
La Cattedrale era vuota e silente, soltanto qualche sordo fruscio aleggiava di rado in quel silenzio come un battito d'ali; proprio come quello che senti di notte nelle campagne o d'estate nei boschi. Qualche monaco, pensò, o qualche timido visitatore nascosto alla mia vista. Avanzava anche lui lentamente e silenziosamente lungo la navata centrale, ma non poteva resistere alla tentazione di fissare una ad una le colonne. Ognuna diversa dall'altra e, ognuna di esse era sormontata da strani capitelli. Si accorse che non vi era simmetria, ne' uguaglianza e sebbene ogni cosa, ogni struttura fosse diversa dalle altre non provocava smarrimento ne' delusione dei sensi, Al contrario, era quella diversità a rassicurarlo; quella asimmetria lo confortava senza un apparente e logico perchè. Guardò ancora i capitelli; uno raffigurava un mostro alato, un'altro una sorta di gobbo, più oltre un groviglio di rami d'acanto, Ma vide anche figure mostruose, chimere d'ogni sorta che sembravano seguirlo ad ogni passo fingendo d'essere ferme nella pietra. Abbassò lo sguardo per riprendersi l'equilibrio che gli aveva provocato il guardare in alto. Notò che nel pavimento policromo di marmi rossi, neri, bianchi e verdi, si apriva un grande mosaico in forla di labirinto. Come un bambino, e senza curarsi di chi avrebbe potuto sorridere nel vederlo, prese a percorrere i suoi meati a piccoli passi. Giunto alla fine, nel centro di quella figura, alzò lo sguardo e vide che era nuovamente di fronte al grande abside centrale. Proprio da lì filtrava la luce del sole. capì che la cattedrale era costruita seguendo sull'asse seguito dal sole nel suo moto apparente, dall'alba al tramonto. Non ci aveva mai pensato prima, ma ora con un poco di tempo tutto per sé, aveva potuto oziare profiquamente e riceverne un beneficio. Si, ora capiva. Capiva perché sotto i suoi passi esalava l'aroma fragrante dei suoi ricordi infantili: l'odore del pane caldo, aromi di zucchero, il vento d'estate e il luccichio del mare. Intorno a sè lo sguardo coglieva l'assenza e la trqasparenza eppure vuoto non era mentre su, sopra quele colonne un cielo di pietra gli sembrò come il coperchio di quel grande contenitore. Di lì tutto svettava verso l'alto, verso il respiro, eppure chiudeva lo spazio. Prima pensava che quel vuoto celasse un divino inaccessibile o così gli avevano fatto credere. ma ora non più o non soltanto. Ora capiva perché d'un tratto sentì di essere lui stesso una piccola cattedrale e le sue costole le colonne e, dentro queste, una vaquità apparente, Comprese di essere gli occhi di quella grande anima racchiusa in quel corpo di pietra. E come quella aveva percorso il labirinto del vivere, ma il conforto maggiore lo invase quando, d'un tratto, comprese di aver varcato la soglia di quel luogo volgendo le spalle al tramonto e guardando l'aurora. Così l'anima procede dal suo passato verso la sua nascita mentre il corpo di terra guarda al suo tramontare. Guardò verso l'alto e gli parve che quei demoni gli sorridessero: non poté fare a meno di strizzare loro un occhio. Era bastato un solo momento perchè riuscisse a vedere ciò che non aveva mai visto e sorrise fra se. D'un tratto si accorse che nella mente si era affacciata senza un ragionevole perché quella vecchia filastrocca infantile che credeva di aver dimenticato. cominciò a canticchiarla: oh topolino, bianco di gesso, parla con me, portami in giro, e dimmi cos'è...