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IDEA UE : UN' ARMATA BALCANICA

Post n°2323 pubblicato il 11 Marzo 2008 da destraitaliana
 

Soldati della Croazia, della Bosnia, della Serbia, del Montenegro e della Macedonia: tutti dentro un solo esercito. E’ il progetto che stanno sognando l’Unione Europea e la NATO, come rivela il quotidiano di Spalato «Slobodna Dalmacija». Questa macedonia di cuori balcanici sarebbe uno dei dieci «gruppi tattici da combattimento» che gli eurocrati vogliono formare come forza di difesa europea. Altri gruppi plurinazionali esistono già, Francia-Belgio-Olanda e Finlandia-Germania, ma si tratta di nazioni che non si sono sbudellate come i balcanici fino ad ieri.

Secondo il giornale croato, che cita fonti del ministero della Difesa ceco, nel 2008 si formerà un altro gruppo tattico formato da militari della Germania, della Slovacchia e della repubblica ceka. L’idea di una armata misto-balcanica sarebbe stata elaborata fin dal 2002, come soluzione della «reciproca mancanza di fiducia» tra i piccoli popoli dell’ex Jugoslavia (sic).

«L’attuale dispersione territoriale e militare degli Stati dei Balcani occidentali sarà rimpiazzata da una forza armata compatibile», ha detto giulivo un diplomatico NATO al giornale: «L’affinità linguistica dei Paesi ex jugoslavi è un grosso vantaggio, accelererà l’efficienza operativa di tale gruppo - a lungo termine, è nel loro interesse; e sarà una parte importante della politica di difesa NATO nel suo settore sud-orientale, simile a quelle esistenti fra i Paesi nordici».

Il progetto degli strateghi da tavolino di Bruxelles ha suscitato sordi brontolii nel piccolo esercito croato, che è nato per combattere contro le milizie serbe, sostenute da Belgrado ed armate dalla «armata jugoslava» (ormai soltanto serba), in anni durissimi e recentissimi. Simili brontolii si levano in Bosnia Erzegovina, la cui modesta forza armata musulmana si è formata tra il 1992 e il 1995, ed ha dovuto difendersi sia dalle truppe serbe regolari e irregolari, sia dalle milizie croate «irredentiste» che volevano strappare alla Bosnia la Erzegovina (Ante Pavelic, il capo degli Ustascia, era nato in Erzegovina); forze entrambe sostenute rispettivamente da Belgrado e da Zagabria.

Molto sangue è scorso tra questi alleati di domani, ed è ancora fresco il ricordo delle atrocità commesse da certe uniformi. Silenzio da Belgrado. In realtà non si sa se la Serbia sia nemmeno stata consultata, e se sia al corrente che dovrà contribuire con truppe al gruppo tattico NATO. Secondo ogni apparenza, la Serbia non ha alcuna intenzione di diventare un membro della NATO e pochissima voglia di essere «europea» alla bruxellese.

Se proprio dovesse indicare un’alleanza congeniale, è evidentemente con la Russia; lo stesso vale per il Montenegro e la Macedonia, che gravitano verso Mosca e il mondo slavo-ortodosso. Ma, come diceva De Gaulle a proposito di Jean Monnet (il Venerabile Gran Maestro fondatore dell’eurocrazia), gli eurocrati pensano che gli eserciti si possano fondere come fossero banche o aziende. E’ cominciata la fusione-acquisizione delle forze armate, della loro tormentata storia e della loro identità. Sarà bello, al dunque, se mai si dovessero usare queste truppe in una guerra vera, vedere di nascosto l’effetto che fa.

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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

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