Post n°242 pubblicato il 23 Aprile 2010 da blue.chips
Ma Avarech - Canto popolare
"Eravamo così giovani e pieni di speranza. Credevamo nel futuro, in un umanesimo rinnovato; credevamo in un senso di giustizia per tutti i popoli, e noi prodromi di un senso di riscatto per ogni popolo". Mio padre era uno di quei giovani partiti dalla propria patria per inseguire un sogno millenario. I miei nonni gli avevano trasmesso il segno della speranza che ancora giaceva nei segni sulla loro carne e nella loro coscienza.
Il ritorno di mio padre fu mesto e doloroso. L'odore del sangue dei suoi compagni di guerra, ancora profumava di loro gioventù perduta; ma, forse, ancora di più di quello dei giovani avversari che capì non essere diverso. Un suo compagno di università gli morì accanto. Prima di spirare, raccolse le sue ultime parole: "fratello, fino a quando la terrà berrà del nostro sangue...raccogli da mia madre il suo perdono..." Forse, c'era dell'altro da raccontare, ma il ricordo impedisce altre parole. I suoi silenzi sono deserti per il vento e raccolgono preghiere al cielo.
Al di là di ogni implicazione del male e del bene, del giusto o sbagliato, vi è il senso di morte che opprime il genere umano per ogni scelta. E' una dannazione a cui sembra non vi sia alternativa.
Molto tempo è trascorso da quei giorni. Mio padre ha vissuto gran parte della sua vita, ancora nel sogno che, nonostante tutto, sia possibile far regnare nel mondo la giustizia e la pace. Lui iniziò nel rifiuto e nel disgusto di avere tra le mani un' arma di offesa, non senza conseguenze negative. Tempo fa, mi fece vedere il video Ma Avarech, inviatogli da un suo amico dopo che lo stesso l'ebbe visto per caso in internet riconoscendo mio padre tra i militari ripresi in quell'occasione.
Lui ha sempre taciuto di questo suo passato; ma quando mi ha mostrato il video, i suoi occhi erano lucidi: voleva spiegarsi, quasi si vergognasse, però necessitava di raccontare. Forse, il suo sogno si appannava dietro il velo di trattenuta commozione, anche per le parole di "Ma Avarech", che spesso gli sentivo cantare.
Piccola H. ora ha un nuovo eroe, il capitano coraggioso della mia infanzia. La storia di suo nonno l'ha compresa nella forma più ingenua ma fortemente connotata di grande nobiltà: "nonno, dovresti scrivere a Obama e raccontare che la guerra fa solo male". Non so perché questo Presidente degli USA ha colpito tanto la sua immaginazione; immagino solo che lei lo abbia visto come un uomo giusto, venuto dal popolo, come gli fu raccontato nella scuola materna ai tempi della sua elezione.
Lei è molto tenera con il nonno: resta a lui abbracciata accarezzando la sua nuca, mentre lui le racconta di un mondo possibile; un mondo in cui trasformare le armi in roncole e falci per tagliare il grano affinché tutti ne abbiano in abbondanza.
Il suo sangue di piccola bimba è giovane e sognante, ancora lontano dalla triste realtà in cui siamo immersi. Non ci dovrebbero essere eroi in un mondo di giusti, ma è giusto che ve ne siano di positivi nell' umana barbarie. Per ora, lei ha scelto eroi di carne e sangue: persone che sentono disgusto per l'uccisione e la prevaricazione dei propri simili e sognano un mondo di pace e fratellanza. Un mondo in cui, per quanto possa essere difficile e dolorosa la scelta, è ancora da preferire essere vittima piuttosto che carnefice, poiché - paradossalmente - è il solo argine all'ingiustizia e al male che impera.
Dedicato alla mia piccola, sognatrice di un mondo dove vivono eroi che poco interessano al novero dei più.
Inviato da: blue.chips
il 11/02/2009 alle 13:29