Bossi parla di fucili, Napolitano richiama alla moderazione
27 agosto 2007
Fanno discutere le sconcertanti parole pronunciate ieri dal leader della Lega Nord Umberto Bossi durante un comizio tenuto a Passo San Marco in provincia di Bergamo. Parole con le quali Bossi, oltre a confermare che il Carroccio vuole andare fino in fondo nell'intraprendere lo sciopero fiscale annunciato a Ferragosto, ha rivolto delle deliranti minacce ai «romanofili e alla banda di tutti quelli che vivono sulle spalle del nord». Bossi si è lasciato andare a dichiarazioni che fanno parte del suo ormai celebre repertorio («basta Roma, basta tasse», «dobbiamo far nascere la Padania», «dipendiamo da Roma che è madre di schiavitù»), arrivando addirittura a prospettare l’uso della forza per “liberare” il nord dal giogo della Capitale. «Lombardi e piemontesi – ha detto – non hanno mai tirato fuori il fucile ma ricordatevi che c'è sempre la prima volta».
Le dichiarazioni del Senatùr sono state accolte con sdegno e sconcerto dalla totalità del mondo politico del centrosinistra. Non altrettanto dal centrodestra, che invece, pur stigmatizzandole, non ha perso occasione per rinvigorire la polemica con il governo. In serata è addirittura intervenuto, con una nota, il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano – si legge nel comunicato del Quirinale – «ha la massima considerazione per la libertà del confronto politico, anche nelle sue asprezze, e per il pieno esercizio del ruolo e dei diritti di qualsiasi forza di opposizione. Ma dinanzi a eccessi clamorosi nella polemica e nella propaganda, sente di dover esprimere un forte richiamo alla moderazione del linguaggio, e al rispetto dei valori nazionali e dei principi costituzionali».
Oggi, con un comunicato congiunto, il segretario dei Ds Piero Fassino e il presidente della Margherita Francesco Rutelli hanno chiesto al leader dell’opposizione Silvio Berlusconi «una presa di distanza netta ed esplicita dalle dichiarazioni rese ieri da Umberto Bossi, le cui parole hanno ricevuto il plauso dei dirigenti del partito che presiede e che fa parte della coalizione guidata da Berlusconi». Secondo i leader di Quercia e Margherita, «di fronte ad una evocazione di ribellione e di violenza che può purtroppo trovare seguaci irresponsabili non sono ammessi calcoli politici o ambigui silenzi. Quando qualche frangia irresponsabile della nostra coalizione ha pronunciato parole inaccettabili, noi non abbiamo esitato a condannarle anche a prezzo di inevitabili conseguenze politiche. Chiediamo a Berlusconi di fare altrettanto, contribuendo così ad isolare chi vorrebbe appiccare pericolosi incendi politici.
Ieri era stato il sindaco di Roma Walter Veltroni a commentare con preoccupazione le frasi pronunciare dal leader della Lega, chiedendo una ferma condanna e una presa di distanza da parte degli alleati del Carroccio. «Spero che qualcuno dei suoi alleati – ha dichiarato il candidato leader del Pd – abbia qualcosa da dire, su tutte le cose: Roma, tasse e fucile. Sono tre cose sulle quali c'è da attendersi che gli alleati di chi pronuncia queste parole dicano cose chiare, inequivoche e spero definitive».
In realtà, neppure davanti ad una situazione del genere, gli alleati di Bossi sono riusciti a mettere il bene e la sicurezza del Paese davanti agli interessi di coalizione. Silvio Berslusconi si è chiuso in un insolito quanto significativo silenzio, ed invece delle condanne chiare ed inequivoche, dal resto del centrodestra sono arrivate delle critiche morbide che non hanno evitato di gettare ulteriore benzina sul fuoco. E allora ecco Maurizio Gasparri di An che considera i fucili di Bossi «solo verbali» e anzi critica gli esponenti dell’Unione «che non hanno le carte in regola per alzare polveroni». Stessa linea adottata dal vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchetto, che giudicando ormai noto il linguaggio «forte e ricco di iperbole» usato da Bossi, non perde occasione per attaccare la sinistra.
Dall’Udc, partito che si è sempre voluto distinguere dalle politiche della Lega e dalla cosiddetta opposizione della “spallata”, arrivano critiche solo un poco più decise. Il segretario Lorenzo Cesa giudica «irresponsabili le parole pronunciare dal Bossi bifronte», ma sottolinea che i fucili evocati dal leader del Carroccio «si riveleranno come al solito delle pistole ad acqua». Pier Ferdinando Casini torna a pronunciare il leit motiv secondo il quale le parole di Bossi «non fanno altro che rafforzare il governo Prodi».
Ben più aperte e decise le critiche e le parole di condanna giunte dalle fila del centrosinistra. A fianco delle condanne, questa volta inequivoche, si inserisce anche una riflessione nella quale ci si chiede come sia possibile instaurare un serio dialogo tra maggioranza ed opposizione nel campo delle riforme istituzionali. Se lo chiede Marina Sereni, vicecapogruppo dell’Ulivo alla Camera. «Un giorno leggiamo interviste di leghisti dialoganti e il giorno dopo ci tocca commentare Bossi che parla di fucili. Mobilitare la propria gente, per non sparire dietro i giochi di prestigio di Berlusconi che, in solitudine, inventa un partito in agosto, non può giustificare le parole del leader del Carroccio che diventano pericolose anche per i suoi. Niente, dunque, se non la voglia di visibilità, spiega i toni esasperati di pezzi della Cdl che, purtroppo da tempo, non vengono moderate dai cosiddetti “moderati”».
«Il richiamo del presidente Napolitano – ha aggiunto Sereni – è condiviso da tutti gli italiani che rispettano la Costituzione, le leggi, la civile convivenza. Il Governo è al lavoro per disegnare la Finanziaria 2008 che risponderà sì all'obiettivo di ridurre l'abnorme deficit pubblico come ci chiede il Fmi, ma rispetterà anche l'impegno preso con la manovra del 2007 nella quale abbiano scritto e votato che aumenti di gettito sarebbero stati destinati a ridurre le tasse dei contribuenti onesti».
Secondo il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, da sempre impegnato nel promuovere il dialogo tra maggioranza ed opposizione, le parole di Bossi rischiano di compromettere ogni proposito di riforme condivise. «Sulla legalità – ha detto Chiti in un’intervista al “Corriere della Sera” – siamo intransigenti, non concederemo né sottovalutazioni né sconti». Il ministro ha ricordato che «il governo di centrosinistra ha presentato in Parlamento un progetto di legge per il federalismo fiscale che nessuno mai, tanto meno il governo Berlusconi, ha mai offerto alla Lega. Oltre a questo abbiamo teso la mano sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale. Queste sono le nostre offerte, ma se il terreno si sposta, noi non ci stiamo. La Lega – ha concluso Chiti – deve rendersi conto che deve essere chiara sul terreno della legalità e deve abbandonare affermazioni che non solo sono negative ma che seminano tempesta nell'opinione pubblica».
E POI PARLANO MALE DEL GOVERNO. MA VI RENDETE CONTO IN CHE CONDIZIONE SI DEVE LAVORARE! IL PROBLEMA CHE, ED E' QUESTO IL LATO COMICO, GENTE COME BOSSI PASSA AGLI OCCHI DEGLI ITALIANI, STUPIDI MA PUR SEMPRE ITALIANI, COME QUASI UN EROE CHE PARLA TERRA TERRA. CHISSA SE PERO' NELLA SUA CROCIATA ANTI TASSE, CHE SA MOLTO DI DEMAGOGIA, PARLA ANCHE AGLI IMPRENDITORI DEL NORD CHE ANZICHE' PAGARE A "ROMA LADRONA" NON PAGANO NEANCHE A MILANO E POI MANDANO I FIGLI ALLA SCUOLA PUBBLICA SENZA AVERNE DIRITTO?
purtroppo gli Italiani sono anche questi, cioe' quelli che vogliono i loro "diritti" ma spesso si dimenticano dei loro "doveri".
Inviato da: musclecarsilver
il 25/10/2008 alle 12:44
Inviato da: autores
il 03/07/2008 alle 19:47
Inviato da: paraffo
il 14/06/2008 alle 18:17
Inviato da: bonfo67
il 09/06/2008 alle 14:06
Inviato da: paraffo
il 03/06/2008 alle 16:26