
Sulle punte
Isadora scrutava il cielo, plumbeo.
La carrozza che l'avrebbe finalmente riportata nella suite, ultimo piano Hotel Plaza, correva veloce in quella fredda serata newyorkese.
L'umidita' dell'aria era palpabile e lei stessa si sentiva appesantita, gravata da un peso immaginario, l'aria che la circondava all'unisono con il pensiero permanente.
Aveva appena concluso le prove generali dello spettacolo che, gia' sapeva, le avrebbe donato ulteriore notorieta' a quella gia' posseduta.
Lei, ballerina acclamata, eterea nel '900 proibizionista americano, sogno erotico di folle in delirio. Ogni sua movenza emanava sensualita', insinuava desiderio neglio occhi di estasiati spettatori.
Aveva lavorato sodo per giungere in quella suite, obbligata sin da piccola a sostenere ore e ore di pesanti allenamenti, piegamenti, violenze inaudite perpetrate ai danni del suo corpo ancora bambino, vergine.
Alle volte lo osservava, era veramente valsa la pena di tutti quei sacrifici? Muscoloso ma leggiadro, potente ma femminile, virtuoso all'inverosimile. "Sgualdrina" la apostrofavano le donne invidiose. "Divina" l'uomo adorante.
Il giorno successivo ci sarebbe stata "la prima", la stampa, la critica.
L'encomio o il ludibrio.
Tutto dipendeva da lei.
Le prove non e' che fossero andate granche' bene, era svogliata, quasi assente, gesti meccanici, senza emozione. L'indomani sarebbe stato diverso ma oggi... oggi no, non si sentiva di danzare, di trasmettere gioia, di provocare, di inebriarsi della musica e del profumo che emanavano gli abiti di scena.
Lavanda e canfora. La prima dalle mani dell'abile ricamatrice, la seconda semplicemente per conservarli.
Pensieri la tormentavano, la assillavano.
Una figura si ergeva prepotente dinanzi, un uomo si frapponeva fra lei e ogni cosa la circondasse.
Il suo nome era Sergej.