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Cinquanta anni di storia umana in una persona di cinquanta anniIl giungere ad una età intermedia, considerato che la vita odierna ha un tempo limite di 100 anni fa diventare più riflessivi, o almeno dovrebbe. Non sempre ciò accade, anzi direi che forse troppo spesso accade l'inverso,: si diventa più dispersivi. Per me non è così. Già per carattere sono una persona che ama la vita e soprattutto ritengo che sia utile e divertente scoprirne il quid dietro le quinte del Cosiddetto Bene e del Famigerato Male, anche perché ci si accorge che siamo noi a decidere cosa sia l'uno e cosa sia l'altro dispensandoci abilmente a cogliere più esattamente una soglia intellegibile su ciò che sia in realtà umano da ciò che inevitabilmente nega l'umanità disumanizzando e dirigendo la nostra specie in una sorta di annientamento di cui non si conosce esattamente l'esito definitivo, che non comporta nessun trauma per chi lo persegue e che non scatena alcuna azione tenace e riconoscibile nel tempo e nello spazio in chi lo subisce, sempre che si voglia tacere sull'impegno di grandi spiriti tutti relegati nel museo della storia dei Perdenti nobili. Vero è anche che la sorte di chi va verso se stesso non presenta nessuna garanzia aprioristica. Salvo forse il fatto di essere sempre in grado di osservare senza eccessivo coinvolgimento la sorte che ne deriva. Forse anche qualcos altro, ma inutile dirlo in questo ambito, per il motivo di cui sopra. Detto ciò mi preoccupo quindi di essere coerente con il titolo proposto e mi voglio dedicare a chiarire meglio che cosa intendo. Avere cinquanta anni alla mia età psichica non è uno scherzo. Il corpo, per quanto lo si mantenga adatto a sostenere l'anima e per quanto l'anima sia adoperata perché lo renda luminoso, comunque tende a retrocedere, a lasciare il posto alla dimensione più profonda, più idonea ai livelli superiori di esistenza. La malattia sarebbe bene evitarla per quanto si può. E si potrebbe se ci fosse più rispetto per se stessi e per glia altri, non escluso l'ambiente. I miei cinquanta anni di storia umana sono una testimonianza di questo impegno ed anche di quanto sia difficile e faticoso difendersi da chi invece trae guadagno dal Male procurato e da quello che si autoprocura con un atteggiamento mentale e di comportamento senza alcuno scrupolo.Vorrei precisare per non essere fraintesa, che per malattia intendo la dipendenza viziosa; non mi riferisco a malattie tipo influenza, morbillo oppure cancro. Ritengo che una reale malattia sia quella che fa del male all'anima e per la quale poi il corpo subisce le conseguenze di ripiego. Certo l'obesità statunitense sembrerebbe l'inverso, ma è solo un'apparente spostare la causa della malattia ad un maldestro utilizzo del nostro corpo. In realtà si tratta soprattutto di assenza di uno scopo umano per eccellenza, quale potrebbe essere una cultura più diligente e profonda, una visione dell'esistenza più matura e responsabile. In questo senso, mi auguro di essermi chiarita a sufficienza, per evitare scomodi e fastidiosi fraintendimenti.
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