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SI, E' LA CASTA DA ABBATTERE

Post n°2398 pubblicato il 30 Marzo 2008 da destraitaliana
 

In soli due mesi, il costo del debito della Telecom è aumentato del 50%: perché qualcuno compri le sue obbligazioni, il rendimento ha dovuto passare da 4% a 6,7%. E’ un esempio di quello che succede alle entità super-indebitate nell’attuale condizione globale di restrizione del credito, e ovviamente sta già accadendo lo stesso all’indebitatissimo Stato italiano. Saremo noi contribuenti, a crescita zero, a pagare i frutti dei BOT che la nostra classe cosiddetta dirigente ha lasciato salire al 106% del PIL, il più enorme dei Paesi sviluppati. Perché Telecom si sia ridotta così è noto. Dal momento in cui i politici hanno lasciato che Tronchetti Provera comprasse con  soli 153 miliardi suoi un’azienda che ne valeva 55 mila, ed ha dovuto ricambiare il favore, la «politica» non ha fatto che saccheggiare l’azienda come strumento e vittima di malversazioni e tangenti, mettendoci capi a loro graditi (Colaninno in quota D’Alema) che l’hanno portata alla rovina.

Non solo l’hanno svuotata; le hanno fatto perdere i treni del progresso tecnologico travolgente di
internet; il risultato è che siamo il Paese più arretrato anche in questo campo, il meno coperto dalle linee veloci, in mano a un monopolio sgonfio che vivacchia rubacchiando sugli SMS dei giovani cretini, e dei disperati che come il sottoscritto devono usare Alice Mobile: lentissima e costosissima, con spese impreviste ogni mese oltre il rateo, e pubblicità truffaldina che promette «naviga a 7,2 mega», cosa da reato penale. Ma impunite, perché i giudici sì occupano solo di chi non ha santi in paradiso. La stessa cosa hanno fatto ad Alitalia (1,7 miliardi di euro di debiti). Al punto che ora si deve giudicare un bene se se la prende Air France; almeno uno straniero non risponderà alle richieste clientelari degli avvoltoi e dei sindacati. Alitalia ci ricorda perché l’Italia è stata sempre sotto il dominio straniero: perchè non ci sappiamo governare, perché non esprimiamo che classi parassitarie incapaci (1).

Lo dico come risposta a quei lettori - ce ne sono sempre - che mi obiettano: anche se si riducono gli emolumenti ai parlamentari, non sarà questo risparmio a far quadrare i conti. La Casta ci rovina non solo per i suoi emolumenti scandalosi, ma perché per giunta distrugge l’economia e la società, pretendendo di «governare». Secondo le sue concezioni: concezioni di menti distorte dagli emolumenti che, a quei livelli, sono di per sé corruttori. Veltroni ha dato un esempio di quella stortura mentale e morale. Quando Fini ha fatto sapere che Veltroni a 52 anni è titolare di pensione di 5.200 euro, costui ha replicato: «Fini ha perso una buona occasione per tacere» e «con quei soldi faccio del bene». Se noi cittadini e contribuenti siamo diventati insensibili a tali frasi, al punto di non  coglierne la patologia che rivelano, allora è finita. Fini doveva «tacere»? E perché mai?

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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

LUIGI LIBERO!

 
 

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