Un blog creato da Bosiby il 28/12/2004

Hachiko e le Nuvole

Quotidianità di una Sognatrice incallita e Cercatrice convinta.

 
 
 
 
 
 

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Post N° 1537

Post n°1537 pubblicato il 09 Marzo 2006 da Bosiby
 
Foto di Bosiby

In quel periodo in cui mi sentivo tanto piccola e fragile, e seppure cercassi di nasconderlo dietro un sorriso smagliante e in tutte le piccole minchiate che tiravo fuori,  piccola lo ero davvero... allora incontrai te.
Ricordo vagamente la prima chiaccherata nella chat di Digiland, però ricordo la sensazione... venivi descritto come una persona impossibile da domare, da tenere vicino, da te bisognava essere accettati... e io avevo una risata cristallina, gli occhi sofferenti e ingenui e venni accolta nel regno, prima di tutti gli altri.
Ricordo bene la sensazione di familiarietà, esattamente... era la stessa sensazione di quando andavo all'asilo, un frame ben chiaro e splendente: con il grembiulino a quadretti bianchi e rosa, le cipolline perennemente storte con le forcine con i fiocchetti in vellutto rosso sangue, più storti delle stesse cipolline, gli orecchini d'argento che ballavano sui miei lobi e il cestino rigido, rosa con la foca tenuto ancora in mano, correvo verso il mio papà e seduta sulle sue ginocchia gli raccontavo le mie conquiste della scuola materna, quello che avevo disegnato e con chi avevo giocato... intimamente felice.
Questa era l'esatta sensazione, arrampicarmi sulle tue fredde ginocchia e raccontarti quello che avevo fatto a scuola, in quinta superiore, gioia e dolore... quello che era successo nella mia "intimità" e sentirmi accettata, non dovermi nascondere da me stessa e da quello che vivevo... perchè tu eri il mio personalissimo demone, perchè i tuoi occhi mi scrutavano e mi proteggevano, la tua mano mi stringeva forte.
Ti volevo bene e ti accettavo nelle tue stranezze e freddezze, nella tua singolarità e tu mi accettavi nel mio essere capricciosa e singolare.
Questo era quello che sentivo, solo io ti ero così vicina... solo io ti conoscevo così bene, nella tue interezza.
Poi l'esplosione, il boom... il crollo di ogni illusione... come un castello di cartapesta, la pessima sceneggiatura di un film con basso budget... il mio compleanno passato a piangere... desolazione e silenzio.
Io non potevo accettare... non potevo, io solo facevo storie, per gli altri era tutto normale.
Non potevo accettare, ma avevo promesso... avevo promesso a avrei mantenuto la promessa a tutti i costi.
Ho provato a ricostruire tutto dalle fondamenta, ma lo facevo da sola, lasciavi che fossi io ad occuparmene, la fine lenta e inesorabile di quella che pensavo fosse una meravigliosa amicizia e quello il senso dell'anello quando ti ho stretto a me in quella strana città, quadrato fuori, ma circolare all'interno... perchè nonostante gli spigoli in un certo qual modo ero legata a te e poi, la fine... come ogni favola la morale.... i miei amici e il mio ragazzo che ti hanno maledetto, chi mi aveva vicino ti avrebbe preso a schiaffi... una caduta violenta con uno schianto acuto, mebra doloranti e rialzarsi per l'ennesima volta... e aver paura di perdere quello che per me era più importante di tutto: la capacità di meravigliarmi, di stupirmi delle piccole cose e di essere felice, di affezionarmi alle persone e poter dare ancora la mia fiducia.
Mi è rimasto tutto, e se con te, ho perso la battaglia, ho vinto la mia guerra, anche se ogni tanto i sensi di colpa riemergono, perchè le promesse non mantenute sono indegne per me... e chissà l'anello dov'è... io ho con me solo la goccia... e continuo a risorgere dalle mie ceneri come anche tu mi hai insegnato, comunque sia, quello di buono che mi hai dato non l'ho dimenticato...

 
 
 
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