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L'ITALIA DELLE BANCHE

Post n°1091 pubblicato il 20 Luglio 2019 da fresbe
 
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C'era una volta in ITALIA, un Sistema Bancario che funzionava, costituito da piccole realtà radicate profondamente sul territorio, che svolgevano la loro funzione di "motore" dell'economia e della produzione, aiutando finanziariamente gli artigiani i piccoli commercianti e le Società di persone (s.n.c. e s.a.s.)

Qualcuno si è mai domandato perchè fosse necessario intervenire per modificare un Sistema Bancario efficiente? Il motivo delle grandi concentrazione di Istituti Bancari per assumere dimensioni "monstre" per competere con chi? L'unica Banca che avesse da sempre investito fuori dai confini, era l'allora CREDITO ITALIANO, talvolta anche finanziando attività semi-illegali, ma le altre? La Banca Commerciale Italiana (COMIT) il San Paolo di Torino, l'Istituto Bancario Italiano (IBI), il Banco di Napoli, il Banco di Sardegna (ex Istituti di emissione) viaggiavano da tempo "di conserva" con il "sedere a paratia" in gergo marinaresco. La vera ricchezza del Sistema Italia, sia per raccolta che per validità negli impieghi, erano le CASSE DI RISPARMIO, costituite storicamente come Enti e Società di mutuo soccorso, con chiare finalità etiche di supporto ai piccoli imprenditori ed artigiani. La citate CASSE DI RISPARMIO non cessarono di esistere, ma furono trasformate in FONDAZIONI con la contemporanea costituzione del braccio armato operativo. sotto forma di s.p.a. Immediato fu il peggioramento dei rapporti con la clientela e l'irrigidimento delle attività di finanziamento/impieghi. Di contro si iniziò a ledere l'integrità di un altro riferimento: LE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO. Se la finalità delle grandi concentrazione era limitato alla riduzione del costo dei servizi, ovvero un solo Centro Elettronico, un solo Ufficio Fidi,... un solo Ufficio per tutto, si era ottenuto un chiaro risultato: raggiungere la quasi e completa inefficienza in spregio ai sacrosanti diritti della clientela. Con la crisi degli ultimi venti anni, i grandi Gruppi Bancari, hanno ridotto di molto gli impieghi concentrandosi sulle gestioni e sui servizi. Mi domando: se una Banca non fa la Banca, dovrebbe subire il ritiro della licenza e trasformarsi in una agenzia di servizi, con contemporanea drastica riduzione degli sportelli. Se oggi, per ottenere il bonifico a chiusura di un conto (più di 30.000,00 euro) a seguito successione ereditaria, servono QUARANTACINQUE giorni, significa che qualcuno si è bevuto il cervello e che meriterebbero AZIONI LEGALI A RAFFICA. Sono cresciuto professionalmente quando in banca c'erano i settoristi fidi, con i quali si poteva dialogare e non il BASILEA 1-2 e seguenti, programma idiota, algoritmi alla cazzo, per Banca inesistente. Per migliorare occorre cacciare i Francesi. I "sans bidet" si levino dai marroni!

 
 
 

DRAGHI: DI NUOVO QE!

Post n°1090 pubblicato il 19 Giugno 2019 da fresbe
 
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E' stata sufficiente un'anticipazione di Mario DRAGHI (Presidente B.C.E.), in merito all'intenzione di ripristinare il Qe (Quantitative Easing - L'acquisto di titoli di debito pubblico dei Paese membri da parte della B.C.E.) per ridurre lo SPREAD tra 241 e 243 (dato in tempo reale)

Se fosse servita una "prova" in merito all'inapplicabilità del livello SPREAD, per misurare l'andamento Economico e la fiducia riscossa da un Paese sul mercato finanziario, ebbene... eccola! Il rapporto tra i rendimenti di due debiti sovrani, è inutile ed inefficace, rappresentando semplicemente un'arma nelle mani della B.C.E. per ricattare il Paese di turno. L'asta dei titoli del debito pubblico Italiani, di qualche giorno fa, sebbene in presenza di un rendimento in discesa, ha riscosso richieste quattro volte superiori all'offerta! Lo SPREAD è di fatto inattendibile e non influenza i tassi dei mutui, dei c/c e null'altro. Mi verrebbe da chiedermi come si possa (si sta parlando di speculatori) investire sui BOND tedeschi ad interesse passivo? Se la B.C.E. cessasse una buona volta di sottoscrivere la spazzatura tedesca, il rendimento dei BUND avrebbe la possibilità di ritornare in ambito positivo, aumentando la credibilità di un sistema poco affidabile. La Deutsche Bank nel frattempo, gravata da titoli tossici pari a VENTISETTE volte il PIL dell'Italia, annuncia la costituzione di una BAD BANK per separare passività dalle attività. Manovra spericolata, con l'intento di scaricare sull'Europa, come già avvenuto per le Banche Francesi e Tedesche in Grecia, le enormi passività! Nel frattempo, il Presidente TRUMP, fresco dell'incontro con Matteo Salvini, reagisce in modo animato alle esternazioni di Mario DRAGHI, telecomandato dalla Germania. Effetto immediato la modifica del cambio EURO vs. DOLLARO, che comporterà l'applicazione di ulteriori DAZI sulle importazioni un USA di prodotti Europei. Noi siamo l'Italia e non ci importa degli interessi commerciali della Germania o della Francia, spacciati per "interessi comunitari" quando sono essenzialmente solo loro!

 
 
 

GERMANIA ED IL MARCO CIRCOLANTE

Post n°1089 pubblicato il 17 Giugno 2019 da fresbe
 
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In Germania la vecchia moneta nazionale è ancora utilizzabile, in Italia no. Dov’è l’uguaglianza di diritti e doveri europea?

In Germania è ancora possibile pagare per beni e servizi con la vecchia valuta nazionale, sempre che ce ne sia ancora in circolazione e che i negozianti decidano di accettarli. Diversamente dal nostro paese, la Legge tedesca lo permette. In Italia lo rende noto anche SkyTg24:
“…nel Paese la vecchia valuta, il marco, è andato “in pensione” senza mai scadere. Dal 2002, data di ingresso nell’euro, la Bundesbank non ha mai smesso di accettare il cambio del vecchio conio che, a differenza di quanto accade con le lire, può essere scambiato gratuitamente senza limiti di tempo”. Ma quanta moneta nazionale è ancora in circolazione in Germania? Stando a quanto riportato:
Nell’intero paese mancherebbero all’appello della Banca centrale tedesca ben 13 miliardi di marchi tra banconote e monete. Ovvero circa sei miliardi e mezzo di euro, in base al cambio che è rimasto lo stesso del 2001 (1 euro = 1,95 marchi). Una cifra maggiore di quella – stimata da Bankitalia – delle lire italiane ancora in circolazione, che varrebbero 1,4 miliardi di euro. Rispetto all’Italia, la Germania ha la possibilità di far valere ancora la propria moneta nazionale, mentre la BCE ha definito l’ipotesi di una moneta parallela “illegale” secondo i trattati europei. Ma la Legge dell’UE, a quanto pare, è costretta a rispettarla in toto soltanto il nostro paese, non solo penalizzato da regole di fatto “ad hoc” (checché ne dicano i promotori di una presunta europa unita). Il risultato? Moneta parallela nazionale legale in Germania, illegale in Italia.

InformaWeb

 
 
 

MINIBOT

Post n°1088 pubblicato il 08 Giugno 2019 da fresbe
 
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Esiste l'emergenza di pagare i debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti di famiglie e imprenditori. Sono decine di miliardi di euro che già sono debito dello Stato, quindi in che forma restituirli è tutto da valutare e ci stiamo ragionando”. (Salvini)

 Queste le sue dichiarazioni all’ANSA.Sui minibot si era già espresso lapidario Mario Draghi, come riporta l’Agenzia: “I minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale”. Nelle intenzioni di chi ha proposto il provvedimento all’interno della Lega, sarebbero destinati alla circolazione cartacea, con una imitazione cromatica e di formato delle banconote in euro. La mozione approvata in Camera ha destato preoccupazione nei mercati esteri, che l’hanno definita un primo passo verso l’uscita dell’Italia dall’Euro.“Tutte le soluzioni nuove sono contestate. Non dico che siano la Bibbia, ma sono una proposta per accelerare i pagamenti, una delle possibilità, una delle soluzioni. Ma la strada maestra è quella della crescita” ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. 

N.B.: Giacchè il provvedimento è stato approvato in Parlamento, ogni e qualsivoglia intromissione deve essere considerata come indebita. 

 
 
 

JORDI GALI': NEO KEYNESIANO

Post n°1087 pubblicato il 06 Giugno 2019 da fresbe
 
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Articolo del 2014, quando ancora non si conoscevano del tutto le disgrazie dell'austerity imposta dalla UE per gratificare il NULLA, disaggregando i popoli Europei, distruggendo welfare e domanda interna. 

Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, nella sua intervista a Repubblica, conferma in pieno la linea di politica economica seguita fino ad oggi dall’Eurozona: consolidamento dei conti pubblici, riforme strutturali, investimenti solo col taglio di altre spese nei bilanci, niente acquisti di bond da parte della Bce. Il fatto che abbia provocato finora risultati disastrosi non sposta di un millimetro le sue granitiche convinzioni.
E se invece il modo migliore di uscire dalla crisi europea fosse di stampare moneta? Lo sostiene da qualche tempo Jordi Galì, un economista spagnolo che è considerato, se non il maggiore, uno tra i più importanti esponenti della scuola neo-keynesiana. Praticamente una bestemmia, secondo le teorie oggi dominanti. E anch’egli si rende conto di proporre una tesi molto ardita, tanto da aver titolato un suo recente intervento in proposito (che riassume uno studio più ampio) “Pensando l’impensabile: gli effetti di uno stimolo fiscale finanziato con moneta”. Galì ha parlato della sua proposta qualche giorno fa alla Sapienza, al convegno per celebrare il centenario della nascita di Federico Caffè.
Il tipo di misure non convenzionali varate dalla maggiori banche centrali, osserva Galì, non è riuscito a rilanciare l’economia. Dunque, bisogna pensare a qualcosa che non sia ridurre i tassi d’interesse, che sono già a zero, e non aumenti i debiti pubblici, che sono già molto elevati e ancora in crescita. Aumentare le tasse per fare investimenti non si può: sono già molto alte e la manovra non è priva di effetti controproducenti. E l’efficacia della riduzione del costo del lavoro e delle riforme strutturali è contestata da molti economisti. Sembra che non rimanga che una soluzione, l’aumento temporaneo dei debiti pubblici finanziato interamente con l’emissione di moneta.
Ma che effetti avrebbe questa manovra? Dipende, osserva Galì, dal modello che si usa per misurarli, ossia dai presupposti teorici sul funzionamento dell’economia da cui parte l’osservatore. Se si utilizza il modello neoclassico – quello che piace tanto a Weidmann e ai tecnocrati di Bruxelles, e purtroppo non solo a loro – gli effetti sulla crescita e sull’occupazione sono scarsissimi, l’inflazione sale, i consumi privati si riducono. Un disastro. Se però si utilizza un modello diverso, che non presupponga per esempio – come il primo – che esista nei mercati una concorrenza perfetta e che prezzi e salari siano perfettamente flessibili, allora la musica cambia radicalmente. L’effetto sull’attività economica è molto forte, quello sull’inflazione minimo, il rapporto debito/Pil comincia a calare. Se la crescita è sensibilmente al di sotto del suo potenziale il benessere aumenta persino se quei soldi sono impiegati male. Naturalmente, se invece vengono usati per investimenti pubblici produttivi i risultati sono molto migliori.
Certo, questo significa fare esattamente quello a cui Weidmann si oppone e che peraltro i trattati europei vietano esplicitamente. Cosa che ha fatto dire a Mario Nuti, altro relatore al convegno su Caffè, che “la Bce è nata incompleta, per non dire mutilata, non tanto per la sua indipendenza che è comune alle maggiori banche centrali del mondo, ma perché, modellata sulla Bundesbank, è ancor più di quest’ultima separata dalla politica fiscale, priva del potere di acquistare titoli di Stato come invece fanno altre banche centrali pure indipendenti (come la Fed e le banche centrali del Giappone o dell’Inghilterra)”.
Già, perché queste altre banche centrali i titoli di Stato dei loro paesi li acquistano eccome. Luisa Lambertini, che insegna al Politecnico di Losanna, ha osservato ad esempio che i titoli di Stato sono presenti solo per l’11,1% dell’attivo della Bce, mentre nell’attivo della Federal Reserve pesano per ben il 55%. Possiamo aggiungere che la banca centrale inglese detiene più di un quarto dell’intero debito pubblico del paese, cosa che non ha finora provocato nessuna conseguenza negativa: grazie all’intervento della BoE il debito inglese, in tutto il corso della crisi, è stato collocato a tassi bassissimi, di poco superiori a quelli tedeschi.

di Carlo Clericetti

 
 
 
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