Il caldo secco e sabbioso del deserto non dava tregua in quella giornata d'estate in cui Alì Mohammed Jabul raggiunse Jerusalem, dopo due giorni di cammino ininterrotto per strade a malapena tracciate nella terra riarsa, tra cespugli assetati e cactus striminziti. Forse per questo non seppe trattenere un moto di gioia alla vista delle prime palme che indicavano un insediamento umano, acqua e vita, nonostante Alì Mohammed fosse venuto in quel posto per morire. Il pensiero della morte non lo preoccupava, vista la ricompensa che presto gli sarebbe spettata, ed in verità non lo intristiva nemmeno. Sia i suoi genitori che i suoi fratelli e molti dei suoi amici erano morti sotto i bombardamenti americani e sionisti, ed ora l'unica persona che gli dispiaceva lasciare in questo mondo era Azarel... ma si trattava soltanto di una donna, dopotutto...! Niente di cui valesse davvero la pena di perderci la testa.
Il caos della città lo circondava ormai, e uno stormo di grida e di parlate dall'accento evidente lo frastornarono, dopo tutto quel tempo passato in solitudine.
Alì Mohammed raggiunse il pozzo accanto alla moschea che era quasi mezzogiorno, e ne approfittò per bere e per lavarsi il volto e le braccia. La corda scricchiolava con rumori sinistri e melodici allo stesso tempo, mentre il liquido tanto agognato avanzava centimetro per centimetro verso di lui. Nel frattempo, senza dare nell'occhio, cercava con lo sguardo il volto di una persona conosciuta. Quando la riconobbe, gli venne quasi da piangere al pensiero che l'Imam, una persona così importante, avesse aspettato per tutto quel tempo sotto il sole proprio lui, una persona di così umili origini, un peccatore incallito, debole e vigliacco, che nel momento del bisogno aveva il coraggio di bussare alle porte del paradiso e di chiedere per la sua vita lasciva e dissipata la ricompensa che si accorda ai santi e ai martiri. L'Imam, vedendolo, fece finta di non riconoscerlo, come d'accordo, ed entrò nella moschea per una porticina laterale. Allora Alì, con l'acqua che gli era rimasta nel secchio, si lavò anche i piedi, mormorando parole di ringraziamento e di supplica. Poi si diresse verso l'entrata principale della moschea come un pellegrino qualsiasi, mescolandosi con la folla di fedeli. Scalzo, e con il capo coperto, si accinse a pregare Allah. Il suo cuore riboccava di riconoscenza e di un senso di rimescolamento e di gratitudine, e si sentiva come un bimbo che ha fatto il cattivo, e che invece della punizione meritata si vede riempire di regali e di sorrisi, e non capisce il perché. Dopo un tempo ragionevolmente lungo, poco prima che la preghiera si trasformasse in un gesto automatico, senza essere sentita col cuore, si alzò e si diresse verso l'uscita laterale. Ma invece di uscire, prese la porta che lo portava nel chiostro interno. Camminò rasente al muro, cercando di trattenere la fretta e allo stesso tempo desideroso di restare inosservato, finché raggiunse la porticina che proteggeva il domicilio dell'Imam.
Bussò tre volte, come stabilito. Un gesto rapido, deciso, forse troppo, per cercare di nascondere quel filo di paura che iniziava a strisciare sotto i suoi sandali.
La porta si aprì immediatamente, come se qualcuno fosse stato proprio lì ad aspettare impaziente. Infatti il sorriso dell'Imam lo investì repentino, mentre seguiva i veloci gesti della mano che lo invitavano ad entrare:
“Entra, entra Mohammed! Non ti vergognare... fa pure come se fossi a casa tua...!” Alì entrò. C'era odore di pulito, e tutto era in ordine. C'erano due grosse librerie in quella stanza. Al centro di quella di destra troneggiava una versione riccamente rilegata del Corano. Tutto attorno ad essa altri libri di argomento teologico o politico-religioso gli facevano da preziosa cornice. Nella libreria di sinistra invece Alì fu stupito di vedere un gran numero di libri sui cui frontespizi i titoli erano stampati con caratteri occidentali, erano tutti quanti libri di infedeli. Tuttavia ciò non era così strano se si pensava che l'Imam stesso aveva vissuto alcuni anni nelle terre degli infedeli, per aiutare i fratelli emigrati in quelle lande ostili e senza dio. L'Imam era un grande uomo. Era persino riuscito a costruire una moschea in quelle terre lontane, proprio nel cuore dell'impero degli infedeli. Ma Allah è grande, e ogni giorno ci da la dimostrazione della sua grandezza. Perciò non c'era poi da meravigliarsi che avesse imparato la loro lingua, i loro costumi impuri, il loro incerto modo di pensare. Il suo sguardo era adesso più chiaro, il suo giudizio definitivo, la sua mente era assurta alla saggezza dei santi. Lui sapeva sempre qual'era la cosa giusta da fare.
“Ti vedo stanco figlio mio” disse l'Imam, che nei suoi viaggi in occidente aveva assorbito anche qualche modo di fare dei preti, con cui aveva avuto molto a che fare; “sembri quasi pensieroso, ma io so che il tuo cuore è limpido. Forse la tua mente e il tuo corpo però sono indeboliti dal viaggio. Dormi pure Mohammed. Dormi, e non pensare. Se hai delle domande da farmi, potrai farmele domani, a mente fresca e lucida.” Detto ciò uscì per qualche istante dalla stanza e tornò con una brandina e un cuscino, che sistemò vicino alla libreria scritta in arabo. “Purtroppo per oggi non posso offrirti di meglio. So che per te non è un problema, Mohammed, ma domani vedremo di trovare una soluzione più comoda...”
Alì rimase solo nella stanza. Si sdraiò senza nemmeno togliersi i vestiti, era stanco morto. Così stanco che non sentiva nemmeno la fame. La luce pomeridiana filtrava obliqua dalle persiane intagliate e andava a posarsi sui libri arabi, mentre quelli occidentali rimanevano coperti dall'ombra. Qualche istante prima di addormentarsi, ad Alì sembrò di vedere i libri tremare e muoversi, aprirsi persino, e danzare nell'aria, una strana danza lenta e bellica allo stesso tempo, mentre le parole d'inchiostro scivolavano via dalle pagine e formavano file a mezz'aria, e cerchi, e figure strane, e mescolarsi con parole di altri libri, di altre lingue, di altre culture.
Quando si risvegliò al canto del muezin era l'alba, ed aveva chiara in mente l'immagine di Azarel, e cercò di scacciarla con un gesto dalla sua mente. Ma gli ci volle ben più di un momento per riuscire a pensare ad altro.
Si sedette sulla brandina stuzzicato dall'odore del cibo. Accanto a lui era posato un vassoio con una tazza di latte fresco, del pane e del formaggio. Il suo stomaco brontolava cupamente, e Alì si gettò sul cibo divorando tutto in pochi secondi. Piegati e ordinati su una sedia stava un largo telo bianco, e dei vestiti puliti. Avvicinandosi, Alì poté intravedere oltre un piccolo corridoio e due porte aperte, una vasca piena d'acqua pronta per lui, ed andò a lavarsi. Fu proprio allora, che uno strano pensiero iniziò a farsi strada nella sua mente. Dapprima lo fece ridere. Poi Alì cercò di scacciarlo, dicendosi che era una gran sciocchezza. Infine, dopo essersi rivestito, mentre si stava dirigendo all'interno della moschea per la preghiera del mattino, si infuriò con sé stesso, dicendosi che questo pensiero era al limite con la blasfemia.
Tuttavia non vi riuscì, e continuò a tormentare la sua mente persino durante le preghiere, fino a fargli prendere l'imbarazzante decisione di parlarne con l'Imam stesso. Lui avrebbe avuto risposte chiare, lo avrebbe rimproverato, poi ne avrebbero riso assieme, e tutto sarebbe andato come doveva andare.
Alì tornò nella biblioteca con lo stesso passo tremante del giorno precedente, nonostante i timori fossero di natura diversa.
“Mohammed, figlio mio, come stai?” lo accolse l'Imam.
“Benissimo, ti ringrazio... ho però un gran bisogno di parlare con te e di farti alcune domande...”
“Ma certamente! Sono qui per questo! Non ti preoccupare, è naturale per chi non è un esperto di teologia avere dei dubbi ogni tanto. È per questo che noi uomini di chiesa passiamo la nostra vita ad approfondire ogni anfratto in cui la debole mente umana si possa arenare. Su, non temere, chiedi pure.”
“Beh, ecco vedi... in realtà... ti sembreranno domande stupide... in realtà mi vergogno a farle... è solo che purtroppo continuo a pensarci e non riesco a sgombrare la testa come dovrei...”
“Su su, non vergognarti! Io ti ascolterò in silenzio senza interromperti, e alla fine ti risponderò”
“D'accordo... allora... innanzitutto... è vero che per i martiri... in paradiso... ci sono settanta stette vergini che resteranno con lui per l'eternità...?”
“Ma certo figlio mio! È scritto chiaramente nel corano, parola di Allah, dettata dall'arcangelo Gabriele al grande e santissimo profeta Maometto, quindi è senza dubbio la verità!”
“beh... ecco vedi... mi chiedevo perché tutte queste vergini? Lo so che è una domanda stupida ma... voglio dire io nella mia misera vita ho molto peccato, con molte donne diverse...”
“Sì, tu hai molto peccato, eri smarrito e avevi perso la retta via. Ma il tuo ultimo gesto spazzerà via tutti i tuoi peccati precedenti, che saranno ben misera cosa in confronto al gesto di assoluta devozione per Allah, quando immolerai la tua stessa vita per la sua gloria!”
“E di avermi dato questa grande opportunità non ti ringrazierò mai abbastanza... ma ecco, la mia domanda è un'altra. E cioè, perché tutte vergini? Come le stavo dicendo, ho conosciuto molte donne, nella mia vita. E ad essere sincero, se può essere sì gratificante mentalmente sapere che sei il primo uomo per una ragazza, tuttavia ciò comporta anche alcuni svantaggi. Le ragazze vergini, sono per definizione senza esperienza. Stando al mio vissuto, non sanno proprio dove mettere le mani. Sei tu che devi insegnarli tutto, e la cosa peggiore è che non ti sorprenderanno mai con qualcosa di nuovo che non conosci, o che non avevi mai provato, e che lei ha potuto imparare con qualcun altro... Insomma, vanno benissimo le vergini, per carità, ma anche qualche donna più navigata non sarebbe male nel contesto...”
L'Imam, sebbene cercasse di celare il suo stupore, era rimasto quasi senza parole. Era troppo stupito per arrabbiarsi o reagire energicamente, e provò a biascicare: “Forse nella sua infinita saggezza Allah le avrà dotate anche della sapienza necessaria per compiacere un uomo...”
“D'accordo, ci avevo pensato anch'io, ma questo non è scritto nel corano, giusto? Dunque non possiamo esserne certi. Ed inoltre, se davvero così fosse, se insomma queste vergini si comportassero da donne navigate, non sarebbero più in realtà delle vergini autentiche, con il loro bagaglio di pudore ed inesperienza che da loro quell'aura particolare che tanto attira gli uomini. Allora forse alcune saranno sapienti e altre no? Eppure anche questo non è scritto nel corano, e mi lascia nel dubbio. Infine c'è un ultima questione, ovvero: dopo che una vergine sarà stata con il martire, non sarà più vergine... quindi con l'andare del tempo, attraverso l'infinità dell'eternità di vergine non ne resterà nemmeno una. Che ne sarà dunque della grande promessa del corano? Forse però con un qualche eterno miracolo l'imene di queste fanciulle si ricucirà volta per volta. Ma come le ho già spiegato prima lo stato di “verginità” di una ragazza è una cosa molto più mentale che fisica. Forse che perderanno ogni volta la memoria e riacquisiranno il pudore? Ma come dev'essere triste in tal caso vivere per l'eternità con delle persone che non si ricordano mai di te... con degli automi dalla memoria sempre azzerata...”
Alì tacque improvvisamente, come se dopo il fiume di parole che aveva travolto ogni cosa improvvisamente si fosse scoperto nudo in mezzo alla città, e chinò un poco il capo quasi come se si aspettasse di essere fulminato dalla mano di Allah, o inghiottito dalla terra. Invece nulla si mosse in quella stanza, nemmeno i libri sacri che, Alì ne era sicuro, erano impalliditi al loro interno.
L'Imam lasciò passare lunghissimi secondi, cercando di raccogliere la sua famosa saggezza, ma la sua palpebra sinistra tremava, ed aveva uno strano tic che ogni tanto gli colpiva la spalla destra. Tuttavia, con la voce più calma di cui disponeva tentò di spiegare ad Alì qualcosa che non poteva spiegare, ed allora utilizzò il trucco imparato in europa di cambiare il soggetto del discorso.
“Vedi, mio caro Mohammed, come hai detto tu stesso, hai compiuto una vita peccaminosa. Questi tuoi pensieri sono il frutto di tale vita: la tua mente è impura. Se tu avessi vissuto santamente, tutte queste asurde domande non assillerebbero la tua mente. Ci sono cose che l'uomo non può capire, che soltanto Allah, nella sua infinita saggezza comprende e governa per il bene dei suoi fedeli. Perciò non preoccuparti, cerca di dimenticarti di queste domande. Vai nella moschea e prega, prega Allah che ti dia la forza di concentrarti esclusivamente sulla tua missione. Tra due giorni dovrai essere spiritualmente pronto: io ti aspetterò in questa stessa casa e parleremo del tuo gesto glorioso. Ora va', e fai come ti ho detto...”
Alì si alzò stordito, senza dir e una parola. Si inchinò per ringraziare e si diresse un altra volta alla moschea. Ma giuntovi dinnanzi non vi entrò, e decise di distrarsi un po' camminando all'ombra del viale costeggiato dalle palme.
Là, in mezzo alla gente, tornò a pensare ad Azarel. Sorrise dentro di sé, nascondendo dietro al proprio volto sorridente il segreto ricordo di un momento d'amore. Lei non era né vergine né navigata, eppure gli andava bene così.
Pensando a lei arrivò al confine della città, e senza averlo deciso fece qualche passo per la strada che portava al deserto, da cui era venuto. Alì pensò ai suoi occhi ed al suo modo di ridere, ed infine si stupì di pensare che in fondo sarebbe stato più contento di passare l'eternità con lei piuttosto che con le settantasette vergini. Tutto attorno a lui si era fatto un gran silenzio.
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