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CONSUMARE PETROLIO PER IL PETROLIO

Post n°2374 pubblicato il 22 Marzo 2008 da destraitaliana
 

Quanto carburante consuma l’esercito americano per occupare l’Iraq, il Paese che vanta le terze riserve mondiali di greggio? «Ogni soldato americano consuma circa 20,5 galloni di carburante ogni giorno», ha scoperto Robert Bryce (1), un esperto del tema (è il direttore di Energy Tribune). Si tratta di 90 (novanta) litri al giorno per ogni soldato. Nel complesso, le forze armate occupanti bruciano tre milioni di galloni al giorno (11 milioni di litri): il doppio del consumo del 2004. Magari crederete che gli USA stiano saccheggiando l’oro nero dell’Iraq. Macchè, nemmeno questo. Ben poco petrolio iracheno viene raffinato e reso disponibile per gli occupanti. Gran parte dei carburanti che gli americani consumano in così enormi quantità provengono dalla raffineria di Mina Abdulla, che appartiene al Kuweit: nel solo 2006, i comandi logistici hanno pagato 903,3 milioni di dollari alla compagnia di Stato del Kuweit. Ma non basta.

Altro carburante arriva con autobotti dalla Turchia, da centinaia di chilometri di distanza, e spesso è raffinato in industrie anche
più lontane, in Grecia. Ben 5.500 autobotti sono impegnate in questo immenso trasporto da sedi così lontane, con un costo aggiuntivo calcolato a 42 dollari per gallone - oltre naturalmente al prezzo del carburante (una mistura di kerosene nota come JP-8, che le forze USA adoperano sia per gli aerei sia per i veicoli), che nel frattempo, come sappiamo, è rincarato esosamente a causa della stessa invasione dell’Iraq. L’America spende per il trasporto 923 milioni di dollari la settimana: un terzo del costo complessivo dell’occupazione, che si calcola in 2,5 miliardi di dollari a settimana. Dunque ogni soldato USA (sono 157 mila) costa 840 dollari al giorno solo per le spese di trasporto del carburante che consuma.

Il raddoppio dei consumi tra il 2004 ed oggi si spiega con le aumentate corazzature dei veicoli, che gli americani hanno dovuto adottare per ripararsi dagli attentati con gli «ordigni esplosivi improvvisati» (IED), lasciati a lato-strada e fatti esplodere dalla guerriglia quando passano i convogli. I gipponi Humvee, che già bevevano parecchio prima, ora con le corazzature aggiuntive pesano sei tonnellate l’uno, e fanno 8 miglia con un gallone (3,78 litri). Ma restano alquanto vulnerabili.

Sicchè il Pentagono ha concepito nuovi «mine resistant ambush protection vehicles» (MRAP), ossia veicoli resistenti alle imboscate esplosive, ed ha dato ordine di costruirne 23 mila in quattro anni. Costano 3,5 milioni di dollari l’uno e - pesando sulle venti tonnellate - fanno a malapena tre miglia con un gallone. Per ora gli americani ne hanno 1.520, e la necessità di parti di ricambio per questi veicoli molto esposti (dopo ogni attacco, hanno bisogno di riparazioni) ha aumentato il volume della logistica; proteggere gli autocarri con i rifornimenti e le 5 mila autobotti lungo i lunghissimi percorsi stradali richiede un maggior numero di soldati di scorta automontati: altro carburante che si consuma per portare a destinazione il carburante, e una quantità di bersagli aggiuntivi per le azioni dei guerriglieri.

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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

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