Creato da destraitaliana il 29/01/2007

ALTAFORTE

Informazione Non Conforme

 

 

« ON TOURAZIONE SOCCORSO SOCIALE »

QUALCUNO O NESSUNO

Post n°2349 pubblicato il 16 Marzo 2008 da destraitaliana
 
Tag: CULTURA

Ore due e venti del mattino, pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore di Bologna. Accompagno una cara amica con un sospetto trauma cranico, nausea, disturbi alla vista. Il cartellone elettronico ci informa dei tempi di attesa dei pazienti a seconda della priorità accordata: codice rosso (casi in pericolo di vita) 0, attesa 0 minuti; codice giallo (casi con minaccia a una o più funzioni vitali) 0, attesa 0 minuti; codice verde (casi come il nostro) 34, attesa 276 minuti; codice bianco (quelli che potrebbero andare domani dal medico di base ma…) 5, attesa 310 minuti. Aspetti. Nell’attesa ti sei fatto un computo ragioneristico di chi c’è prima di te e chi dopo, chi è entrato, da quanto, quanto mancherà, e soprattutto speri che là dentro stiano lavorando, perché il silenzio è di tomba, movimenti non se ne scrutano e strisciante sale il sospetto che i medici se ne siano andati a fumare o a farsi il caffettino dell’alba. Sono le quattro meno dieci, poi le cinque e mezza, poi le sei e cinque, ma il bradipo ospedaliero non accenna a darti speranze. Siamo esausti.

Un rumore di passi alla nostra destra, ci giriamo e vediamo un signore attempato che cammina deciso alla testa di un drappello composto da un trio di donne a sostegno di un’anemica teenager in pigiama. L’uomo fa cenno al gruppo di fermarsi dalle nostre parti, avanza verso l’accoglienza pazienti e confabula con un’infermiera. Passano non più di cinque minuti e da un ascensore sbuca un medico che punta deciso verso la comitiva dei nuovi venuti.

Le presentazioni sono rapide, il sanitario annuisce alle parole dell’uomo, e infine prendendosi sotto braccio la ragazzina se la porta dritta nell’ambulatorio di fronte a noi, totalmente incurante del sopruso nei confronti degli altri pazienti in attesa. La truppa dei privilegiati si siede e lui dice alle donne: “Tranquille, è un amico.”

Tutt’intorno la truppa rimanente, circa una quindicina di disperati, noi inclusi, guarda la scena in silenzio. I quindici “tre ore e tre quarti” contemplano senza fiatare i cinque ‘sei minuti’ prontamente serviti alla faccia degli altri. Mi alzo, ma la mia amica che mi conosce bene mi prende per la manica riportandomi al sedile rosso plasticato. Con un sorriso supplichevole mi dice: “È meglio che lasci perdere… lo sai come fanno. Dopo ti prendono male e ci chiamano per ultimi apposta. Tanto è sempre così”. Lei lo sa, si è fatta anni dentro e fuori dagli ospedali per un tumore all’utero, ne ha viste di cotte e di crude, e io pure nei miei dieci anni di volontariato fra gli ammalati terminali.

Continua qui COMEDONCHISCIOTTE

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

TAG

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Giugno 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30          
 
 
immagine

Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

immagine

Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

LUIGI LIBERO!

 
 

FACEBOOK

 
 

AREA PERSONALE

 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963