Creato da demone_1973 il 30/07/2007
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Post N° 13

Post n°13 pubblicato il 31 Luglio 2007 da demone_1973

sono caduto su un terreno umido e soffice, senza sapere in quale parte dell'universo fossi guinto. e non mi interessa saperlo! ora mi sono perso....e solo questo voglio.... continuare a perdermi nella mia perdizione.

 

grazie.... a chi mi ha ucciso, a chi mi ha rassicurato...a chi ha lacerato la mia pelle e a chi mi ha adorato. a tutti coloro che mi hanno dato qualcosa. a tutti coloro che non mi hanno mai dato nulla...a chi x me ha dovuto piangere e a chi si è preso gioco di me...grazie a chi poi finalmente mi ha salvato.....

 
 
 

"Martina" I

Post n°16 pubblicato il 31 Luglio 2007 da demone_1973
 

L’appartamento in cui le fu detto di recarsi era molto diverso da come se lo immaginava. Antica casa nobiliare Napoletana, un quartiere non troppo lussuoso, ma che un tempo era dimora della nobiltà più altolocata del capoluogo Campano. Quadri alle pareti, tapparelle chiuse  e luci spente ovunque. L’unica fonte luminosa proveniva  da una serie di candele nere che donavano alla stanza un’atmosfera mistico – religiosa, ma lei era inquieta. Eppure per Martina le candele erano sempre state sinonimo di purezza, misticismo; lei che era una cattolica convinta, lei che trascorreva le domeniche in chiesa e i sabato a insegnare il vangelo ai ragazzini di strada che, se non era x quell’appuntamento settimanale, si ritrovavano puntualmente ad unirsi agli altri “scugnizzi” per poi assieme compiere le piu svariate scorribande a scapito delle vecchiette che, spaventate, percorrevano le stradine di quel popolare quartiere. Intanto lei si era messa comoda, e si muoveva adesso piu agevolmente essendosi abituata alla sola luce fioca delle candele; il suo sguardo andava su e giu, dapprima attratto da un quadro antichissimo raffigurante le anime del purgatorio, ma poi subito spaventato dai volti sofferenti e lugubri dei personaggi raffigurati su quella vecchissima tela. Era li………… in quel posto totalmente nuovo, forse sporco e disadorno di mobili o altre suppellettili, circondata da aria antica e da ricordi di notti agitate e contornate forse dalle piu impensabili e tumultuose perversioni degli abitanti che nel corso dei secoli calcarono il vecchio parquet. Si liberò del suo soprabito, mentre il crepuscolo era ormai pronto ad avvolgere gli ultimi raggi di sole che riflettevano sul liscio lastricato dell’antica strada sottostante, e che cominciava a coprire anche quei rari raggi luminosi che distrattamente sfuggivano alle serrate delle persiane. Era febbraio… il freddo cominciava a sentirsi, e la voce del vento si faceva spazio nella moltitudine di silenzi passando sotto le vecchie finestre in legno scrostato, urlando un lamento poco rassicurante. Vide una vecchissima stufa a gas e immediatamente si precipitò ad accenderla, facendo scricchiolare inesorabilmente le vecchie assi sotto le sue scarpe… era come se ad ogni passo avvertiva un lamento sempre diverso man mano che camminava. Mentre era li, da sola, assorta nei suoi piu lontani pensieri, sentì una chiave girare nella serratura, e lo scricchiolio sinistro della pesante porta in mogano all’ingresso, la riportò immediatamente alla realtà. I suoi sensi vacillarono immediatamente, e l’immediata visione della sola ombra del suo uomo in anticamera le bastò ad eccitarla. Corse piena di entusiasmo verso Luca e come lui desiderava, si prostrò ai suoi piedi e gli sfiorò la calzatura, rimanendo in ginocchio fino a che il suo signore le disse: buongiorno amore, puoi rialzarti. Impazziva quando il suo signore la chiamava amore…… in fondo lui amava Martina e il loro particolare rapporto era nato quasi come un gioco, come una sfida intrapresa due anni prima al primo appuntamento. -Ti ho preparato un caffè, ho pensato che avresti avuto voglia di qualcosa di caldo- disse mentre si risollevava. Luca era abituato alla gentilezza e alla totale sottomissione della sua compagna, e deliziosamente seguiva le labbra di lei che man mano che si rialzava lo ringraziavano e baciavano la sua mano come se si fosse trattato del piu prezioso dei gioielli. …Aspetta a ringraziarmi… disse Luca, sorridendo in un modo molto particolare che la lasciò piena di dubbi e di ragionevole paura. -Vado a prendermelo, tu intanto mettiti a quattro zampe come una cagna.- Martina prese posizione di fronte alla poltrona. Era scomoda quella posizione, era terribilmente umiliante per lei mostrare la sua intimità senza aver la possibilità di vedere gli occhi del suo signore mentre sorseggiava il caldo caffè e assieme scrutava tra le sue natiche totalmente nude e depilate. Brutta posizione quella… il miniabito in lana che indossava, la mancanza delle mutandine, il seno penzolante senza un freno…… totalmente alla sua mercé, lì come un cane solo ed esclusivamente per il piacere del suo Luca. Aspettò in questa posizione per un pò cercando di interpretare i rumori che provenivano dalla cucina, eppure non le parve di udire niente di diverso da una normale preparazione di una tazza di caffè. Luca la spiava dalla porta, si deliziava nel guardare quel meraviglioso culo fasciato nell’abito succinto. Adorava tenerla in quella posizione così umiliante. Le si avvicinò e le pose, incurante,  per terra una ciotola contenente il caffè bollente, misto ad acqua. Martina non seppe come reagire di fronte a una cosa del genere…. Non era abituata a ciò. Bevi, da brava cagnetta.- le intimò, lasciando colare delicatamente un po della sua saliva all’interno. Martina immerse la lingua nella calda bevanda e cominciò a bere, lappando proprio come il piu devoto e fedele dei cani. Si sentiva umiliata,annientata, meno di zero, eppure lui sembrava orgoglioso della sua prestazione, e decise di  premiarla infilando dapprima lentamente, poi man mano piu violentemente uno, due, tre dita nel suo sesso, senza esitare e senza preoccuparsi del dolore misto a  piacere che in quel momento stava regalando alla sua slave. Le dita di Luca erano ormai intrise di umore e di piacere di Martina…lui adorava sentirla eccitata… Mentre beveva lui sfilò le dita e le portò dinanzi alla bocca della schiava e lei, come se già sapesse cosa fare, tirò fuori la lingua e le ripulì dai suoi umori, considerandoli, nonostante le davano un senso di nausea, come il nettare piu prezioso che il suo signore le avesse mai offerto. Penetrami, sfondami, ti prego…….. ecco cosa chiedeva Martina al suo signore; Lui era seduto dinanzi a lei sulla poltrona, e con sguardo severo le rispose: Non osare mai più chiedere o desiderare, tu avrai solo quello che io decido, come, quando e perché. Si alzò di scatto, calciò via la ciotola e le impose il volto sul freddo e sporco parquet. Tutto il liquido contenuto nella ciotola si riversò sulle assi di legno e a Martina bastò guardarlo negli occhi x capire che doveva continuare a berlo da quella lurida superficie senza neanche tralasciarne una goccia. Presa da conati di vomito ma terribilmente eccitata ed impaurita allo stesso modo, cominciò l’ingrato e sgradevole compito, mentre con la coda dell’occhio seguiva la sagoma di Luca che si alzava e si portava dietro di lei, cosciente che da li a poco sarebbe stata severamente punita x la sua impertinente richiesta. Detto fatto; Luca si diresse verso una vecchia cassa impolverata, la aprì e ne estrasse tranquillamente un grosso borsone che subito gettò dinanzi al volto della slave. Si riaccomodò osservando fugacemente se Martina stesse guardando, ma constatò con piacere che era intenta ad eseguire il suo ultimo ordine. Aprì con calma quella pesante sacca, ne estrasse vari oggetti e immediatamente prese a sterilizzarli. Guardami!!!! Comandò imperioso Luca. Le mostrò un doppio dildo metallico di medie dimensioni, un set di claps con catena e peso al centro e un durissimo frustino da equitazione con inserti in metallo. Martina cominciò a tremare mentre il volto di Luca si fece più sorridente. Dopo accurata sterilizzazione e pulizia dei suoi strumenti, volse lo sguardo ai suoi piedi, li dove giaceva la sua schiava in attesa di punizione. Dopo un secco ordine di denudarsi, rimase pochi attimi ad ammirare la bellezza inumana e la sinuosità delle curve di quel meraviglioso corpo, dapprima bloccandosi quasi con timore di sfigurare tanta bellezza, ma immediatamente si riprese, e una strana eccitazione assalì i suoi sensi. Spinse con la scarpa il capo della schiava verso il pavimento, facendo bene attenzione a non arrecarle eccessivo dolore, e assicuratosi che Martina continuava a leccare il liquido sparso, si portò dietro di lei. Adesso cominceremo dal tuo bel culo , le disse con voce pacata, quasi come se volesse rassicurarla. In fondo Luca amava la sua Martina, sin dai tempi in cui la vedeva passare distrattamente e col capo chino dinanzi al suo negozio in una delle strade piu belle di Napoli. Mentre rifletteva avvicinò il doppio fallo alle aperture della ragazza, e dopo aver lasciato scivolare un po di saliva iniziò a penetrarla senza preoccuparsi di arrecarle o meno dolore. Che strani quei falli… così rigidi, così anatomicamente perfetti, così paurosamente simili ad un fallo in carne ed ossa…. Queste erano le sue considerazioni, mentre assorto nei pensieri e distratto dai gemiti di Martina infilava entrambi i dildo negli orifizi della sua amata. Bene, erano ormai tutti e due infilati fino alla base, e subito dopo li assicurò ad una cinghia che cingeva il corpo della donna sul ventre, in modo tale che non sarebbero stati espulsi x un qualsiasi motivo. Fa male tesoro? le chiese Luca….No mio signore, grazie x le sue attenzioni. Cazzo quanto amava Luca quelle risposte che lo portavano a rasentare l’onnipotenza verso la sua donna. Vedeva distratto gli umori che iniziavano a uscire dal suo sesso, il piacere imperlare quella rosea pelle che lui a lungo e con delicatezza aveva leccato e dalla quale si era nutrito; ad un tratto Luca le pizzicò il clitoride facendola quasi gemere, e stimolava assieme il suo buchino dietro accarezzandolo con l’eccitazione che gli sporcava le mani. Spingeva leggermente il fallo finto, quasi come a voler superare l’ultimo impenetrabile ostacolo che fermava l’assurda corsa del dildo, e che era in realtà la parte piu stretta del suo ano, avvertendo adesso i gemiti di dolore della povera Martina che, con assoluto orgoglio, cercava di trattenere dentro di se, sapendo che il suo padrone odiava le urla e che se avesse urlato le sarebbe stata immediatamente tappata la bocca. Martina non era mai stata sodomizzata da nessuno e nessuno le aveva comunque mai messo le dita dietro. Era toccato al suo Luca l’onore di tutto ciò. Bruciava molo adesso,  ma quel  dolore la faceva eccitare sempre di più, tant’è che si accarezzò lei stessa per verificare lo stato in cui si trovava. Era incredibilmente bagnata. Luca non le disse niente per quella sua mancanza di rispetto, solo le prese la mano e gliela sfilò violentemente dalla fica. Martina cercò di opporre resistenza a quel gesto, ma non ci riusciva perché lui era indubbiamente più forte. -Quanto desideri accarezzarti?-  -Muoio dalla voglia- ammise Martina con la voce che stentava ad uscirle dalla bocca. Luca sogghignò soddisfatto. -Continua a leccare il pavimento.- Martina obbedì e nella stanza si sentì solo il rumore della sua lingua che raschiava le vecchie e luride assi di legno. Luca la guadava affascinato, aveva un corpo morbido e sinuoso, il seno rotondo, e i fianchi larghi, proprio come piacevano a lui. Nella penombra della stanza le candele disegnavano ombre sulla sua pelle chiara che risplendeva ad ogni movimento delle fiammelle, quasi come una danza sacrificale a un Dio di antichissimi tempi. Provò in quel momento un irrefrenabile desiderio di scoparla, ma si trattenne. Non poteva darle questa soddisfazione. Non ancora. Le divaricò le natiche con le mani e senza preavviso le fissò i rigidissimi morsetti alle grandi labbra della sua fica, facendola urlare x l’improvviso e lancinante dolore. Luca lasciò la presa e lasciò che la catena collegata ai morsetti finisse sul pavimento, portandosi davanti alla sua slave; Due lacrime le scendevano dagli occhi pieni di lussuria e di sofferenza, ma anche di eccitazione. Lui la guardò, le sorrise dolcemente, le carezzò il capo con amore e immediatamente riscomparve dietro di lei. Riprese gli altri due morsetti dalle mani e glieli applicò ai capezzoli ormai turgidissimi, ricevendone in cambio un altro urlo strozzato. Giocherellò un pochino con la sottile catenella che univa i 4 morsetti e subito applicò un peso al centro della stessa catena, in modo tale che il peso portasse in costante trazione i 4 punti imprigionati nei morsetti; Se ti muoverai o se ti agiterai loro provvederanno a punirti arrecandoti sempre maggiore dolore… furono le uniche parole che le disse, sempre sorridendo. Quella sera si stava facendo dura… mai Luca era stato così crudele con la sua compagna, e mai aveva ignorato i suoi lamenti e le sue sofferenze. Ma non importava…. Lui doveva sapere e constatare fino a che punto, la sua slave, avrebbe sopportato le applicazioni che egli le riservava. Dura e buia era ancora la strada verso la assoluta sottomissione, quella che Luca tanto avrebbe preteso dalla sua slave. La sua vita la vedeva accanto a quella donna meravigliosa, il suo futuro , i suoi figli, la sua casa…. Tutto assieme a lei, sposa, madre, moglie, ma anche devotissima serva x tutta la vita. Martina intanto aveva nettato totalmente il pavimento che quasi brillava imperlato della sua saliva e delle sue lacrime; Luca prese una sottile cannula collegata a un recipiente x clisteri che immediatamente riempì con olio, acqua calda, vaselina liquida e delle gocce di glicerina concentrata. Infilò la cannula alla base del dildo anale che aveva un piccolo foro che spuntava verso la testa dello stesso, in modo tale da far arrivare il sottile tubicino direttamente nell’intestino della malcapitata. Aprì il rubinetto del contenitore, e lentamente il liquido cominciò ad invadere le viscere della donna. Martina si sentiva svenire; troppo era il fastidio, troppo il dolore, troppo il senso di dilatazione del suo ventre. Ormai le lacrime scendevano copiose sul suo volto e ne rigavano il candido viso; altre volte aveva ricevuto clisteri e tante volte era stata lei stessa a farseli, sempre per ordine del suo signore, ma mai era stato doloroso come questa volta. Il contenitore era quasi vuoto, e tutto il liquido era ormai nell’intestino della ragazza che non aveva né piu voce, né piu forza di muoversi, essendo terrorizzata dal dolore che la assaliva ogni volta che aveva un sussulto, provocato dai morsetti e dal peso. Luca vide la sacca del liquido completamente vuota, sfilò la cannula e subito tappò il buchino alla base del fallo artificiale. Bene amore mio, questa volta la terrai per 45 minuti a partire da adesso! Era una pazzia…… e Martina lo sapeva benissimo; non avrebbe mai potuto sopportare quei terribili dolori x così tanto tempo, e non in quella posizione almeno. Luca lesse il terrore sul bel volto della ragazza, ma con non curanza avvicinò la poltrona dinanzi al suo viso e si sedette, con lei prostrata ai suoi piedi. Martina lo guardava implorante….. non ne poteva piu dal dolore, ed erano passati solo 3 minuti. Luca si sedette, prese una rivista e incurante si mise svogliatamente a sfogliarla, allungando le gambe sulla schiena di Martina, che oltre al dolore che aveva dentro e fuori, adesso era anche un comodo sgabello x le gambe del suo padrone. Il grande amore, l’eccitazione, la rassegnazione fecero sì che la donna arrivasse, anche se in uno stato di semincoscienza, al termine del tempo prestabilito. Luca si alzò, e le ordinò di andare in bagno a liberarsi: Come posso camminare, mio signore, con i morsetti e i falli infilati? Sono affari tuoi tesoro, ma bada bene che tutto cio che sporcherai mentre come una cagna arrivi alla toilette, lo ripulirai con la lingua, come hai fatto con il caffè.

 
 
 

"Martina" II

Post n°17 pubblicato il 31 Luglio 2007 da demone_1973
 

Martina piangeva, ma non poteva né voleva deludere il suo uomo; così, dopo aver reso omaggio al suo signore sfiorandogli con le labbra la scarpa, cominciò a gattonare in direzione del bagno, dove si trattenne circa 15 minuti senza permettere al liquido di sporcare minimamente in qualche posto. Luca era eccitato…. Sentiva il rumore dell’acqua provenire dal bagno, i soffocati lamenti di Martina che gli arrivavano deboli all’orecchio, ma non ancora era il momento di scoparla. Aveva in serbo x lei ben altre prove, e quella sera era seriamente intenzionato a suggellare definitivamente la sua condizione di Dominante. Luca….. che dire di lui, un uomo non bellissimo, ma certamente affascinante, pieno di carisma, grosso, muscoloso e con un bel portamento. Sempre circondato da donne, sempre portato verso il bdsm anziché alla tradizionale scopata, da lui definita uno squallido sfogo del corpo! Ma la cosa che piu colpiva erano i suoi occhi… scuri come la pece, profondi come l’oceano e severi come il peggiore degli inquisitori; piaceva di lui quel non so che di misterioso, quell’alone di arcano che lo avvolgeva, forse x quella sua passione per lo spiritismo, per il soprannaturale, e per tutto cio che un qualunque uomo della sua età evitava di approfondire, o per poco interesse verso tutte le cose, o semplicemente per la paura di cio che quell’oscuro mondo poteva celare. Martina pian piano si riavvicinò al cospetto di Luca ancora indolenzita e nuovamente con i falli artificiali infilati e ben fissati nei suoi orifizi; Vieni più vicino….. vediamo se sei ben pulita, le disse. Si alzò e si portò dietro di lei che era sempre inginocchiata, e con la mano le spinse il busto al pavimento, in modo tale che le sue natiche fossero ben esposte e pronte per l’ispezione. Sganciò i fermi e sfilò via violentemente il fallo anale, quasi arrabbiandosi nel vedere che era perfettamente lucido e pulito. Glielo tolse, ma immediatamente lo sostituì con un altro di piu grandi dimensioni, e di maggiore spessore; lo avvicinò al buchetto ormai dilatato di Martina, e senza neanche lubrificarlo, lo spinse con violenza dentro e stavolta fino in fondo senza minimamente preoccuparsi, strappando dalle labbra e dal corpo della ragazza un urlo di dolore e un sussulto seguito da immediato rilassamento, quasi come se fosse svenuta. Ormai il volto della ragazza era una maschera sofferente, quasi assomigliava al volto raffigurato su quella vecchissima tela, di quell’anima sofferente nel purgatorio tra le fiamme. Tesoro quello che stasera stai ricevendo non è niente….. dovrai abituarti a convivere con la sofferenza per donare a me il piacere assoluto, le sussurrava dolcemente all’orecchio. Questa sera devo vedere fino a che punto sei pronta a servirmi e adorarmi per tutta la vita, perché sappi che nel momento in cui mi dirai di no, ti renderò la libertà, ma dovrai rinunciare a me; diversamente se accetterai avrai tutto il mio amore x tutta la vita ma assieme a quello ti regalerò x ogni minuto di piacere un minuto di sofferenza………… Martina sprofondò nel panico piu buio; amava alla follia il suo Luca, ma il pensiero di una vita fatta di sottomissione e dedizione la terrorizzava. Sapeva che Luca non parlava mai tanto x muovere le labbra; sapeva che il suo Luca era un grande conoscitore dell’Ars Amandi, ma sapeva anche che Luca era un esperto di pratiche bdsm, e ciò la riempiva di angosciose incognite. Era tremendamente assorta nei suoi pensieri… distratta da tutto e da tutti, talmente assente da non udire una precisa richiesta del suo signore. Ci pensò Luca a riportarla alla realtà, con una terribile scudisciata che strappò via le mollette e i pesi dalla vagina, lacerando la pelle delicata di quel punto. Martina emise un grido soffocato, quasi strozzato, e subito cominciò a piangere disperatamente. Il dolore era tanto, e alcune goccioline di sangue presero a cadere dalla sua fica. Erano attimi terribili; Lei non sentiva piu nulla se non l’impressione di udire le gocce del suo stesso sangue infrangersi sulle sporche tavole di legno del vecchio parquet. Si voltò bruscamente verso il suo uomo… e lo fissò…. In un modo che mai avrebbe osato prima d’ora. I suoi occhi delicati si strinsero in segno di irrefrenabile rabbia, e quelli di Luca accettarono la sfida. L’atmosfera si fece irrespirabile… gemiti silenziosi ma violenti come onde infrante su una scogliera, pervasero il silenzio e l’oscurità del luogo; Martina stava x urlargli qualcosa di assai sgradevole…. Ma non ne ebbe il tempo. Luca sollevò il duro scudiscio e strappò via anche i duri morsetti che Lei aveva ai capezzoli, con un solo fortissimo colpo. Immediatamente gli occhi di Lei smisero di brillare… una pioggia di lacrime cominciò a cadere copiosa sul suo delicato volto: Martina portò le mani aperte alla sua testa, quasi come voler coprire il dolore e la sofferenza, come se non volesse dar soddisfazione al suo inquisitore… e dal silenzio totale emerse solo la sua voce piena di ira: Sei un bastardo pezzo di merda… Quelle parole per Luca furono come un’ infarto. Si pietrificò e lasciò cadere il frustino ai suoi piedi. Con fare disprezzante prese una manciata di banconote, le accartocciò  e le lanciò sul viso della sua donna. Senza neanche guardarla si voltò, prese la sua giacca e si diresse verso l’uscita, lasciandola lì x terra, umiliata, legata e sporca senza neanche guardarla un’ultima volta. Lei udì la pesante vecchia porta sbattere, e le sembrò quasi come se la porta stessa fosse stata sradicata dai cardini data la violenza del suono. Martina adesso era sola… completamente. Sapeva di aver sbagliato forse irrimediabilmente…. Sapeva forse di aver perso il suo amato Luca x sempre. Rimase in quella posizione prostrata ancora x molto tempo.. anzi, nuda, si prostrò sul lurido parquet strofinando i capezzoli martoriati nella polvere, traendone un dolore quasi insopportabile. Cosa stava succedendo….. chi era adesso lei… e di chi si era perdutamente innamorata ? Si sentiva bruciare dentro, e mentre si disperava notò al suo fianco il terribile frustino del suo padrone.. si mise in ginocchio, lo raccolse e cominciò a colpire se stessa ad occhi chiusi, senza badare a dove il sottile fascio di duro cuoio andava a colpire. Andò avanti x molto, molto tempo, finchè la stanchezza e l’insopportabile dolore presero il sopravvento. Si accasciò al suolo e cadde in un torpore che la rese immobile, fissa con gli occhi diritti in quelli della figura tra le fiamme ritratta nel dipinto alla parete. Forse dormì x un ora circa…. Nuda, sporca, ferita nel corpo e nell’anima… infreddolita. Al suo risveglio pian piano si sollevò e si diresse barcollante al vecchio specchio che ormai poco riusciva a riflettere. La visione di cio che le apparve fu devastante… corpo intensamente segnato e perle di sangue che lentamente si facevano strada tra i piccoli pori della sua pelle. Si sentiva vuota, demotivata, sconfitta. Si aveva perso! Aveva perso Luca, la sua fiducia, aveva perso il suo onore, aveva perso la sua voglia di sottomissione e assieme a queste cose…. Aveva perso definitivamente anche la fede verso il suo Dio.I giorni seguenti, la vita di Martina scorreva lenta, senza interessi, senza desideri. Abbandonò i suoi piccoli scugnizzi al loro destino, smise di curare il suo aspetto, smise di leggere, di ascoltare musica….. di nutrirsi. Era stanca della sua mediocre vita, stanca di coloro che le stavano accanto, stanca del lavoro…. Era stanca di vivere. Usciva all’alba senza sapere dove e xchè andare e fino al tramonto vagava sotto la vecchia casa che le aveva portato il dolore e la distruzione. Luca sapeva tutto…. La osservava senza farsi vedere… e soffriva, peggio di un cane bastonato. Ma non era ancora il momento di farsi vedere da Lei… ancora non era pronta Martina. Sapeva benissimo che la mente della ragazza era troppo debole in questi momenti, sapeva che la metteva in serio e irrimediabile pericolo se si fosse mostrato adesso. Anche lui soffriva…. Cazzo quanto soffriva.. Si la amava, la adorava, adorava tutto di lei, ma il suo Ego gli vietava un atto così umiliante x la sua posizione. Passarono due mesi. Luca era dedito esclusivamente al lavoro. Non aveva più avuto donne, schiave, o rapporti con l’altro sesso. Martina si era ridotta ormai a una larva; trascorreva le fredde serate a piangere vicino al mare in tempesta, sotto la pioggia, infierendo sui sempre vivi segni che la frusta del suo adorato signore le lasciò mesi prima sulla sua bianca pelle, quasi come x ricordare ciò che non aveva più. Molti uomini le si avvicinarono in quel periodo, molti la corteggiarono, molti la desiderarono. Uomini x bene, seri, benestanti, che le avrebbero donato una vita agiata e senza preoccupazioni. Il tempo passò inesorabile e lei rimase sola, chiusa nei suoi silenzi, senza più né fede né fiducia in se stessa e nell’amore. Sapeva che Luca era partito ormai da tempo x un lungo viaggio di affari all’estero, e sapeva che di li a poco avrebbe fatto ritorno nella sua Napoli. In una delle sue tappe Luca conobbe una donna molto bella, una sua coetanea, con la quale ebbe una relazione: Lucie era il suo nome… una donna di origini siciliane ma con madre francese. Bella, bellissima…. Mora, alta, con un fisico mozzafiato. Luca la ingravidò e assieme decisero di sposarsi una volta ritornati in Italia. Luca le era affezionato, ne era attratto, ma niente c’era di sadomaso con Lucie. No! Egli rifiutava una manifestazione d’amore così intensa con una donna che non era la sua Martina. La notizia era intanto giunta alle orecchie di Martina, la quale cadde definitivamente in uno stato di incoscienza e disinteresse totale alla vita. Era perduta…. In cuor suo ancora sperava che al ritorno di Luca le cose si fossero risistemate, ma non fu così. Passava il tempo a rimproverarsi di non essere tornata da lui strisciando a chiedere perdono… ma ormai era tardi. La salvò la decisione di frequentare un giovane avvocato, figlio di una facoltosa famiglia del capoluogo partenopeo, uomo di sicuro successo che a 32 anni era già titolare di un avviato studio penale. Le parve di ricominciare a vivere, ma la sua mente e la sua anima erano sempre nelle mani di Luca…. Suo unico e insostituibile amore. Marina viveva in una bellissima casa sul lungomare di Napoli, circondata da affetti della famiglia di Gianni, e presa dal suo nuovo lavoro di assistente sociale in una casa di accoglienza x ragazzi sbandati. Era tanto che ormai non vedeva il suo Luca, era tanto che non andava più nella centralissima strada dove lui aveva il negozio, e mai più passò sotto l’appartamento che tanto la fece soffrire. Una domenica come un’altra era a passeggio con il compagno x il mercatino di antichità che mensilmente si svolgeva nella villa comunale di Napoli; passeggiavano sereni nella fredda giornata di Febbraio, quando d’un tratto Lei si bloccò: la scena che vide la portò via… la trascinò verso un veloce e ripido strapiombo… scena che avrebbe x sempre cambiato il corso della sua esistenza. Vide Luca con in braccio una meravigliosa bambina e con accanto una bellissima donna bruna che sorridenti passeggiavano tra le disordinate bancarelle strapiene di cose vecchie. Il cuore le si fermò x qualche attimo, e come se tra loro ci fosse una calamita, gli sguardi suoi e di Luca inspiegabilmente si incrociarono… e si guardarono x un istante che ad entrambi sembrò un’eternità. A entrambi uscì una lacrima e come se d’incanto il mondo si fosse fermato, si scambiarono un dolce e amorevole sorriso, per poi scomparire tra la folla scalpitante. Luca era perso…. Non aveva neanche voglia di avvicinarsi alla sua Lucie, e le cose pian piano andavano degenerando tra di loro. Anche Martina viveva ormai nutrendosi di quell’attimo di beatitudine che trasse da quel sorriso. Una mattina, mentre Luca era assorto a sistemare delle cose nel suo negozio, il campanellino retrò della sua bella ed elegante bottega emise un suono. Egli da sopra la scala si voltò e vide la sua Martina entrare bagnata fradicia dalla pioggia battente di Marzo. Rimase immobile, pietrificato! Lei si avvicinò umilmente e chinò il volto sulla calzatura di Luca e in modo sottomesso glie la baciò. Lui scese, la guardò diritto negli occhi e immediatamente la cinse in uno strettissimo abbraccio… quasi a volerla uccidere x non permetterle più di andare via. In quell’istante, il caso volle che Lucie entrò nel negozio e,  immobile e silenziosa, osservò il tenero abbraccio tra i due. Lucie scappò via in lacrime ma con il volto pieno di ira e rabbia; Luca corse dietro la moglie e Martina si affrettò a lasciare il negozio. Passarono 5 o 6 giorni durante i quali la vita di Luca fu terribile. Litigi, offese, imprecazioni erano i condimenti della sua quotidianità. Una sera Lucie sentenziò: me la pagherai brutto bastardo… tu e quella puttanella che tanto abbracciavi. Domani sera la voglio qui a casa nostra… desidero parlarle in tua presenza; se non verrà prenderò la piccola Giulia e andrò via x sempre. Non sapeva che fare, Luca… Non sapeva come comportarsi… non avrebbe vissuto con l’idea di non riabbracciare mai più la sua bambina. Ottenne che Martina andasse la sera a cena da loro.

 
 
 

"Martina" III

Post n°19 pubblicato il 31 Luglio 2007 da demone_1973
 

Il silenzio e il freddo nella grande casa sembrava palpabile…. Le sensazioni sgradevoli degli sguardi che i tre si scambiavano a tavola durante la cena sembravano un arrangiamento della dolce melodia di Chopin che teneramente suonava nello stereo. Il vento fuori urlava furioso, e il buio della grande casa antica rendeva tutta la scena quasi da film horror… come se da un momento all’altro qualcosa di brutto stesse x abbattersi sui commensali. La cena volse al termine e il vino scorse a fiumi nei loro calici. Anche Martina che non era abituata a bere, quella sera decise di mandar giù il liquido color rubino. I tre si accomodarono sul divano di pelle dell’enorme salotto, illuminato solo dallo sfavillare della legna che bruciava nel grande camino di marmo. Lucie cominciò a parlare; si alzò di scatto dalla sua poltrona preferita e, bellissima, si piazzò all’impiedi tra i due. Spostò la pesante poltrona e si riaccomodò. Adesso pretendo che mi raccontiate tutto…. E voglio sapere da quand’è che va avanti questa tresca tra voi due. Luca guardò Martina, la quale col capo chino cominciò a raccontare tutto a Lucie. Il racconto fu lungo ed intenso, e le orecchie incredule della bella francese si sforzavano di capire. Dominazione… Master… schiava…. Dolore…. Ma che state dicendo… e tu Luca… non mi hai mai parlato di queste cose… Dio che vergogna, urlò piangendo Lucie, domani stesso preparo le mie cose e vado via. Luca fu preso dalla disperazione pensando che non avrebbe piu rivisto la sua piccola Giulia, e Martina, assalita da terribili sensi di colpa, come un’automa si alzò dal divano piangendo, e si inginocchiò ai piedi di Lucie cingendo, in ginocchio, le ginocchia della Francese. Luca e Lucie rimasero un attimino attoniti… storditi dalla visione di quella scena. Lucie era arrabbiata in modo furioso, ma quel prostrarsi dinanzi a lei le provocò inspiegabilmente una sensazione di bagnato tra le labbra della sua vagina… si! Era eccitata dalla visione di quella donna prostrata ai suoi piedi. Le salì il sangue alla testa x la rabbia, e senza badare alle conseguenze, respinse Martina con un violento calcio sul suo seno, facendola cadere rovinosamente x terra. Si alzò imperiosa su di lei, e guardandola con disprezzo dall’alto verso il basso, le sputò in pieno viso dicendo: Fuori da casa mia lurida puttana! Martina si sollevò immediatamente, raccolse le sue cose, e con il volto rigato dalle lacrime e dalla saliva di Lucie che le colava sulle labbra abbandonò eccitatissima la bella dimora. Appena la porta si richiuse alle sue spalle, Lucie cinse il collo del marito e lo baciò. Scopami adesso! Fammi vedere quanto sei uomo e quanto sai dominare una donna diversa da quella puttanella. Luca si eccitò tantissimo a vedere la bella moglie così determinata e assieme trascorsero la notte piu bella della loro vita. Lucie il giorno dopo si alzò stranamente allegra con una strana luce che pervadeva il suo bel volto. La amavi? chiese al marito con espressione sorridente. Luca rispose: si l’amavo alla follia e c’era tra di noi una perfetta intesa. Lucie stette ad ascoltare il marito x molto tempo, finchè disse: Fa che lei si trasferisca qui con noi….. vivrà in casa nostra e sarà x sempre la nostra schiava. Ieri mi sono eccitata e bagnata tantissimo a vederla prostrata ai miei piedi; desidero che diventi il nostro cane e che provveda esclusivamente a noi e alla nostra casa. Se accetterà dille che non avrà piu una vita propria e che sarà umiliata, esibita e prestata da noi in qualunque momento desideriamo. Luca era incredulo… aveva terrore x Martina e x le parole della sua Lucie, ma era anche terribilmente eccitato all’idea di avere una moglie e una schiava assieme. Se non accetterà, aggiunse Lucie, io domani stesso tornerò a Parigi con Giulia, e non saprai mai piu nulla di noi. Detto questo si chiuse in bagno, e Luca non sapeva come fare. Si vestì in fretta, prese la sua auto e si incamminò verso il suo negozio, non prima di essere passato x la cameretta della sua adorata bambina, stringendola ed abbracciandola, come se fosse una delle ultime volte che la vedeva. Quando giunse a destinazione, la sorpresa fu grande. Accomodata sul divanetto c’era Martina… immobile e silenziosa. Lui entrò, e dopo aver congedato i suoi collaboratori, si chiuse nell’ufficio privato con lei. La conversazione fu lunga e anche quella volta Luca non perse il suo carattere autoritario, seppur soggiornava la minaccia dentro di lui della perdita di sua figlia. Martina, dopo averlo ascoltato, gli sorrise felice, e le sue parole furono: Ho già lasciato Gianni… ciò che desidero è essere la tua schiava per tutta la vita. Luca sorpresissimo, le illustrò l’insolita richiesta della moglie, al che Martina, senza neanche permettergli di terminare il discorso, disse: Comunica a Lucie che stasera stessa mi trasferirò da voi. Si alzò e baciò intensamente Luca sulle labbra, e con fare sicuro disse: questo è stato l’ultimo bacio che hai avuto da me.,… da oggi in poi la mia vita sarà dedita al tuo e al suo piacere. A stasera….. Signore….e con fare sicuro abbandonò il negozio. Luca rimase incredulo; immediatamente telefonò la moglie e le comunicò la splendida notizia. Lucie rimase in totale silenzio al telefono… e solo alla fine aggiunse: bene vedrai che starà bene qui con noi. Da quel giorno in poi la loro vita cambiò totalmente. Lucie si rivelò di un sadismo impressionante. Non permetteva a Martina l’uso della parola. Le consentiva di uscire solo x provvedere alla spesa e x prendere e lasciare la piccola Giulia all’asilo. Si occupava Martina di tutto, dell’igiene e cura della Signora, del suo piacere quando Luca era assente x lavoro, passava ore e ore prostrata al pavimento con la lingua che carezzava i suoi piedi. Anche Luca, dopo l’iniziale momento di smarrimento, tornò ad essere un vero Dom x lei. Martina doveva sempre assistere agli amplessi dei padroni, Lucie godeva come una matta nell’essere leccata tra le bianche natiche mentre Luca la penetrava, e permetteva alla schiava di leccare la sua vagina dopo che aveva fatto l’amore con il suo uomo. La sofferenza di Martina era indescrivibile; l’unica parte del corpo di Luca che le era concesso di leccare, erano i piedi, mentre Lucie godeva come un’ossessa nel vedere la sofferenza sul volto di Martina desiderosa di adorare anche il sesso o altre parti del corpo del suo signore. A cena lei attendeva nuda tra i suoi padroni, scalza e totalmente immobile, pronta a scattare x qualunque richiesta le fosse stata fatta. Quando c’era Luca, la vita di Martina era piacevole, in quanto lui era molto piu esperto di Lucie, ma quando non c’era cominciava il martirio della schiava. Lucie trovava ogni volta un modo diverso x umiliarla e farla soffrire. Si divertiva a piantarle i tacchi sulle mani e a segnarne la pelle delicata. La lingua della schiava doveva sempre essere in movimento sul suo corpo, e spesso e volentieri le punizioni dure arrivavano anche se non meritate. Vedere una bellissima donna che prostrata le puliva le scarpe ogni giorno, suole comprese, le dava un’idea di onnipotenza. Spesso la teneva sotto i piedi quando andava alla toilette, e man mano che il tempo passava la lingua di Martina  cominciò a sostituire la carta igienica, e la sua bocca il wc x le urine dei signori. All’inizio la poverina aveva frequenti crampi allo stomaco e violenti conati di vomito, e ogni volta la punizione era peggiore. Ma ormai dopo tempo che era al loro servizio, pur di ottenere un contatto con il sesso di uno dei due padroni, Martina era arrivata ad aspettare il mattino per leccare il loro sesso, seppur dopo aver urinato ed espletato le funzioni giornaliere. Sempre piu spesso le venivano somministrati dolorosi clisteri, durata dei quali a volte raggiungeva tempi di trattenuta lunghissimi, dove Martina spesso e volentieri sveniva x il troppo dolore. Il suo orifizio anale veniva volta x volta dilatato sempre di più, e i suoi capezzoli pinzati o trafitti da decine di aghi, disciplina che la schiava imparò a sopportare in assoluto silenzio e a ringraziare dopo averla ricevuta. Nonostante tutto però Martina godeva di ottima salute, veniva ben nutrita, le era imposto una assoluta e totale igiene e cura del suo corpo. Doveva sempre essere bellissima e impeccabile x i suoi signori. Lucie e Luca amavano esibirla e renderla partecipe delle loro sessioni con gli amici piu intimi. Una sera Luca diede una festa nella sua bellissima casa, x pochi ed intimi amici che sapevano anche dell’esistenza della schiava. In quelle occasioni Martina veniva posta all’ingresso dell’appartamento stesa x terra sullo zerbino, in modo tale da accogliere gli ospiti come meglio conveniva. È chiaro che gli uomini scavalcavano sempre l’ostacolo, anche se spesso si deliziavano nel passare le suole delle scarpe sulla lingua e sul volto della schiava, senza mai pesare, ma le mogli e le donne impazzivano nel vedere le smorfie di dolore sul suo viso mentre calpestavano il giovane corpo sotto le loro scarpe, e poco importava loro se la schiava piangeva disperata x il forte dolore. C’erano due amiche di Lucie che ogni volta che potevano si precipitavano a casa di Luca; la loro crudeltà superava i limiti di sopportazione umana. Non lavavano i piedi x giorni e giorni, non curavano la loro igiene intima x molto tempo, senza neanche cambiare le mutandine. Appena arrivavano Martina si stendeva come al solito sullo zerbino e veniva duramente calpestata dalle loro calzature, le quali in giorni normali, e cioè quando non vi era nessuna festa, indossavano scarpe di vario genere, dalle sportive agli stivali con tacchi e senza, martoriando i floridi seni della schiava. Dopo che veniva loro servito qualcosa da bere, Martina cominciava il suo compito di adorazione e di pulizia, ma la cosa particolare era che dopo il primo momento di disgusto, mandava giù tutto cio che la sua lingua incontrava, raggiungendo spesso il piacere senza neanche sfiorarsi. La sua bocca serviva da posacenere, e il sadismo delle 3 o 4 amiche a volte arrivava a livelli impensabili. Amavano raccogliere la loro saliva in un bicchiere, e a fine serata, gustarsi la scena di Martina che si deliziava di quella insolita e sublime bevanda. Passarono anni da quel momento, e la vita del terzetto scorreva felice. Ormai Martina aveva consacrato la sua esistenza alla sofferenza e alla soddisfazione dei Padroni, senza dei quali si sentiva totalmente perduta. Ormai non poteva piu vivere senza leccare i piedi ai suoi signori e agli amici. Ormai la sua esistenza era lì in ogni momento e in ogni luogo ove occorrevano i suoi servigi. La Padrona le aveva insegnato il francese, la cucina parigina, andavano assieme a fare shopping, assieme andavano a passeggio x la città e sempre Martina seguiva i padroni durante le loro vacanze. Adorava Lucie e Luca, adorava la loro bimba che ormai era cresciuta. Gli anni passavano inesorabilmente e quella situazione divenne nel tempo una routine… una cosa normalissima. Martina Lucie e Luca si avviavano man mano verso i 50 anni e la piccola Giulia divenne una bellissima donna. Si avvicinava il giorno del suo 18° compleanno, e quello che fin’ora le era stato tenuto nascosto, le fu rivelato dai genitori. Si, Giulia venne a conoscenza del reale ruolo di Martina nella loro famiglia. Le fu raccontato tutto, le fu raccontato che oltre ad essere la tata era una schiava. Giulia in un primo momento scoppiò a piangere, ma quando cominciò a capire che poteva anche lei usare ed abusare della schiava le cose mutarono rapidamente. La vita divenne dura x la bella Martina, la quale seppur 50enne, conservò incredibilmente immutata la sua bellezza. Ogni sorta di tortura le venne inflitto, e ogni cosa piu sgradevole le venne imposta. Il sadismo di Giulia arrivò a limiti impensabili, usando come sfogo personale la povera Martina anche quando tornava a casa   nervose x cose che non le riguardavano. Il destino giocò sporco con la schiava, in quanto una notte in cui i Padroni erano in viaggio di piacere, apprese dalla polizia la notizia che entrambi avevano perso la vita in un brutto incidente stradale. Il colpo fu durissimo e la povera schiava non resse al dolore di quella perdita, di quelli che rappresentavano il suo mondo e tutti i suoi ricordi. Giulia divenne una sadica dominatrice di uomini e donne, scialacquando in breve tempo l’ingente eredità che il padre le aveva lasciato, mentre Martina ben presto si ammalò, decise di rifiutare il cibo e qualunque cura x il proprio corpo, cosa che nel giro di due mesi le permise di raggiungere i suoi adorati padroni. Così Martina morì felice, con il sorriso sul volto, la trovarono un giorno riversa nella vasca da bagno piena di acqua ghiacciata e con 6 flaconi di tranquillanti che galleggiavano. Avrebbe continuato a servire coloro che le regalarono la vita felice che desiderava….. x l’eternità.

 
 
 

AL DIAVOLO DEI GIRONDINI

Post n°20 pubblicato il 31 Luglio 2007 da demone_1973
 
Foto di demone_1973

Splendido e avvincente romanzo scritto da un carissmo amico che affronta un particolare argomento (il feticismo), che l'ipocrisia, l'ignoranza e il bigottismo dei più, finisce con il relegare se non addirittura con l'oscurare. Invece l'autore ha saputo in maniera magistrale trasmettere le emozioni provate dai feticisti e nel contempo immedesimare il lettore nella suggestione dei luoghi descritti, divenendo quest’ultimi parte integrante del racconto, che è un susseguirsi di emozioni, magiche atmosfere e piacevolissime sensazioni cosi’ fascinose da incuriosire anche coloro i quali di questo mondo ben poco conoscono.

Ne pubblico qui un piccolo estratto.... tanto x render pubblici gli argomenti trattati.......

".........Dapprima mi gettò un'occhiata noncurante, poi allungò le gambe sotto la scrivania, molto lentamente. Aveva abbandonato la lettura e mi fissava. Intravidi per un attimo i piedi scoperti e lo smalto delle unghie, dello stesso colore dei capelli. Fui sopraffatto da un'ondata di calore alle guance. La rossa accavallò di nuovo le gambe e io le rivolsi una specie d'inchino. Mi allontanai senza riuscire a biascicare una parola, incalzato dal suo sorriso (n'ero sicuro adesso, era perfido) e dalla marea che mi montava dentro, inspiegabile. Ho letto da qualche parte di momenti topici nell'esistenza umana, spesso talmente brevi che finiamo per ignorarli totalmente. Dovevo essere incorso in uno di quei momenti proprio lì, davanti alla porta socchiusa. Il primo, almeno, di una vita diversa..........."

"...........Natasha indicò il pavimento di legno con un gesto perentorio. Sapevo di non poter rifiutare, ne andava della mia parola. Ma dentro di me saliva la collera e la vergogna per quella situazione: fino a quel momento era stato un gioco tra me e Natasha, almeno così pensavo. Adesso, invece.  Eccolo lì, il suo sguardo non deve mai sollevarsi più in alto dei miei piedi... La nuova amica sghignazzava.  Non sono di larghe vedute, questi nobiladri.
Se la spassavano, come più non potevano, e non c’erano alternative: dovevo ubbidire. D’altra parte la rossa aveva visto giusto, anch’io avevo invitato una volta Henry e Jérome a guardare Natasha nuda dalla finestra del box. E si erano divertiti da morire. Aveva dei seni bellissimi, Natasha, sembravano davvero pere e mi piacevano. Presi posto sul pavimento, la fronte toccava il legno.  Vuoi vedere come si fa? Natasha cominciò a sciogliere i lacci dei suoi scarponcini e aggiunse:
– Aspetta, aspetta... Mi vengono un paio di buone idee. Andiamo in cucina.
Uscirono dalla stanza, le sentivo parlare a bassa voce, ridere
.........."

 

 
 
 
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