Post n°230 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da blue.chips
Talvolta, certe letture e parole hanno un'effimera consistenza, simili alla naturalezza svagata delle superfici del corpo portandosi via solo le ambrate tracce del sole sulla pelle. Polvere di parole che mai smuoveranno quel che rimane dentro, quella leggera felicità delle piccole cose; come certi umori penetranti del mirtillo di bosco, macerato nei giorni dei sorrisi e dell'intenso odore delle torte calde di forno, mentre uno sfavillio di bianca farina gioca coi raggi del sole tangenti ai corpi, confondendo i margini di figure e cose; così non è difficile accorgersi che spesso la polvere delle parole ha lo stesso sapore e vaghezza. Lentamente, percepisci nel lento depositarsi intorno, la chiusura di un sipario dove i dèmoni si annidano riportando in vita una nenia di continue partenze, perdite, vaghezze, segnando i confini di sottoterra.
Ciò che resta del sipario del tempo, sorprende intenzioni altre, asciugate dal vento sulla sventura di un rimorso da rigettare fino allo sfinimento. E quei predatori di parole, quelli che gioiscono sempre di ogni saccente banalità, svaniscono all'improvviso come una risacca che riecheggia un lamento di perdita, vele destinate a piegarsi perché non conoscono la profondità del mare, la direzione del vento. In loro s'intravede solo un senso naive della vita. Null'altro.
Si rimane in vita solo quando si desidera l'attesa; nonostante la vita- a poco a poco - perde noi strada facendo; ma quegli altri, quei pochi altri, (diversi dai predatori), agrimensori del verbo, alla facilità di morire dentro, alzano muri di oneste parole, serrando le palpebre degli occhi per preservare sogni veri e desideri puliti che non andranno mai via.
Si rimane in vita perché si attende qualcosa o qualcuno nella speranza, e perché il pensiero ama chi serra le palpebre per preservare sogni e desideri intessuti di fili presi a prestito da visioni di luce, in attesa di un dio che, vagando tra le sabbie di un deserto, scorga orme che disegnano i tratti incorrotti dai giorni, nel tempo in cui si pronunciavano e si scrivevano solo parole sgorgate dal cuore. Per amare. Solo per questo. Piccola H. mostra attenzione alle parole dette. Tempo fa mi chiese perché tanti le dicono "amore", anche se a volte sono persone appena conosciute. E' veramente complicato spiegare ad una piccola bambina l'immensità dei significati attribuiti alla parola amore. Le chiesi un suo parere sul significato di amore: "il nonno (mio padre) quando mi porta al mare, si ferma a guardarlo in silenzio, poi sospira, dicendo: amo questo mare". Successivamente, sempre con mio padre e piccola H. un pescatore parlava di due persone morte con la loro barca. Mio padre sommessamente disse: amo il mare, anche se a volte mi fa anche paura". A queste sue parole, un greve silenzio venne ad abitarci. Piccola H. rimase pensierosa. Il gioco delle analogie iniziava già a suscitare in lei i suoi primi fermenti. Si rivolse a me, pensando alle parole anzidette da mio padre: "si può dire amore anche quando fa male"? Le risposi: sì, anche quando fa male, perché quando si ama veramente non si ha paura della verità.
A quest'ora della notte tarda uscirei sulla fredda strada inseguendo un'antica nenia e, invece, sorpresa mia, dai veli di mia finestra incontro una visione: in un riflesso, su gelida pozzanghera, un naso tondo e rosseggiante sopra baffi ispidi, stupidamente, m'irride dentro un no! Nel dispetto di un malessere notturno si spengono luci tremule di lampioni gialli, quasi a presagire invernali primavere irridere gli steli di miei fantasmi piantati laddove immagino sonnecchi la lava nella terra. Nel cantico di andate albe muore il cigno al lago sotto un monte negro dove invano, sopra un simulacro, una ragazza mostra nel tatuaggio nugoli di orchidee volare su argentei e veloci jet sognando il sogno, sognando amore.
Di lei, nessun si cura : i cattivi maestri insegnano
(e sembran bravi) opere e canti che della morte hanno il respiro. Ascolta: sette ore bastano a un lungo sonno prima della morte; non hanno vesti tessute i gigli della valle; un muro ti respira e attende sotto pochi metri dal tuo letto; gli sciacalli di città sono ancora in maggioranza albini; gli occhi delle donne aspirano al profondo dell'uomo innanzi la goccia di rugiada e i maschi, s'affannano in carezze vane sulle misteriose chiome loro mentre il mondo gira a vuoto. Un uomo solo, disse a lei, come un Re sparso di raro unguento: l' Amore coprirà ogni tuo dolore.
Inviato da: blue.chips
il 11/02/2009 alle 13:29