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RESURREZIONE : ROTTURA DI SCHEMI

Post n°2416 pubblicato il 02 Aprile 2008 da destraitaliana
 

Gesù è vivo, risorto; la risurrezione è un evento unico nella storia dell’umanità e delle religioni. Nessun santone, nessun guru, nessun maestro, nessun grande iniziato ha potuto sottrarsi alla corruzione del sepolcro.
La resurrezione è l’evento della Fede, perché vince ciò che all’uomo desta il timore
più grande e ciò che per lui rappresenta il disfacimento anche morale e spirituale assoluto: la morte.
Il nemico ultimo ad essere vinto dall’umanità, è reso disarmato da Cristo Signore.

La resurrezione è un fatto storico.
Si basa sulla testimonianza di persone che hanno dato la vita per attestarne la veridicità.
Delle due l’una: o gli apostoli mentono oppure dicono la verità; una terza possibilità potrebbe essere quella che sostiene la mera convinzione di un’illusione: gli apostoli pensavano di dire il vero, ma erano soltanto degli illusi, ingannati.
Bene; esaminiamo un’ipotesi alla volta.

La menzogna.
Questa supposizione ammetterebbe una contraddizione in termini: se gli apostoli avessero annunciato una farsa, che senso avrebbe avuto essere disposti a confermare con il sangue questa verità?
Tutti (eccetto San Giovanni, che superò illeso il martirio) diedero la vita per il Maestro, che sapevano vivo e vivente; si può pensare sul serio che sarebbero morti per un inganno da loro stessi ideato (magari trafugando il cadavere), che li avrebbe condotti alla sofferenza, alle persecuzioni, fino a morire condannati proprio per questo?
Davvero inverosimile, anzi impensabile.

E che gli apostoli abbiano predicato Cristo e questi crocifisso e risorto ed il fatto che abbiano dato la vita, sono eventi storici documentati, non soltanto dal Nuovo Testamento; bastano, su tutte, le testimonianze epigrafiche tombali del primo secolo.
Quindi morirono tutti, ma certamente non per qualcosa che sapevano essere falso.
Forse morirono quindi per una illusione?
Vediamo quest’altra ipotesi.

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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

LUIGI LIBERO!

 
 

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