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Bet Midrash

Cultura ebraica

 

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L'EBREO NEL LOTO - UN INCONTRO POSSIBILE

Post n°53 pubblicato il 14 Novembre 2008 da Angie1970

Perchè tanti ebrei americani aderiscono al buddismo? E' solo apparente la distanza che divide ebraismo e buddismo?

Questi e altri interrogativi stanno alla base del lavoro di Rodger Kamenetz. L'ebreo nel loto è infatti la storia di un dialogo, il dialogo tra i rappresentanti delle diverse anime dell' ebraismo americano, i quali a Dharamsala incontrano il Dalai Lama e i suoi monaci. Scopo dell'incontro è capire come sia possibile mantenere viva in un mondo ostile la propria identità. Sono tanti gli episodi tragici vissuti in passato dagli ebrei e in tempi recenti dai buddhisti tibetani; persecuzioni, esclusioni e distruzioni dei luoghi sacri. E tanti sono anche i legami esistenti tra buddhismo ed ebraismo. Basti pensare alla comune ricerca di una spiritualità esoterica. E' per questo che, come i rappresentanti dell'ebraismo americano, anche il lettore partirà da Dharamsala con un bagaglio di conoscenze più ricco e con una serie di stimolanti interrogativi.

Acquistati  "L'ebreo nel loto" di Rodger Kamenetz (Prezzo di copertina € 25.31 - Edizione ECIG) un paio di anni fa. Ne lessi la prefazione, e ricordo che mi rimase particolarmente impressa nella memoria...ho difficoltà piuttosto a ricordare, al momento,  cosa mi impedì all'epoca di completare la lettura di questo volumetto. Ma in fin dei conti importa poco, poichè quest'oggi ho ripreso a sfogliarlo e mi sono ripromessa di concluderlo. Qui di seguito, in breve, la prefazione del libro:

Alla fine di ottobre del 1990, l'autore parte  per Dharamsala, una remota città sui monti dell'India settentrionale, per scrivere una relazione sul dialogo religioso che si sarebbe svolto fra un gruppo di delegati ebrei e il XIV Dalai Lama tibetano. Egli pensava anche che avrebbe imparato un'infinità di cose. Aveva già dedicato alcuni scritti alla vita ebraica, ma del buddhismo conosceva poco benché negli ultimi anni avesse seguito con crescente interesse le attività del Dalai Lama.

Prima di partire dagli Stati Uniti, si documentò sulla storia moderna del Tibet. Nel 1950, quando l'esercito cinese lo occupò infrangendo una secolare tradizione di non belligeranza reciproca, ebbe inizio un'immane tragedia nazionale. Seguirono anni di inutili negoziati fra i due paesi finché nel marzo del 1959 a Lhasa, la capitale, scoppiò una violenta rivolta contro il dominio cinese. Ritenendo che la vita del Dalai Lama fosse in pericolo, i tibetani circondarono il palazzo in cui viveva ed egli, nella speranza di evitare un bagno di sangue, fuggì in India dove è stato raggiunto da oltre 115000 profughi. In seguito all'occupazione si è calcolato che sono morti un milione e duecentomila tibetani.


La distruzione della religione tibetana è stata un elemento chiave della politica degli invasori che hanno vietato l'insegnamento del buddhismo, hanno umiliato e torturato pubblicamente monaci e monache, hanno trasformato i templi in granai e i monasteri in officine. L'immenso monastero di Ganden a Lhasa, un tempo il terzo al mondo per ampiezza, è stato ridotto a un cumulo di macerie. Sono stati saccheggiati e rasi al suolo oltre seimila monasteri buddhisti.I tibetani hanno perduto la terra, i templi e le più autorevoli guide religiose e ora rischiano di perdere anche la loro identità di popolo.

Le similitudini fra la situazione dei tibetani e la storia del popolo ebraico sono evidenti. Come ha osservato Rabbi Irving "Yitz" Greenberg, membro della nostra delegazione a Dharamsala, "Quanto è accaduto in Tibet può essere paragonato alla distruzione del Tempio", ossia al tragico evento risalente a duemila anni fa, quando i romani distrussero Gerusalemme e scacciarono gli ebrei dalla loro patria spirituale, dando inizio a diciannove secoli di esilio e dispersione.

Di fronte alla minaccia di veder annientato il suo popolo e distrutta la tradizione buddhista, il Dalai Lama ha dedicato ogni sforzo alla liberazione del Tibet. Per i limiti imposti dal governo indiano ai suoi spostamenti e per le difficoltà a ottenere un visto, potè raggiungere gli Stati Uniti solo nel 1979, ma da allora, grazie a varie apparizioni pubbliche e a incontri con capi politici e religiosi, si è conquistata una crescente stima personale attirando così l'attenzione sulla causa tibetana. Nel 1989, anno in cui per la sua azione non violenta ricevette il premio Nobel per la pace, il Dalai Lama si rivolse per la prima volta al popolo ebraico chiedendo aiuto. "Svelatemi il vostro segreto", disse, "il segreto della sopravvivenza spirituale degli ebrei durante l'esilio".

 
 
 
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MATERIA GIUDAICA, Rivista dell’AISG, L'Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo,a periodicità semestrale. 

http://www.humnet.unipi.it/medievistica/aisg/AISG_05Materia/AISG_Materia.html

 

STORIA DEGLI EBREI D'ITALIA

Storia degli Ebrei d'Italia 

Una presenza che dura da 2000 anni in 15 avvincenti capitoli

dal sito Morashà

 

Sorgente di vita è la rubrica televisiva di vita e di cultura ebraica che viene realizzata in collabrazione tra la RAI e l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.va in onda a settimane alterne su RAI DUE la domenica sera alle O1,20 circa e viene replicato due volte: la sera successiva alla stessa ora e otto giorni dopo, il lunedì mattina, alle 9,30 circa. Nel corso degli anni SORGENTE DI VITA ha realizzato centinaia di programmi in Italia e all'estero sui più diversi temi. Tra gli altri, la vita e la storia delle comunità in Italia e i loro problemi, aspetti della tradizione ebraica anche legati a temi di attualità, ricorrenze del calendario ebraico, reportage sulle comunità all'estero, inchieste su Israele, antisemitismo, razzismo, neonazismo, tutela dei beni culturali ebraici, dialogo interreligioso.

 

E' l'unica rivista che, accanto a temi generali di cultura ebraica, si occupa degli aspetti storici e culturali che interessano l'ebraismo italiano.La Rassegna ha pubblicato, in particolare, raccolte di articoli sulla cultura sefardita, su quella ashkenazita, sulla letteratura israeliana, sulla poesia ebraica italiana, sul mondo yiddish, sul Risorgimento e minoranze religiose, testimonianze sulla Shoah, e una numerosa documentazione sulla storia dei vari gruppi ebraici in Italia.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

http://www.ucei.it/areeAttivita/rassegnamensiledisrael/RassegnaMensileIsrael.asp

 

MUSICA KLEZMER

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E’ in Renania che quasi mille anni fa nasce il canto popolare yiddish da una tradizione musicale vecchia di 2500 anni.

E’ però intorno al XV secolo che gli Ebrei dell’Europa orientale cominciano a organizzare piccoli gruppi musicali che vagabondano di paese in paese celebrando le varie ricorrenze religiose o sociali. La musica dei klezmer, musicisti ebrei professionisti o semi professionisti, è la musica strumentale tradizionale degli ebrei dell’Europa Orientale di parlata yiddish e le sue origini si perdono nel medioevo.

La parola yiddish klezmer significa letteralmente "musicante" e deriva dall’ebraico antico kli, "strumento" e zemer, "canzone".

I klezmorim (musicanti klezmer) non hanno una formazione musicale qualificata: non esistono infatti conservatori o scuole di musica, ma i musicanti imparano a suonare gli uni dagli altri.La loro passione li porta a comporre anche arrangiamenti scritti che essi provano e riprovano sino a raggiungere esecuzioni perfette. I membri di questi piccoli gruppi sono dotati di particolare talento e di fertile immaginazione; la musica è per loro contemporaneamente divertimento e virtuosismo. Non godono però di grande considerazione nella società. Considerati quasi dei fannulloni, vengono infatti invitati a suonare in occasioni di feste e di banchetti e non mancano mai ai matrimoni, addirittura impensabili senza di loro, ma il compenso pecuniario è minimo e in genere ricevono solo da mangiare. Per questa ragione, quasi tutti sono costretti a cercare delle occupazioni parallele per poter sbarcare il lunario. Molti di loro sono barbieri, calzolai o sarti e si esercitano quando non hanno clienti o ricevono i clienti quando non si esercitano.

I klezmorim sono ingaggiati nelle ricorrenze tipiche del culto ebraico la Simcha Torà (inizio e fine del ciclo annuale con lettura della Torà), la benedizione di una nuova Torà, la prima notte di Channukka (festa delle luci) e il Purim, festa che celebra la storia di Ester. Le orchestrine dei klezmorim suonano anche negli ostelli, nelle case da ballo, nei cortili e, quando si sviluppa il teatro yiddish alla fine del XIX secolo, i klezmorim trovano un ulteriore campo di attività.

Per chi non avesse avuto modo di ascoltare questo genere musicale segnalo questo link:

http://www.badeken-di-kallah.de/mp3/05mp3.mp3

 

RICETTE KASHER

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Alla base di ogni pietanza cucinata seguendo lo stile della tradizione ebraica, c'è il rispetto in primo luogo della Kashèrut ovvero l'insieme delle regole alimentari ebraiche, che indica generalmente "l'essere adatto".
Quando un determinato prodotto è chiamato Kashèr - valido, adatto, buono - vuol dire che corrisponde a precisi requisiti di idoneità alle prescrizioni bibliche. Se un cibo è Kashèr significa che può essere consumato poichè è stato preparato nel rispetto delle norme alimentari ebraiche.

ALCUNE RICETTE TRATTE  DAL SITO MORASHA'

 

GIORGIO PERLASCA

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Giorgio Perlasca è mandato come incaricato d'affari con lo status di diplomatico nei paesi dell'Est, a Budapest per comprare carne per l'Esercito italiano.

Quando i tedeschi prendono il potere  i nazisti ungheresi, iniziano le persecuzioni sistematiche, le violenze e le  deportazioni verso i cittadini di religione ebraica. Giorgio Perlasca grazie a un documento che aveva ricevuto al momento del congedo in Spagna trova rifugio presso l'Ambasciata spagnola, in pochi minuti diventa cittadino spagnolo inizia a collaborare con Sanz Briz, l'Ambasciatore spagnolo che assieme alle altre potenze neutrali presenti (Svezia, Portogallo, Svizzera, Città del Vaticano) sta già rilasciando salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.

A fine novembre Sanz Briz deve lasciare Budapest, e dal dicembre 1944 al gennaio 1945, per 45 giorni Perlasca come diplomatico regge pressoché da solo l'Ambasciata 
spagnola, organizzando l'incredibile "impostura" che lo porta a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno migliaia di ungheresi di religione ebraica.

In totale riesce a portare in salvo 5218 ebrei ungheresi.

Dopo l'entrata in Budapest dell'Armata Rossa, Giorgio Perlasca viene fatto prigioniero, liberato dopo qualche giorno, e dopo un lungo e avventuroso viaggio per i Balcani e la Turchia  rientra finalmente in Italia. Da eroe solitario diventa un "uomo qualunque": conduce una vita normalissima e chiuso nella sua riservatezza non racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, la sua storia di coraggio, altruismo e solidarietà

Grazie ad alcune donne ebree ungheresi, ragazzine all'epoca delle persecuzioni, che attraverso il giornale della comunità ebraica di Budapest ricercano notizie del diplomatico spagnolo che durante la seconda guerra mondiale le aveva salvate, la vicenda di Giorgio Perlasca esce dal silenzio. Giorgio Perlasca è morto nel 1992. Sepolto nel cimitero di Maserà (Padova) ha voluto essere sepolto con al fianco delle date un'unica frase: "Giusto tra le Nazioni", in ebraico. 

IL 09 GIUGNO 1988 YAD VASHEM HA RICONOSCIUTO GIORGIO PERLASCA GIUSTO TRA LE NAZIONI .

http://www.lager.it/giorgio_perlasca.html