la voce ammaliante er pacco pulsante... che pure der nano diventa gigante... se affianca pian piano alla dorce donzella... allunga na mano, scandisce favella, lui varca confini, nun paga gabella... ormai lui ragiona con la sua ................ Je soffia sur collo.... odora la pelle... la mano carezza le giarrettiere, allunga la lingua come un formichiere... la palpa, la esplora, nessuno lo sposta, nemmeno la bora... cor dito lui fruga meandri accaldati... da incroci de gambe de luoghi proibiti, de fette de pane scaldate ner forno... de gonfie patate servite a contorno... Lei piano se scioje... diventa de burro... co l'occhi socchiusi se sente infocata... er seno se gonfia diventa de fero, so due promontori de sana passione, de tonda emozione, e l'omo li sfiora sapendo che è bello che tutto se gonfia pe primo er....... Se stringono forte... se svestono sverti... ormai ne so certi, inizia la danza, sto eterno duello de corpi avvinghiati de sensi colpiti de slip strappati, de sessi bagnati.... de luci soffuse de parti focose. La donna ste stende supina e in attesa... lui guarda quer corpo, i brividi a mille, e tocca le stelle, je frullano in testa rotelle e rotelle... è giunto er momento de unisse a cospetto, de attriti de petto.... è pronto er vincastro che sonda universi... i sensi so persi... e mentre raggiunge la meta più ambita... na voce da fori disturba er bolero... na radio gracchiante spezza er silenzio.... e manna notizie de n'antra emozione... Lui aguzza l'orecchio... un pò disturbato... ma dopo se accorge de quello che è stato... n'affare de stato, un fatto beato... un dono immediato.... LA ROMA HA SEGNATO!!!!!!! Se arza de scatto... lascianno la dea dar fiero contatto.... e lei nun capisce, c'ha l'occhi socchiusi...coi sensi un pò ottusi, rimane sdraiata... na donna sedotta e abbandonata... Ma l'omo focoso sa esse gentile, e a tutti concede na spiegazione; la dama intontita aspetta e sospira.... lui accenne la radio e la sintonizza... la guarda nell'occhi, e s'apre ar delirio: " A DESDEMONA.. RIVESTETE OGGI.... CHE L'ARIA E' CAMBIATA... STO FUSTO DE OTELLO CO STO GRIMALDELLO... PE OGGI NUN APRE LA SERATURA... MA STANNE SICURA FAREMO LI BOTTI... COI COCCI PIU' ROTTI.. MO FA NA COSA.. PREPARA UN CAFFE'.. PERCHE' C'HO QUARCOSA CHE DEVO SENTI'... NUN SO ER CAVALIERE CHE FORSE TE ASPETTI.... ER GATTO SORNIONE CHE SOLCA LI TETTI... C'HO SOLO N'AMORE CHE PARLA DE FATTI.... ER MIO CAPITANO CHE TURBA LE NOTTI... SE CHIAMA FRANCESCO....

 

PE TUTTI E' PIU' TOTTI "

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
Vai alla Home Page del blog
 
 

Tag

 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 1
 

C.P.T.

Lento scorre il tempo, in questo luogo contenuto da sbarre di ferro e viali di cemento. Bordi di grigio, racchiudono un quadro grigio. Timidi fili d’erba cercano di riprodurre una natura stretta in gusci di calce. Qualche tombino quà e la spezza la monotonia del piatto, creando fosse di piombo zigrinato ove si adagia la guazza di un’ennesima notte. Antenne come cipressi robotici si piegano al vento della sera e lampioni dagli steli affusolati, offrono i frutti di una luce fredda, racchiusa in boccioli di plastica e nettare di tungsteno. I cancelli che vedo di pesante imponenza claustrofobia, danzano ripetutamente, basculando negli stetti passi di un binario scollinato, pronti a ballare agli ingressi o alle uscite dei tanti girovaghi. Tetti e ombre, cartelli e tasti esausti di essere pigiati e una macchinetta automatica del caffé che sgorga ritmicamente miscele nere di noia per dissetare gole a volte incapaci di fare altro. Il libero andamento di questo micromondo si dissolve oltre il vetro che mi contiene; un uomo s’avvicina alle acustiche fessure dello scambio umano. Sua moglie lo attende qualche muro e sbarra più in la. Con una busta in mano, percorre i soliti passi nei soliti giorni, portando magari con se in quella busta vestita di bianco, piccole ampolle di aria lontana, da far respirare ingordamente alla sua amata. Siamo qui, come ieri, come domani a guadagnare un posto nell’olimpo dei vigilanti, dei trascrittori di nomi, dei bevitori di cappuccino, dei compositori di numeri, dei pigiatori di tasti, dei culi sprofondati nelle sedie, dei pensatori lontani che volano con la fantasia oltre le fessure equidistanti di un recinto; siamo qui a stretto contatto col nulla a condividere il niente e a sentire il senza. Si potrebbe dire basta a tutto questo, spogliarsi di un’assurda contestualità di sfere che rotolano sempre nello stesso verso e nel medesimo istante liberarsi di una cravatta nera che si slega dal suo calice di stoffa, e ritrovare finalmente il senso delle cose. Nessuna gabbia in fondo ha mai contenuto i pensieri di un sognatore.
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963