QUESTA E' LA DESTRA CHE VI RAPPRESENTA:"Scajola: ecco le cifre della nostra vittoria
"La vittoria di Berlusconi e del centro destra, e quindi la sconfitta della sinistra, sono molto piu’ ampie di quello che appare contando solo le citta’ vinte e quelle perse."
Lo ha affermato il presidente del Comitato di Presidenza di Forza Italia, Claudio Scajola, commentando il risultato delle elezioni amministrative.
"Nell’Italia settentrionale la sinistra non e’ stata sconfitta, e’ stata spazzata via dalla scena politica. Piu’ ancora del numero, gia’ clamoroso, delle citta’ e delle province conquistate da noi, sono le percentuali che danno la misura del nostro successo. In tutte le province del nord nelle quali si e’ votato la sinistra e’ sotto il 30%. Nei comuni capoluogo, tranne Cuneo, raggiungono a stento il 40%". "E’ un’illusione ottica che la sinistra abbia perso solo al nord. Al sud, in sette capoluoghi su nove, sono sotto il 35%. Nelle regioni rosse, Emilia e Toscana, tutti i capoluoghi sono andati al ballottaggio, persino la rossa Pistoia. La migliore dimostrazione della loro disfatta e’ proprio che sono costretti a vantare come successi il fatto di aver tenuto a fatica con il 51% una roccaforte come Genova, dove la CdL ha guadagnato piu’ di dieci punti, costringendoli al ballottaggio in Provincia, oppure di aver ottenuto il sindaco di Agrigento, dove la CdL ha eletto 22 consiglieri su 30, a dimostrazione dell’anomalia di quella situazione locale. Insomma da nord a sud il messaggio e’ univoco: l’Italia non ne puo’ piu’ della sinistra, del Governo Prodi, ed ha invece una gran voglia di Berlusconi".
MENTRE QUESTA E' LA SINISTRA:
Fassino: il Paese chiede una politica che decida
Intervista di Goffredo De Marchis, da "La Repubblica"
29 maggio 2007
ROMA - Lui dice centrosinistra. Mai governo. Eppure il «campanello d'allarme" che viene dal Nord suona anche per Romano Prodi e la sua squadra.
Segretario Fassino, nella maggioranza non si canta vittoria, ma ci si accontenta del pareggio. È contento anche lei?
«No. È vero che la spallata non c'è stata, ma il voto non ci può soddisfare. Per carità, la nostra coalizione segna parecchi punti a favore. Penso al risultato di Agrigento e di tanti comuni siciliani importanti come Alcamo, Niscemi ed Erice strappati alla destra. C'è il risultato positivo de L'Aquila da anni città moderata, e di molte città abruzzesi. Guardo all'esito davvero sorprendente di Parma dove si va a un ballottaggio del tutto aperto, a Taranto, alla conferma di Frosinone. Sfioriamo la vittoria al primo turno a Piacenza e a Cuneo ci confermiamo in una piazza non semplice. E sottolineo i successi di Ancona, Carrara e delle città toscane. Dati significativi: dicono che l'Unione è in grado di intercettare esigenze e domande dell'opinione pubblica».
Allora da dove nasce la sua insoddisfazione?
«Il voto manifesta, senza dubbio, una criticità nel Nord del paese. Sono positivi i risultati della Vincenzi a Genova e di La Spezia, ma quando si perde ad Alessandria, Asti, Verona, Monza e Crema non si può vederlo soltanto come un campanello d'allarme di natura locale».
Quello che diceva il Cavaliere alla vigilia, subito smentito da Prodi.
«Diciamo che la politicizzazione del voto voluta da Berlusconi ha fatto presa soprattutto al Nord».
Perché?
«Perché nel Nord è più forte la crisi di fiducia dei cittadini nei confronti della politica. Il Nord è la parte più dinamica del Paese, è abituata a competere sui mercati esteri, a paragonare la propria vita con quella delle società con cui si confronta quotidianamente. È anche la parte più sensibile alle esigenze di modernizzazione e proprio per questo misura con maggior senso critico una politica che appare lenta, distante e sorda. E che soprattutto non sa decidere. Quegli elettori hanno visto che in Francia in tre settimane si è votato due volte, chi ha vinto ha fatto il governo in 48 ore con soli 15 ministri, metà dei quali donne. E confronta tutto questo con una politica italiana che dai Dico al tesoretto si divide su tutto. Lei non ha idea di che impatto negativo abbiano avuto nelle città settentrionali le immagini dei cumuli di immondizia di Napoli. Paradossalmente, più che a Napoli stessa. Quella massa di spazzatura è, agli occhi dei cittadini del Nord, incomprensibile. Ed è, soprattutto, la dimostrazione di uno stato incapace ed imbelle».
È il caso di ricordare che la Campania è governata da voi, dal centrosinistra. Come il Paese.
«Il punto è questo: le aree in cui si è manifestato lo spostamento a destra sono quelle dove è più diffuso quel tessuto di piccole e medie imprese, di lavoro autonomo, di professioni nuove e vecchie che in questi anni non si sono sentite riconosciute e rappresentate dalla politica. E continuano a sentirsi così perché neanche l'Unione è riuscita a dare segnali che dimostrassero la sua capacità di raccogliere le domande di quei mondi e di dare risposte».
E i risultati sbandierati dal governo Prodi in questi dodici mesi?
«Ci sono. C'è una politica economica che nei suoi indirizzi fondamentali è giusta. Tanto è vero che il deficit scende, il debito pubblico si riduce e la crescita è sostenuta. Alcuni ceti questa politica giusta l'hanno condivisa. Ma pensano di averla pagata in prima persona senza che a un risanamento oneroso seguisse immediatamente una politica d'investimenti, di innovazione, di riforme capace di giustificare quegli sforzi. I terreni su cui matura la questione settentrionale sono sempre gli stessi: fiscalità, autogoverno locale e federalismo, modernità delle infrastrutture e qualità di una pubblica amministrazione che viene spesso percepita come opprimente e parassitaria. E il grande tema della sicurezza. Nodi su cui la politica, anche la nostra, non ha fin qui dimostrato di avere il coraggio e la determinazione necessari».
Lei vuole risposte per i settori della società che secondo la sinistra radicale hanno già avuto troppo.
«Io dico che il voto pone l'esigenza di ascoltare queste domande. Intendiamoci, c'è anche un altro aspetto da valutare, di segno diverso. Riguarda il lavoro dipendente, soprattutto operaio, che in questi anni ha vissuto sulla propria pelle la precarizzazione, anche dei redditi, e che vive con angoscia la discussione sulle pensioni. È un nodo leggibile nel voto della provincia di Genova dove il centrosinistra va al ballottaggio dopo tanti anni di successi al primo turno. Insomma, le amministrative sono un campanello d'allarme per l'Unione. Che va ascoltato e analizzato con grande lucidità».
Berlusconi vi propone la via più semplice: le dimissioni del governo.
«Questo voto non chiede al governo di andare a casa. Piuttosto gli elettori vogliono che chi guida il Paese si rimbocchi le maniche. Se l'esito delle amministrative fosse l'apertura di una crisi la gente si allontanerebbe ancora di più dalla politica».
Con questi risultati quindi il centrosinistra non smorza la denuncia di Montezemolo?
«No. Anzi. Credo che abbia pesato ciò che Montezemolo ha detto all'assemblea di Confindustria. Non a caso lo smottamento è avvenuto in quelle aree dove la presenza imprenditoriale è forte. A maggior ragione confermo il mio commento alle sue parole: guai a fare spallucce, a girare la testa dall'altra parte. Esprimevano lo stato d'animo di una parte del Paese che ieri ha scelto a destra, ma in altri momenti ha votato per noi».
Il Partito democratico è una risposta?
«Il voto è un'ulteriore sollecitazione a fare il Pd. A patto che sia all'altezza della domanda di cambiamento, di innovazione e di modernità».
E non serve subito un leader per dare un profilo al Partito democratico, come chiedono in molti?
«Se pensiamo di risolvere le questioni aperte dai risultati di ieri con un dibattito sulla guida del Pd, siamo fritti. Perché i cittadini di Varese vogliono sapere quando facciamo la Pedemontana e gli imprenditori del Nord Est quando gli riduciamo le tasse. Non rispondiamo al Nord in modo "romano" pensando che tutto si risolve nel politicismo di un confronto sulla leadership. Parliamo delle domande vere e dei problemi veri che la società settentrionale ci pone. E diamo delle risposte. In fretta, per favore».
COSA AGGIUNGERE ALTRO? DIREI CHE LA DIFFERENZA C'E' E SI VEDE ANCHE IN QUESTE PICCOLE COSE. L'INTERVISTA DI FASSINO E PACATA, SERIA E NON IPOCRITA. PIERO DA PERSONA INTELLIGENTE NON HA CERCATO DI CAPIRE IL RISULTATO DI QUESTE ELEZIONI AL DI LA' DEI NUMERI. QUELLA AL PIRLONE DI SFORZA ITALIA E' DEMAGOGA, POPULISTA OLTRE CHE NON DEL TUTTO ONESTA'. CHECCHE NE DICA FIGHTER ORGOGLIOSO DI NON STARE DA QUELLA PARTE.
RIDATECI MONTANELLI UOMO DI DESTRA COLTO OLTRECHE' PERSONA INTELLIGENTE E SERIA. ORA A VEDERE LA DESTRA ATUALE SI STA RIBALTANDO NELLA TOMBA. QUESTA DESTRA MI FA' VERAMENTE VOMITARE!!!!!!
Inviato da: musclecarsilver
il 25/10/2008 alle 12:44
Inviato da: autores
il 03/07/2008 alle 19:47
Inviato da: paraffo
il 14/06/2008 alle 18:17
Inviato da: bonfo67
il 09/06/2008 alle 14:06
Inviato da: paraffo
il 03/06/2008 alle 16:26