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Shoà-vemente
Post n°236 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da blue.chips
Ieri, come molti sanno, si è celebrata la giornata della Shoa. La Shoà rappresenta un passaggio: nulla delle cose esistenti fin a quel momento oravenivano ad esistere; come assistere alla raffigurazione di un esploso della natura umana, scoprendo cose che non si vedevano ed erano dissimulate da altro tipo di ferocia, ma non nell'orizzonte mostrato, nello stupore e nel mistero del male "impossibile" e ancora tutto da venir fuori. Intorno a qualche fondatore, tra i più fortunati, si sono create leggende ancora più mitiche degli déi greci; per altri, la polvere mortale li ha fagocitati senza nemmeno uno squillo di trombetta di carnevale. La loro storia è degna di quanto hanno cercato di scrivere nei loro "libri sacri". Gli ebrei, No! Non hanno avuto timore di scrivere il loro male, sanno di non essere stati fedeli all'invocazione di Elohim, alla parola profetica, ai comandamenti ricevuti. Pur tuttavia, per una strana alchimia della storia dell'uomo, - unico e raro esempio - gli ebrei hanno ritenuto ogni cosa nei loro libri, persino l'ignomìa dei loro re, dei capi del popolo, della loro prostituzione. Sono forse loro più stupidi di tanti altri? Non hanno essi sempre dimostrato di primeggiare proprio in quelle arti della scrittura? Hanno scritto delle benedizioni ricevute e delle maledizioni subite. Il bene e il male. La storia degli ebrei e dei cristiani è simile per molti punti; sostanzialmente simile a ciò che oggi è diventato il cristianesimo diffuso, urbi et orbi, trasformato in una cristianità dalla dottrina sociale, che nella pratica individuale è lontana dal cuore del vero messaggio cristiano. La domanda unica che sarebbe da porci è: perché Israele è l'unico paese al mondo che raccoglie l'odio delle nazioni? La più ovvia e inutile risposta sarebbe: perché è abitata da ebrei. Qualcuno si chiederà: perché queste farneticazioni di tono apocalittico in seno ad una storia di cui si vorrebbe tanto metterci una pietra sopra. Da più parti si rinnova lo strisciante senso di fastidio della storia degli ebrei. Ormai, si dice (e si vuole credere), il mondo deve andare avanti, corre verso il futuro, verso l'evoluzione dell'uomo; la scienza, la tecnologia, porrà fine ai miraggi messianici di questi porta sventura. Conquisteremo altri pianeti, e formeremo una razza umana senza bisogni e pacificata. E' giusto essere stufi. A nessuno piace sentire suonare la campana a morto. Tutti abbiamo famiglia, si dice in Italia. Ma sarebbe anche un modo superficiale ed effimero di affrontare il discorso per gli eventi a cui abbiamo assistito ed assistiamo tuttora, contriti per un giorno, al massimo una settimana, e poi, via col solito andazzo. Quando il popolo di Gerusalemme (farisei e sadducei - i preti di allora) chiesero a Gesù, facci un miracolo e crederemo a te; egli rispose loro: avete i profeti e null'altro vi sarà concesso. Torniamo allora ai profeti d'Israele: Per non tediare ulteriormente con la mia pazzia, sarebbe sufficiente una piccola volontà di andarsi a rileggere almeno il N.T. per capire cosa Gesù intendesse circa le profezie ed il destino d'Israele, che non è dissimile dal nostro che ci professiamo cristiani, nell'illusione di leggere i profeti d'Israele come vecchi pazzi di una tradizione risolta e seppellita dal N.T. Gesù stesso, giudeo tra i giudei, disse: io non sono venuto ad eliminare la Legge (leggi V.T) ma, anzi, a vivificarla. E Lui è la cerniera della storia dell'uomo, colui che coniuga in un tutt'uno il vecchio con il nuovo. Questa Parola andrà ad effetto nella sua interezza, come sempre è accaduto nella storia dell'uomo. La sua conoscenza potrebbe aprire un varco nella comprensione del male che ci attanaglia e ci fa dire "mai più", sempre dopo. La Shoà e la sua intima verità parte anche da questa possibile comprensione e presupposto.
Antisemitismo. Per chi, invece, volesse perdere altri preziosi minuti del proprio tempo, è interessante leggere lo scritto che segue, scritto da Fiamma Nirenstein. Giusto per capire da un'ottica diversa il mondo che ci circonda e le dinamiche che conformano il nostro odio o amore per le comunità del mondo. A pagina 69 di Liberal del 2003-10-27, Fiamma Nirenstein firma un articolo dal titolo «Il nuovo antisemitismo» Nel 1967 ero una giovane comunista, come la maggior parte dei ragazzi italiani. Stufa del mio comportamento ribelle, la mia famiglia mi mandò in un kibbutz dell'alta Galilea, Neot Mordechai. Laggiù mi sentivo piuttosto contenta: il kibbutz dava ogni mese una certa somma di denaro per sostenere la lotta dei vietcong. Quando scoppiò la guerra dei Sei Giorni, Moshe Dayan parlò alla radio per darne l'annuncio. Chiesi ai miei compagni di Neot Mordechai che cosa volessero dire le sue parole. Mi risposero: Shtuiot, sciocchezze. Durante la guerra accompagnavo i bambini nei rifugi, scavavo trincee e mi addestravo in alcune semplici operazioni di autodifesa. Continuavamo a lavorare nell'orto, ma eravamo svelti a identificare i Mig e i Mirage che si inseguivano nel cielo sopra le alture del Golan. Quando tornai in Italia, i miei compagni di scuola non mi accolsero bene: alcuni mi guardarono come se non fossi più la stessa di prima, ma un nemico, una persona malvagia che presto sarebbe diventata un'imperialista. La mia vita stava per cambiare: allora non lo sapevo ancora, perché pensavo semplicemente che Israele avesse giustamente vinto una guerra dopo essere stato assalito e aver subito un numero incredibile di provocazioni e maltrattamenti. Ma presto mi accorsi che avevo perso l'innocenza dell'ebreo buono, di quell'ebreo speciale fatto secondo i loro desideri. Ora, in quanto ebrea, ero messa insieme con gli ebrei dello Stato di Israele e lentamente, ma inesorabilmente, venivo esclusa da tutta quella nobile schiera di personaggi come Bob Dylan, Woody Allen, Isaac Bashevis Singer, Philip Roth e Sigmund Freud, che santificava il mio giudaismo agli occhi della sinistra. Ho cercato per molto tempo di riconquistare quella santificazione, e la sinistra ha cercato di ridarmela, perché gli ebrei e la sinistra hanno disperatamente bisogno gli uni dell'altra. Ma ora, dopo che l'odierno antisemitismo ha calpestato qualsiasi buona intenzione, le cose si sono fatte chiare. In tutti questi anni, anche persone che, come me, hanno firmato petizioni per il ritiro dell'esercito israeliano dal Libano, sono diventate dei «fascisti inconsapevoli», come mi ha scritto un lettore in una lettera piena di insulti. In un libro sono stata definita semplicemente «una donna appassionata che si è innamorata di Israele, confondendo Gerusalemme con Firenze». Un palestinese mi ha detto che, se io vedo le cose in modo così diverso dalla maggior parte della gente, significa che il mio cervello non funziona bene. Sono stata anche definita una persona crudele e insensibile, che nega i diritti umani e alla quale non importa nulla della vita dei bambini palestinesi. La ragione di questi e di molti altri insulti e critiche mi è stata spiegata da uno scrittore israeliano molto famoso. Un paio di mesi fa, mentre stavamo parlando al telefono, mi ha detto: «Sei davvero diventata una persona di destra». Cosa? Di destra? Io? Una vecchia femminista, attivista dei diritti umani, addirittura comunista in gioventù? Soltanto perché ho raccontato il conflitto arabo-israeliano nel modo più accurato che potevo e perché talvolta mi sono identificata con un Paese continuamente attaccato dal terrorismo? È un fatto davvero interessante. Perché nel mondo contemporaneo, il mondo dei diritti umani, se una persona viene definita di destra, è stato compiuto il primo passo verso la sua delegittimazione. Ogni ebreo nato dopo l'Olocausto impara subito un messaggio molto chiaro: il male, per gli ebrei, è quasi sempre giunto dalla destra, in particolare dalla Chiesa, almeno per una buona parte della sua storia, e, naturalmente, dal nazismo e dal fascismo. L'Olocausto ha fatto ricadere il male sulla destra. E poiché gli ebrei sono il simbolo vivente di quanto possa essere malvagia la destra, legittimano la sinistra con la loro stessa semplice esistenza. Allo stesso tempo, la sinistra ha concesso la propria benedizione agli ebrei quali vittime par excellence, alleati sempre fedeli nella lotta per i diritti dei deboli contro i più forti. Quale ricompensa per il sostegno offertogli, come la possibilità di pubblicare libri e girare film, nonché per la reputazione di artisti, intellettuali e giudici morali che gli veniva riconosciuta, gli ebrei, persino durante le persecuzioni antisemite dell'Unione Sovietica, hanno dato alla sinistra il proprio appoggio morale, invitandola a unirsi a loro nel pianto di fronte ai monumenti dell'Olocausto. Oggi il gioco è inequivocabilmente finito. La sinistra si è dimostrata la vera culla dell'attuale antisemitismo. Quando parlo di antisemitismo, non mi riferisco alle legittime critiche rivolte contro lo Stato di Israele, bensì all'antisemitismo puro e semplice, talvolta accompagnato anche da critiche: criminalizzazione, stereotipi e menzogne specifiche o generiche, che da menzogne sugli ebrei (cospiratori, assetati di sangue, dominatori del mondo) hanno ampliato il loro raggio e sono diventate menzogne su Israele (Stato cospiratore e sfrenatamente violento), in modo addirittura brutale soprattutto a partire dalla seconda Intifada, nel settembre del 2000, e assumendo una ferocia sempre maggiore dall'inizio dell'operazione Chomat Magen, «Muro difensivo», quando l'esercito israeliano è rientrato nelle città palestinesi per rispondere agli attacchi terroristici. L'idea fondamentale dell'antisemitismo, oggi come sempre, è che gli ebrei abbiano un animo perverso che li rende diversi e inadatti, in quanto popolo moralmente inferiore, a diventare membri regolari della famiglia umana. Ora questa ideologia dell'Untermensch si è estesa a Israele in quanto Stato ebraico: un'entità straniera, separata, diversa, fondamentalmente malvagia, la cui esistenza nazionale viene lentamente ma inesorabilmente svuotata di significato e privata di giustificazione. Israele, proprio come il classico ebreo cattivo, non ha, secondo l'antisemitismo contemporaneo, diritto di nascita, ma è macchiato da un «peccato originale» commesso contro i palestinesi. E ora il tradizionale ebreo col naso aquilino imbraccia un'arma e si diverte a uccidere i bambini arabi. Sulle prime pagine dei giornali europei abbiamo visto vignette che, ripetendo i classici stereotipi antisemiti, mostrano Sharon mentre divora bambini palestinesi e i soldati israeliani impegnati a minacciare culle di piccoli Gesù. Tutto questo nuovo antisemitismo, che si è materializzato sotto forma di una violenza fisica senza precedenti contro persone e simboli ebraici, nasce nel seno di organizzazioni che si dedicano ufficialmente alla salvaguardia dei diritti umani, e ha raggiunto il proprio apice nel summit delle Nazioni Unite tenuto recentemente a Durban, quando 'antisemitismo è ufficialmente diventato lo stendardo della nuova religione secolare del nostro tempo, la religione dei diritti umani, facendo così di Israele e degli ebrei il suo nemico dichiarato. (ndr) Per mancanza di spazio, non pubblico la seconda parte dell'articolo. Si può trovare anche in internet, ma se qualcuno potrebbe essere interessato, posso spedirlo via email. Blue.chips |


Inviato da: blue.chips
il 11/02/2009 alle 13:29