Creato da counselor63 il 27/03/2008

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Proviamo a comunicare, condividere, criticare per costruire, confrontarci, ascoltarci, relazionarci. Proviamo a crescere oltre i nostri confini.

 

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Barbie Araba Sürme il 07/03/14 alle 14:56 via WEB
Grazie per un grande articolo
 
josecarlostita
josecarlostita il 27/04/10 alle 19:43 via WEB
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counselor63
counselor63 il 10/02/10 alle 13:22 via WEB
Ciao daianasara, grazie del tu gradito intervento. L'utilizzo prevalente di uno o dell'altro emisfero è un argomento interessante. Ancora più interessante è capire come fare per sviluppare al meglio i due potenziali intellettivi, quello razionale e quello emotivo. Il problema nasce però proprio dalla dificoltà che abbiamo di sviluppare in modo armonico le due parti. Spesso, attraverso dei semplici esercizi visivi che propongo ai miei interlocutori, sia privatamente in studio che in aula durante i corsi o conferenze, mi rendo conto che, in particolare gli adulti, si affidano principalmente di più, nelle scelte e comunque nella loro vita, all'emisfero sinistro (razionale, logico), prevaricandosi la possibilità di sfruttare le innumerevoli potenzialità della loro parte emotiva (emisfero destro = intuito, immaginazione). Questo può creare delle conflittualità tra questi due emisferi, originando non pochi disagi emotivi alla persona,la quale si troverà a combattere con comportamenti che vorrebbe evitare ma senza riuscita (esempio disordini nel cibo, fumare, alcool, interazioni interpersonali, ecc.), oppure, ci sono cose che vorrebbe fare ma che non riesce a fare, ad esempio: dire ad una persona "ti voglio bene, ti amo" pur sentendo questo sentimento dentro di sé; parlare in modo calmo in determinate situazioni; parlare in pubblico; sfruttare il momento "carpe diem", prendere decisioni importanti, ecc.. Grandi personaggi della cultura, della scienza, egregi premi nobel, hanno fatto ricorso proprio alla loro parte emotiva per "astrarre" concetti logici nei quali vagavano senza trovare le risposte che cercavano. E' l'esempio di A. Einstein il quale affermò l'importanza dell'immaginazione, evidenziando che questa è molto più importante della conoscenza. Grazie ancora per la tua attenzione. Cordialmente Massimo Catalucci P.S. Credo che troverai stimolante il mio prossimo post. Ti invito quindi a leggerlo e commentarlo, sperando ti faccia piacere.
 
daianasara
daianasara il 10/02/10 alle 12:25 via WEB
scusa correggo la parola sviluppato...
 
daianasara
daianasara il 10/02/10 alle 11:22 via WEB
Ogni piccola parte del nostro cervello,ogni strumento ha il suo posto nella grande orchestra, in una grande sinfonia, che è la nostra vita...Forse un cervello attivo è uno che sa come far equilibrare e usare al suo vantaggio entrambi gli emisferi, o uno che ha sviluppato bene un emisfero e l'altro è complementare in uso..Una persona dominata dall'emisfero sinistro cerca spiegazioni per tutto, ha un pensiero metodico e strutturato,invece una persona che ha svilupato di più l'emisfero destro è intuitiva, irrazionale, poetica,fantasiosa,romantica perchè l'immaginazione creativa e affettiva si trova in questo emisfero.Il dialogo con la parte cosciente della persona ci permette di raggiungere un più alto livello di comunicazione con il suo inconscio,per scoprire le forze che ci sono dentro ognuno di noi,una comunicazione da conscio all'inconscio,che si basa sul pensiero.Queste entità, lo stato di consapevolezza e di inconscio, sono sempre strettamente connesse come parte funzionale dello stesso essere..un caro saluto Massimo
 
counselor63
counselor63 il 28/12/09 alle 12:22 via WEB
Ciao surfinia60, auguri anche a te di Buone Feste e un Sereno Nuovo Anno. Dici di rispecchiarti nella frase che hai letto in questi giorni. Ora, come ho già descritto, sappiamo che la maggior parte delle frasi che pensiamo, pronunciamo, leggiamo, hanno una struttura “superficiale” in quanto non necessitano sempre di un approfondimento specifico che ci induca a capirne il senso più profondo. Anche perché sarebbe impensabile soffermarci su ogni frase che possiamo anche solo immaginare per analizzarla più dettagliatamente. Sarebbe una vita impossibile! Le “generalizzazioni” che facciamo nella formulazione dei nostri pensieri, sono molto utili per facilitarci la vita. Diventano insufficienti però, quando abbiamo necessità di approfondire un argomento, in particolare quando affrontiamo tematiche relative allo sviluppo personale. In quest’ultimo caso, dobbiamo necessariamente ricomporre il “puzzle” per avere un quadro più completo della situazione attuale e di quella che magari vorremmo. Quando si vuole quindi approfondire una ricerca nella frase, ad esempio come quella che mi hai proposto, si devono considerare le varie “cancellazioni”, “distorsioni” e “generalizzazioni” che si trovano all’interno della stessa e per farlo, dobbiamo altresì considerare le porzioni mancanti ed analizzarle. Esiste un “sistema di ricerca” chiamato “Meta Modello”, che valuta le frasi pronunciate dalla persona in considerazione di: nominalizzazioni; verbi non specificati; cancellazioni semplici e comparative; indici referenziali non specificati; performative perdute; causa/effetto; quantificatori universali; operatori modali di necessità/possibilità. Dopo questa necessaria premessa, torniamo alla tua frase, che dici ti ha colpito. Applicando il Meta Modello su indicato, potrei chiederti: Cos’è che ti ha colpito particolarmente nella frase che hai letto? Cosa significa per te essere Sereni? Come fai a sapere quando sei veramente Serena? Conosci solo persone vecchie e Serene o ti è anche capitato di vedere bambini Sereni? In cosa ti sei sentita rispecchiata, la vecchiaia o la serenità? Ti senti giovane o vecchia? È possibile per te sentirsi Sereni e giovani? Oppure, sentirsi vecchi e agitati? È possibile sentirsi né vecchi e ne sereni? Se dovessi rileggere la frase che mi hai proposto e ti vedi in essa come tu hai detto (Mi ci sono rispecchiata), questo è quello cui aspiravi o avresti voluto dell’altro? Se si, cosa esattamente avresti voluto? Se no, cosa ti piace e come ti fa sentire rispecchiata in questa frase? Potrei continuare all’infinito con domande di questo tipo, ma l’interazione virtuale limita l’efficacia del Meta Modello, proprio perché non si ha la risposta in tempo reale e quindi posso solo simulare una serie di domande che potrebbero tornare utili nella ricerca della struttura profonda del pensiero. Inoltre, così presentato, il Meta Modello rischia di sembrare un interrogatorio e potrebbe far chiudere la persona e rinunciare a rispondere. Perdonami quindi se le tante domande hanno provocato un tua reazione di questo tipo, ma volevo solo fornirti, in questo poco spazio, alcune informazioni in merito al metodo che si utilizza per “investigare” nella struttura profonda del pensiero che viene nascosta inconsciamente da ognuno di noi nell’espressione verbale quotidiana. Ti invito a leggere, per avere un supporto ulteriore, laddove ti faccia piacere e ti interessi approfondire la tematica qui affrontata, il mio “post nr. 17 del 24/12/2008” , dal titolo: “COMUNICARE – Il Modello Verbale”. Grazie ancora per la tua attenzione e spero di aver in qualche modo soddisfatto le tue aspettative. Cordialmente Massimo Catalucci
 
surfinia60
surfinia60 il 28/12/09 alle 09:26 via WEB
Non ho aforismi particolari sotto mano, ma mi capita spesso di imbattermi sul web, o leggendo un libro, in frasi che mi colpiscono. Leggendo in questi giorni ho trovato questa...."...la serenità, che quando la si otteneva e la si considerava di per sé un risultato valido, rappresentava l'inizio della vecchiaia." Mi ci sono rispecchiata. Auguri per il prossimo anno e spero tu passi più spesso a 'sdoganare' i commenti.
 
counselor63
counselor63 il 06/12/09 alle 19:43 via WEB
Ciao surfinia60, grazie innanzitutto di aver prestato attenzione al mio scritto e per avermi onorato del tuo commento. Ripredno dalle tue ultime righe dove dici: "Quando una persona non si sente all'altezza della propria quotidianità, del proprio nucleo familiare e limitrofi, come può anche solo pensare di imbarcarsi in qualcosa che possa salvare l'umanità?" A questa tua domanda rispondo con un'altra domanda: Chi nello specifico vuole salvare l'umanità? Per quanto mi riguarda, credo che partire dal principio di salvare l'umanità, sia già un punto di partenza troppo ambizioso, per non dire presuntuoso, quindi molto difficile da raggioungere se non utopico. In passato ed ancora oggi, in molti tentano di farlo, addirittura appropriandosi di una verità che riconoscono ad esempio solo nella religione che professano (e non so poi se la praticano veramente); in un colore politico (ed anche qui avrei delle riserve). Io mi appello a qualcosa di diverso, a quel libero arbitrio di cui tutti siamo dotati e che nessuno può sottrarci. Riferendomi quindi alle responsabilità che ognuno dovrebbe assumersi (nota il condizionale), in particolare nell'educazione dei giovani, non indico cosa si deve o non deve fare, ma piuttosto osservo cosa accade in un giovane e cosa lo stesso desidera in relazione ad un modello di riferimento. E' il giovane che ci indca la strada! Successivamente, mi adeguo a quello che il giovane chiede e che di solito corrisponde a: attenzione, ascolto attivo, partecipazione, sostegno, incoraggiamento, gratitudine, gratificazione, coerenza, affiancamento, impegno, decisione, autorevolezza, (non autorità), ecc. ecc.. Non so se riesco a fare tutto questo , ma il mio impegno, non solo con i giovani, ma con tutte le persone che incontro, in particolare, con quelle che ricevo nel mio studio nel corso delle sedute di Counseling, è sicuramente mirato a far emergere le potenzialità, di solito inespresse o vincolate in blocchi emotive, che risiedono in ogni individuo. Credo che ognuno di noi ha la possibilità di ricercare nelle proprie risorse, validi elementi che possono indurci a fare dei cambiamenti significativi nella nostra vita, che spesso pensiamo irraggiungibili. Naturalmente in questo disegno universale in cui siamo "incastonati", esistono le cosiddette imprevedibilità, fatti imponderabili, dai quali è impossibile, secondo il mio modesto parere, sottrarci. Ma invece di pensare a ciò che potrebbe accadere, quale frutto del caso, preferisco pensare a cosa posso fare per ottenere intorno a me quello che a me piace, cominciando dalle piccole cose, ad esempio, anche regalare un semplice sorriso a qualcuno. Ringraziandoti ancora per il tuo gradito commento ti invito a scrivermi ancora, se lo desideri. Cordialmente. Massimo Catalucci
 
surfinia60
surfinia60 il 06/12/09 alle 09:25 via WEB
Accidenti! Un argomento molto interessante, ma vedo che nessuno si è 'ammazzato' per correre a commentarlo. Direi che anche questo è un sintomo. Io stessa stavo per passare oltre, perchè il contenuto può aprire un dibattito a dir poco immenso. Mi è passata davanti tutta la mia vita, mentre leggevo. Non so ancora cosa scriverò qui, ma è una di quelle situazioni in cui rischi di comunciare ad esternare senza sapere più come fermarti. Ti dico solo che io ho quasi 50 anni e dal 'disagio giovanile' non ne sono mai uscita. Non che non ci abbia provato, da sola e con l'aiuto di altri. Ho aumentato la mia consapevolezza, questo sì, tanto che non ho faccio parte di quello stuolo di persone che dà la colpa ad altri di ciò che di brutto esiste intorno. Potrei anch'io far parte di uno di quei gruppi che si costituiscono per combattere il cattivo, lo scorretto, il disonesto, il mostro, illudendomi così di star facendo qualcosa per combattere lo stato in cui versa la nostra umanità. Ma sono già troppo oltre questa che definisco una barriera mentale. Come anche tu scrivi (mi pare) so bene che l'umanità E' ognuno di noi, ed è ognuno di noi che è responsabile di ciò che siamo diventati. Solo chi ha fatto il danno può porvi rimedio, non esiste nessun 'altro' cattivo o responsabile da crocifiggere. E fin qui niente di nuovo, dopotutto. Il motivo del mio disagio è il senso di impotenza, di sfiducia e disillusione in me stessa, prima ancora che nell'altro mio simile. Quando una persona non si sente all'altezza della propria quotidianità, del proprio nucleo familiare e limitrofi, come può anche solo pensare di imbarcarsi in qualcosa che possa salvare l'umanità? E qui mi fermo. Come vedi ce ne sarebbe da dire, ma con l'ultima mia riflessione credo di aver esaurito l'argomento. Ti faccio i miei complimenti, e continua credere in quello che fai! Credere in qualcosa è l'unico modo per non soccombere. Un saluto
 
counselor63
counselor63 il 22/11/09 alle 18:39 via WEB
Credo proprio che ascoltarli, sostenerli e rispettarli, sia la ricetta migliore. Cordialmente. Massimo
 
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