Creato da gianor1 il 07/01/2005
Da qualche parte una farfalla batte le ali e mette in moto un meccanismo irreversibile dalle conseguenze imprevedibili.
 

 

Una semplice domanda

Post n°1064 pubblicato il 05 Giugno 2024 da gianor1
 

A volte capita di chiedermi chi sono.
Un breve ma rilevante quesito che racchiude un insieme di riflessioni, pensieri, stati d’animo, approcci con la vita e di come la interpreto.
Il punto è proprio questo.
Il più delle volte questa domanda mette in dubbio anche come l’ho vissuta fino a ora questa vita: bene, male, così così, noncurante di dove mi ha condotto.
Sono giunto dove desideravo, o devo ancora arrivarci con la speranza di trovarmi chissà in un' altra destinazione?
Questo forse non ha importanza.
Resta capire chi sono veramente.
Quando cerco di comprendermi quel che sconcerta non è il dubbio ma è la vera e giusta risposta.
Allora obietto: “Io sono me stesso”.
Perdiana… facile come responso, ma ne sono certo?
Essere se stessi implica conoscenza e consapevolezza.
Molti dicono di capire gli altri. Balle.
Se non si comprende se stessi, non si è in grado di capire nessuno.
Manca, molte volte, una maggiore autocritica sulle possibilità che possiedo, senza questa non valgo neppure un soldo bucato.
 

Il brano musicale che propongo è intimo, raccolto, meditativo sufficentemente interpretata dall' esecutore. La melodia è composta da due segmenti: il primo dall' arcata introduttiva, il secondo ha uno stampo elborativo quasi elegiaco e romantico. Il ritmo è cullante e suscita dolci reminescenze e teneri ricordi. Il tutto si spenge sul rintocco pianissimo della composizione. Buon ascolto.

 
 
 

Una giornata particolare

Post n°1063 pubblicato il 04 Maggio 2024 da gianor1
 

Pare un sabato come tanti altri, colazione con latte e caffè, brioche e doccia. In effetti quello che faccio di solito il mattino prima di recarmi a scuola.
Il campanello dell' ingresso suona e dopo aver guardato dallo spioncino apro. La vicina con voce disinvolta e con cordalità mi allunga un biglietto che erroneamente era stato lasciato nella sua cassetta postale, e anticipando la mia domanda scuote la testa come a dire di non saper la provenienza.
La ringrazio accennando a un sorriso d’imbarazzo, sia per il foglio che per la mia presenza in accappatoio.
Continuo a vestirmi dando un’occhiata nell' armadio a cosa mettermi, poi esco, non prima d’aver letto il foglio. Sorrido perché mi rammenta i fogliettini delle medie, quelli che ci passavamo tra innamorati.
Non vorrei rovinarmi la giornata penso.
Di primo acchito leggo disinvolto, è piegato in quattro, forse è totalmente bianco.
A dir poco perplesso, scritto a mano con scrittura fluida.
Solo due righe: “Volevo trovare una ragione per cambiare il nostro giorno, ti aspetto all' Antico Caffè dell’angolo”. poi la firma, la sua quella degli sguardi passati, quelli della provocazione e d’intesa, mai espressi più di tanto. Dovevo contenere l’emozione sul mio volto. Arrivato, lei era seduta al tavolino gambe incrociate, sguardo fermo in direzione del mio; “ma come” dissi io!
“Non chiederti mai il perché’ ” rispose lei.
Annuisco e probabilmente non glielo chiederò mai più!.

Il commento musicale è un vecchio motivo americano degi anni '60. Naturalmente, non tutte le melodie, non importa quanto belle, si prestano alla creazione di una potente versione jazz, e l'improvvisazione ne risente. Nel pentagramma di questa cover c'è una relativa ricerca jazz-friendly e la pianista non swinga molto. Però mostra un grande affetto per questa musica semplice e romantica. Buon ascolto.

 
 
 

Il mio cammino.

Post n°1062 pubblicato il 05 Aprile 2024 da gianor1
 

Ho preso coscienza che nel mio andare esistenziale quel che muta non è la visione esterna delle cose ma quella interiore, ogni giorno me ne convinco sempre più.
In tutti questi anni ho navigato con dinamismo, ho sostato in anime sconosciute, ho veleggiato ascoltando il vento, ho perso la rotta singhiozzando per debolezza, ho rincorso farfalle rischiando di finire nel precipizio, ho sognato di procedere attraverso tempeste,  rimanendo invece cristalizzato, paralizzato dal timore di non riuscire, ho incontrato difficoltà per rialzarmi trovando mani amiche a sorreggermi, senza le quali forse non sarei riuscito a proseguire. I compagni di viaggio si sono alternati, alcuni sono stati con me giorni ed io con loro mesi, altri solo istanti ed io con loro per tutta la vita, alcuni hanno cercato di fermare il navigare aiutandomi a capire parte delle mie debolezze, mi hanno strappato i vestiti di dosso mettendo a nudo le mie paure, mi hanno ferito costringendomi a lottare e suggerendomi nuove rotte. Ho incrociato druidi gentili, curandere pittoresche, antiche lavandaie con i gomiti duri come il marmo che mi hanno osservato passare in silenzio, bambini che volevano mi fermassi a giocare per sempre con loro, gladiatori pronti al certame, borseggiatori impauriti. Ho incontrato donne amorevoli come pensavo non ne potessero esistere e sensuali femmine che avrebbero potuto farmi dimenticare il dolore ma anche me stesso...  
I giorni sono trascorsi e ho accarezzato tanti mari, la pelle è certamente più solcata, la barba incolta, i capelli sempre più ricci leggermente spolverati di grigio, le spalle sono più ampie ma anche più stanche, ma gli occhi, oggi vedono in maniera diversa, arricchiti dai colori di tutti i porti visitati, anche da quelli più impervi e inaccessibili riempiti dagli sguardi che ho incrociato, dai costumi più variegati dei viandanti. E  oggi, a questo punto della navigazione che non so proprio che punto sia, i miei occhi sorridono, alle volte un po' umettati, alle volte stentando a rimanere aperti ma sorridono, perché di poche cose sono consapevole ma di essere ricco ne sono certo, ricco di vita, del mondo. Veleggerò ancora finchè ci sarà un faro che mi indicherà la rotta.

La cornice musicale che propongo è una singolare strutturazione pianistica a quattro mani. La melodia tratteggia uno svolgimento notistico di verace naturalezza: come è dimostrato dalla sua prospettiva ideatrice, quella della minuteria di un universo fanciullesco fatto di sogni, di sincere emozioni, di gioie semplici, suggerite con grazia e semplicità che non cadono mai nella leziosità languida. Tema dipinto con una partitura virtuosistica incorniciata da particolare giocondità che sottolinea il motivo con una decisa impronta di chiara matrice popolare. Buon ascolto.

 
 
 

Aprire le vele al vento della vita

Post n°1061 pubblicato il 01 Marzo 2024 da gianor1
 

Vi sono momenti in cui rifletto dove dirigere il timone dell' esistenza e per quale ragione. Anche in questi giorni che lo stress tenta di sopraffarmi, in cui l'entusiasmo è smorzato, in cui le forze sembrano venire meno. Mi domando perchè persisto nell' andare avanti, nel porgere lo sguardo intorno al mondo che sembra capace di scorrere tranquillamente anche senza di me. Ed è allora, mentre cerco disperatamente un refolo di coraggio per superare l' ennesima onda burrascosa, che dalla parte più profonda, dal basso del ventre sento risalire un gorgoglio alla gola, gli occhi che bruciano, le labbra che si abbracciano e una voce, che sembra la mia, esplodere in una fragorosa risata. Allora credo di aver capito che il mio andare porta proprio a veleggiare in acque infide e niente di più, senza una meta, se non quella di godere del mondo e di fare del mio sorriso il più grande tesoro cui posso ambire. Non importa quanto le rotte siano difficili, quanto fredda sia l'aria o insopportabile il calore del sole, finchè avrò il mio sorriso sarò vivo..e dopo... dopo non mi importa poi molto.

Il brano in esecuzione assoccia alla creatività espositiva la durezza canonica della forma compositiva. La soluzione notistica costruisce la naturalezza della melodia accanto alla fulgidezza  delle sfumature che raccolgono la solidità della composizione attraverso ogni modello di divertimento acustico. L' intero impianto musicale rimane un dialogo tra orchestra e solista, finchè il pianoforte afferma la sua egemonia dominando con un virtuosismo quasi metafisico. Buon ascolto.

 
 
 

Basta!

Post n°1060 pubblicato il 03 Febbraio 2024 da gianor1
 

In questi giorni mi sono posto la domanda del perchè rimango qui a lottare per una società che non mi piace. Perchè sto ancora qui in questo luogo in cui vivo solo di ruoli e riconoscimenti e me lo chiedo ancor più oggi che dei ruoli veramente non so che farmene. La tentazione non è quella di andarmene e mollare tutto, mandando a quel paese con le lacrime che premono e la rabbia tra i denti. No, l'immagine è andarmene dove si sente una sensibilità e qui intorno di animo non ce n'è. Come posso rispondere ogni volta che qualcuno mi chiede come va "Sono stanco..."? Ma stanco di cosa, mi sono chiesto in questi giorni, stanco perchè? Stanco di non sentire generosità e compassione. Forse manco di attenzione, oppure realmente intorno vedo solo scoraggiamento, paura e diffidenza che si trasformano in aggressività, mancanza di valori. Vengono meno i sorrisi e qualunque sia il motivo. Il fatto è che rimane il timore in cui un giorno possano mancare anche dentro alla mia anima. Non lo so. Realmente mi sembra che, tutto quello che mi avevano insegnato dovesse essere giusto e dovesse bastare per rendermi felice, non solo non ci riesce, ma nemmeno lontanamente mi dona un po' di serenità e pace. Ho bisogno di vivere, di respirare cavolo! Mi sento in apnea e circondato da mani che tirano giù, anche quelle che mi accarezzano le sento serrarsi ossute intorno alle braccia e portarmi giù, tenermi fermo. Sento crescere dentro un urlo che dalla trachea sale e fa vibrare le corde vocali fino a rimbalzare sul palato ed uscire in un "basta" senza sosta.

La colonna sonora che accompagna lo scritto permette allo strumentista l' opportunità notistica di opporre e fondere accadimenti di serenità intima a episodi pentagrammatici vivaci e turbolenti. Componimento lirico appassionato, a volte angosciato o del tutto elegiaco. L' incipit afflatto è seguito da una partitura in mi bemolle minore con un tema ombroso che ricorda i rintocchi lontani e indefiniti di una martinella. Dolce languore. Buon ascolto.🎶

 
 
 
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Nen bella senza peccu,nen fea senza tractu.
Non c'è una bella senza difetto,nè una brutta senza grazia.


"Il lavoro del maestro è come quello della massaia, bisogna ogni mattina ricominciare da capo: la materia, il concreto sfuggono da tutte le parti, sono un continuo miraggio che dà illusioni di perfezione. Lascio la sera i ragazzi in piena fase di ordine e volontà di sapere - partecipi, infervorati - e li trovo il giorno dopo ricaduti nella freddezza e nell'indifferenza. Per fare studiare i ragazzi volentieri, entusiasmarli, occorre ben altro che adottare un metodo più moderno e intelligente. Si tratta di sfumature, di sfumature rischiose ed emozionanti.Bisogna tener conto in concreto delle contraddizioni, dell'irrazionale e del puro vivente che è in noi. Può educare solo chi sa cosa significa amare".

 

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