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Si torna al lavoro

Post n°15 pubblicato il 02 Gennaio 2009 da Black_Hole_Sun84
 

L'Inter torna ad allenarsi e Mourinho torna a parlare.

Un piccolo estratto dell'intervista rilasciata oggi dal tecnico portoghese alla ripresa dei lavori.

Inter Milan coach Jose Mourinho looks up before the match against AC Milan in their Italian Serie A soccer match at San Siro stadium in Milan, September 28, 2008. From Reuters Pictures by REUTERS.

Mourinho: abbiamo già parlato di autostima e del fatto di essere il numero uno ed il più importante del mondo, ma nel calcio conta così tanto questo aspetto?
"Per essere leader, non solo nel calcio, si devono avere certe qualità. Devi essere capace di fare i tuoi imbattibili, quindi i migliori, 'immortali'. Questo è assolutamente fondamentale, ma bisogna ovviamente saper trovare un punto di equilibrio tra l'autostima di una forte personalità, le qualità e le potenzialità per arrivare al proprio obiettivo. Questo aspetto mi piace molto, mi trovo bene con questa forza e mi piace che tutti quelli che lavorano con me abbiano questa voglia di essere migliori degli altri. Cerco di avere per loro il massimo rispetto, anche se qualche volta può non sembrare, poiché posso sbagliare una parola o le parole possono essere interpretate in maniera sbagliata. Ma ho sempre un rispetto molto grande per gli altri".

La seconda domanda è legata al complimento, presente nella prefazione italiana della sua biografia: nemmeno i congiuntivi sono più un problema per Mourinho. In realtà sembra che questi siano ancora la sua ossessione...
"No, no, li sbaglio. Anche perchè, da quando sono arrivato in Italia, non ho mai avuto il tempo per poter studiare un minuto. Tutte le cose che ho fatto, tutti i miei appunti che ho studiato con il professore Gianluca, con il quale ho fatto un grande lavoro per due mesi, non ho avuto più tempo di studiarli nemmeno un secondo da quando sono arrivato in Italia. Ogni tanto mi chiama e mi dice di dedicarmi cinque minuti a studiare un po', perchè è un grande professionista e gli piace essere il più preciso possibile. Ma non ho molto tempo, in questo momento quello che ho imparato è appena sufficiente per potermi esprimere con voi e comunicare con tutti i tifosi ed appassionati di calcio".

Una della sue prime frasi ad effetto fu 'non sono un pirla'. Nel calcio italiano, in questi sei mesi, di pirla ne ha incontrati?
"No. Tengo a premettere che conosco bene il significato del termine adattato al mondo del calcio. Ci sono ovviamente persone con idee diverse dalle mie o che magari non condividono il mio punto di vista, ma ho trovato persone di grande personalità e grandi professionisti. Quindi no, nel calcio italiano non ho trovato dei pirla".

Calcisticamente l'Italia era come se l' aspettava? Quali sono gli aspetti che l'hanno colpita in maniera positiva e quali negativamente?
"Per prima cosa credo che sia sbagliata la percezione che si ha del calcio italiano nel resto del mondo, non mi sembra giusta. Mi viene facile, vista la mia esperienza, fare un paragone con il calcio inglese. Questo è sicuramente un 'prodotto meglio lavorato' grazie a tutto quello che ci sta dietro e grazie anche ad una struttura promozionale che qui non c'è. Calcisticamente parlando, l'Italia è invece più ricca e più difficile. Per un allenatore questa è sicuramente una forte motivazione. In Inghilterra è facile fare la differenza con un approccio tattico diverso. La Premiership inoltre è un campionato nel quale viene molto esaltato l'aspetto emozionale e dove è molto forte quello fisico e mentale. Ne è un esempio il lavoro di Wenger con l'Arsenal quando ha vinto 2 o 3 campionati, e non è un caso che io sia arrivato al Chelsea nel 2004 e abbia vinto subito la Premiership. In Italia è assolutamente diverso: l'allenatore deve essere più completo perchè tatticamente è sempre difficile, si deve lavorare molto e ci si deve sempre aspettare che l'avversario stia lavorando di nascosto per preparare la partita in un modo che ti renda la vita sempre più difficile. Questo mi piace veramente".

Qualcuno ha detto, nonostante la sua ortodossia classica ed il suo modo serio e ferreo di vedere le cose, che Mourinho sia cambiato. Cosa ne pensa?

"Calcisticamente è chiaro che mi debba adattare a una realtà. L'ho sempre affermato e lo ribadisco oggi: una squadra che si pone come obiettivo quello di vincere il campionato di un paese, deve adattarsi sotto tutti i punti di vista a quella che è la realtà che lo circonda. La squadra che punta alla Premiership, ovviamente, deve essere strutturalmente diversa da quella che vuole vincere la Liga o lo Scudetto, in questo senso mi devo adattare. Ogni avversario è sempre organizzato per creare una nuova difficoltà, la mia squadra deve essere preparata, non solo per giocare al massimo livello nel modo scelto, ma anche per cambiare se dobbiamo farlo. Durante l'ultima partita cha abbiamo disputato contro il Chievo, ad esempio, abbiamo iniziato col 4-4-2 a rombo per poi cambiarlo con un 4-3-3 che prevedeva due ali ed un giocatore al centro. Abbiamo provato a giocare presentando un 4-4-2 con due linee e dopo e, sul 3-2, ci siamo compattati con tre linee chiuse e molto corte. Durante la partita questo lavoro è necessario per adattarsi ad una realtà difficile come quella del calcio italiano. In Inghilterra nessuno cambia perchè si ha una maggiore fedeltà ai moduli. Questo impone un grande lavoro su un determinato modulo e, durante la partita, con un cambio è più facile fare la differenza".

Riprendendo ancora la sua autobiografia perchè, grazie a questa, molti capiranno anche l'uso dei moduli. Quando la accusarono di riprendere il modulo di Roberto Mancini, in realtà, il 4-4-2 esiste da sempre e Mourinho stesso lo ha più volte ripresentato...
"Tutti i campionati che ho conquistato li ho vinti col 4-3-3, le competizioni europee, Uefa Cup e Champions League, invece con il 4-4-2 a rombo. E li conosco bene: il 4-3-3 è molto più difficile e più esigente da un punto di vista mentale di un 4-4-2 a rombo, perchè non è un sistema tattico equilibrato e sicuramente presenta qualche debolezza. Per me la cosa fondamentale è conoscere i punti negativi di ogni modulo, perchè non ne esiste uno perfetto. Il 4-4-2, ad esempio, è un modo di giocare semplice e quando con questo, con il Porto, abbiamo vinto con un gruppo di giocatori non abituati a vincere, ho pensato che alla squadra servissero nuove motivazioni, che potevano arrivare giocando con uno schema diverso più difficile come il 4-3-3. Qui all'Inter ho dovuto cambiare, non per una mia convinzione, ma per necessità di una squadra che aveva bisogno di essere più compatta".

Ed in Italia non le è mai capitato questo? Con chi si troverebbe?
"Lo farei con tutti volentieri. Ma a Stamford Bridg avevo il mio piccolo ufficio nello stadio, a San Siro ce l'ho nello spogliatorio. Ma qui c'è una cultura diversa. In Inghilterra, quando una partita finisce, abbiamo due minuti di flash interview e poi aspettiamo i giocatori. In Italia c'è un'ora e mezza di attività stampa per noi e per i giocatori e non abbiamo tempo per parlare con gli altri allenatori".

Quindi farebbe a meno delle interviste giornalisti...
"Non è che non mi piace parlare di calcio, assolutamente. Sarei ben felice il lunedì o il giorno successivo alla partita di andare in tv a discutere con ex giocatori, allenatori ed ex allenatori. Sarebbe un piacere".

E la sera?
"No, la sera stessa no, il giorno dopo sì. Quando l'arbitro fischia la fine, per me finisce la partita, il giorno successivo è un altro giorno. Per me è difficile adattarmi a questa situazione".

L'Italia le piace? Aveva detto che sarebbe venuto ed ha mantenuto la parola. È contento di come stanno andando le cose all'Inter in questo momento?
"Sono contento ed anche nei momenti più difficili dell'adattamento non ho mai avuto ripensamenti. Non evito i confronti con le mie precedenti esperienze, non ho mai nascosto e non nascondo mai che l'Inghilterra sia diversa, ha una tranquillità diversa per un allenatore, calcististicalmente e socialmente un mondo diverso per un uomo di calcio. Ma sono felice. Il mio contratto scadrà nel 2011 e voglio onorarlo".

Non aveva detto che avrebbe voluto allenare la nazionale portoghese?
"Alla fine della mia carriera vorrei fare due cose: allenare la nazionale portoghese la prima, poi mi piacerebbe poi andare in un Paese come gli Stati Uniti per cercare di portare un mondo potenzialmente fantastico come il calcio a livello di altri sport come football o baseball che hanno grande tradizione. Questo mi piacerebbe, ma devo aspettare ancora tanto".

In italia un quarto dei tifosi sono interisti, tutti gli altri sono per le altre squadre. Questa la rende potenzialmente un nemico. Inoltre si ricorda un episodio a Reggio Calabria quando lei regalò un crocefisso a cui teneva particolarmente ad un bambino diversamente abile. Qualcuno lo malinterpretò, pensando che stesse facendo dell'elemosina. In quel contesto ha pensato che l'Italia non la meritasse?

"No, non ho mai pensato questo. L'Italia è un grande paese con grande personalità e grandi allenatori. Non ho mai pensato di non essere a mio agio. Ricordo quell'episodio ed ho semplicemente pensato al fatto che ero da solo perchè sono l'unico allenatore straniero. Questo se non consideriamo Sinisa Mihajilovic, che è praticamente italiano di adozione, visto che è qui da tanti anni. In quel momento ho pensato di non essere benvenuto. Non voglio essere diverso, non voglio fare la differenza. Voglio solo avere la tranquillità per fare bene il mio lavoro come ha fatto Trapattoni quando ha lavorato in Portogallo".


Inter in campionato ed Inter in Champions: due pesi e due misure?
"Vedremo: ammetto che mi piacere affrontare il Manchester United, campione in carica e campione del mondo di club. Non potremmo affrontare una squadra con più prestigio, non c'è una squadra che possa darci più motivazioni. Vedremo, ma se rieco a fare sentire ai giocatori quello che sento io in quei momenti, sono sicuro che potremo fare bene".

Nel campionato italiano chi l'ha impressionata di più?
"Dipende, non posso paragonare squadre differenti con obiettivi differenti. Mi sembra giusto parlare della Juventus, squadra tatticamente e veramente forte con una grossa personalità, e della Roma, che anche se ha cambiato modulo ha mantenuto i suoi principi di gioco e devo dire che mi piace veramente come Spalletti pensa il calcio. Poi c'è un gruppo di squadre che sta effettuando un importante cambio nella direzione giusta come, ad esempio, Genoa, Napoli e la stessa Udinese, anche se nell'ultimo periodo è calata e non ha ottenendo grandi risultati. Ci sono squadre con una loro filosofia calcistica che mi piace tanto e che giocano veramente bene. Penso, ad esempio, a Zenga con il suo Catania, una squadra che gioca sfruttando tutte le sue potenzialità. È una squadra che può arrivare a Milano, Torino o Genova e fare una grande partita perchè si adatta benissimo al proprio potenziale. Penso che si debbano ammirare tutte queste squadre, questo campionato è sicuramente migliore rispetto a quello dell'anno scorso e il merito è sicuramente loro e non nostro".

Inter Milan's Swedish forward Zlatan Ibrahimovic reacts during his team's Italian Serie A match against Siena _n December 20, 2008 at Siena's Artemio Franchi Stadium. From Getty Images by AFP/Getty Images.

Un aggettivo per Zlatan Ibrahimovic?
"Dovessi usare un aggettivo direi che è 'diverso'. In poche parole per me è il più grande al mondo".

Oggi è il 2 gennaio 2009. Faccia gli auguri agli italiani e a qualcuno che vuole scegliere come simbolo...
"Agli italiani auguro lo stesso che auguro a tutti i miei cari e a coloro ai quali voglio bene, ovvero un 2009 in salute, tranquillità ed amore, una vita equilibrata a tutti livelli. Se dovessi scegliere una personalità in Italia, non posso non scegliere colui che ha deciso di portarmi qua: il presidente Massimo Moratti con le altre persone importanti di questo club. Gli auguri sono gli stessi, parlando di calcio invece sarei felice se al termine della stagione potessi regalare a loro qualcosa di importante che possa contribuire alla loro felicità".

(Inter.it)

 
 
 
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