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LA PERSISTENZA DELLA MEMORIA
Post n°31 pubblicato il 06 Marzo 2012 da BLACKAENIMA
...Questa è una cattiveria che, a colui che ne è colpito, dà un profondo dolore: gli dà il senso di un mondo di totale incomprensione, dove è inutile parlare, appassionarsi, discutere; gli dà il senso di una società dove per sopravvivere, non si può che essere cattivi, rispondere alla cattiveria con la cattiveria… Certamente quello che devo pagare io è particolarmente pesante, delle volte mi dà un vero e proprio senso di disperazione, ve lo confesso sinceramente Questo pronunciava Pasolini dopo l'accusa di "vilipendio alla religione di stato" per aver pubblicato uno dei suoi capolavori cinematografici Il Vangelo secondo Matteo. Il processo si tenne a Roma il 6 marzo e condannò Pasolini a quattro mesi di reclusione per "essere colpevole del delitto ascrittogli" il film venne sequestrato per avere vilipeso in realtà valori falsi e sudici di una borghesia italiana piccola e ingnorante In occasioni dei famosi scontri di Valle Giulia tra la polizia e gli studenti, un altro attestato di affetto dell'Italia per Pasolini... Egli scrisse la poesia IL P.C. AI GIOVANI!, pubblicata sull'Espresso, dove il maestro espone con chiarezza e lucidità ai giovani la verità dei fatti. Nella poesia Pasolini esorta i giovani ad affrancarsi dalle influenze e dalle ideologie di una borghesia ipocrita e affarista, accusandoli di rincorrere una falsa rivoluzione poichè basata su nessun ideale e fatta a sua volta da piccoli borghesi conformisti, manichini nelle mani della nuova borghesia italiana. ... Ho passato la vita a odiare i vecchi borghesi moralisti e ora mi ritrovo ad odiare anche i loro figli. La borghesia si schiera sulle barricate contro se stessa, i figli di papà si rivoltano contro i papà. La meta degli studenti non è più la Rivoluzione ma la guerra civile. Sono dei borghesi tali e quali ai loro padri, hanno un senso legalitario della vita, sono profondamente conformisti... L'Italia è un Paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c'è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra, soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra... Pubblicò sul Corriere della sera l'articolo Cos'è questo golpe? Io so, in cui accusava la Democrazia Cristiana e gli altri partiti suoi alleati nel governo di essere i veri mandanti delle stragi, a partire da piazza Fontana. Pasolini subì per questo diverse intimidazioni personali e così descriveva la sua angoscia: UN OMOSESSUALE INTELLETTUALE IN ITALIA E' RICATTATO E RICATTABILE, ARRIVA ANCHE A RISCHIARE LA VITA OGNI NOTTE Intorno agli anni '70 Pasolini realizzò un documentario (12 Dicembre), assieme ad alcuni membri del movimento Lotta Continua. Venne denunciato per istigazione a delinquere e apologia di reato. La sua reazione all'ennesima gentile censura italiana fu: Se mi mettono in carcere, non me ne importa affatto. È una cosa di cui non mi curo: per me non fa nessuna differenza, nemmeno dal punto di vista economico. Se finirò in prigione, avrò modo di leggere tutti i libri che altrimenti non sarei mai riuscito a leggere Nella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975 Pasolini venne ucciso in maniera brutale: percosso a colpi di bastone e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell'idroscalo di Ostia. Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa. Sarà l'amico Ninetto Davoli a riconoscerlo.
L'omicidio fu attribuito ad un "ragazzo di vita", Pino Pelosi di Guidonia, di diciassette anni, che si dichiarò colpevole. La tragedia sarebbe scaturita per delle pretese sessuali di Pasolini alle quali Pelosi era riluttante, sfociando in un alterco che sarebbe degenerato fuori dalla vettura. Lo scrittore avrebbe quindi minacciato Pelosi con un bastone del quale il giovane si sarebbe poi impadronito per percuotere Pasolini. Il racconto dell'imputato presentava evidenti falle: il bastone di legno marcio non sarebbe potuto risultare arma contundente; Una colluttazione fra i due fu esclusa a causa dell'assenza di ematomi e simili nel corpo dell'omicida. Le circostanze della morte di Pasolini non sono ad oggi ancora state chiarite. Contraddizioni nelle deposizioni rese dall'omicida, un "chiacchierato" intervento dei servizi segreti durante le indagini e alcuni passaggi a vuoto o poco coerenti riscontrati negli atti processuali, sono fattori che lasciano aperte le porte a più di un dubbio. Dieci anni dopo, i mezzi di informazione iniziarono a sostenere l'ipotesi della Fallaci, dipingendo il Pelosi come "ragazzo di vita", abitudinario della Stazione Termini, rilevato da Pasolini come esca per un'eventuale azione punitiva sui quali mandanti si immaginano avversari politici o malavitosi, ai quali lo scrittore avrebbe fatto dello sgarbo per dei tentativi altruistici di redimere dalla strada alcuni giovani. Un'ipotesi molto più inquietante lo collega invece alla "lotta di potere" che prendeva forma in quegli anni nel settore petrolchimico, tra Eni e Montedison, tra Enrico Mattei e Eugenio Cefis. Pasolini, infatti, si interessò al ruolo svolto da Cefis nella storia e nella politica italiana. Pasolini ipotizzò, basandosi su varie fonti, che Cefis avesse avuto un qualche ruolo nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali.
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