Talvolta il sapore delle parole è simile al gusto del sangue; ferroso, caldo, scivoloso e denso. E come il sangue anche le parole escono svuotando la vita del suo senso. E' come se un solo piccolo foro nel corpo lasciasse uscire fiotti di anima che presto si smarrisce tra pietre e sassi. C'è chi crede di far scorrere i propri ruscelli di parole soltanto nel proprio giardino; c'è invece chi crede che possano riempire il mare. C'è infine chi ci si rispecchia come un Adone nella terribile certezza di scorgervi una luce che forse non vede, soltanto perché la sua ombra ne vela il riflesso. Parlare, guardarsi negli occhi scrutare un ignoto fiume di sensi celati che scorrono liberi nell'aria riconoscendosi. Il segno non è arte in sé come non lo è la parola scritta. Dietro di essi qualcosa di incerto e invisibile galleggia smuovendo un'arte maggiore: quella del vivere. E' allora che la parola diventa se stessa, si muta in parabola e si lancia in ellissi che sollevano il senso perché da sola, la parola, non basta. E il senso, quello reale, non avrà mai abbastanza parole. Ceci n'est pas une pipe...

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