STAVOLTA PARTIAMO DA QUELLA DI SINISTRA:
"Referendum, i lavoratori dicono sì al protocollo
10 ottobre 2007
I lavoratori hanno espresso la loro opinione sul protocollo welfare. Lo hanno fatto in massa, con una partecipazione altissima. Hanno votato lavoratori dipendenti, precari, disoccupati, pensionati. I dati riguardanti l’affluenza, da nord a sud della penisola, parlano di un grande coinvolgimento dei lavoratori, che hanno invaso i seggi predisposti nei luoghi di lavoro. La conta dei voti è ancora in corso, stanno giungendo via via i dati definitivi regione per regione. Ma la vittoria del sì è ormai certa. I lavoratori hanno approvato l’accordo firmato il 23 luglio tra governo e parti sociali. I numeri parlano chiaro: una percentuale che varia tra il 70 e l'80% dei votanti ha detto sì all'accordo.
Commentando i primi dati, il presidente del Consiglio Romano Prodi ha parlato di «numeri molto, molto buoni che incoraggiano fortemente la decisione presa a luglio. Questa grande dimostrazione di democrazia che è il referendum – ha aggiunto il premier – è un appoggio forte alla politica seguita dal governo. E' un protocollo che abbiamo voluto, su cui le previsioni erano prevalentemente pessimistiche, che non si sarebbe raggiunto un accordo, non solo si è raggiunto, ma a quanto sembra è anche stato approvato da un larghissimo numero di interessati».
Dello stesso tenore il commento del sindaco di Roma Walter Veltroni. «Si tratta di risultati straordinari sia per la partecipazione che per l'ampia maggioranza di coloro che si sono dichiarati favorevoli al protocollo. Viene premiata la giustezza delle scelte avanzate dal governo Prodi e il coraggio e la lungimiranza dei sindacati. La grande vittoria dei sì - afferma il candidato segretario del Pd – al referendum dimostra ancora una volta che il mondo del lavoro guarda agli interessi generali del Paese, con il consueto senso di responsabilità, accettando una sfida riformista rivolta in particolare ai giovani, al loro futuro e al loro sacrosanto diritto ad avere una vita che non può e non deve essere segnata dalla precarietà».
Anche il segretario dei Ds Piero Fassino si è detto «molto soddisfatto». Il voto di oggi sul protocollo d'intesa, ha sottolineato il leader della Quercia «è molto positivo, per questo occorre continuare sulla strada avviata il 23 luglio. Gli operai sapevano e sanno che quell'accordo è buono - ha spiegato - per questo lo hanno votato nell'80% dei casi. Il malessere? Esiste - ha aggiunto Fassino - ma non è dovuto ai contenuti del protocollo di intesa, ma ai loro redditi che non superano i mille euro al mese. Per questo - ha continuato il segretario Ds - è urgente tornare a dare dignità al lavoro, soprattutto a quello manuale, aumentando nel prossimo futuro, seppure in una società flessibile diversa da quella del passato, le garanzie e i diritti di tutti i lavoratori».
In effetti, se si analizza più in profondità il voto, a fronte di un diffuso sentimento positivo verso il protocollo espresso dal voto dei lavoratori, c’è d’altra parte da rilevare un certo disagio di alcune grandi fabbriche. Tra i metalmeccanici di Mirafiori, così come in altri grandi stabilimenti italiani, ha prevalso il no al protocollo. Un dato, questo, che, pur nella soddisfazione generale per la grande approvazione, non deve essere sottovalutato. Ne è convinta Marina Sereni, vicecapogruppo dell’Ulivo alla Camera. «La consultazione ha un grande valore, ma ciò non significa non cogliere il segnale di un malessere. Questo però non vuol dire cambiare l'accordo sul welfare, ma riflettere su altri interventi da mettere in campo, soprattutto sui livelli salariali». L’esponente diessina invita comunque ad aspettare i risultati definitivi del referendum prima di emettere sentenze del tipo: “le grandi fabbriche sono schierate per il no”.
Invito la cui validità viene confermata anche da una nota congiunta, diffusa dai tre leader sindacali. «Siamo molto soddisfatti - ha dichiarato Guglielmo Epifani (Cgil) - i primi dati sono già molto significativi e confermano che si profila una netta vittoria dei sì, al di là delle aspettative. I sì vincono in particolare tra i lavoratori attivi, tra gli operai e i precari». Per Raffaele Bonanni (Cisl) «chi aveva puntato sulla politicizzazione di questa consultazione è uscito sonoramente sconfitto. I lavoratori hanno respinto le provocazioni irresponsabili di questi giorni. Questa straordinaria adesione rafforzerà e cambierà il sindacato italiano». Luigi Angeletti (Uil) fissa come obiettivo immediato «affrontare il problema dei bassi salari: bisogna rinnovare i contratti per ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti».
La partita passa ora nelle mani del governo e del Parlamento. Domani si terrà un atteso Consiglio dei ministri, in cui l'esecutivo sarà chiamato a pronunciarsi sul via libera al protocollo come allegato della Finanziaria 2008. Rimane da capire quale sarà l'atteggiamento dei ministri dell'area più radicale del governo. Paolo Ferrero, ministro per la Solidarietà sociale, dichiara che vorrebbe votare sì, ma c'è il rischio anche dell'astensione. Rischio che però non sarebbe giudicato come un dramma. «Credo - ha detto Marina Sereni - che il ministro Damiano avrà fatto uno sforzo già nella traduzione in legge del protocollo per fugare alcuni dubbi su questioni come il contratto a termine, lo staff leasing, il tetto per le pensioni di chi ha svolto lavori usuranti e quindi mi auguro che il Consiglio dei ministri sia nelle condizioni di votare all'unanimità. Non drammatizzerei un voto di astensione»."
E' QUELLA DI DESTRA:
| "Cicchitto: il referendum sul welfare segna la sconfitta di Prodi |
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"Il fatto che Romano Prodi esulti per il referendum e’ il segno della sua sconfitta come presidente del Consiglio. E’ come se avesse dovuto chiedere a una parte dei cittadini il permesso di varare una determinata riforma, con cio’ dimostrando non solo la incapacita’, sua e della maggioranza, di governare ma anche la consapevolezza che egli rappresenta una parte assai minoritaria del Paese". Lo ha affermato il viceccordinatore azzurro, Fabrizio Cicchitto, che ha osservato:
"Invece di mettere pace, anche l’esito del referendum sul Welfare e’ servito ad inasprire gli animi nella maggioranza, lacerandola, alimentando i sospetti reciproci, determinando l’ala radicale a dichiarare guerra, facendo infuriare i cosiddetti riformisti che si sarebbero invece aspettati una pacata e rassegnata accettazione dei risultati. E’ quello che accade quando il governo delega ai cittadini, delegittimando se stesso e di fatto ammettendo l’assoluta inadeguatezza alla guida del Paese, l’amministrazione della cosa pubblica. Fino a prova contraria, viviamo in una Repubblica rappresentativa, nel senso che le elezioni servono agli italiani per decidere chi deve guidarli." |
VORREI FAR NOTARE, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA DIFFERENZA DI STILE E PAROLE. QUELLA DI DESTRA E' PIENA DI DEMAGOGIA E MEZZI INSULTI, A PRODI MA IN REALTA' ANCHE AI LAVORATORI CHE HANNO VOTATO. SICCOME LORO SONO QUELLI CHE PARLANO A NOME DEI CITTADINI, SPERO CHE I CITTADINI NON ABBIANO LO STESSO STILE.
Inviato da: musclecarsilver
il 25/10/2008 alle 12:44
Inviato da: autores
il 03/07/2008 alle 19:47
Inviato da: paraffo
il 14/06/2008 alle 18:17
Inviato da: bonfo67
il 09/06/2008 alle 14:06
Inviato da: paraffo
il 03/06/2008 alle 16:26