Creato da gianor1 il 07/01/2005
Da qualche parte una farfalla batte le ali e mette in moto un meccanismo irreversibile dalle conseguenze imprevedibili.
 

 

Otium cum dignitate

Post n°940 pubblicato il 18 Luglio 2020 da gianor1
 

E' necessario che assapori la libertà e solo le vele e il mio adorato mare me la concedono.
Devo districarmi dal guscio degli impegni professionali per volgere la mente alla lievità di un quotidiano alternativo e relegare in un angolo le trepidazioni Ho deciso: metto in gioco le mie capacità su altri aspetti del vivere, che nei luoghi protetti non posso incrociare. E allora recupero l'ancora dal fondo, spiego le vele ad un vento ideale e vedo se riesco a scoprire un altro me stesso mettendomi in gioco.
La rotta che ho disegnato segue la dignità dell’esistere, e la navigazione nel mio adorato mare diventa metafora della vita stessa. A ben rivederci.
Post scriptum:  la navigazione  e la lontananza dalla costa oltre 20 miglia non mi permetterà a volte di utilizzare internet. Quando sarà possibile aggiornerò la bacheca. Il blog sopravviverà senza di me. Spero! Gian

Alcune amiche ed amici  hanno chiesto tramite messaggi di conoscere le coordinate della melodia che accompagna l'intervento. Eccolo: Poco noto ma straordinario.

 
 
 

Lettura e fantasia

Post n°939 pubblicato il 13 Luglio 2020 da gianor1
 

Veleggio nel mare infinito di ricordi  evidenziati nella mente e nel cuore.
Vago nelle pagine di testi antichi che sono lumi e occhi splendenti sulle copertine di tomi contemporanei.
Inseguo il filo logico di alcuni testi, nella nebbia di lacrime impotenti.
Sogno di librarmi nell'azzurro cielo come un piccolo principe, ma rimango immobile nel mio mare interiore e tempestoso.
Incontro nell' immaginazione incongrua e bizzarra druidi tra i Celti della Gallia, curandere in America latina e
negli antichi lavatoi della mia Terra donne abbigliate di dignità con i gomiti duri come il granito rosa.
Seguo armigeri pronti al combattimento e bimbi sorridenti che mi spronano al gioco.
Viaggio con Omero attraverso tante peripezie nel veliero di Ulisse fino a giungere nelle campagne di Virgilio intento a seminare le vicende mitiche di Enea. Non tanto distante l'Alighieri su suggerimento virgiliano, apre i miei studi su una nuova poetica dai principi universali e inarrivabili.
Amo (benedetti siano i libri dell'adolescenza) donne appassionate e femmine lussuriose che agevolano curiosità e stupore, ma anche sollevano qualche dolore.
La navigazione tra le onde di pagine aperte al vento della curiosità avanza e proseguirà finchè il faro di una libreria, di una biblioteca avranno luce.



La lettura settimanale è supportata con maestria dalla parte conclusiva di un concerto per pianoforte e orchestra.Il tema a rondò è poco frizzante peraltro molto popolaresco, quasi un graffito di danza, che esemplifica il rilievo retrospettivo di tutto la melodia. Qui, "l' utero" classico pretende ripari futuri. Infatti, seppur con difficoltà, è possibile riconoscere l'analogia tra la ripresa orchestrale e l'attacco del finale della tecnica brahmsiana; nella fattispecie l'autore dispone di informazioni esperite precedentemente ma come esposte all'attenzione e mitigate con tenacia, pur nell'evoluzione pentagrammatica a tratti fluente e strofica. I tasti bicolori appena alterati nella modulazione, presagiscono la notistica beethoveniana. In conclusione, la situazione si riprende e l'artista esaurisce il suo intervento, nel momento in cui anche l'orchestra si consegna al silenzio.

                                     
Appendice viral-grammaticale

Sono un vero somaro: “calzato e vestito”, come diceva nonna. Da  mesi parlo e leggo di covid conferendoli il genere maschile. Invece no: covid è femminile. Non lo sostiene la Boldrini, che del femminismo lessicale è sacerdotessa riconosciuta e venerata, bensì il'illustre professore  Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca, ossia la corte di cassazione della lingua italiana. Covid è un acronimo, dove Co sta per Corona, Vi per virus e D per disease, cioè malattia. E qui sta il punto: covid è malattia; e come tale, affermano i cruscanti, è di genere femminile. Una volta, davanti a questa suprema autorità, avrei chinato la testa e accettato il verdetto. Ma da alcuni anni la mia ubbidienza alle sue decisioni non è più assoluta. Il setaccio dell'Accademia oggi ha trame meno fitte. Il modernismo ha sopraffatto la modernità, la tolleranza ha prevalso sul rigore. Troppo sensibile agli umori delle masse e dei media, non è più, come una volta, il baluardo difensivo dell'ortodossia linguistica. Perciò oso obiettare: anche il diabete è malattia, eppure è di genere maschile, e l'asma è di ambo i generi. Dirimerà la spinosa questione, con apposito decreto, Giuseppe Conte sentito il parere del suo esperto in comunicazione Rocco Casalino. Ai polli, si sa, piace la Crusca.

 
 
 

Idioma approssimato e superficiale

Post n°938 pubblicato il 06 Luglio 2020 da gianor1
 

Di tanto in tanto vengono elaborate delle confusioni lessicali così assurde che possono nascere solo dalla contezza di abbarbagliare. Per esempio quando si parla di estrazione dalle cave viene utilizzato il verbo coltivare, come se il mio granito sardo fosse un oggetto che se lo innaffi ricresce, e le distese di torri eoliche che ronzano sulle dolci colline della mia Terra le chiamiano parchi, come le zone che manteniamo integre e selvagge per rispetto verso la natura. Invece biblioteche, archivi e musei vengono definiti giacimenti culturali.
Questo approccio texano, quest'idea minerale di un sapere che non va curato né accresciuto ma estratto e consumato finché ce n'è. I vari responsabili che si sono succeduti negli anni al dicastero dei Beni e delle Attività culturali verosilmimente hanno contribuito a questa sciagura. Disastro che in questi giorni viene evidenziato in isolate testate giornalistiche. Archivi pubblici al collasso, personale in estinzione, la direttrice  avverte i responsabili politici della Cultura:" Siamo allo stremo, non sappiamo fino a che punto potremo reggere".
Magari sarebbe diverso se li avessimo chiamati giardini o orti, cioè posti che meritano cura e fatica e in cambio danno nutrimento e bellezza. Orti e giardini culturali. Oppure potremmo usare nomi antichi e potenti:  “biblioteche”, “archivi”, “musei”,  e imparare a rispettarli. Perché ci sopravviveranno, e diranno ai nostri figli e nipoti che gente sciocca eravamo.

Affiancano i lemmi di questo intervento le note delicate insieme all'effluvio lirico che il pentagramma racchiude. Il percorso melodico ha il fascino di un gioco seducente nel quale l'autore raggiunge un equilibrio ideale; la sua struttura musicale ben definita è infatti più grande di quanto possa apparire a prima vista. La levigatezza semplice e delicata della notazione, la controllata concisione del discorso rammentano la chiarità e la nitidezza delle più pure espressioni romantiche del Settecento francese, mentre la rifinitezza dell'insieme, la linearità della forma e l'intonazione del contenuto rendono il brano pianistico un meraviglioso, piccolo gioiello.

                                        
Appendice Linguistica

Dall'ostentazione superba di ricchezza e di magnificenza del Re Sole in poi il galletto francese ha indossato la livrea del pavone. Ha gonfiato le piume e, rivendicando glorie che il suo passato non contempla, si è messo a cantare sul balcone della Storia. I miei cugini d' oltralpe ostentano una “grandeur” che loro stessi si attribuiscono e pretendono che gli altri gliela riconoscano. Questo comportamento, che spesso diventa arroganza, personalmente non l'ho mai gradito, ma non mi ha mai irritato. L' ho sempre valutato con sufficienza, talvolta compatendolo come si fa con un bambino che si atteggia a adulto, consapevole, come scrisse Giuseppe Giusti, che noi "eravamo già  grandi e là non eran ancor nati". Due atteggiamenti, il nostro e il loro, contrapposti: loro proteggono l'identità nazionale, noi soffochiamo la nostra, quasi vergognandocene. L'esempio più eclatante è la difesa della lingua. Loro la tutelano in maniera maniacale, come facevamo noi in epoca fascista (sigh), adattando con forza le parole straniere al francese; noi importiamo vocaboli e locuzioni come se l'italiano non avesse autonome capacità espressive. Conte e i suoi ministri hanno sostituito “isolamento” con “lockdown”, Macron ha parlato sempre e soltanto di “déconfinement”. Forse ha ragione il filosofo Michel Onfray: "Quando si impoverisce la lingua si vogliono manipolare le menti".


 
 
 

Se questa č civiltā...

Post n°937 pubblicato il 29 Giugno 2020 da gianor1
 

In città c'è un uomo di circa cinquant'anni (lo chiamerò Efisio) affetto da una qualche malattia psichica che non saprei definire. È buono, non fa male a nessuno, non è pericoloso. Per tutto il giorno cammina per le vie del "Quartiere del Sole" con passo strascicato, lo sguardo perso nel vuoto. Al mattino, si reca sempre nel solito negozietto di generi alimentari, dove mani amorevoli (non compassionevoli, amorevoli) gli regalano un panino imbottito. Lui ringrazia, saluta e prosegue il suo incessante vagare per le vie della città. Estate e inverno. Il suo ciondolare incerto era particolarmente penoso durante i giorni del confinamento, in strade deserte, senza quel minimo contatto umano che, immagino, possa aiutarlo a sopportare il peso di un'esistenza miserevole. Quest'uomo cammina senza meta, senza speranza, aspettando la fine dei suoi giorni. Non so se abbia una famiglia che in qualche maniera lo aiuti. Ma mi domando: la società non dovrebbe adottarlo? Coccolarlo? Fargli compagnia? Non dovrebbe esistere una struttura moderna, immersa nel verde, con assistenti sociali, psicologi che supportino (e ce ne saranno tanti altri come Efisio) questi nostri sfortunati compagni di viaggio? No, non esiste. Parafrasando un grandissimo: ditemi voi se questa è una società civile.

Il filo musicale che intreccia e contorna l'intervento settimanale dona a profusione la poesia e la particolare attitudine dell' anima umana a sentirsi felice tanto nella rinuncia quanto nel giòlito, tanto nel sogno quanto nella realtà; note che prediligono il predire piuttosto che il sapere; versi del pentagramma che sorridono e cantano anche tra le lacrime. L'esecuzione di questo brano viene presentata nella versione per pianoforte solo, contraddistinta da quel fuoco ritmico di trascinante ardore pur senza toccare la geniale sublimazione delle più celebri pagine scritte dal compositore negli anni della maturità. Il virtuosismo ha un ruolo di prim'ordine e appartiene all'autore più autenticamente sincero e coerente con se stesso.

 
 
 

Tutto scorre

Post n°936 pubblicato il 22 Giugno 2020 da gianor1
 

Desidero proseguire sulla rotta sempre inedita e intrigante dei miei giorni. Il mare, simil sirena ammaliatrice, induce la volontà ad issare le vele tenendo le mani ben salde sul timone e, con lo sguardo attento al cerchio azimutale, indirizzo la prua verso un nuovo obiettivo.
Gli accadimenti esistenziali inesorabilmente portano via pezzi alla mia interiorità, allo stesso tempo delineano altri percorsi per ricostituirli o almeno sostituirli. Gli scenari dell'anima mutano con il mio corpo, come i paesaggi marini plasmati dal vento e dalle onde. A volte il cangiamento è assai pertinace e deciso, altre è complesso da percepire e da stimare.
L'attenzione e l'intuito invece sono rimasti simili e la loro cura sulle cose del mondo persiste intensa con una osservazione profonda sul sapere e con un desiderio adolescenziale di conoscenza.

Come la capacità di mostrare accortezza e avvedutezza nel seguire i cambiamenti improvvisi e pericolosi del moto del mio adorato mare: bisogna usare competenza e adattamento. Ecco il motivo per cui continuo a navigare verso porti inconsueti e ignoti senza sostare più di qualche ora in un luogo da favola, unico. E' un modo, forse, per incrementare i ricordi e riporli nel cassetto della nostalgia.
Un' accento remoto ma chiaro esorta l'opportunità di desistere dalla navigazione una volta rintracciato un paesaggio che incanta l'anima. Ma la mente bracca nuovi scenari, non si accontenta della stabilità professionale e degi affetti personali, seppur indispensabili e induce al silenzio l' egoismo.
Veleggiare è insito nell' attitudine caratteriale fin dalla nascita, credo. E rimanere stanziale in uno stato psichico, seppur accogliente, e rassicurante limiterebbe la condotta e gli aspetti del vivere.
Per questo disegno nuove rotte, scandite e agevolate da emozioni ed esperienze acquisite.
La conseguenza è deporre nella sentina della psiche i dolori, gli errori e le indecisioni e custodire nella stiva del cuore tutti gli sguardi imbattuti nei rapporti interpersonali di cui mi sono approppriato senza remore e che non dimenticherò anche se ogni disaffezione è una sofferenza indicibile.
Non mi resta che portare le provviste in cambusa, levare l'ancora, issare le vele e intraprendere la navigazione nella direzione di un nuovo orizzonte.

"Ah che pur troppo i suoi timor sono veri
Tuona e fulmina il cielo grandinoso
Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri"
.
E' la parte finale del sonetto che accompagna il concerto  "Estate" del Prete Rosso. Brano musicale assolutamente efficace che riflette la carica esplosiva della stagione.
Di tutti i concerti del ciclo, l'Estate  è quello che più si presta ad essere considerato nel suo complesso, senza distinzione nei vari movimenti: da una parte la tonalità unificante (sol minore) e dall'altra la progressione degli stadi emozionali (dalla "Languidezza per il caldo" (I Tempo) al "Timore dei lampi e dei tuoni" (II Tempo) fino al "Tempo impetuoso d'estate") il III tempo che propongo, e spero  vi conduca ad una gradazione ascendente di sensazioni assolutamente coinvolgenti ed esaltanti, rese dalla scrittura musicale con effetti quasi "visibili".


                                         
Appendice  con sfumature

Alcuni anni fa, se non sbaglio era il 2017, andava per la maggiore “Cinquanta sfumature di nero”, che piacque ai moltissimi che si volevano ingrifare però sentendosi glamour (ci fu anche una frangia ideologizzata che lo comprò credendolo un saggio sul patto tra fratelloni d'Italia e salvinisti, ma parlo di numeri molto ridotti).
Qualche anno più tardi si riprende a discutere di nero, ma stavolta non c'è nulla di erotico: se ne parla per via di Black lives matter, il movimento che denuncia lo scarso o nullo valore che la società americana e in particolare i poliziotti danno alla vita di chi ha la pelle scura. Il gesto simbolo dei militanti è mettersi in ginocchio ed è una cosa di grande impatto, perché è non violenta e al tempo stesso è espressiva, drammatica. Funziona così bene che sta facendo il giro del mondo e nei giorni scorsi anche alcuni deputati del Pd si sono inginocchiati a Montecitorio, irritando molto la destra. Bel gesto, ma ora davvero serve un saggio sulle sfumature per capire bene e dare un po' di senso al mondo (almeno a quello piccolo dove sto io).
Gli africani presi in mare dai libici, che li riportano a soffrire e morire nei lager in base ai patti stretti con Minniti e rinnovati da Salvini con l'avallo di "Giuseppi", quegli africani sono black o solo neri? E le loro vite, matter o non matter? Così, per capire.

 
 
 
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si può insegnare.
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Nen bella senza peccu,nen fea senza tractu.
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"Il lavoro del maestro è come quello della massaia, bisogna ogni mattina ricominciare da capo: la materia, il concreto sfuggono da tutte le parti, sono un continuo miraggio che dà illusioni di perfezione. Lascio la sera i ragazzi in piena fase di ordine e volontà di sapere - partecipi, infervorati - e li trovo il giorno dopo ricaduti nella freddezza e nell'indifferenza. Per fare studiare i ragazzi volentieri, entusiasmarli, occorre ben altro che adottare un metodo più moderno e intelligente. Si tratta di sfumature, di sfumature rischiose ed emozionanti.Bisogna tener conto in concreto delle contraddizioni, dell'irrazionale e del puro vivente che è in noi. Può educare solo chi sa cosa significa amare".

 

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