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Beato Alano De Rupe

Beatus Alanus de Rupe, B. Alain de la Roche, il Beato Alano della Rupe

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I DOMENICA DI AVVENTO ANNO A, 1-12-2013

Post n°67 pubblicato il 01 Dicembre 2013 da beatoalano
 

Il tempo di Avvento che ci conduce al Natale, porta con sé le grandi domande della vita: il Signore Gesù che è venuto nel mondo ci interroga, nella prima parte dell’Avvento, sulla fine del mondo e la Sua Venuta (Parousia) alla fine della nostra esistenza.

La stessa parola “Maranathà”, indica sia un passato remoto, “maran-athà” il Signore è venuto, che un imperativo, “marana-thà”, Signore vieni.

Una Venuta da attendere dice il Vangelo, con il  termine “gregorèo”, ossia “vegliare, essere svegli”, perché la Venuta di Cristo ci trovi pronti, ossia ci trovi con la luce della fede.

La fede, infatti, ci è stata donata nel Battesimo e questa fiamma fino all’ultimo giorno della vita, per quanto smorzata e fumigante, rimarrà accesa.

Sarà nel Regno del Giudizio che questa fiamma sarà o accesa o spenta, perché il tempo della grazia è finito e inizia la vita eterna se avremo questa fiamma ancora accesa, sacrificio di una vita di preghiera, di impegno della vita, e delle opere di carità.

Eppure quanto è difficile impegnarsi nelle opere della fede se Cristo non avesse svelato il Volto di Dio nel Sorriso di Gesù Bambino tra le braccia della Sua Tenerissima Madre.

In quel Sorriso nasce l’Amicizia e la fiducia in Dio, nasce l’Amore che manterrà viva la fiamma della fede fino all’incontro.

Quel Sorriso sarà per noi il ricordo che si avvicina non la morte, ma “la nostra liberazione”, come il fico ricorda l’arrivo dell’estate.

La dolcezza della Grotta di Betlemme dona occhi di grazia a chi non riuscendo ad arrivare al mistero di Dio, vivrebbe nella dissipazione e nella paura del futuro.

L’Avvento, dunque, dandoci come meta la grotta di Betlemme, ci svela il Progetto d’Amore, che Dio ha intessuto, giorno dopo giorno, nella storia dei Patriarchi e dei Profeti, dei fili d’arazzo della Redenzione, e che compie in maniera uguale anche nella nostra vita, nel tempo che si incammina verso l’eternità.

L’Avvento, così, ci chiede che la vita non ci “accada” ma ci “avvenga”: ossia che non siamo soggetti passivi ma attivi del tempo della storia della Redenzione che ci è stato affidato, affinchè possiamo realizzare i sogni di un mondo e un’umanità migliore.  

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