
[...]Sono forse lecite estensioni di una visione appena
percepita o persino trasformazioni di un sapere doverosamente occultabile;
eppure è tanto più semplice e confortante ravvedere nella passione erotica
dell’essere l’uno dell’altra come Anima e Spirito.
Voce del mio amato: eccolo, viene, slanciandosi sopra i monti,
proteso sui colli.
Il mio amato somiglia ad una gazzella o a un cucciolo di cebiatta;
ecco, sta dietro i nostri muri, spia dalle nostre finestre, scintilla lo
sguardo suo dietro le inferriate.
Così esordisce, cantando il mio amato e mi dice:
Alzati, amica mia, mia leggiadra, e vieni.
E più avanti:
Come sono belle le tue carezze, sorella mia sposa,
buone oltre il buon vino; e quanto buono è l’odore dei tuoi oli, più
di ogni balsamo.
Vergine miele distillano le tue labbra, sposa, e nettare e latt5e
sotto la tua lingua; e l’odore delle tue vesti è come quello del Libano.
Giardino reecintato sei, sorella mia e sposa, sei la roccia che
racchiude l’onda, sei la fonte sigillata..
E
infine:
Svegliati e vieni, vento di austro, vento di tramontana, alita il
miio giardino e scorreranno i tuoi balsami; il mio amato verrà nel suo giardino
e mangerà i suoi frutti
È difficile immaginare un amore mistico più
profondo di quello dell’Anima che anela al suo Spirito. Se l’odore di una sposa
è fonte d’esaltazione dei sensi e della memoria, quanto più grande dev’essere
quell’ardore se i due amanti sono Anima e Spirito? È evidente che non ci sia
balsamo più intenso di quello del seno dell’amata poiché esso è, in sé, vita,
promessa e memoria. La memoria si diparte così dal tempo ancor prima di essere
memoria, ancor prima d’esser vissuta. L’Anima sente lo spirito aleggiare oltre
i monti dell’Hermon, la sua “mente” si tende, il suo cuore è stravolto; un solo
sguardo dei suoi occhi, un solo monile dei suoi monili superano ogni balsamo e
dissetano oltre ogni fonte d’acqua chiara che scorra dal Libano. Nardo e croco,
cannella e canforo, mirra e incenso,
melograni e primizie d’ogni genere sono soltanto una parte dei frutti, dei colori e degli odori emananti dall’orto
conchiuso dell’anima.
Ma l’aspetto più prodigioso è che tutto ciò
s’innesta sulla lunga linea del mito e della favola. Castelli, principi,
frutti, cerbiatti, boschi, non sono che indizi di un percorso sotterraneo e
simbolico di questo segreto rapporto d’amore indissolubile. Si pensi a Bambi,
il cucciolo di cerbiatto dell’austriaco Felix Salten - tanto caro alla memoria
infantile la cui storia s’inerpica come edera intorno alla innocente scoperta
dell’esistenza che si diparte dal principio di separazione; vittima invisibile
è la madre cerbiatta.
O anche la Bianca/neve, simbolo dell’acqua pura e
cristallina concretizzata in solida vita, raggelata dall’inganno mortale e
violento del suo alter ego – la nera regina/matrigna, l’esigente sovrana e
vittima del potere sensoriale – costretta a chiedere di continuo ad uno
specchio la conferma della sua bellezza apparente. Solo una mela – ancora un
frutto, ma quale frutto! – porterà al sonno la povera anima bianca, rinchiusa
in un feretro cristallino dentro un bosco/giardino e costretta ad attendere
l’alito vivifico donato dalle labbra ardite dello spirito/principe per tornare
in vita. Siamo nuovamente di fronte ad un profilo emblematico dell’anima. Non è
superfluo infine ricordare il colore attribuito al principe che di azzurro è appunto
ammantato. Contrassegna inevitabilmente il regno di sovrarealtà da cui
proviene. Impavido e indifferente è il principe ed il profondo azzurro di cui
si ammanta è potenza che regna ovunque e in nessun luogo, poiché celeste è il
regno della sovranità divina. Lo spirito di Dio aleggiava infatti sulle acque
della creazione.[...]
RC/caudapavonis - tratto da: "L'Anima Dolente - anatomia rovesciata dello spirito puro"