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UN PIISSIMO EBREO

Post n°2389 pubblicato il 28 Marzo 2008 da destraitaliana
 

Jacob «Kobi» Alexander ha celebrato una fastosa «bar mitzvah» per il suo figlio maggiore; ha fatto venire 250 ospiti da USA e Israele in Namibia, dove abita, pagando a tutti l’aereo. Lo riferisce la Jewish Telegraphi Agency (1). Chi è Alexander?

E’ l’ex padrone della Comverse Technology, azienda israeliana di
telecom che ottenne una specie di esclusiva sulle intercettazioni telefoniche giudiziarie in USA. Forse qualcuno ricorderà che la mattina dell’11 settembre 2001 la filiale di New York di una ditta israeliana di «instant messaging», la Odigo, ricevette un avviso per mail di abbandonare immediatamente la posizione, che era vicina alle Twin Towers: la cosa fu raccontata dai giornali USA. Ebbene, la Odigo è una branca della Comverse, oltre il nome del software per SMS che la Odigo fornisce. Un altro settore della Comverse, la Comverse Infosys, è quello che aveva (ed ha tuttora) l’esclusiva delle intercettazioni telefoniche giudiziarie in USA e in molti altri Stati.

«La Converse», a scritto il giornalista Chris Bollyn, «produce una scatola nera chiamata ‘Disco Audio’ che la polizia, l’intelligence e le agenzie di sicurezza, oltre che i governi di tutto il mondo, hanno collegato ai loro network telefonici. Questo semplice dispositivo permette agli impiegati Israeliani di Tel Aviv della Converse di intercettare ed ascoltare tutte le informazioni che vengono trasmesse da queste ingenue agenzie…» (2).

La Comverse ha rapporti anche con Telecom Italia. E perché Alexander abita in Namibia, a Windhoek, il bantustan del Sudafrica?

Perché è ricercato negli Stati Uniti, da cui è fuggito portando con sé almeno una sessantina di milioni di dollari, per associazione a delinquere, falso in bilancio, frodi di gravità eccezionale (avrebbe post-datato delle opzioni, e avrebbe finto di pagare con stock option suoi impiegati alla Comverse, mentre questi titoli finanziari sarebbero finiti in un unico conto, a nome «I.M.Fantom», che si traduce: «Io sono fantasma». Ovviamente,  il «fantasma» era Kobi). La denuncia è stata elevata non da un gruppo antisemita, bensì  dalla SEC, l’ente di controllo della Borsa di New York (3). Quando l’FBI è andato ad arrestare Kobi, questo s’era già reso fantasma. Anni dopo, una sua telefonata alla figlia, fatta con Skype, ha permesso di localizzarlo in Sri Lanka, con cui gli USA hanno un accordo di estradizione. Kobi è dunque volato in Namibia, dove ha ottenuto asilo e immunità con la promessa di investire 38 milioni di dollari in opere locali.

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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

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