Creato da TaciMaParlami il 23/04/2010

Abitandomi

Non ho più paura, credo, d'essere come sono.

 

 

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I conti senza l'oste.

Post n°30 pubblicato il 17 Agosto 2010 da TaciMaParlami
 
Tag: diario



 


Esistono passaggi delicati, fili di congiunzione indeboliti,

relazioni pericolanti, in bilico.

 

 

Esistono istinti primordiali che in momenti di tensione emotiva
si manifestano balzando fuori d’ogni logica e razionalità.

 

Esistono amori che fanno tanto male, da non essere più amori.

 

Esistono parole affilate come lame di coltello, talvolta come spade d’acciaio.

 

Esiste la cattiveria, oh sì, esiste.

 

  

Desiderava solo farmi una sorpresa.

Desiderava che andassimo tutti assieme fuori a cena, in un bel ristorante….

tutta la famiglia unita per festeggiare il mio compleanno.

Ha chiesto la collaborazione degli zii, già da settimane (mi dicono). Ma nessuno aveva voglia di organizzare qualcosa.  Non usiamo fare troppe cerimonie tra fratelli.

 

Ma lui non è mio fratello. È mio figlio.

 

A volte si confondono le relazioni e i ruoli quando l’età non è molto distante da quella di chi dovrebbe essere “grande”.

Non si sono capiti, non si sono spiegati.

 

Regalami un sorriso, un abbraccio un ti voglio bene.

Preparami una macedonia di frutta fresca, fatta con amore. Magari per una volta abbonda con la panna.

E mi rendi felice.

Non chiedo altro, non desidero altro.

 

I miei fratelli lo sanno, mi conoscono, ci conosciamo.

Anche mio figlio lo sa, mi conosce. Ecco perché desiderava sorprendermi.

E la sua età giovane interpreta in modo diverso l’atteggiamento apparentemente superficiale degli zii.

È facile provare rabbia. Soprattutto se lui ha solo me, io solo lui, e si vive in una costellazione familiare particolare.

 

Mio padre, delle parole che volavano nell’aria senza direzione, non ha capito nulla, pensava fossero (soliti) capricci di un ragazzino viziato.

E ad una parola di troppo, un gesto di rabbia, mio padre ha trovato l’occasione che aspettava per affermare il suo comando e autorità, balzando in dietro nel tempo, com’era quando i sedici anni erano i miei.

 

Ma io non sono più una ragazzina. Sono una donna. Sono una mamma. E ho capito il senso della reazione di mio figlio, che ho difeso.

E questo, mio padre, non me lo ha perdonato.

 

 

Fz.

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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