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DALLA TORRE BUTTO GIU'...

Post n°2356 pubblicato il 18 Marzo 2008 da destraitaliana
 

Il sito di Beppe Grillo ha pubblicato “Lettera finanziaria, Roma, 15/12/2011” dove prospetta una debacle di stampo argentino per il nostro paese. Nulla di strano. Addirittura la data del 2011 potrebbe essere anche troppo ottimistica

Perché quella provocazione è stata per me errata?

Perché il Beppe nazionale, dopo aver fatto vincere le politiche del 2006 al gruppo di Prodi, Visco, Padoa-Schioppa, Amato, ha disinvoltamente sbeffeggiato Giulio Tremonti, l’unico che propone qualcosa di serio per le sorti della nostra economia (1) e per quella degli altri popoli. Gli espliciti riferimenti di Geminello Alvi (2) e Giulio Tremonti ai “dazi” ed al governo della “globalizzazione” sono fra i pochissimi segnali vitali che provengono dal dibattito in corso. Voglio vedere la moralità insita nell’importazione di prodotti realizzati sfruttando bambini e devastando l’ambiente, la cultura e l’umanità stessa. I lamenti strazianti dei liberisti ad oltranza (3) certificano che Tremonti ha colto nel segno.

L’Argentina ha fatto quella fine per le diete liberiste friedmaniane (4) che Geminello Alvi e Giulio Tremonti hanno severamente stigmatizzato a più riprese. Tra poco andremo a votare. Adesso ci troviamo due contendenti principali.

Uno, il PD, che propone una politica economica dissociata: regolamentazione da un lato e liberismo selvaggio ed acefalo dall’altra (alla Prodi/Padoa-Schioppa); se si fa l’una cosa non si può fare l’altra. L’altro, il PDL, che propone un liberismo corretto, con tanto di dazi e “nuova Bretton Woods”, e che soprattutto non si vergogna di prendere in mano la bandiera di Keynes. Notevole nel dibattito di porta a porta del 14 febbraio l’attacco di D’Alema alle “logiche keynesiane” prontamente riprese da Tremonti.

Perché il Beppe, anziché attaccare con forza la politica economica dissociata del PD attacca con forza proprio Tremonti?

Perché dal movimento di Grillo non viene fuori nulla di serio in quanto a Politica Monetaria? Berlusconi è stato molto criticato per il gesto di strappare e gettare il programma del PD; chi lo ha criticato ha ragione! Sarebbe stato molto più efficace se avesse invitato gli italiani a leggere attentamente il programma del PD.

Fra le prime battute troviamo l’aberrante “Dopo una sollecita ratifica del trattato di Lisbona…” (5); cosa intende Veltroni per democrazia?

Che ci dobbiamo mangiare la minestra senza neanche sapere cosa contiene? È vero o non è vero che ci viene ri-servita la pena di morte dopo ogni demolizione programmata di un palazzo obsoleto? Lo sfollamento, prima o dopo dell’evento, è un dettaglio insignificante. È vero o non è vero che ci viene ri-servita l’insulsa melassa del dottor sottile eroicamente stroncata da francesi ed olandesi? Al Beppe nazionale va tutto bene; l’importante è attaccare Tremonti. Abbaia verso i gerarchi, ma non li morde, li difende!
Per tutti questi motivi, se dovessi fare il gioco della torre…


Lino Rossi (
lino-rossi@tiscali.it)

 
 
 
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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

LUIGI LIBERO!

 
 

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