Post n°243 pubblicato il 06 Maggio 2010 da blue.chips
Cosa potrebbe mai accaderci a noi che ci siamo stesi così vicini alle carcasse di navi pirata al luogo della fabbrica di morte dondolandoci come panni stesi al vento nel giardino di mia nonna.
I nostri avi hanno conquistato terre e non siamo più esiliati nell'indifferenza riparati dalle paure dei secoli appena riparati dalla schiuma ardente nella morsa dei cavalli sfiancati.
Ora, i nostri piedi affondano dolcemente nei ricordi d'una memoria sepolta. Chiamami, principessa di cuore E' notte, lungo il sentiero dei ricci, guarda i loro aculei come brillano finché saranno terra come noi.
Rinasceremo, mia principessa; tu, adorna di miei silenzi di vetro ed io, che accarezzo i tuoi capelli luminosi, trattenendo le lacrime sul bordo della tua poesia ultima.
Teneri, come la curva delle pietre del nostro lago che ti videro senza veli, rinasceremo, cuciti insieme come giovani isole immerse nell'oceano e gli astri inventare un canto nuovo.
Chiamami ancora, stanotte; passa dal giardino profumato di basilico e sentirai di nuovo il canto dei poeti sul bordo della tua finestra, socchiusa per lasciare gli occhi dell'orizzonte immaginare questo Icaro ancora ignaro.
Piccola H. ha deciso che vuole sapere ogni cosa dei suoi avi, a partire dai miei genitori. I suoi occhi brillano di curiosità mentre osserva le foto degli album di famiglia. Per lei è una sorta di reliquiario, e le sue dita scorrono dolcemente sulle foto, sfiorandole dolcemente. Chiede, s’informa, si appassiona, sorride, piange. Poi chiede: papà, qual è la nostra terra? E’ una sua abitudine fare domande senza attendere risposte; lei chiede solo sguardi di attenzione, misurando nel suo cuore la sensazione che riceve dai miei occhi, dalle pieghe del mio viso. Piccola H gioca con le conchiglie raccolte a suo tempo da mia nonna. Su una di esse vi è inciso Israel. Perché? chiede piccola H. Le rispondo che tutti abbiamo un sogno che vorremmo realizzare. Non avrei dovuto parlare di sogni. Il suo viso diventa serio. Stringe al petto una foto. Ora ha un nodo in gola: “quando sarò grande scriverò una poesia d’amore”. L’hai già scritta, bambina mia, le ho risposto.
Le poesie più belle sono sogni d’amore e ci abitano lasciando una traccia di luminosa nel cielo ogni volta che l’attraversiamo col pensiero. Anche noi rinasceremo: io, piccola H, mio padre. Superstiti di una stirpe che non s’arrende, perché ci ostiniamo ancora a correre dietro ai sogni possibili, ma forse di un altro mondo, che comunque ci abita.
Ho un’amica che si chiama Jaana. Lei ha curato piccola H. sin dai primi vagiti. E’ bella Jaana. Ora, nel suo corpo immobile, lei vive un sogno spezzato. I suoi occhi guardano intorno il mondo, lo respira come se lo mangiasse, senza mai saziarsi. Piccola H. è attenta che la finestra sia socchiusa per farle vedere il suo pezzo di cielo. Racconta fiabe a chi le aveva raccontate a lei. Misura la febbre a chi le misurava la febbre. Accarezza la fronte a chi accarezzava la sua fronte. Prega per chi pregava per lei nei momenti difficili.
Mi ha commosso piccola H. Lei ha preso la mano di Jaana tra le sue, prendendo a prestito un mio dire: “rinasceremo, e saremo felici”. Jaana ha sorriso, concedendo ai suoi occhi di cercare quel piccolo pezzo di cielo nell’orizzonte a lei più vicino. Non piangeva Jaana, ma sembrava attendere solo una risposta.
Inviato da: blue.chips
il 11/02/2009 alle 13:29