Si guardava sempre indietro quando camminava, quando una scelta veniva compiuta... come se dietro di lei ci fosse un bivio e dovesse accertarsi di aver preso la biforcazione giusta... di non essere passata quando ancora il semaforo era rosso.
Troppi bivi sbagliati l'avevano portata in una strada che non voleva percorrere... andava avanti, nella sua fragile esistenza.... accusando tutti di qualcosa....
di lasciarle troppo spazio...
di non lasciargliene affatto...
di stringere troppo i tempi...
di fare la prima mossa...
o... di non farla affatto...
se poteva aspettava sempre le decisioni altrui.. per poi incolparli se qualcosa andava male... e per lei qualcosa andava sempre male.... perennemente insoddisfatta, insofferente... sempre vittima di qualcuno o qualcosa.
Aveva infine ottenuto la direzione della fabbrica di famiglia... sola... lei non voleva.... ma morti: Padre, Madre e Marito ... non le restava altra scelta... sola.... solo lei poteva gestire la fabbrica...
Per ogni errore, era colpa degli operai inetti... ma le scelte di gestione non poteva addossarle a loro... e neanche ai fornitori... o ai compratori... anzi, a loro si... era colpa loro, che sceglievano di acquistare i prodotti da altre fabbriche...
Doveva effettuare delle scelte.. ed era sola in questo.. viveva tempestata dal dubbio... i suoi operai la temevano... le rivolgevano la parola solo quando si trattava di riscuotere lo stipendio...
Era sola.... sola...
Sentiva la ruggine che avvolgeva tutto intorno a lei.... tutto diventava freddo e buio... i suoi pensieri erano più rumorosi che mai... e non riusciva più a zittirli...
Poteva solo guardare indietro... ma non capiva perchè... era sicura di essere sempre stata dalla parte del giusto... ottima studentessa... mai rubato nulla... e mai presa una multa..questo le bastava per mettersi la coscienza in ordine... una spolveratina superficiale....
Domenica mattina... in fabbrica... uno dei suoi operai si voleva licenziare... uno dei migliori...era stato aggredito una volta di troppo... da lei... esigeva le Sue scuse... lui, aveva bisogno di prendersi almeno una soddisfazione da
questo lavoro.. almeno durante il licenziamento...
Si prese la sua soddisfazione con una sfuriata.... lo fece in maniera dura... aveva usato lo stesso tono che lei usava sempre con i suoi dipendenti... e con lui... giovane e inesperto del mondo del lavoro... dei suoi diritti... diritti di lavoratore... diritti che il sindacato gli riconosceva... ma non gli erano stati riconosciuti da lei... il CAPO.
Notte fonda, non riusciva a dormire.. quelle parole le ribollivano dentro... lei non era vittimista.. era solo cauta... doveva essere sicura di quello che faceva... come aveva osato, quel villano, accusarla in maniera così ignobile!
CAFONE!
Era indispettita... non si dava pace.. la ruggine scricchiolava sempre più all'interno del suo cuore...
la ruggine della solitudine...
la ruggine dei suoi errori...
la ruggine delle sue scelte non fatte...
la ruggine.
Quella notte morì, se lo sentiva... non stava affatto bene... tutta quella ruggine in movimento.. non aveva più nessuno capace di donarle parole sincere o conforto disinteressato... scrisse un testamento; lasciava fabbrica e casa a quel ragazzo che l'aveva aggredita; l'unico in grado di essere vivo e non vittima, come lei era sempre stata, come gli altri operai che subivano in silenzio le sue sfuriate.
Lei morì, con il cuore sereno, aveva capito qualcosa... aveva compiuto la sua scelta... la sua prima scelta... e la sua ultima scelta... ma era stata viva... anche se solo per un'attimo.
questa è una mia piccola sperimentazione...apsetto sempre vostri commenti....so che sarete sinceri ehehehehe
si,lo so sono coraggiosa a "pubblicare" questi miei piccoli racconti...ma....devo metetrmi in gioco ^___^
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