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CHI ERA MARINUS VAN DER LUBBE?

Post n°2405 pubblicato il 31 Marzo 2008 da destraitaliana
 
Tag: STORIA

Lo scorso mese, è stato pubblicato su questo sito un articolo in cui si riferiva la sentenza tedesca che ha "esonerato" Marinus Van Der Lubbe dall'accusa di aver incendiato il Reichstag nel 1933, ribadendo così la presunta responsabilità del governo nazista. L'articolo, proveniente da 911 Blogger, definiva Van Der Lubbe "un comunista olandese, semi-demente e con la passione per i roghi".

In questi giorni, "A" - una delle più note riviste del movimento anarchico italiano - ha pubblicato un estratto dal recente libro di Nico Jassies (Berlino brucia - Marinus Van Der Lubbe e l’incendio del Reichstag, Edizioni Zero in Condotta, 96 p., 7.00 euro) che offre una visione molto più articolata e precisa di quest'uomo, giungendo anche alla conclusione che l'incendio del Reichstag fu interamente opera sua.

Negli anni Trenta il nome di Marinus van der Lubbe divenne famoso nel mondo intero, dopo che questi ebbe incendiato il Parlamento tedesco a Berlino, il Reichstag. Al termine di un processo che fece scalpore, fu condannato a morte e decapitato nel gennaio 1934, all’età di ventiquattro anni. Nella città olandese di Leiden erano molti a conoscerlo come agitatore, ben prima dell’incendio del Reichstag. Disoccupato e militante, attirava l’attenzione con il suo modo di agire, mettendosi in testa alle manifestazioni o rompendo le vetrine dell’Ufficio di Assistenza Sociale. Ricoprì anche un ruolo importante nel movimento della gioventù comunista di Leiden.
Marinus van der Lubbe è una leggenda. Inevitabilmente: è morto giovane, senza aver scritto molto, ma a lui è stata dedicata una gran quantità di libri spesso contraddittori tra loro. I suoi amici sono morti e le parole della sua epoca hanno cambiato senso: oggi i socialisti si esprimono come i capitalisti, i capitalisti come i socialisti; ed entrambi sostengono tutto e il contrario di tutto. Dire che Van der Lubbe era un “anarchico” e ricoprirlo di elogi è facile tanto quanto mandarlo al diavolo trattandolo da idiota o da confusionario. Alcuni lo descrivono come una sorta di trotzkista, fanatico e pronto a cadere nell’eccesso. Ma, come nota lo scrittore e giornalista olandese Igor Cornelissen nella sua introduzione al libro di Jef Last – Doodstraf voor een provo (Pena di morte per un provo): «Rinus (diminutivo di Marinus, NdT) era semplicemente un giovane operaio vigoroso che ha avuto la disgrazia di vivere in un’epoca fuori dalla norma, nella quale i disoccupati si contavano in centinaia di migliaia, poco dopo una guerra mondiale che era costata milioni di vite umane e poco prima di una nuova guerra. E cercava, con ogni mezzo, di impedire questa catastrofe imminente.»

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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

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