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"Sos Fillus de anima"

Post n°611 pubblicato il 17 Marzo 2018 da Butturfly66

 

Da poco sono stata al paese di mio padre ospite di una cara cugina, e durante una nostra conversazione nata vedendo come avesse trasformato quella che io negli anni credevo fosse la casa famigliare, (e nella mia convinzione, ereditata da parte paterna) scopro invece che mia zia (sorella di mio padre) aveva ereditato lei stessa quella casa da quelli che erano stati i suoi padrini, che fin da piccola l'avevano cresciuta come una figlia, lasciandole poi alla loro morte tutto in eredità... Questo fatto di cui non ero assolutamente a conoscenza, e che nel momento mi ha lasciata stupita,  mi ha riportato alla memoria "Sos Fillus de anima" (figli dell'anima) un espressione che faceva riferimento ad una pratica molto diffusa nell'isola, con la quale uno o più figli venivano affidati dai genitori biologici, ad adulti facenti parte della stessa rete famigliare o della stessa comunità... Solitamente accadeva in quelle famiglie numerose in cui, le difficoltà economiche portavano i genitori a scegliere di affidarli ad altre persone per garantirgli un futuro migliore,  senza tuttavia venir estromessi, ma al contrario continuando ad avere un rapporto pressoché quotidiano con il bimbo... Solitamente chi veniva scelto per accudire il proprio figlio era una coppia senza figli, (privilegiando zii materni o paterni) che divenivano nel tempo (se non lo erano già) i loro padrini... E anche in questo caso gioca una parte importante la figura del padrino, che a differenza di altre realtà, in quella sarda ha sempre avuto ed ha tuttora un ruolo fondamentale nella crescita e nell'educazione del bambino... Questa usanza molto praticata, per la naturalezza con cui avveniva faceva si che non fosse argomento di discussione o peggio ancora di pettegolezzo, (come accadeva in altre circostanze)... Prova ne è, che io stessa non sapessi di mia zia, non avendone mai sentito parlare nè da mio padre nè dagli altri parenti, nè tantomeno dalla zia stessa, con la quale ho sempre avuto un rapporto speciale... So per certo che fino agli anni 70 era usuale accadesse, per cui ci sono dei quarantenni che oggi possono ancora testimoniare di aver vissuto tale esperienza... Come accadeva è presto detto, anche perche non prevedeva alcun accordo scritto ma semplicemente orale, che non dava lassi di tempo, ma prevedeva che il bambino potesse tornare alla famiglia d'origine, se e quando i genitori lo ritenevano opportuno, con buona pace di tutti... E questo credo sia accaduto anche a mia zia, perche per quel che ricordo io l'ho sempre vista in famiglia, come tutti gli altri. 

 

 

 
 
 

l'acqua ed i suoi legami...

Post n°610 pubblicato il 07 Febbraio 2018 da Butturfly66

 

Da ieri sera la pioggia insistente e copiosa, bagna la terra quasi arida della mia amata terra... Uno scrosciare continuo che immediatamente mi ha riportato alla memoria racconti ed usanze che, per secoli, hanno richiamato tra sacro e profano l'arrivo della stessa... Da sempre l'acqua è un bene che l'isola fatica a ad avere in abbondanza, per cui, ognuno di noi ha da sempre sentito raccontare storie che ne invocavano l'arrivo in vari periodi dell'anno, compreso quello del carnevale, e che nel raccontarlo assume un significato che va al di la della goliardia del divertirsi o del semplice mascherarsi... Quante volte ho assistito a preghiere o processioni, nelle quali se ne invocava l'arrivo quasi fosse la normalità, ma ciò che accade in alcuni centri assume un fascino arcaico... Ad Aidomaggiore per esempio, si costruiva una sorta di barella fatta di canne a cui venivano intrecciati rami di pervinca, che i  ragazzi e gli uomini portavano in giro per il paese e intonando una antica litania... Gli anziani del paese uscivano dalle case e vi buttavano addosso dell'acqua, offrendo poi caramelle ai bimbi ed un bicchiere di vino agli adulti, un rituale che per quel che ne so, si è ripetuto con grande partecipazione anche qualche anno fa... Il termine "Carrasegare" (con cui si definisce il carnevale) rimanda al dio Dionisio, per cui per celebrare la sua morte si sacrificavano capretti e torelli per rendergli omaggio... Un usanza che ai nostri occhi nulla ha a che vedere con i rituali scherzosi e goliardici del continente, ma che noi sardi abbiamo saputo nel corso del tempo trasformare in un momento di allegria e rinascita... Le maschere tradizionali hanno poco colore, il nero del carbone che viene utilizzato ancora oggi per scurire il viso primeggia, le pelli, i campanacci, ogni suono, ogni esibizione rimanda ad un rituale quasi di commemorazione della morte, aprendo le strade alla rinascita legata alla natura e  all'imminente arrivo della primavera... Gli inverni anticamente erano duri e molto freddi e la solitudine con una quotidianità scandita da poche distrazioni, fino a qualche decennio fa erano simili nella maggior parte dell'isola, ma soprattutto nella Barbagia culla e custode di quasi tutte le tradizioni... Oggi che anche i nostri bambini festeggiano il carnevale globalizzato, non dobbiamo comunque perdere le nostre radici, per cui, fintanto che ogni regione continuerà ad affiancarvi le proprie tradizioni, il fascino de "su Carrasegare" rimarrà una delle innumerevoli caratteristiche capace di contraddistinguerci. 

 

 

 
 
 

ma che bella giornata...

Post n°609 pubblicato il 15 Gennaio 2018 da Butturfly66

 

E risaputo quanto io ami raccontare della mia isola e delle sue innumerevoli sfumature, per cui, oggi non resisto dal desiderio di mettere nero su bianco il mio viaggio a ritroso fatto ieri, andando in visita al paese di mio padre... Una giornata che, insieme a mio marito abbiamo dedicato ad una cara cugina e suo marito, e che mi ha permesso di rivedere luoghi e scorci mai dimenticati... Partiti da Olbia ci siamo addentrati all'interno della mia amata Barbagia fino a Gavoi, luogo natio di mio padre e testimone di parte della mia infanzia e gioventù... Il tempo bello ed un tiepido sole che pensavo non mi avrebbe accompagnata fino lì, mi ha invece sorpresa piacevolmente... Di cose, da che io vi andavo ne sono successe tante, persone che ricordavo non ci sono ormai più come del resto molti parenti, ma anche il paese in se è mutato... Per cui bello di averlo rivisto dopo tanto tempo, mi ha permesso di poter vivere in un attimo lo scorrere accelerato del tempo... Il profumo però non è cambiato, quello è lo stesso di allora, e sapeva di camini accesi, formaggi messi a stagionare, di legna accatastata in attesa di essere bruciata... L'impatto è stato molto forte quando ho rivisto la casa di una mia zia, che quando ero piccola, ma anche ragazza, mi incuteva timore per le sua mura decadenti... La roccia scavata nella quale il pecorino che mio zio preparava stagionava, con un angolo nel quale una delle prelibatezze macerava, e mi riferisco a "su casu marzu" una delizia che turisti di ogni parte del mondo adorano, ma che io non ho mai voluto nemmeno assaggiare... Oggi di quella sorta di rudere non è rimasto nulla, trasformato in una meravigliosa casa che però all'esterno ha mantenuto la sua anima, con il granito che adorna tutta la parte esterna, dando alla via la parvenza di trovarsi in un piccolo  borgo... Chi conosce Gavoi, conoscerà l'ormai famosissimo premio letterario, il quale porta per qualche giorno dentro questo piccolo paese di un paio di migliaia di abitanti, oltre che curiosi da ogni parte del mondo, anche registi, scrittori, giornalisti e attori famosi... Parlando  con mia cugina ed il marito, sono venuta a sapere che chiunque venga rimane incantato come pure è successo a me, perche oggi c'è una nuova cultura, quella che porta alla rivalutazione e conservazione di ciò che sono le radici e la storia del paese, ma soprattutto del centro storico in cui lei vive, distante poche decine di metri dalla casa in cui sono nati mio padre e sua madre... Dopo un pranzo tipicamente sardo (come tradizione vuole) ho chiesto di poter rivedere seppur da fuori casa di mia nonna, dove ho trascorso lunghi periodi in compagnia di cugini e amici, libera di poter fare cose che in città erano impensabili... Ho portato con me soltanto il cellulare per immortalare ciò che volevo poi rivedere, lasciando invece soltanto al piacere dei miei occhi, alcuni angoli e luoghi... Mi sono rivista bambina e adolescente, salire e scendere per "sa corte manna" per andare a "s'antana e susu" a prendere l'acqua con la brocca, oppure scendere di qualche decina di metri fino alla bottega per la spesa... Quante volte ho ricevuto caramelle e dolci in regalo, sia dalla bottegaia che dai paesani (che nel contempo mi riempivano di domande sulla vita in città)e che per educazione e per tradizione non potevo rifiutare... Tutto questo e tanto altro, mentre passeggiavamo in un pomeriggio stranamente mite visto il periodo... Andando via avrei voluto portarmi via oltre che le delizie ricevute in dono, anche tutto quello che un piccolo paese ancora a misura d'uomo offre... Ripensandoci però, ho pensato che magari una volta qui avrebbe perso la sua magia, per cui quando desidero riprovare tali emozioni mi basterà tornarvi... Per ora mi accontento di riviverle attraverso le foto, in attesa di imprimerle ancora nella mente come ho fatto ieri...

 

 

 
 
 

come un soffio di vento...

Post n°608 pubblicato il 13 Dicembre 2017 da Butturfly66

 

Ci sono occasioni in cui la vita la metti in discussione, il presente ti fa paura, pensi al destino e ti chiedi quanto ancora potrai vivertela... Stamattina ero al funerale di un conoscente (stroncato da un male a 50 anni) e durante la messa, mi sono soffermata sulle parole del sacerdote come non mi accadeva da tempo... La vita è un attimo, un soffio di vento che consente di viverci fuggevoli attimi, in attesa di un riposo che  per alcuni sarà eterno, per altri funzionale a quando ci si ritroverà nell'aldilà... La fede accompagna chi crede dando speranza, sorregge nei momenti bui, da la forza di rialzarsi quando la vita ti mette a dura prova... Può vacillare se ci si sente abbandonati, se la ragione non comprende perche certi dolori arrivano a minarti oltre che il corpo anche l'anima, ma poi, non so spiegarmi come e perche, si trova la forza per rialzarsi reagendo... Quando venne a mancare mia sorella, eressi un muro tra me e la fede, perche in cuor mio incolpavo Dio di non averla aiutata portandola via troppo presto, decidendo come per fargli un dispetto di allontanarmi da Lui, come se questo potesse darmi consolazione... La disperazione del momento, il fatto che fossi giovane pure io, oggi mi fanno apparire il mio comportamento di allora come una sorta di ripicca... Il tempo poi ha curato le ferite superficiali, (quelle dell'anima sono insanabili) ridandomi indietro la fede che credevo perduta, ed insieme la speranza di poterci un giorno rivedere... Spiegare cosa sia la fede non è mia competenza (anche perche non ne sarei capace) posso soltanto testimoniare il forte richiamo e la pace che in certi momenti mi trasmette... Quando nacquero i miei figli sperimentai la paura di perderli ed in quel preciso momento, iniziai a comprendere il dolore infinito e struggente che provarono i miei genitori, ma anche la forza che grazie alla fede ebbero di rassegnarsi al destino, speranzosi di poterla un giorno riabbracciare... In questo momento, lo stesso forte dolore lo stanno provando una coppia di genitori che hanno perso il loro unico figlio stroncato a 14 anni da un male incurabile (e tra gli amici del gruppo di mio figlio)... In questo momento è nella stessa chiesa dove ero io stamattina, ad assistere al suo funerale... Quando ieri l'ha saputo l'ho visto incredulo e spiazzato, perche a 18 anni non pensi alla morte, se non a quella inevitabile dovuta all'età... Mentre si preparava, mi ha confessato che ancora non era pienamente consapevole di quanto successo al suo amico, ed io, non ho saputo ne voluto rispondergli, perche qualsiasi parola non avrebbe avuto l'impatto che sta provando ora insieme a tutti gli amici dentro la chiesa... Come genitori vorremmo preservare i nostri figli da dolori e dispiaceri, inconsapevoli che spesso la vita lo fa per noi.

 

 

 
 
 

"Notte de chelu"...

Post n°607 pubblicato il 09 Dicembre 2017 da Butturfly66

 

Il ponte dell'Immacolata porta con se l'inizio delle festività natalizie, per cui anche qui si avvicendano manifestazioni e sagre che traendo spunto dalla tradizione danno vita ad appuntamenti a cui non si può non partecipare... Uno di questi si svolge a Berchidda, piccolo paese di circa 3000 abitanti adagiato sulle pendici del monte Limbara che, con le sue maestose rocce granitiche lo abbracciano, mentre poco distante il lago Coghinas  delimita il suo territorio... Famoso in tutto il mondo per il festival jazz e per il suo vino il rinomato  Vermentino, custodisce in se una grande tradizione storica e culturale... Ecco quindi che durante questo fine settimana il paese si è vestito a festa,  accompagnando l'ospite in un percorso enogastronomico alla scoperta dei suoi angoli più belli adornati con dei bellissimi presepi che incantano per la loro bellezza e originalità, che legano la tradizione sarda dell'ospitalità al culto del mangiare e del bere, che ben si accompagnano alle tradizioni religiose in perfetta simbiosi... Siamo arrivati nel tardo pomeriggio e dopo aver lasciato la macchina nella parte bassa del paese abbiamo iniziato il percorso in salita verso il centro... La serata era abbastanza freddina ed il cielo cupo e coperto minacciava pioggia, ma ben vestiti ma soprattutto spronati dalla curiosità abbiamo seguito le indicazioni che guidavano verso le zone che avevano allestito i vari presepi... Otto rioni, otto presepi tutti bellissimi, ed il paese con le case in stile liberty o rivestite esternamente da pietra sarda ed i paesani grandi e piccoli perfetti  ciceroni nel guidare e nel consigliare... Berchidda è stata pacificamente invasa da una moltitudine di persone, giunte da tutta la provincia, tra cui moti olbiesi che come noi hanno voluto trascorrere una serata diversa all'insegna della tradizione e del buon cibo... Gli stend offrivano ogni ben di Dio, per cui la prima tappa è stata quella di gustare le "panadas" che seppur non propriamente berchiddesi ma della vicina Oschiri non potevano mancare... Una vera delizia per il palato, gustato passeggiando per il centro storico,  chiamano oggi  street food, mentre per noi è un modo come un altro per socializzare, nutrendo oltre il corpo anche l'anima attraverso il contatto umano, che nasce semplicemente da un sorriso e da una chiacchiera davanti al buon cibo... Continuando il nostro percorso e fermandoci ogni tanto a salutare amici e conoscenti siamo giunti al  centro del paese, accolti dalla luminosa e bella piazza con la chiesa, per proseguire poi verso il corso e tutti gli altri presepi e stand dove non potevi esimerti dall'assaggiare... Per me che non bevo vino una bibita, ma per la maggior parte dei visitatori un bicchiere di vino in mano con la loro sacchetta appesa al collo e dolci in quantità... Una cosa poi che mi è molto piaciuta e che non avevo ancora assaggiato, è "la suppa cuata" una sorta di zuppa gallurese fatta anch'essa col brodo di pecora, il pane raffermo, il pecorino (un l'altra delle nostre eccellenze) con però in più il sugo di pomodoro... Un piattino di plastica la forchetta e per tre euro ne assaggiavi una porzione... Tanto mi è piaciuta, che ho deciso che devo assolutamente imparare a farla, facendomi prima svelare i segreti dalle donne del luogo... Peccato che ad un certo punto come temevamo abbia iniziato a piovere, per cui abbiamo dovuto nostro malgrado anticipare il rientro, senza lamentarci però, perche la pioggia serve, visto che dopo la grande siccità di questi mesi la terra ne ha veramente bisogno. 

 

 

 
 
 
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Un blog di: Butturfly66
Data di creazione: 23/01/2010
 

 

 

 

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